Anthrax (Scott Ian)
E’ il solito Scott Ian quello che ci accoglie nel suo camerino poco prima dell’esibizione degli Anthrax dello scorso 14 marzo al Live Music Club di Trezzo: sicuro, diretto e pacato. Con la tranquillità dei forti ha risposto a tutte le nostre domande, anche le più “scomode” con il suo stile unico. Buona lettura.

Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 23/03/17
Ciao Scott, bentornato in Italia e bentornato sulle pagine di Spaziorock.
 
Grazie, è sempre un piacere essere qui in Italia e sentire la vostra passione.
 
Inizierei subito a parlare della vostra nuova release, ovvero la “tour edition” del vostro ultimo album “For All Kings” di cui mi è molto piaciuto poter ascoltare alcuni brani in versione demo.
Da dove nasce la scelta di questo tipo di uscita?
 
Non lo so… (risata generale NdR), no davvero non lo so. L’etichetta al giorno d’oggi ha bisogno di ogni modo possibile per vendere più dischi perché le persone ormai preferiscono ascoltare musica in streaming al posto di comprare prodotti fisici. Quindi mi sembra normale che l’etichetta cerchi di vendere in tutti i modi possibili. Quindi sono venuti da noi proponendoci questa versione alternativa dell’album in cui mettere qualcosa di speciale perché, purtroppo, al giorno d’oggi non è più sufficiente scrivere solo buona musica per vendere i dischi.
 
La prima volta che ci siamo incontrati è stato durante il promo day di supporto a “Worship Music”, ma nella versione senza Joey Belladonna. Da allora molte cose sono cambiate all’interno della band e penso che gli Anthrax non fossero così coesi dall’epoca d’oro degli anni ’80. In particolare cosa è cambiato con l’arrivo di Jonathan Donais e quale è stato il suo contributo nel nuovo disco?
 
Beh Jonathan ha scritto da solo tutti gli assoli e li ha adattati perfettamente alle canzoni. Si è integrato al punto di capire perfettamente le melodie e gli arrangiamenti delle canzoni su cui cucire i propri assoli. Parliamo di pochi secondi a canzone, forse trenta, ma è riuscito a renderli perfetti in ogni brano. 
 
Oggi siete qui per festeggiare il trentesimo compleanno di “Among  The Living”, capolavoro assoluto del thrash metal. Ho letto in rete che alcune persone hanno criticato questa scelta, considerandola una mera scelta commerciale. Parole che trovo assurde in quanto la reputo un’opportunità unica sia per i fan di nuova generazione che per quelli più datati come il sottoscritto. Come è nata l’idea di imbarcarvi in questo tour?
 
Semplice: è il trentesimo anniversario e sentivamo il bisogno di riportare “Among The Living” in tour. Se fosse stato il ventinovesimo anniversario o il trentunesimo probabilmente le critiche sarebbero state giuste, ma saremmo stati noi i primi a non volerlo fare. E’ semplicemente una questione di timing ed era il momento giusto. 
 
 
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Ora torniamo indietro nel tempo di trent’anni, al periodo di uscita di “Among The Living”, la golden era del thrash metal. Un periodo di grande fermento ed eccitazione, ma anche di sofferenza per la perdita di Cliff Burton. Puoi raccontarci qualcosa di quel periodo?
 
E’ stato un periodo incredibilmente divertente. Era tutto nuovo e noi eravamo giovanissimi, alla scoperta di cose e posti nuovi. Siamo venuti in Europa per la prima volta nel 1986 e siamo poi tornati con i Metallica nel tour che partì a settembre di quell’anno. Eravamo poco più che bambini ed è stato incredibile vivere tutte queste esperienze assieme. E’ stato bellissimo fare queste esperienze, soprattutto per averle fatte con degli amici. Fino a poco tempo prima non ci conosceva nessuno come band e poi di colpo ci siamo trovati davanti a 2.000 persone con la nostra t-shirt e che cantavano le nostre canzoni. E’ stato tutto così esaltante e pazzo, ma abbiamo lavorato duro, cosa che facciamo anche oggi, ma eravamo giovani e ogni giorno pensavamo a come sarebbero state le nuove canzoni o a quanto sarebbe stato bello il primo tour in Giappone, si viveva sognando ogni giorno. Ed è così che sono passati trent’anni… ed è pazzesco.
Sono stati anni incredibili e fare parte di quel movimento è un qualcosa che abbiamo capito dopo. E’ solo col tempo che ho iniziato a guardare con occhio “esterno” a quello che è successo, all’epoca ne eravamo totalmente travolti, ma allo stesso tempo quando sei in tour con i tuoi amici Metallica e suoni a Londra davanti a 3.000 persone è stupendo. E’ stato emozionante vedere che la gente era rimasta affascinata dagli Anthrax e che subito dopo gli show ci diceva “siete super, dovete tornare tra sei mesi con un tour da headliner”! Per noi era incredibile e super eccitante: eravamo ragazzi e il nostro sogno si stava realizzando.
 
Torniamo a parlare del concerto di questa sera. La seconda parte della scaletta è stata scelta dai fan attraverso un sondaggio al quale ho ovviamente partecipato anch’io. Siete stati sorpresi dai risultati? 
 
No, anzi sono rimasto molto sorpreso dal fatto che praticamente tutte le prime dieci canzoni richieste, in realtà sono brani che suoniamo sempre dal vivo come “Madhouse” e brani del genere. Mi aspettavo qualcosa di molto diverso o più ricercato. Ad esempio mi ha sorpreso non vedere nelle scelte “Armed and Dangerous” che non suoniamo da tantissimo tempo. Ma è uno di quei brani che vogliamo inserire nuovamente in scaletta, probabilmente a partire da questa estate. Altri brani che mi sarebbe piaciuto suonare sono “Lone Justice” e “Aftershock”. Da “Persistence of Time” vorrei tornare a suonare “Keep it in The Family” e “Belly of The Beast”, brani che vorremmo suonare più spesso e che di sicuro troveranno spazio nel prossimo tour.
  
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Avrò visto gli Anthrax dal vivo almeno una ventina di volte, sia in festival enormi come il Wacken Oper Air ed il Graspop Metal Meeting, sia in club minuscoli. Quale è la dimensione live in cui ti senti maggiormente a tuo agio?
 
L’unica cosa che mi interessa è poter suonare su di un palco dove posso dare tutto e fare lo show che il nostro pubblico si merita. Se il palco è troppo piccolo mi sento intrappolato come una tigre in gabbia e non posso dare tutto sul palco perché la musica muove il mio corpo, e se non mi posso muovere è frustrante. Quindi non mi interessa tanto la dimensione della venue, quanto quella del palco perché è lì che do il massimo.
 
Grazie mille Scott, sei stato gentilissimo.
 
Grazie a te e goditi lo show.

 




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