Klogr (Gabriele "Rusty" Rustichelli)
"Keystone", in uscita il 6 ottobre, è un altro capitolo dell'espressione della formula matematica secondo cui sensazione = individuo logaritmo dell'ambiente che lo circonda. Un album fatto di confusione iniziale che si tramuta in decisione e voglia di agire, per concretizzarsi infine in una stupefacente meraviglia. Ancora una volta i Klogr parlano, e parlano tanto, attraverso la musica. Siamo andati ad approfondire in occasione della loro show al Legend Club a Milano...
Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 29/09/17
Ciao Rusty! Che bello rivederti! Quanto tempo è passato dalla SpazioRock Night in cui eravate suonato, la prima, nel giugno 2015! Uno dei vostri ultimi show in Italia prima della pausa album...

Si esatto, un sacco di tempo... Avevamo suonato di nuovo a dicembre del 2016 solo per presentare i brani a noi stessi, suonarli live per la prima volta insomma... Mi ricordo benissimo quella serata! Era stato davvero divertente! 


Mancavate appunto dai palchi italiani da due anni, questa sera è la vostra prima! Un concerto molto importante perchè precede la pubblicazione del vostro nuovo album "Keystone" anche se il release party ufficiale sarà a Modena il giorno successivo all'uscita del disco. Ci presenterete qualche pezzo in anteprima? 

Decisamente. In realtà chiamiamo release party anche questo perchè al banchettino la gente può già acquistare il disco. E poi sì, presenteremo i nuovi brani!Anzi, faremo una scaletta composta per tre quarti da pezzi nuovi. Abbiamo deciso di far parlare di più la musica che non gli stereotipi del "conosco la band, quindi devo sentire quei brani lì". E' vero che fare un concerto di pezzi vergini è un po' rischioso... però se consideri che suoneremo circa 11 brani, di cui 3 sono vecchi, due sono nuovi online da qualche settimana... diventa già metà e metà...

Giustamente! Parliamo della novità: mancano due settimane all'uscita di "Keystone", un album che arriva a tre anni di distanza da "Black Snow". Se ti chiedessi di descrivermelo con tre aggettivi diversi, uno per ogni anno? 

Confuso, il primo anno, deciso il secondo e... meraviglioso il terzo. 

E questi tre termini racchiudono l'intera anima dell'album?

Sì perchè racchiudono anche tutto l'aspetto emotivo di quei tre periodi diversi. All'inizio eravamo "Ok ora cosa facciamo?",  quindi una certa confusione che si nota anche all'interno dell'album dal punto di vista di paura di quello che ti circonda, in quanto molto del disco è orientato sul discorso ambientale e sociale, quindi c'è un certo tipo di confusione e di spavento. Poi c'è la decisione di reagire e poi c'è la meraviglia perchè se trovi un po' di buono, riesci a farlo...

"Keystone" vanta la collaborazione di David Bottrill, pluripremiato produttore che ha lavorato con band del calibro di Tool, Muse, Smashing Pumpinks, Peter Gabriel e tantissimi altri. A monte, com'è nata questa collaborazione? 

Ero fuori dal mio studio con un mio carissimo amico, Sandro Ferrari, fonico italiano che ha lavorato con tre quarti del pop-rock italiano, parliamo di Irene Grandi, Negramaro, Neck...ed era proprio lì in studio da noi per le prove di un tour di quest'ultimo. Stavamo chiacchierando, mentre fumavamo una sigaretta, era il periodo in cui avevamo finito l'EP "Make Your Stand" e iniziava un po' a calare la tensione. Gli stavo raccontando che iniziavamo a porci domande sul cosa fare nel'immediato futuro e del fatto che mi sarebbe piaciuto fare un disco con una serie di persone. Nella rosa ho citato anche David Bottrill. Non ho fatto in tempo a dirlo che lui mi risponde "Ah, lo conosco. Ci ho fatto un disco con i Negramaro, se vuoi gli mando una mail". Quindi lì ho capito che la cosa sarebbe potuta essere realizzabile per davvero. Lui gli ha mandato una mail, David ha risposto nel giro di qualche giorno ascoltando alcune cose del materiale vecchio. La risposta è stata "Volentieri, mandatemi una preproduzione e cerchiamo di capire se la cosa è fattibile". Così abbiamo fatto: gli abbiamo mandato una preproduzione che, per quanto mi riguarda considerato per quanto ci abbiamo lavorato nel dettaglio, se avessi prodotto io il disco l'avrei pubblicato così com'era. Lui è rimasto abbastanza contento del materiale, ci disse che c'era del buon potenziale, abbiamo parlato via mail per modificare alcune cose sui brani, dopodichè è venuto qui.

