Scorpions (Rudolf Schenker)
Gli Scorpions sono miti del rock. Innegabile, oggettivo. Quando incontri artisti che hanno fatto 20 volte il giro del mondo in 50 anni, il rischio è quello di trovarsi di fronte a una rock-star consumata che ha soltanto voglia di terminare il più rapidamente possibile la chiacchierata. Con Rudolf Schenker questo non accadrà mai. Il leggendario chitarrista che ha messo in piedi, insieme a Klaus Meine, una delle band più influenti della storia del rock, è un fiume di parole. Rudolf è entusiasta, eccitato e non vede l'ora di presentare il nuovo disco degli Scorpions ai lettori di SpazioRock. Buona lettura!    
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 23/02/15

Ciao Rudolf, è sempre un piacere poter parlare con artisti di caratura mondiale. “Return To Forever” è un omaggio ai "primi" 50 anni di carriera degli Scorpions, corretto?

scorpions_returntoforever_intervista_00È così. Non era stato pensato per esserlo, ma come forse potrai ricordare quando abbiamo divulgato la notizia che avremmo fatto un tour d’addio, avevamo anche detto che non ci saremmo sciolti, ed eravamo aperti per nuovi progetti e cose come questa. In questo caso avevamo l’intenzione di realizzare un album che potesse sorprendere i fan. Abbiamo sempre avuto in mente questo tipo di regali per la nostra gente. Fare il tour d’addio è stato fantastico per noi perché abbiamo notato che c'erano così tanti amici che venivano ai concerti – il farewell tour è stato sold out – e siamo stati davvero colti di sorpresa nel vedere quanto fossero giovani i nuovi fan. Abbiamo scoperto che la maggior parte ha tra i 16 ed i 28 anni – l’80% di loro. In un certo senso, questa è una statistica molto interessante, ed ha mantenuto alto il nostro livello di energia, perché era incredibile vedere i giovani fan di fronte al palco e tutti i vecchi fan in fondo. Abbiamo terminato il farewell tour a dicembre a Monaco ed abbiamo pensato di prenderci una lunga pausa per rilassarci, ma a gennaio l’MTV Unplugged ci ha chiesto di fare uno show acustico. Abbiamo spostato l’idea dell’album del rilancio un po’ più in là nel tempo, perché prima dovevamo finire l’Unplugged per MTV. Quando abbiamo iniziato a lavorare sull’album, abbiamo notato quanto buono fosse il materiale, e quanti buoni spunti ci fossero. Quando sono tornato nel mio ufficio, nella mia guitar room, ho trovato il libro che mia madre mi mandò quando lei, nel settembre del 1965, cominciò a registrare la situazione finanziaria della band. Mio padre ci diede circa 8000 marchi tedeschi per comprare l’attrezzatura e voleva che restituissimo i soldi. L’ho detto ai miei amici, i quali mi hanno detto: “Cosa? È incredibile, questo libro avrà 50 anni l’anno prossimo!”. Ho chiesto ai promoter cosa ne pensassero, e la risposta è stata entusiasmante: “Quante altre rock band in attività sono insieme da 50 anni? Gli Stones, Gli Who… Gli Scorpions vengono dalla Germania, e quest’anno avranno 50 anni, è fantastico!”. Abbiamo dunque spostato la nostra idea iniziale verso un album che celebrasse i nostri 50 anni. Alla fine ci siamo detti: “Ok, facciamo metà album con vecchi brani, e metà con nuove composizioni”. Per vecchie canzoni intendo quelle la cui musica era già praticamente pronta, tranne per alcuni ritornelli che sono stati cambiati, così come la maggior parte dei testi, tranne “Rock My Car”. In questo caso abbiamo cambiato direzione, perché per celebrare i 50 anni di Scorpions volevamo uscire con un album eccezionale. Avendo dei grandi produttori come Martin Hansen, che è diventato parte del team Scorpions, e Mikael Nord Andersson che è cresciuto con noi - il suo primo album è stato "In Trance" - e conoscendo il DNA degli Scorpions, ci ha permesso di trovare di nuovo le nostre radici: siamo molto vicini alle nostre origini, ma con i piccoli effetti speciali di oggi.

E' davvero questo l’ultimo album degli Scorpions?

Non lo so. Noi vogliamo fare grandi feste: nel 2015 e nel 2016 gli Scorpions passeranno alla storia stando sul palco. La nuova produzione sarà fantastica, suoneremo anche canzoni degli anni passati, ma inseriremo anche nuovo materiale tratto dal nuovo album. Vogliamo regalare ai nostri fan uno show davvero eccezionale, celebrando gli Scorpions nella miglior maniera possibile.

Quando avete cominciato la vostra storia, avreste mai immaginato di arrivare dove siete ora?


