Leprous (Einar Solberg)
"Malina", quinto album dei Leprous, è un album prog a tutti gli effetti, ma non un tipico album prog. Il risultato della 
ricerca attenta e disperata della perfezione, dell’eleganza, dell'espressività, della completezza in cui la band norvegese è da sempre impegnata. A raccontarcela è la voce della band, Einar Solberg. 
Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 24/08/17

Ciao Einar! Benvenuto tra le pagine di SpazioRock! Spero che tu ti stia un po' riposando a casa adesso visto i mesi precedenti! Siete stati in tour con Devin Townsed Project, poi vi siete fatti un po' di festival estivi tipo il "Be Prog! My friend" e nel frattempo avete anche trovato il tempo di fare un album. Beh, i miei più sentiti complimenti! Siete instancabili!


Oh, grazie mille (ride, ndr)! Non siamo instancabili, è che ci sono periodi in cui arrivano mille cose e sei pieno di cose da fare, e poi ci sono periodi in cui hai meno. Certo sarebbe bello trovare il giusto bilanciamento tra i due estremi, è quello che cerchiamo di fare (ride, ndr).

Parliamo adesso della vera novità, "Malina", il vostro nuovo album in uscita il prossimo 25 agosto. Se dovessi scegliere una singola parola per descriverlo?

Una parola... Espressivo. O organico. No ok, adesso son due parole, scegli tu!

E se ti chiedessi di introdurcelo brevemente? Qualcosa più di una parola insomma...

Penso che il nostro nuovo album sia un buon esempio di come noi siamo riusciti a indirizzare il prog verso una direzione nuova. Nel sound puoi notare alcune sfumature più indie rock e, nel frattempo, un songwriting più melodrammatico, cosa che abbiamo fatto prima. Allo stesso tempo direi che è un album molto più organico e "caldo" rispetto ai nostri lavori precedenti. Direi così: è un album prog a tutti gli effetti, ma non un tipico album prog.

Ecco, era proprio qui che volevo arrivare. Personalmente, dai primi ascolti, ho trovato un nuovo sound rispetto a quello tipico dei Leprous, come se si fosse "calmato" in qualche modo. Rispetto a vostri lavori precedenti, come "The Congregation", questo è un album con una faccia più "rock" e, ti dirò, anche più "ambient". Che strada avete deciso di seguire? Avete raggiunto il risultato che volevate?

Sì sulla roba dell'ambient mi trovi molto d'accordo. All'inizio avevamo immaginato un album e un sound totalmente diverso da quello che poi ne è uscito fuori, naturalmente (ride, ndr). Questo sound aperto e caldo, con queste chitarre e alcuni elementi old school... sono state cose che abbiamo sviluppato gradualmente mentre eravamo dentro il processo di genesi. Volevamo davvero che il sound di questo album richiamasse qualcosa che fosse suonato da musicisti e non da supertecnologiche macchine straordinarie. Posso dire che questa è la principale differenza rispetto ai precedenti lavori.

 

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Anche in "Malina" è riconoscibilissimo lo stile classy, sofisticato elegante -tipico- dei Leprous. Eppure qui lo percepisco ancora più elegante. Mi riferisco non solo a come tu usi la tua voce, ma anche all'inserimento di elementi particolatissimi, assolutamente nuovi nel vostro sound, come gli archi. Cosa mi dici mi questa scelta?

Sono d'accordo e, davvero, ti ringrazio: non sai quanto mi sento fortunato quando qualcuno mi dice che contribuisco a mantere la musica "classy" ed elegante. E' un motivo di orgoglio per me. Sì esatto, abbiamo inserito il violoncello e questa decisione è stata presa proprio nei primi momenti di scrittura di quest'album. Ho detto "Ok, per questa voglio degli archi. Degli archi veri. Non dei sample fatti al pc". Anche perchè i sample non mi piacciono per niente. Ho scritto la maggior parte degli arrangimenti e abbiamo iniziato a cercare qualcuno. Abbiamo trovato questo fantastico ragazzo canadese (Raphael Weinroth-Browne, ndr) e abbiamo fatto quel che dovevamo fare. E questo è il risultato.

Invece, a livello di songwriting, com'è stato il processo creativo? Ormai siete una formazione consolidata. Baard [Kolstad] prima e Robin [Ognedal] dopo sono ormai due figure forti all'interno della band. Pensi che "Malina" possa bene esemplificare una sorte di "maturità" a cui è arrivata la band?