Quanto quindi il suo apporto ha modificato il processo creativo dell'intero album? Ha modificato in qualche modo il vostro approccio al lavoro in studio? Quali sono le principali differenze rispetto ai lavori precedenti? 

Dal punto di vista emotivo l'ha cambiato del 70-80%, semplicemente perchè vedi una persona di un certo calibro che da attenzione al tuo lavoro, si confronta come un membro della band. Era molto friendly sotto quell'aspetto. Dal punto di vista compositivo, avrà interagito sul 15-20%, cambiando qualche struttura, qualche dettaglio. La cosa bella è che lui ha agito proprio da produttore: "Dobbiamo cambiare questa cosa qua, come la facciamo? Buttate tutte le idee che avete sul tavolo". A quel punto lui selezionava l'idea che, in quel flusso creativo, poteva essere la cosa adatta per quel brano in quel punto. Oppure ti spronava a tirar fuori qualcosa. Difficili da ricordare i momenti in cui lui ha detto qualcosa tipo "No qui fate così", sarà successo forse quattro volte. Dove noi non trovavamo nulla, allora lui ha dato. La cosa bella era che lui è arrivato, ha passato dei giorni con noi in cui suonavamo i brani live e lui prendeva appunti, ci suggeriva di provare a cambiare qualcosa, un finale, un bridge, un prechorus o cose del genere. Quindi non ha fatto altro che ottimizzare quello che noi avevamo già ed è quello che un produttore deve fare. Un produttore che ti piglia, ti crea e ti butta nella mischia convinto di aver creato la nuova stella, se non ha lavorato esattamente su quello che sei, questa "stella" dura poco. Non è credibile. O sei davvero tanto pop dove la patina rimbalza su tutto, ma nel rock se non sei vero, io penso che prima o poi fai acqua. 
 
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"Keystone" l'ho ascoltato e personalmente ho trovato un sound molto più coeso, a tratti più progressivo, molto strutturato nei dettagli, caratteristiche di una band che ha raggiunto ormai una certa maturità. Al di là del lavoro con Bottrill, che direzione vi eravate prefissati di prendere? Avete atteso le vostre aspettative? 

Tre quarti del lavoro è uscito così per via della forte coesione tra me e Pietro. Lui è entrato nella band nel 2015... Io ho sempre tentato di avere una band democratica. Il problema è che, il più delle volte, quando hai le idee chiare su ciò che vuoi fare e altri hanno meno spinta, è naturale che se tu tiri come un folle e qualcun'altro tira indietro, quest'ultimo rischia di rimanere indietro. Con Pietro la cosa è stata sempre da pari, anzi lui forse tira anche più di me. Quindi il sound che è venuto fuori, è nato spontaneamente. Considera che lui arriva da un mondo più chitarristico del mio, dove le sue influenze erano Kotzen, Van Halen, ossia quel mondo dove c'è molta tecnica. Dall'altra parte lui apprezza tantissimo le band con un sound specifico, senza virtuosismi. Per me esiste solamente il sound, non bado ad altro, quindi la coesione di intenti ha fatto nascere una collaborazione che ha permesso che io mettessi mano alle sue canzoni e viceversa senza alcun tipo di problemi. Quindi era naturale che, quando c'era qualcosa di suo che tendeva di più da un lato, io la riportavo sulla mia, mentre quando io buttavo fuori delle mie robe che erano troppo metal, troppo Klogr, lui le rinfrescava. Questa coesione è servita a tanto. La parte della maturità di cui parlavi, la maturità di intenti, è arrivata principalmente perchè potevamo concentrarci unicamente sul disco, non dovendo pensare a tutto l'aspetto della produzione. Qui c'era l'ente supremo, gli chiedevi un parere e tu, nel frattempo, potevi aprire il rubinetto. Era tutto più spontaneo, quando ti senti libero e realizzi che la tua spontaneità funziona con i tuoi intenti, è una grande soddisfazione. 

Anche perchè togliersi il peso della produzione...mica poco...

Le ho sempre seguite io, anche quando le abbiamo fatto produrre a qualcun'altro. Qui proprio abbiamo avuto carta bianca: lui diceva "Qui, girate le chitarre e lanciatele per aria", va bene, che importa? (ride, ndr.) 

Ascoltando il disco avevo provato a dare un'interpretazione a questo concept su cui è costruito. Ti andrebbe di raccontarcelo? Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione?