Prima di tutto, solo una cosa è davvero importante quando oggi mi guardo indietro, è grossomodo una filosofia di vita: quando ascoltavo i Rolling Stones o i Beatles… ero innamoratissimo dell’idea di quattro o cinque amici che viaggiavano per il mondo e che creavano musica. Quando ho iniziato a mettere su una band perché ispirato da quei gruppi, la prima cosa che cercai furono sì buoni musicisti, ma anche persone con cui avrei potuto costruire un’amicizia. Questa è stata la cosa fondamentale che ci ha costantemente tenuto in contatto diretto negli anni, ed è un punto davvero importante nelle nostre vite. Klaus recentemente mi ha ricordato che in un’intervista ha detto “Già negli anni ’70 Rudolf diceva che gli Scorpions sarebbero stati nella top 30 delle migliori rock band del mondo”. Abbiamo sempre avuto questa specie di DNA in noi stessi: noi non volevamo suonare in un posto ristretto come la Germania, noi volevamo suonare in tutto il mondo. Penso che questa sia la ragione per cui dissi quelle parole.

 

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Il press kit che Sony mi ha consegnato dice che “gli Scorpions hanno donato un contributo incalcolabile alla Germania, aiutando il Paese a riabilitare la reputazione che la Seconda Guerra Mondiale aveva devastato”. Cosa pensi a riguardo?

Klaus ed io siamo nati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sappiamo quante persone hanno sofferto riguardo l’intera faccenda, l’abbiamo visto in televisione, e l’abbiamo imparato dai nostri genitori. Quando suonavamo in diversi Paesi stranieri, abbiamo sempre avuto un messaggio per le persone, volevamo mostrare loro che dalla Germania stava arrivando una nuova generazione. Non una generazione portatrice di guerra, ma una generazione portatrice di chitarre, amore, pace e musica. Questa era la cosa più importante in assoluto, che è fondamentale, tra generazioni, religioni, filosofie differenti, differenti tipi di musica: la musica ha un’unica strada, e ciascuno di noi la comprende. Noi cerchiamo sempre di dire alle persone che la pace è l’unica via che funzioni davvero. Pace e amore sono le uniche cose davvero importanti, e gli Scorpions stanno diffondendo le loro tre leggi: amore, pace e rock and roll.

In Germania avete anche band come i Rammstein che diffondono un messaggio piuttosto differente dal vostro. Cosa ne pensi?

Guarda, ho sempre amato i Rammstein perché sono davvero cordiali. Sono estremi, ma non hanno nulla a che fare col nazismo o con l’estrema destra. Ho parlato con Till perché conosco bene Till e spesso ne parliamo. Una volta mi chiese se mai avesse potuto seguirci in America come band spalla, ma ho dovuto rispondergli che al momento eravamo in studio e non potevamo andare in tour. I Rammstein provengono da una zona differente della Germania. Hanno dovuto superare la loro storia, la loro infanzia molto difficile. Hanno dovuto superare la loro infanzia sublimandola in musica, in maniera tale da levarsi dalla testa quegli avvenimenti drammatici una volta per tutte. Quindi, nel loro caso, la musica è un po’ più estrema. La musica degli Scorpions è come lo Yin e lo Yang, questo è il motivo per cui la mia chitarra è bianca e nera. Io posso essere rockeggiante come in “Rock You Like A Hurricane”, ma posso anche essere romantico come in “Still Loving You”. Penso che questa sia un lato davvero importante degli Scorpions, e questo è quel che mi piace del Buddismo. Quando accogli in te il Buddismo, impari che puoi sempre fare qualsiasi cosa, ma devi raggiungere un equilibrio, devi cercare di donare alle persone il meglio che puoi dare. Penso che sia un punto importante, e che sia ciò che con gli Scorpions cerco di fare. Ognuno di noi ha la propria storia. I Rammstein sono una delle band tedesche di maggior successo nel mondo, e semplicemente hanno una filosofia differente. Un artista, un pittore, forse può realizzare un quadro orribile, ma rimane sempre una persona rispettabilissima. I Rammstein possono farlo sul palco, per shockare le persone e farle iniziare a riflettere.

Il 3 febbraio avete ricevuto un riconoscimento ai Lower Saxon State Award, conferito per meriti in campo culturale, sociale, economico e sientifico. Significa molto per voi, vero?

Certamente. I tedeschi sono molto difficili perché non vedono quel che hanno nel loro stesso Paese, guardano sempre altrove, da qualche altra parte. Questo è stato un problema agli inizi della nostra carriera, fu difficilissimo per noi. E quando qualcosa è davvero difficile, tu devi trovare la risposta, e la risposta era andare via dalla Germania ed iniziare ad avere successo fuori dalla Germania. Da quel momento la Germania iniziò a guardarci in maniera differente, ed ora è fantastico avere la possibilità di essere nella storia della cultura tedesca, ricevendo questo riconoscimento.

Avete preparato qualcosa di speciale per i fan italiani che verranno a vedervi?

Inizieremo in Cina verso i primi di maggio, ed avremo un palco completamente nuovo. Abbiamo visto lo stage già montato, ed è una cosa incredibile, spettacolare. Mostreremo alle persone l’intera storia degli Scorpions, dagli inizi ad oggi, incluso il nuovo materiale, ed in una maniera speciale. Tutto sarà differente negli show… Sicuramente le canzoni saranno le stesse, ma forse alcune di queste saranno arrangiate in maniera differente, in modo tale che la gente possa avere uno spettacolo unico, ed una festa eccezionale.


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