Red Fang (Aaron, David)
Quando da ragazzino andavo ai concerti vivevo lo spazio che divideva il pubblico dal palco come una sorta di varco dimensionale. C'eravamo noi sulla terra a gridare, saltare e sudare e, chissà dove, chissà quando, c'erano "quelli" sul palco. Roba di mondi sconosciuti, dimensioni parallele. Intoccabili. Perfetti. Idoli. Veri e propri sacerdoti della musica. Non avevo mai nemmeno preso in considerazione il fatto che potessero essere umani. Simpatici, o terribilmente noiosi. Insomma singolarmente "normali". Poi si è messa in mezzo la vita con i suoi anni ed i Red Fang con la loro musica. Questi ultimi nello specifico con questa lunga intervista mi hanno dato la possibilità di attraversare per mezz'ora quello spazio tra pubblico e palco; dare un'occhiata al di là dello specchio. Quello che ho visto lo trovate qui sotto...
Articolo a cura di Davide Fadani - Pubblicata in data: 03/07/15
Aaron ti piace innaffiare pesantemente di sudore le prime file del pubblico durante i vostri concerti? A me, ad esempio, è successo. Eravamo proprio qui, quindi al coperto , ma credevo stesse diluviando...


Aaron Beam (bass/voice): AHAHAHAHAHA! Ti dico come stanno le cose...in verità quello che preferisco fare è innaffiare col sudore la security (tutti ridono...anche due bariste). Mi ricordo che ad un concerto una volta c'erano le barriere e la security se ne stava così (faccia seria). Non so se fossero annoiati o incazzati e se ne stavano li a fissare il pubblico e ad un certo punto li ho visti che facevo una roba tipo (mima come se si stesse toccando infastidito la testa girandosi) e all'improvviso mi sono accorto che li stavo innaffiando di sudore. Quindi la prima volta è successo per caso, ma ora penso che sia divertente e spero che nessuno della security lo venga a sapere e che come risultato mi pesti a sangue.


Parliamo delle esibizioni LIVE dei RED FANG. Penso che voi siate una delle band più potenti che io abbia mai potuto vedere dal vivo. In particolare mi piace il modo in cui iniziate ogni spettacolo, dandovi la mano l'un l'altro. Continuate a farlo?


Aaron: Si. Certo. L'abbiamo sempre fatto da quanto abbiamo iniziato la prima volta. Forse ce ne siamo dimenticati una sola volta e lo spettacolo fu in effetti...strano.

 

David Sullivan (guitar): Forse eravamo in ritardo e dovevamo iniziare subito a suonare e così non ci siamo dati la mano e lo spettacolo fu naaaaaaa.....non così buono o una cosa del genere.

 

Aaron: È diventata un'abitudine da quando abbiamo iniziato ad andare in tour sempre di più e non appena raggiungevamo la venue ci disperdevamo per ore fino a quando ci arrivava un messaggio di testo con scritto "Sul palco fra 5 minuti!" allora dovevi presentarti e magari non ci si vedeva da ore e così la stretta di mano è diventata un modo per riconnettersi tra di noi prima di iniziare a suonare. Per questo è molto importante.


E da dove viene?


David: Mi ricordo che c'è stato un periodo in cui "eravamo pronti quando eravamo pronti" così mi sentivo e pensavo "non abbiamo bisogno di accordatori o di essere professionali sul palco" e ci prendevamo tutto il tempo necessario per accordare o qualsiasi altra cosa. Ora accordiamo gli strumenti prima di salire sul palco e darci la mano prima di iniziare è solo un modo per dire "Ok! Siamo pronti!" è come quando si fa mucchio prima della partita nello sport.

 

Aaron: Ricordo di aver letto un articolo su, penso, l'Economist che spiegava come nei luoghi di lavoro dove c'è più contatto fisico tra i colleghi ci siano in effetti lavoratori più efficienti. Quindi c'è un motivo per cui nello sport fanno cose di questo tipo. Certo negli uffici non è che accada così di frequente. La gente generalmente non si abbraccia molto in ufficio, ma in quelli nei quali gli abbracci sono stati in un certo senso istituzionalizzati in effetti ottengono risultati migliori. Provare ad avere maggior contatto fisico tra i lavoratori li rende più felici e quindi maggiormente produttivi.