Il nome "Keystone" è arrivato molto dopo in realtà... E' un concetto che noi seguiamo da tanto tempo: noi cerchiamo di inserire all'interno del nostro mondo lirico, a livello testuale, una questione che oscialla tra il sociale e l'ambientale. Spesso c'è gente che critica com'è strutturata la società, e va benissimo. Ma se pensi che la società e la sua struttura sono la stessa causa di tutto ciò che stiamo producendo dal punto di vista ambientale e naturale, ci deve essere un problema di fondo. Noi l'abbiamo identificato proprio nella parola "keystone", la chiave di volta. Una chiave di volta o un pensiero o l'elemento su cui verte una dottrina o qualsiasi altra situazione, dove la pietra di volta attrae tutti gli elementi. L'uomo si è reso tale: si è autoeletto a chiave di volta, a dominatore del pianeta, vuoi per una questione religiosa ("tu dominerai sugli animali"), che lo ha portato ad una costruzione piramidale dove alla cima c'è solo l'uomo. Però l'uomo sta devastando tutto, sta succhiando l'energia di ogni elemento naturale della terra. Siamo troppi: 7 miliardi e mezzo di persone producono così tanta roba che la terra non riesce ad assorbirla. Il concetto è quello di avere una struttura più circolare, dove l'uomo è al centro di un ciclo naturale di altri animali, di altri eventi naturali. Anche lì, gli eventi naturali... Se  costruisci la casa sotto un vulcano, mi dispiace, ma saranno cazzi tuoi se poi succede qualcosa. Se la fai sulla riva del mare, duemila anni fa che non sapevano cosa fosse uno tsunami o un terremoto si poteva dire "Oh è arrivato il dio del mare e ci ha devastato tutto". Adesso non te lo puoi permettere. Abbiamo talmente tanta arroganza da dire "Beh quando arriverà vedremo cosa fare". Adesso stiamo pagando il prezzo di questa arroganza. La chiave di volta del mondo non è l'uomo, ma il mondo in sè e per sè. Abbiamo sbagliato tutto e questo lo dicevano i vecchi filosofi greci, che adattavano il loro vivere alla natura. Un tempo lessi un racconto che diceva di un signore greco che voleva il legno di una collina per fare delle navi. Il proprietario della collina gli disse: "Sì, io te lo do il legno. Il problema è che quegli alberi, in quella posizione bloccano il vento, e se tu usi quegli stessi alberi per fare le tue navi potresti avere un giro di maree diverse e avere problemi con le navi". Cioè, si muoveva tutto in funzione della natura stessa, non "cambio la natura in funzione dei miei scopi". Per me la stiamo pagando e anche in maniera abbastanza cara. L'album gira intorno a quello, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista personale, perchè ci sono dei brani più intimi nostri dove affrontiamo questo tema o altre questioni della vita come la morte, che è la cosa più naturale del mondo e anche la cosa che più ci fa paura...

Qualche giorno fa, il 15 Settembre, è uscito il video ufficiale del vostro singolo "Sleeping Throgh The Seasons", che vanta la collaborazione di Andrea Saltini...


...che è l'artista della copertina anche.

E ora ci spiegherai. Ho letto che Andrea ha buttato fuori un'idea particolare prendendo ispirazione dal romanzo e dal film "Il Signore delle Mosche"...

Sì, è anche quello. Il romanzo descrive un piccolo gruppo di bimbi inglesi su un'isola deserta che tentano di organizzare la propria società e che arrivano quasi ad uccidersi tra loro. L'idea che "se l'uomo nascesse su un'isola deserta sarebbe vero e puro" beh, probabilmente sì, potrebbe essere vera, ma nel momento in cui gli vai ad inculcare un'idea di società che non ha i principi naturali della società, ossia i principi della natura in sè e per sè, iniziano le gerarchie. Le gerarchie esistono naturalmente, per carità, ad esempio quella della gazzella e del leone: il leone mangia la gazzella e la gazzella mangia altre cose. La faccenda deve essere più naturale, non può essere imposta, perchè altrimenti ti metti contro la natura. Se tu uomo vuoi addestrare un leone e se poi al circo ti stacca un braccio, c'ha ragione lui, non tu, perchè il leone ha una certa forza, ha un certo posto. La copertina del disco rappresenta l'immagine dell'uomo che esprime tutta la sua arroganza su un essere apparentemente insignificante come un insetto. Se ti fermi e ci pensi, il pianeta senza api non vive, ma il pianeta senza uomo vive. Senza l'ape che va ad impollinare i fiori, si ferma un ciclo. Se tu togli l'uomo dal pianeta terra, questo continua a vivere. Il video del singolo segue proprio la storia di questi bambini e della loro necessità di tirar fuori rabbia solo per creare un'organizzazione. L'uomo è uno dei pochi animali a combattere per una terra, per un territorio. Mentre in realtà dovrebbe funzionare più o meno così: fai uno scontro, perdi, bene, ti prendi un altro territorio. 

