Papa Roach (Tobin Esperance)
Milano, 20 giugno: poche ore prima del concerto dei Papa Roach ai Magazzini Generali, sediamo con il bassista Tobin Esperance per rievocare i momenti salienti di una carriera ormai ventennale, ma anche per discutere il prezzo da pagare per una vita costantemente on the road. 
Articolo a cura di Mia Frabetti - Pubblicata in data: 11/07/13
Bentornati in Italia, ragazzi! Qual è stata l’accoglienza del pubblico ieri sera al New Age Club di Roncade?
 
Un’accoglienza davvero calorosa! Le prime file in particolare erano davvero appassionate ed eccitate e hanno fatto sì che si rivelasse un concerto grandioso!

Quindi concordi: noi italiani sappiamo essere davvero rumorosi e scatenati, se non il pubblico più rumoroso e scatenato in assoluto!
 
Eccome! (ride, ndr) Ricordo anche l’ultima volta che abbiamo suonato a Milano (lo scorso 26 novembre, ndr)… un altro gran concerto!

Più simile a una festa, giusto? Il tour di quest’anno, infatti, celebra vent’anni dalla fondazione dei Papa Roach, cosa cui non capita di assistere spesso di questi tempi. Come si sopravvive così a lungo in un mercato, quello discografico, che non perdona gli errori e contemporaneamente dimentica con facilità?
 
Sta tutto nell’evoluzione: cambiare la musica, evitare di fare sempre le stesse cose disco dopo disco. Per noi è una risposta piuttosto semplice, in realtà - ci divertiamo ancora parecchio insieme e ci rifiutiamo di smettere! Dopo tutti questi anni non siamo più solo persone che suonano nella stessa band, siamo fratelli. E in un certo senso è anche come se fossimo sposati, perciò a volte capita di litigare, ma data la situazione è perfettamente normale.

Suppongo che ci sia un prezzo da pagare per questo genere di vita, però.
 
Ovviamente c’è, ed è la lontananza dalle nostre famiglie. Ma forse se fossimo sempre a casa con loro non apprezzeremmo così tanto la loro presenza e la loro compagnia, capisci cosa intendo? Forse il tempo che trascorreremmo con loro sarebbe semplicemente… normale. Invece, quando torniamo a casa dopo lunghi periodi di distanza cerchiamo sempre di sfruttare al massimo il tempo che abbiamo a nostra disposizione. Per esempio, quando non sono in tour non vado a vedere concerti di altre band, a meno che non le ami sul serio: quando sono a casa, ci sono per davvero.

tobin_esperance_intervista_2013_03Cosa significa, concretamente, vivere in tour?
 
Alzarsi attorno alle 11 del mattino, farsi una tazza di caffè, magari fare un po’ di esercizio fisico e poi una doccia prima di iniziare a rilasciare interviste e fare il soundcheck… Ma poi arriva la parte migliore: incontrare i nostri fan, suonare, passare del tempo insieme prima di ripartire. A volte nei giorni liberi abbiamo tempo di visitare la città nella quale ci troviamo – a novembre abbiamo visto il Duomo di Milano, meraviglioso – ma solitamente tutto si limita ad arrivare sul posto, suonare, risalire sul tour bus e dirigersi verso la città successiva per rifare tutto daccapo. Essere in tour è divertente, ma a volte può anche diventare noioso… dipende dal posto in cui ci troviamo. I concerti, comunque, rimangono la parte migliore della giornata!

Se potessi vivere un “giorno perfetto”, invece, cosa faresti?
 
Andrei in vacanza con la mia famiglia, o forse – in un mondo perfetto – sarei in grado di suonare e poi tornare subito a casa. Anche la vita in tour, comunque, lascia bei ricordi. L’ultima volta che siamo stati a Milano un amico, Tiziano, ci ha fatto da guida durante il nostro giorno libero – buona compagnia, bei momenti, ottimo cibo!

Cosa ricordi dei tuoi inizi con i Papa Roach, prima che tutto cambiasse?
 
Ricordo il nostro primo concerto insieme… Abbiamo suonato nel giardino posteriore di qualcuno, e poi ci siamo dati ai festeggiamenti. Eravamo più giovani e non eravamo granché bravi, ma è stato tutto molto divertente! (ride, ndr)

Quando avete capito che potevate farcela, che stavate diventando grandi davvero?
 
