KISS (Paul Stanley)

Non un romanzo autocelebrativo, non una prosecuzione delle autobiografie degli altri membri dei KISS: Paul Stanley ci spiega quali sono le motivazioni che l'hanno portato a scrivere il suo "Face The Music", e quali messaggi vuole comunicare ai suoi lettori. Intervistare Mr. Stanley è il sogno di tutti i giornalisti in erba, ma anche di quelli navigati: tutti noi ci chiediamo se un giorno quella chiamata giungerà a destinazione. Il nostro direttore, Gaetano Loffredo, ce l'ha fatta. Quello che state per leggere è il resoconto di una chiacchierata lunga ventidue minuti nella quale Paul, con la sua proverbiale disponibilità, si mette a nudo così come realizzerete leggendo la sua autobiografia, uscita da pochi giorni per Tsunami Edizioni (potete acquistare il libro cliccando QUI). Vi lasciamo dunque a questo articolo che per noi rappresenta una grossa fetta di storia del magazine, cresciuto così tanto da potersi permettere un'intervista esclusiva per il web col leader indiscusso dei KISS. Buona lettura...

Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 01/12/14

Immagine di copertina: Elisa Moro

 

Hey Paul, qui Gaetano. Per cominciare, vorrei chiederti se c'è qualcosa che hai omesso volontariamente dal tuo libro.

 

Oddio, no! Il libro è una storia ben centrata, e se vuoi raccontare la verità, devi dire tutto, senza omettere nulla. Se non dici ogni particolare, allora stai mentendo per omissione. Per questo motivo il libro comprende tutto della mia storia, e se manca qualcosa è soltanto perché non era nulla di importante. Dentro c'è tutto, perché volevo che fosse chiaro alla gente che lo legge che in fondo sia io che l'ho scritto che chi lo legge siamo molto simili, abbiamo affrontato le stesse sfide nella vita - magari sì, un po' diverse -, abbiamo avuto tutti le nostre difficoltà da superare. Di sicuro, non ho niente da nascondere, e ho voluto raccontare ogni cosa, non volevo omettere nulla. Per me un'autobiografia deve raccontare una storia da cui i lettori possano trarre qualcosa, non deve essere soltanto un veicolo per vantarsi di ciò che si è fatto, per raccontare storie che facciano apparire grandioso l'autore. C'è un grande autore, George Orwell, che ha detto che un'autobiografia è la più irriverente forma di romanzo. E ha ragione, perché in un'autobiografia puoi scrivere tutto ciò che vuoi. Il mio obiettivo non era scrivere un libro che ingigantisse la mia immagine, parlando di tutto ciò che sono riuscito a ottenere nella mia carriera, di tutti i miei obiettivi raggiunti. Volevo scrivere un libro che, se avesse dovuto mostrare una buona immagine di me, l'avesse fatto raccontando una storia vera, una vera storia di sfide, non una storia fatta di vanterie di ciò che è accaduto o no nella mia vita. Quello che per me è più importante è poter dare una luce alla gente, un po' di speranza che magari possa aiutarli nel loro percorso. E la consapevolezza che non siamo poi così diversi, che anche se spesso ci sentiamo da soli nelle nostre lotte stiamo tutti fronteggiando le stesse cose. Voglio che chi legge il libro sappia che io sono esattamente uno di voi. Ho visto molte autobiografie che valgono veramente la carta su cui sono scritte: devi poter aiutare qualcuno con il tuo libro... altrimenti, perché dovresti scriverlo?

 

stanleyitw01Il tuo libro può essere considerato come una prosecuzione di quelli degli altri membri dei KISS?

Non ho letto nessuno dei tre. Ho visto alcune pagine di quelli scritti da Ace e Peter, ma sono libri che sono stati scritti da persone evidentemente sotto effetto di sostanze. E le persone sotto l'influenza di droghe non sono affidabili, quindi non vedevo il motivo di continuare a leggere quei libri nella loro interezza. Anche di quello Gene ho letto qualche pagina, ma Gene è il centro del suo universo, quindi quando scrive è il centro di tutto. Comunque, io non ho scritto il quarto libro dei KISS, ma il primo libro di Paul Stanley: non è la nuova uscita di una serie e non ha niente a che fare con gli altri tre.


Secondo te, la vita di una persona famosa come te è più difficile o più facile di quella di una persona comune?

 

Dipende. Per me, andare sul palco davanti a ottantamila persone è facile. Ma fare il muratore sarebbe difficilissimo. Al tempo stesso credo che a un muratore verrebbe più facile continuare a fare il suo mestiere piuttosto che suonare davanti a ottantamila persone. Ognuno ama fare qualcosa, fa qualcosa con passione. Io non ho rimpianti, e sono fortunato a poter fare ciò che faccio. Faccio la stessa cosa da quando andavo a scuola: ai tempi, suonavo la chitarra, progettavo chitarre, progettavo live, disegnavo cover di album, creavo. Perciò, credo che la mia vita sia stata benedetta in qualche modo. A volte qualcuno dice che andare in tour è difficile... è difficile fare il minatore! Ci sono cose che sono molto più difficili di quelle che faccio io, e io sono anche ben pagato per ciò che faccio.

 

Ma prima dei KISS la tua vita è stata piuttosto complicata, con molti problemi da risolvere. Come hai trovato la forza per affrontare ogni difficoltà?