Beh dai il marcare il territorio è un istinto.. 

Si, ma la necessità di espansione? Nel senso: hai il tuo albero? Bene, non rompere e stai nel tuo albero, per quale ragione devi andare sugli alberi degli altri e conquistarli? La sottomissione c'è a livello gerarchico. Se prendiamo il leone, è la leonessa che comanda, lui ha la criniera bella... 


Come al solito... 

Certo! E anche lì, non è forse la donna ad avere meno credito nella società? E' perchè ci fa paura, non perchè è giusto così. E' stato scoperto da poco che uno dei più grandi re vichinghi era una donna. Nella Chiesa, senza nulla discutere sulla loro organizzazione, la donna è sempre stata vista come il peccato. E invece la vita è tutta lì, nella donna. Noi uomini facciamo la parte divertente in certe cose...Quando Andrea mi ha spiegato la connessione tra "Keystone" e questa storia, essendo un artista di un certo calibro, mi sono immediatamente fidato, come per il produttore.  
 
 
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Quando riflettevo sul titolo ho pensato subito al fatto che effettivamente "chiave di volta" fosse un concetto molto profondo e da interpretare in diversi modi. 

Ecco la cosa bella della musica: ognuno ci vede quello che vuole. 

Io ci ho visto il fatto che dare questo titolo a questo album attestasse un punto cruciale della vostra carriera. Cosa lo rende tale? 

Sicuramente l'esperienza personale fatta con David è andata al di là di ogni aspettativa, ma più dal punto di vista personale. Non pensiamo che c'è lui come produttore e quindi il disco diventerà chissà cosa. Lo è già, per noi. Va bene così, a noi basta poter andare in giro, suonare in condizioni decenti e poter campare con quello che facciamo. Siamo in pista...

Da poco c'è stato l'annuncio che andrete in tour in supporto ai The Rasmus, che non sono proprio cose di poco conto... 

Assolutamente. Abbiamo fatto nel 2014 un tour con i Prong meraviglioso, eravamo in tour bus con loro, abbiamo creato subito connessione tra di noi e loro... è stato molto bello, ma le venue erano tra le 300 e 700 persone. Qui si parte da un minimo di 800 in su, concerti da 1000-1500 persone. Quindi è la volta buona per accattare pubblico e finalmente adesso tocca solo a noi... 

Questa ve la giocate in grande...

Adesso tocca solo a noi davvero. E se non dovessimo riuscire, ne prendiamo atto. Non è sempre e solo colpa degli altri. Noi andiamo, facciamo il nostro lavoro. Tu cucini, se poi il piatto piace, bene, altrimenti niente, si cambia ricetta... 

Ritorniamo un po' al concept, vorrei chiederti di più sul tuo personale e non, visto che coinvolgi anche la band, impegno con Sea Shepherd. Tra l'altro stasera c'è anche un info point qui... 

Io ho iniziato con loro nel 2012 più o meno, li conoscevo già da prima a dire il vero, ma una sera me li sono ritrovati ad un concerto e da li è scoppiato tutto. Se devi andare in giro per locali, fai che ti diverti circa il 50% delle volte... sai a seconda del locale, monta, smonta, corri... non è che sei la star che arrivi, hai tutto sistemato, suoni e via. Più che il divertimento, c'è la passione. Avere un messaggio come quello di condividere con il pubblico l'operato di un'associazione che lavora ormai dal 1977 a difesa delle leggi internazionali, è importante. Molti in passato li hanno chiamati ecoterroristi perchè facevano delle azioni... a differenza di altri come GreenPeace. Il fondatore di Sea Shepherd è anche uno dei fondatori di GreenPeace, che si è staccato perchè quest'ultima era diventata una macchina burocatica. I ragazzi di Sea Shepher vanno con le loro barchette a rompere i maroni in determinate situazioni come la pesca delle balene o degli squali. Loro rischiano la loro vita e sono, come diceva il cantante dei Gojira, la cosa più vicina al rock. 

Ma tu sei mai andato? 