Preferite vedere il vostro pubblico negli occhi o dalla distanza?


David: Preferisco vederli in faccia. Cioè i Festivals sono incredibili perché esci e vedi questa folla enorme...abbiamo da poco suonato sul palco principale dell'HellFest, ed è stato incredibile, ma credo che ci sia un'energia migliore se non ci sono le barriere tra te e il pubblico. Abbiamo suonato in un piccolo club l'altra sera e c'erano anche li le barriere. Credo che in un posto così non siano necessarie. Cioè qualche volta se la gente sale sul palco e ti salta sui pedali mentre suoni o roba del genere allora ti viene voglia di mettere qualcosa tra te e il pubblico, ma in generale preferisco una situazione più intima. Ti da più energia.


Ho letto in un'intervista che Bryan sosteneva di preferire i festivals in un certo senso perché in un club la gente viene esclusivamente al "tuo" concerto per sentire te, mentre durante i festival hai una canzone, la prima, per conquistarti il pubblico che non necessariamente è venuto a sentire te. Una specie di "sfida".


David: Una cosa che ho notato delle grandi folle è che se esci e fai così (tira su le mani e fa la faccia urlante) ti rispondono subito e sembra che questa cosa funzioni meglio con un pubblico grande.

 

Aaron: Penso sussista un effetto psicologico per il fatto di "sentirsi" parte di una grande folla che ti fa sentire più...puoi vederne l'elettricità. Mi ricordo di essere stato ad una partita di football tra squadre di college nell'Ohio con un amico e sinceramente delle squadre non me ne poteva fregare di meno, ma il solo fatto di essere in questo enorme stadio con altre migliaia di persone tutte concentrate sulla stessa cosa, tutta questa energia mi faceva venire la pelle d'oca. Fa sicuramente effetto una cosa del genere.


Ho visto il vostro ultimo concerto al Duna Jam...


David: Oh!! eri la?!?!


Su internet...


David: ahh....

 

redfangitw01Veramente bello. Aaron sei corso in mare appena finito di suonare? Vi è piaciuto suonare la?


Aaron: Si, ho suonato l'ultima nota, basso sulla sabbia, maglietta per aria e sono corso diretto in mare. Prima volta per noi al Duna Jam.

 

David: Fantastico. ricordo di essermi preoccupato della sabbia, che non è proprio amichevole con le attrezzature, ma ricordo anche di aver suonato con il mare di fianco e le montagne davanti e tutti i ragazzi seduti li davanti, incredibile. Uno spettacolo davvero speciale.

 

Aaron: Quello che ho provato a fare è stato concentrarmi, perché era strano suonare con la gente seduta, così lontana e quindi mi concentravo sullo scenario e sul fatto che stavamo suonando alla luce del sole che tramontava nel mare.


I Red Fang sono ormai molto lontani da dove erano partiti qualche anno fa a Portland, dove un gruppo di amici iniziò a suonare insieme. L'amicizia è ancora più importante della zanna (fang)?


David: Siamo ancora amici, e forse siamo diventati più seri quando si tratta di andare in tour o di scrivere le canzoni ed avere come obiettivo principale la band. Penso che quando abbiamo iniziato la cosa si limitasse al "Hey, dai suoniamo qualcosa!". C'erano solo amici intorno e non c'era nulla che facesse pensare a qualcosa come "andremo in tour e faremo un album", era principalmente un divertimento.

 

Aaron: Inoltre, da quando è diventato un lavoro a tempo pieno, non facciamo nient'altro se non questo, così diventa impossibile non iniziare ad assumere un livello più alto di serietà, perché non si tratta più di un hobby, e quindi devi prendere questa parte della tua vita molto più seriamente dal momento che il tuo stile di vita dipende da questo e così anche la tua famiglia.


Solitamente prendete le vostre decisioni come "band" o come "amici"?