Ce ne siamo resi conto durante il Warped Tour (nel 2000, ndr). Abbiamo iniziato suonando sul palco più piccolo e poi, due settimane più tardi, ci siamo ritrovati headliner del palco principale! Ricordo anche la prima volta che abbiamo sentito una nostra canzone alla radio, è stato il classico momento che ogni band prima o poi ha sperimentato… Ci siamo guardati l’un l’altro, e poi abbiamo iniziato ad agitarci e a urlare. È stato figo!

C’è stato anche un momento in particolare in cui hai realizzato che questa sarebbe stata la tua strada?
 
Sapevo di voler imparare a suonare la chitarra, ma non sapevo cosa avrei fatto di preciso della mia vita finché non sono arrivato al college, credo. A un certo punto mi sono stancato dell’università, così ho lasciato gli studi e ho iniziato a suonare più spesso con la band, concentrandomi solo su quello. Non posso sapere cosa farei oggi se non fossi nei Papa Roach… Probabilmente avrei trovato qualcosa, ma per fortuna le cose con la band sono andate per il verso giusto, quindi non mi guardo indietro.

Cosa fai per mantenere interessante il tuo lavoro quando sei in tour e sei tenuto a suonare le stesse canzoni ogni sera?
 
Adottiamo qualche accorgimento, apportiamo piccole modifiche qua e là, ma il vero valore aggiunto è la reazione del pubblico. L’eccitazione dei fan è contagiosa e si propaga fino a noi! Ovviamente fra le loro preferite c’è "Last Resort", ma saltano parecchio anche per "Silence Is The Enemy" e anche canzoni come "Between Angels And Insects", "Where Did The Angels Go" e "Still Swingin’" regalano bei momenti. A proposito di "Still Swingin’", qualche volta abbiamo ospitato sul palco il figlio di Jacoby per cantarla, ed è stato divertente per tutti – lui, il pubblico, noi! A volte assistiamo anche a dei mosh pit durante "Scars", il che è buffo, ma ugualmente figo.

tobin_esperance_intervista_2013_04Prima di raggiungere l’Italia avete calcato anche i palchi di vari festival europei. Ti è capitato di incontrare qualche giovane band promettente in queste occasioni?
 
Se devo essere sincero, non ricordo. Incontriamo un sacco di band ai festival, ovviamente, ma non abbiamo sempre il tempo di vederle suonare: a volte sì, la maggior parte delle volte no, perché i giorni dei festival sono sempre fitti di interviste. Però ho visto i Prodigy al Rock Am Ring, in Germania – uno show stupendo!

Se potessi scegliere fra tutte le band attualmente in circolazione, con chi ti piacerebbe suonare a un festival?
 
Ovviamente i Metallica! Poi i Faith No More, e i Refused… oh, e anche una grande band chiamata Blindside.

Come mai un cambio di supporto per le date europee? Si era parlato degli Escape The Fate come special guest, ma poi sono stati sostituiti dai Glamour Of The Kill.
 
Non saprei dire di preciso cosa sia successo con gli Escape The Fate, ma hanno dovuto lasciare l’Europa e tornare a casa, così noi siamo stati costretti a trovare un’altra opening band. Non conoscevamo i Glamour Of The Kill prima di questo tour, è la prima volta che suoniamo insieme, ma sono davvero bravi! Abbiamo guardato i loro set nelle ultime sere. Suonano una cover dei Kiss ("Love Gun", ndr), ma la loro versione più metal, e il risultato è proprio figo! Avere una band più giovane in tour con noi significa vedere facce nuove ai concerti, ragazzini che contribuiscono allo show e al pubblico con la loro energia, quindi è una soluzione vantaggiosa per tutti.

Siete già al lavoro su nuova musica?
 
Sì, abbiamo scritto qualcosa qui e là, ma per il momento ci siamo limitati a lavorare individualmente su alcune idee, senza riunirci tutti insieme. Ancora non sappiamo quale sarà il risultato finale o a chi ci rivolgeremo per la produzione… Lavorare con James (Michael, produttore di “The Connection”, ndr) è stato bello, ma di solito, dopo aver collaborato con qualcuno per un disco, ci rivolgiamo a qualcun altro per quello successivo.

Se pensi al futuro, vedi i Papa Roach invecchiare insieme sul palco?
 
Lo spero proprio! Se riuscissimo a raggiungere un livello tale da suonare in posti ancora più grandi senza mai smettere di divertirci, allora la risposta è sì. Se un giorno ci accorgessimo che tutto questo è diventato solo ed esclusivamente lavoro per noi, lasceremmo… Ma finché suonare insieme sarà un piacere e un divertimento continueremo a farlo!



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