No perchè purtroppo serve in primis troppo tempo, devi dare tipo dai tre ai sei mesi di disponibilità e avendo una famiglia faccio un po' fatica; in secondo luogo devi fermarti un attimo e capire come puoi essere utile sul serio. E' un'esperienza che prima o poi spero di fare, ma credo che oggi come oggi io sia molto più utile rischiando di non andare mai in Giappone a suonare, perchè probabilmente non gli stiamo tanto simpatici e continuando a divulgando la nostra idea. 


Poi tra l'altro io so di questi videoblog attraverso cui tu ti racconti... 

Sì, ho fatto un'esperienza di 10 puntate da bimbominchia... (ride, ndr.). 

Cos'era? Un tentativo di relazionarsi con i fan o di diventare qualche sorta di blogger? 

Ma sì, ho diversi amici che lo fanno in naturalezza totale.. Io sono oggettivamente un orso e quindi volevo essere più pungente in certe situazioni e in certe cose. Intanto grazie per non avermi chiesto il significato del nome della band...

No perchè ormai dopo 6 anni lo sappiamo tutti dai... 

Fu una delle puntate idiote che feci! Però sì ecco credo che il mondo internet, il blog se vogliamo scendere nel particolare sia un mezzo interessante in termini di connessione. E se prendi gli aspetti positivi della rete ti diverti anche. Anche la sfida di dover buttare fuori cose in due o tre minuti al massimo mentre invece dopo la terza birra potrei parlare per ore...mi stanco io di sentirmi! Ho fatto questa esperienza qua, poi chissà, magari ne farò altri fra un po'... era divertente!

Bene dai, allora io ti ringrazio per questa bella chiacchierata. Vuoi lasciare qualche messaggio ai tuoi fan e ai nostri lettori? 

Beh possiamo ricordare il sito www.klogr.net, in cui cerchiamo sempre di dare news: Sai ultimamente ripongo tanta speranza nel circuito italiano. Nell'ultimo periodo lo vedo riacceso. Anche questa sera al Rock In Park... In generale oggi ci sono gruppi italiani che riescono a fare un numero di date dove guardano dritto all'obiettivo. Credo che le cose in Italia si possono fare. C'era un periodo in cui davvero c'era pochissimo, però il pubblico c'è. Quindi domandiamoci, e qui non voglio peccare di egocentrismo, se la qualità può essere un elemento che sta facendo calare tutto quanto. Io non credo nel nazismo musicale dove ci sono dei filtri che ti dicono "questo è buono, mentre questo no", però da quando abbiamo iniziato a fare tutti dei dischi che con 2000 euro  hai tutto bello e pronto e qualsiasi cosa viene pubblicata, si toglie qualcosa... Bisogna dare coscienza alle band per accrescere la qualità delle cose. E non serve un produttore internazionale per farlo, perchè ci sono tanti amici che lo fanno con produttori italiani o anche in casa, e fanno dei lavori importanti. Però un pizzico di autocritica in più non guasterebbe. Io penso che, e forse questo è un concetto difficile da esprimere... io ho sempre dato la colpa della non riuscita di certi concerti a me stesso. Io ho passato due anni chiuso in studio a dire "Ok, se c'è un problema mio con lo spettacolo, non ci dovrà essere mai più". Quindi sì bello suonare sbronzi, ma negli anni 80'. Per me bisogna suonare bene, anche perchè suonare significa farsi un culo quadrato che è fuori da ogni concezione. Perchè se lo vuoi fare, lo devi fare bene... altrimenti lascia spazio agli altri, perchè vai ad intasare il traffico musicale che c'è in giro. Il mio messaggio è non solo puntare a far bene le cose, ma puntare a farle meglio, e i tempi attuali in Italia ce lo dicono: c'è gente oggi che, se iniziamo a guardare all'estero, sta facendo benissimo. Non ci sono solo più i Lacuna Coil con i loro quasi 20 anni di carriera - e, breve inciso, forse un giorno faremo un tour e qualche pezzo insieme-, ma c'è anche tanta altra gente... Michele Luppi con i Whitesnake, i Rhapsody, i Labyrinth... c'è della gente che va in giro. Bisogna farlo bene, molto bene... anche perchè se vai fuori ti pigli le mazzate sul coppino perchè in altri stati è la base farlo bene. Se lo fai bene, prima o poi qualcosa viene fuori... questo me lo disse un giorno un mio carissimo amico. Se lo fai giusto per farlo, non puoi lamentarti se non funziona. Non è sempre colpa degli altri e non è sempre sfiga. 

Grazie mille Rusty, ti prometto che metterò il significato del nome nell'introduzione all'intervista, così se qualcuno dovesse avere ancora dei dubbi, risolviamo a monte! 

Fantastico, grazie davvero!

Grazie a te! 



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