David: Beh, è una via di mezzo, perché vogliamo essere sicuri che ognuno sia felice e ad esempio, quando siamo in tour e dobbiamo fare una data in un posto parecchio lontano guidando molto e qualcuno se ne viene fuori con un "Ahhh, non mi va!", ma tutti gli altri invece vogliono, allora si fa. Una specie di democrazia, anche se resta comunque fondamentale che tutti si sentano felici. Per questo credo che si possa dire che prendiamo le decisioni sia come amici che come band.


Come riuscite a tenere i piedi ben saldi nella vita "reale" durante i vostri lunghissimi tour in giro per il mondo?


Aaron: Controllo molto spesso il cellulare comunicando costantemente con le persone a casa, è l'unico modo. È importante per me provare a mantenere vive le relazioni. Un altro sistema è quello di provare ad allontanarsi dal club di turno, e proprio come sono riuscito a fare oggi a farmi un giro per le strade. È la quinta volta che suoniamo qui e prima d'ora non avevo mai visto Roma se non per le 4 o 5 stradine intorno al club. Insomma questa volta dovevo assolutamente fare un po' di quelle cagate turistiche e ci sono riuscito e la cosa mi ha fatto sentire sollevato, molto, molto meglio (mentre continuiamo a parlare Aaron ci mostra le foto dei fori e del Colosseo che ha fatto nel pomeriggio)

 

David: Si, devi assolutamente riuscire a trovare ogni tanto qualche momento di tranquillità, perché siamo tutti impacchettati sul furgone o sul pulmino. Alle volte ti serve assolutamente un momento "privato" ed è molto difficile riuscire a trovarlo in tour.

 

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Come fate ad essere contemporaneamente "Rock Stars" e "padri di famiglia"? So che ogni tanto vi capita di mal sopportare questa condizione...


Aaron: È molto difficile da sopportare, cerchi di stare al telefono più tempo possibile. Cerco di usare Skype per restare in contatto con mio figlio, ma non è la stessa cosa. Cioè quando sono a casa, non avendo un lavoro "regolare", "giornaliero", posso passare un sacco di tempo con lui, e così abbiamo sviluppato un legame particolarmente profondo, ma per questo motivo è anche molto più duro distaccarsi... in più non è che gli piaccia molto Skype, si annoia piuttosto velocemente... non ci sono storie, è dura. Una soluzione è provare a fare i tour più corti, ma è una cosa impossibile da fare con i tour Europei perché ti trovi a spendere un sacco di soldi per spostamenti e organizzazione e quindi devi fare un numero di spettacoli sufficienti...è difficile, questo è quanto.


E come riuscite a tenere lontane tutte quelle ragazze che vogliono saltarvi addosso notte dopo notte? Dev'essere un inferno... (ridacchiano)


David: in verità non accade. Cioè, non a me almeno. Ma anche io, cioè tipo lui è un po' più... (indica Aaron probabilmente alludendo alla sua avvenenza) dipende dalla serata. Può essere che esca e dica "Ehi! Ciao" alla gente, ma la mia ragazza pensa "tutte quelle ragazze vogliono saltarti addosso", ma io non cerco di attaccare gancio e in verità nemmeno accade con me.

 

Aaron: Questo è il motivo per cui dobbiamo allenarci duramente, perché dobbiamo colpirle! Dobbiamo colpire le donne sulla faccia per tenerle lontane!!! (e ridono) Come dice David, non capita in verità... Penso che tu debba in un certo senso invitarle o forse c'è una specie di attitudine che suggerisce che tu sei disponibile ed in verità nessuno di noi lo è.

 

David: Due di noi sono sposati. Bryan sta per sposarsi. Amo la mia ragazza e quindi non cerco di scopare in giro.

 

Aaron: nessuno di noi è sul mercato!


Chi di voi è amico con Mario Rubalcaba? Mi ha raccontato del volo dal furgone di uno di voi e di come questo avvenimento abbia segnato in un certo senso la sua vita...


David: Ah si! Certo! Era John (Sherman)


Vuoi raccontarmi anche tu qualcosa di Mario?