In un certo senso sì. Per quanto riguarda il songwriting, la colpa è soprattutto mia a questo giro. Per quanto riguarda invece i sound puro, quello che i ragazzi hanno suonato e come volevano suonarlo, abbiamo assolutamente mantenuto quella intoccabile fiducia che ci contraddistingue. D'altronde è come funziona quando hai una line-up solida formata da musicisti che si trovano abbastanza d'accordo tra loro e su dove vogliano andare insieme come band, musicalmente parlando. Di questo sono particolarmente contento. Tor [Oddmund Sujrke] e Robin non avevano mai suonato metal prima di entrare nei Leprous. In particolare Robin è un chitarrista rock. Quindi avere qualcuno che condivide le tue ambizioni, dove vuoi andare e dove vuoi arrivare, senza ombra di dubbio ti aiuta a spingerti verso una nuova direzione.

Quando avete pubblicato "From The Flame" mi avete rovinata. Non riuscivo a smettere di ascoltarla, ma seriamente...

(Ride, ndr) Mi dispiace!

Immagina la scena, l'ho ascoltata per circa tre giorni non stop e credimi non riuscivo a trovare un difetto, qualcosa che fosse fuori posto in quella canzone. Però dall'ascolto del disco, posso dirti che mi è successo anche con altre canzoni. Quindi, c'è qualche ragione particolare dietro questa scelta di presentare "Malina" con questo primo singolo?

Beh, direi che prima di tutto la scelta è stata guidata dal fatto che è una canzone molto "catchy" e tu me l'hai confermato (ride, ndr). Visto? Ha funzionato, almeno con te! Ti prende immediatamente. La grande sfida quando quando presenti un nuovo lavoro e, in qualche modo, cerchi e vuoi conquistare nuovi ascoltatori, è quella di presentare qualcosa che colpisca instantaneamente, di pancia, ma che allo stesso tempo rappresenti l'anima della band nel migliore dei modi. Sulla roba della perfezione: grazie, di nuovo, per quello che hai detto. Il lavoro di perfezionamento di "Malina" è iniziato quando eravamo in tour con i Devin Townsend Project, avevamo già finito con le registrazioni dell'intero album e quindi abbiamo impiegato queste sette settimane non solo per suonare in giro, ma anche per riflettere su quello che avevamo fatto. Prendere le canzoni, analizzarle, entrarci dentro, capirle meglio. Abbiamo appuntato, buttato giù una lunghissima lista di cambiamenti, tutto ciò che volevamo modificare al nostro ritorno a casa per finire l'album definitivamente. Quindi, siamo tornati in studio e abbiamo riflettuto sui cambiamenti, studiati e adattati. Quindì, non sai quanto mi rendi felice se mi dici che l'hai trovato abbastanza perfetto (ride, ndr).

Fidati...


Sì, mi sembri onesta!

Invece per quanto riguarda il titolo "Malina", scartando riferimenti letterari o cinematografici, ho pensato che ci possa essere qualche legame con la mitologia Inuit. Non sono così acculturata da conoscere la mitologia Inuit, l'ho cercato su Google, lo confesso...

(Ride, ndr) Hai fatto degli sforzi inutili, mi dispiace! In realtà, "malina" significa semplicemente lampone in armeno-russo. Non te l'aspettavi, eh?

Decisamente. A questo punto mi chiedo perchè?


Ero in Georgia in occasione del matrimonio di mio fratello.Ho visto questa donna molto anziana, avrà avuto tra gli 80 o i 90 anni, ed è stata lì, tutto il giorno a gironzolare intorno, vendendo lamponi. E urlava "Malina! Malina!" e non so... ma mi ha colpito tantissimo, mi ha ispirato parecchio e subito sono andato a scrivere il testo di "Malina", la canzone. E poi ho pensato che sarebbe stato un titolo perfetto. Ora mi ritrovo a dover rispondere a domande del tipo "Ma perchè hai chiamato il tuo album lampone?". Se guardi bene la cover dell'album, puoi effettivamente vedere questa anziana donna con il cestino...

 

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Sì, ora che me lo fai notare lo vedo. Hai disegnato tu la copertina dell'album?

No, non so disegnare neanche per scherzo (ride, ndr).

Magari hai un talento nascosto...