 

Ci sono due cose che puoi fare nella vita. La prima è essere una vittima e continuare a piangerti addosso per la tua situazione, per il tuo passato, per ciò che è capitato nella tua vita. Oppure, puoi tirarti su le maniche e cambiarla. L'unica persona che viene danneggiata dal tuo fare la vittima sei tu stesso. Per cui, la tua scelta di vita è vivere la vita di una vittima, che compromette il tuo potenziale, oppure dire "combatterò per superare tutto questo". Possiamo vivere un'intera vita convivendo con i nostri problemi oppure possiamo essere disposti a subire un po' di dolore, per poi però superarlo, arrivare dall'altra parte.

 

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Ma da li a diventare una rockstar planetaria ce ne passa,sei d'accordo?

 

Beh, è una domanda difficile. Io ci sono riuscito. Tutti possono diventare unarockstar a loro modo, se trovano qualcosa da fare con passione, se lavorano duro per riuscirci. Puoi essere una rockstar anche se sei un insegnante, o uno spazzino. Se scegli un obiettivo nella tua vita può essere raggiunto... ovviamente se è una cosa possibile! Per dire, indipendentemente da quanto posso impegnarmi non potrò mai volare, tu puoi anche dirmi che diventerò Superman ma è una cosa che non si può fare. Ma se guardi a ciò che sei, e scopri quali sono le tue potenzialità e possibilità, non c'è nulla che non puoi ottenere, se per ottenerla è solo una questione di lavorare duro. Puoi capire quanto una cosa è importante per te, chiedendoti quanto sei disposto a darti da fare per ottenerla. Io sono diventato una rockstar, ma qualcun altro potrà diventare un presidente, o un bravo dottore. Tutti possono farcela.

 

E dimmi un po', quanto è intensa la sensazione di fungere da colonna sonora per intere generazioni?

 

È gratificante, è un onore poter continuare a fare ciò che amo, continuare a farlo con passione, e riuscire in questo modo a connettere diverse generazioni. Amo i concerti dei KISS perché non sono i concerti di una band rivolta a una specifica fascia d'età. Quando vai a un concerto di gran parte delle rock band non ti porteresti dietro il tuo fratellino, o tuo padre, ma a un concerto dei KISS vedi chiunque. Abbiamo attraversato quattro decenni ed è davvero una cosa stupenda.

 

paulstanley_intervista_book_itaIl brand KISS è diventato parte della cultura di massa. Ti sei mai chiesto "che diavolo ho combinato"?

 

Certo. E chi dice il contrario sta mentendo. C'è una certa differenza tra credere di poter fare qualcosa e riuscirci effettivamente. C'è una grande differenza tra avere fede in te stesso, credere in te stesso, e riuscire a vincere la corsa e goderti la vittoria. Io volevo riuscire a fare ciò che ho fatto, ma capirai bene che riuscire a bere il vino, ad annusare le rose, è ben diverso dall'immaginarlo.

 

Tornando ad una cosa più attuale, cosa ne pensi delle parole di Gene Simmons, che ha detto che "il rock è morto una volta e per tutte"?

 

Se domani Gene dice che il cielo è verde, puoi decidere se crederci o meno. A Gene piace suscitare reazioni con le sue parole, ma io lascerò queste reazioni ad altre persone.

 

Bene, allora cambiamo domanda restando sull'attualità. Mi piacerebbe avere una tua opinione sul fenomeno da baraccone dei talent show...

 

Credo che sia una semplice forma di intrattenimento, e che non dovremmo dargli un peso maggiore di quello che diamo alle normali forme di intrattenimento. D'altronde, gran parte dello show lo fanno i giudici, e gran parte dei concorrenti sono dimenticati non appena lo show termina. Magari è divertente guardare i talent show in televisione, ma sarebbe folle credere che vincere un talent show possa regalare un succeso a lungo termine. Con qualche rara eccezione, gran parte dei concorrenti sono dimenticati velocemente, perché la musica, come gran parte delle altre arti, è qualcosa che devi imparare dandoti da fare, e non c'è nulla che può sostituire il tempo che tu dedichi ad essa. Puoi essere una teen sensation di diciotto o vent'anni, ma il tempo passa per tutti, imparare davvero a essere un artista richiede tanto tempo e non ci sono scorciatoie. Certo, ci sono delle eccezioni, ma per ogni CarrieUnderwood o Kelly Clarkson ci sono cento, duecento concorrenti e vincitori di talent show che non sopravvivono dopo la miseria di un album.


Quindi, credi che il futuro dell'industria musicale sia lontano dai talent show?

 

Credo che il futuro dell'industria musicale, e della musica in generale, sia basato sul portare la propria musica nelle strade, alla gente. E' la gente che decide se sarai un musicista di successo o no. Non hai bisogno di essere su una rete nazionale in prima serata, non hai neanche bisogno di avere un contratto discografico. Devi andare in tour, così che una persona che viene a vederti parli di te ad un altro, e poi a un altro ancora, e così via. E' così che costruisci il tuo successo, dal basso verso l'alto.


Hai ascoltato il nuovo album di Ace Frehley? Ti è piaciuto?

 

Molto onestamente, non l'ho ascoltato. Forse ho sentito una canzone di quel disco, anzi sì, ne ho certamente sentita una, ma non ho idea di come si chiami. Se è contento di ciò che sta facendo, allora sono felice per lui.


Questa era l'ultima, Paul, grazie per la tua disponibilità. Lasceresti un messaggio per i tuoi fan italiani?

 

Oh, certamente: il mio cuore è sempre in Italia, la mia anima è in Toscana. Vivo per poterci tornare un giorno.




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