David: Mi ricordo di questo piccolissimo club a Portland che si chiamava come...?

 

Aaron: East End?

 

David: East End! È un piccolissimo scantinato, c'è un piccolo bar al piano terra e poi scendi in uno scantinato, ma piccolo, ma molto più piccolo del Traffic e li ci ho visto suonare gli Earthless. Cioè, stavano suonando da circa 45 minuti o un'ora senza mai fermarsi, nemmeno una volta e Mario semplicemente continuava a suonare e io sono rimasto tutto il tempo semplicemente waaaaa (smascella), perché è incredibile, è un batterista straordinario ed un ottimo skater e suona anche la chitarra in un gruppo che penso si chiami Spider (in effetti si chiamano Spider Fever). È un grande musicista. Uno dei miei batteristi preferiti.

 

redfangitw03David sei riuscito a fare tutto il tour dell'anno scorso usando solo la maglia dei Wild Thrones? (Aaron si sganascia letteralmente)


David: Quello che ho cercato di fare è stato sudare in un solo set di vestiti per tutto il tour per non rovinarli alla velocità della luce, giusto per minimizzare il numero di capi consumati. Un sacco di volte scelgo una maglia e la uso il più possibile finché non inizia a sporcarsi pesantemente con il sale del sudore e varie macchie. Una volta è la maglia dei Wild Thrones, un'altra la mia maglia dei God Snake's...quella penso di averla persa, non so più dove sia...forse l'ho mollata sopra qualche finestra...

 

Aaron: tutti abbiamo "maglie da concerto"...


Sarà diventata ormai un'arma batteriologica...


David: ohhh Yeahh!!!! Alle volte ti può capitare di puzzare veramente di brutto, cioè (e si da una sniffata...) penso mi serva una doccia...


Si può evidenziare nella storia dei Red Fang un così detto "punto di svolta"? Una sorta di "prima di" e "dopo di"?


Aaron: Oh si! ci sono sempre dei punti di svolta!

 

David: Per me è stato suonare all'HellFest. È stato il primo vero grande festival all'aperto al quale abbiamo partecipato. Mi ricordo che mi hanno spinto fuori sul palco e "OH WOW!!!" una marea di persone... Anche suonare al David Letterman è stato veramente fantastico.

 

Aaron: Per quanto mi riguarda il più grande "punto di svolta" è stata l'uscita del video di "Prehistoric Dog". Quello è stato il momento che ha trasformato definitivamente quello che era un "hobby" in un "jobby" (lascio l'inglese per preservare il gioco di parole). È stato graduale, ma è stato in quel momento che improvvisamente siamo passati dall'essere un gruppo locale all'essere una band internazionale.


Posso percepire quello che potreste chiamare un "umore epico" nella musica dei Red Fang e credo possa dipendere dai luoghi dai quali provenite. Cosa cdi così "epico" a Portland?


Aaron: Ci sono un casino di cose epiche a Portland! C'è un enorme vulcano li vicino e appena fuori città ci sono dei temporali piuttosto epici e c'è tutto quel verde e le foreste e l'oceano è solo ad un'ora e mezza di strada con delle enormi scogliere ed anche i paesaggi ed il deserto nella gola di Columbia è epico. E non solo il contesto naturale è epico, ma c'è anche un'enorme esplosione creativa a Portland ormai da 10 o 15 anni che impregna qualsiasi cosa accada da quelle parti: il cibo, o anche i clacson (cun clacson che suona da un po' mentre parliamo, ovviamente durante l'intervista non avevo apprezzato il sincretismo) o la musica e l'arte. C'è un'enorme energia creativa...

 

David: E devo aggiungere anche che, non per sminuire in alcun modo la magnificenza della natura, ma la marijuana è ora legale a Portland (tutti ridono...anche i tassisti). Diventerà ufficialmente legale in Luglio e questa è una cosa incredibile.


Il nuovo album?


Aaron: È quasi finito. Non l'abbiamo ne scritto o registrato ancora, ma è fatto...