Guarda, se l'avessi disegnata io, nessuno avrebbe comprato questo album, neanche io! Non è che non sono bravo, sono davvero terribile! L'artwork è opera di Corey Meyers, un grandissimo artista che ha lavorato con grandi big tra cui Foo Fighters, Queens Of The Stone Age, Between The Buried And Me. Ha utilizzato la sua fantastica intuizione. Ha capito immediatamente cosa c'era sotto questo album e ha subito creato quello che doveva essere creato al primo disegno. E' stato fantastico e veramente facile lavorare con lui.

Confidami un segreto: qual è il pezzo che ti piace di più di questo nuovo album?

Potrebbe essere la stessa "Malina" o "Bonneville". Mi piace questa ultima per il senso che ha: aspetti per tanto tempo che qualcosa accada. Mostra un lato dei Leprous completamente nuovo, rappresenta benissimo chi siamo oggi.

Ad ottobre tornerete in tour  per presentare "Malina". Passerete anche per l'Italia,a novembre. Che ne pensate del pubblico italiano? E' troppo rumoroso per voi?

(Ride, ndr) No no, va benissimo! Sono fantastici. E' sempre bellissimo suonare in Italia. Forse sì, tengono i volumi tendenzialmente un po' troppo alti, anche durante le parti più calme dello show. Ma va bene (ride, ndr).

Che tipo di relazione hai con i tuoi fan? Intendo, secondo te, quanto è importante incontrare e soddisfare le aspettative di chi ti segue?

Abbiamo una buonissima relazione con i nostri fan, ma per noi le aspettative generali non sono assolutamente importanti. Ognuno ha aspettative diverse e, alla fin della fiera, quello che conta davvero è che, a fine giornata, noi sentiamo sinceramente quello che stiamo facendo. Se facessimo qualcosa solamente perchè la pensano gli altri, suoneremo falsi. La nostra musica, il nostro essere, non manderebbe alcun messaggio. Per noi funziona così: trasmettere quello che vogliamo trasmettere e quindi... sperare per il meglio!

Ok, rispondimi sinceramente: meglio andare in giro in tour o stare in studio a comporre? Qual è la parte che ti piace di più del tuo lavoro?

Non posso decisamente comparare le due cose. E' un cinquanta e cinquanta. Quando faccio troppo dell'uno, ho voglia di fare l'altro e viceversa. Per me la combinazione, il bilanciamento, tra le due cose è fondamentale. Personalmente sono un musicista molto da live, ma anche da studio. Non saprei dirti una risposta diversa da questa.

Ispirazione o identificazione: su quale di queste due cose riponi più fiducia quando crei musica?

Ora come ora ti risponderei ispirazione. La nostra volontà è fare delle cose che abbiano un significato che sia vero e forte, da trasmettere a qualcuno. Ci piace anche fare ed ascoltare, e quindi riconoscere, identificare, cosa è ok e cosa no. Ti rispondo così: la creatività è la cosa più importante.

 

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Ormai sono passati circa 16 anni dalla formazione della band. E in 16 anni avete conquistato ormai e consolidato il vostro posticino nell'olimpo del prog europeo. Personalmente non sono una persona a cui piacciono i tag, anche perchè ad giorno d'oggi molte band si definiscono prog quasi per moda. Pensi che questo termine possa essere diventato inflazionato in qualche modo?

Credo che non importi chi tu voglia essere in termini di tag o come tu ti faccia chiamare... Non importa. Noi abbiamo i nostri fan e, seriamente, non mi importa nulla di come ci chiamano, perchè comunque noi facciamo quella musica, la nostra musica. Se la gente vuole, può dire anche che siamo una band "indie rock" , va bene, o una band "prog metal", va altrettanto bene. Noi continuamo a fare la nostra musica, la musica dei Leprous.


Nel corso della vostra carriera siete stati in tour con nomi grandissimi. C'è qualche artista o band con cui non hai condiviso il palco e vorresti farlo?


Non so, direi Radiohead. Ma solamente perchè sono la mia band preferita... Oppure i Tool.

Ok Einar, grazie mille per il tuo tempo, è stata una bella chiacchierata. Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan e ai nostri lettori?

Grazie mille, anche per me! Eccola, la parte più difficile (ride, ndr)! Siamo davvero emozionati di tornare in Italia questo autunno e di presentarvi "Malina". Sarà grandioso tornare nel vostro paese, come al solito!




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