 

David: Sta tutto qui! (indicando col ditone il capoccione). Dobbiamo ancora scrivere parecchio. Abbiamo di recente fatto i demo di 7 o 8 canzoni parziali, idee di canzoni direi. Un paio le abbiamo introdotte come canzoni nel tour. Ce n'è anche una nuova che stiamo provando, ma siamo ancora ben lontani dall'avere abbastanza canzoni per poter entrare in sala di registrazione.... Realisticamente l'inverno potrebbe essere una buona stagione per far uscire il nuovo album. Non andiamo di corsa. Vogliamo essere pienamente soddisfatti delle canzoni prima di registrarle così ci prendiamo il tempo necessario prima di uscire col nuovo album, ma si, lo stiamo scrivendo. Ci focalizzeremo sulla sua realizzazione non appena finito il tour.


Avete già deciso alcuni titoli delle canzoni nuove?


Aaron: No. Non ci servono i titoli.

 

David: Usiamo dei titoli di lavorazione. Una ad esempio è semplicemente un numero. Ancora non ci siamo soffermati sui titoli ed i testi così come le parti vocali sono solitamente gli ultimi pezzi che vengono messi insieme. Alcune sono piuttosto complete anche se potremmo cambiare qualcosa in sede di registrazione. In effetti alcune delle canzoni che suoniamo dal vivo sono diverse dalle versioni registrate in studio. Comunque si!! C'è nuova roba!!

 

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Qual è la vostra relazione con la roba moderna come social media, streaming provider e cellulari alzati al posto delle mani durante i concerti?


Aaron: Non ho un gran feeling con quella roba. Penso sia fastidiosa. Se vuoi fare un video va bene nessun problema, ma se lo fai per più di una canzone beh devi piantarla.

 

David: io uso Instagram e Facebook e so che altre band sono più riservate in rete, ma io ho deciso di accettare tutte le richieste di "amicizia" che mi vengono mandate, perché non si tratta solo di me, ma più che altro della band. E poi tipo su Instagram stavo guardano gente che costruiva pedali, e quindi magari ho commentato " ehi fico questo" e magari quello mi dice " ti costruisco un pedale" e così magari mi danno le loro cose ed è incredibile, ma fico. Invece se qualcuno se ne sta li a guardare lo spettacolo dentro il cellulare mi chiedo perché se lo voglia vedere più tardi su internet...nel senso, un concerto dovrebbe essere un'esperienza immediata. Comunque credo che internet abbia enormemente contribuito al successo dei Red Fang. La gente non ci avrebbe conosciuto se non fosse stato per i video

 

Aaron: si, youtube è stato abbastanza importante.

 

David: Si una cosa che mi infastidisce...si è abbastanza noiosa e lusinghiera allo stesso tempo, è carino che le persone lo facciano, ma non ho il tempo per farlo... cioè che le persone vengano e ti dicano "Hey! Ascolta la mia band!!! Dimmi cosa ne pensi!" Alle volte è una cosa tranquilla, ma ogni tanto ricicciano e ti scrivono " Hey! Hai ascoltato la mia band?!?!?Eh?? Eh??? L'hai ascoltata???!!!" e non ho il tempo di ascoltare ogni singola band che mi propongono. Ad ogni modo mi lusinga ed è carino che vogliano la mia opinione, ma non ce la faccio... Alcune volte lo faccio...ascolto i cd che ci danno e alcune cose mi piacciono, altre non sono il mio genere magari. E su Facebook non controllo mai i messaggi quindi "Non mandatemi messaggi su Facebook!"


Le vostre canzoni sono piuttosto "pesanti" musicalmente parlando ed i vostri testi spesso sono "cupi", ma in verità mi sembrate super tranquilli e molto ironici. Usate la musica solo per nutrire il vostro lato "oscuro"?


Aaron: No...non solo! Nel senso non è il suo unico scopo. Nel senso, è sicuramente uno dei modi che utilizziamo per farlo e questo ci libera dall'essere così come persone in carne ed ossa, ma no...ci sono un sacco di altre cose che esprimiamo con la nostra musica e non riguardano solo cose "cupe"...


Si, ma io sono italiano... (ridono)


Aaron: ...giusto...




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