Kasabian (Sergio Pizzorno & Tom Meighan)
Lo scorso 10 giugno abbiamo incontrato in quel di Roma Sergio e Tom dei Kasabian, dove insieme ad altri giornalisti abbiamo discusso dell'ultima loro fatica: 48:13. Eccovi i passaggi salienti della round table!
Articolo a cura di Simone Castelli - Pubblicata in data: 06/08/14

Ciao, oggi esce il vostro ultimo disco in studio e le aspettative sono piuttosto alte. Volevo sapere quali fossero le vostre sensazioni riguardo questo capitolo della vostra carriera che state affrontando?


Positive. Abbiamo ricevuto molti complimenti ed è fantastico, suoneremo a Glastonbury, a Leicester, bellissimi posti e suoneremo bellissimi concerti anche per noi... Va tutto alla grande.


Come definiresti oggi i Kasabian? In che termini?


Rosa. (mostrando la copertina dell'album n.d.r.)


Perché?


Il rosa è un colore fantastico, non è vero? Ti fa sentire come se tutto fosse possibile.


Arrivate da un album che ha ottenuto ottimi consensi, quindi volevo sapere se avete sentito il peso delle aspettative e come avete fatto ad affrontarlo. Seconda domanda: sull'album avete usato il principio "less is more", ma suona comunque molto potente. A cosa avete rinunciato?


Beh, credo che l'unica vera pressione che abbiamo sentito, venisse dall'interno. Volevamo far uscire il meglio possibile, il nostro miglior lavoro. La pressione non può venire dal mondo esterno, perché il mondo esterno è fatto da così tante cose, tra cui le opinioni delle persone, che non avrebbero ascoltato il nostro lavoro come qualcosa di unitario, avrebbero preso in considerazione un sacco di cose che probabilmente non importano davvero. Quindi, la pressione deve venire dall'interno. Fintanto che è potente, togliendo il più possibile, diventa più alto di volume.


Avete detto che il sound dell'album è ispirato a Kanye West. Che intendevate?


Non è solo il suono, ma anche l'attitudine. È un modo nuovo di vedere la musica rock.


Mi pare di capire che lo consideriate il vostro migliore album, finora. Perché?


Siamo arrivati a un punto, di songwriting e creatività, dove tutto funziona e basta. Non so, siamo insieme da molto tempo, da quando abbiamo 16 o 17 anni, siamo relativamente liberi ora, abbiamo fatto tanta strada.


Perché avete scelto la lunghezza del disco come titolo dell'album?


Per tutto il disco tutto è stato diretto, più diretto che mai... tutto qui. Oggi non si può discutere su quello che è. È questo. È il risultato di questo processo.


Ero presente al vostro ultimo concerto di Roma e devo dire che è stata una grande festa. E di fare festa ne avete parlato nell'ultimo album. È questa la direzione che volete prendere?


Credo che abbiamo sempre avuto l'abilità di mettere assieme le persone. Abbiamo in comune il fatto di amare le persone che apprezzano l'arte, la musica, che sanno lasciarsi andare. E nei concerti vogliamo dare queste emozioni, e credo che sia questo il motivo per cui la gente senta quest'energia.

 

 

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Quali sono le vostre aspettative per il live che terrete sabato prossimo?


Sarà emozionante e fantastico, sarà un concerto strano, strano perchè nessuno ci ha mai visto a quel livello prima d'ora. Sarà bellissimo e non vediamo l'ora, abbiamo sempre voluto suonare nella città da anni. Sarà bello, sì.


Pensate alla vostra performance live quando scrivete canzoni? Avete già pensato a delle canzoni da suonare in una scenografia spettacolare, come avete fatto con "Fire"?


Sì, vengono fuori molto naturalmente. Hai bisogno di grandi canzoni per riempire grandi spazi. Non è la motivazione principale ma esiste soprattutto adesso che stiamo lavorando sulla setlist. Ci vogliono due o tre mesi per sviluppare quello che andrai a fare. Le canzoni nuove provate per il live suonano molto meglio di prima.


Per la prima volta, l'album è stato prodotto da voi come band. Com'è stato lavorare per conto vostro? Pensate di produrre di un altro album da soli?


Abbiamo lavorato molto bene, specialmente sulle voci. È stato molto intenso ma guardando indietro ti rendi conto perché suona così bene: perchè hai due persone che lavorano al massimo, cerchi di ottenere il massimo dal tuo corpo e dalla tua mente. Eravamo a quel livello e si sente. E il bello dei dischi è che una volta fatto è storia. È stato fatto, non cambierà, non potrà cambiare... ed è grandioso.


Come immaginate il sound dei Kasabian in futuro?


Non ne ho idea. Ma credo che noi siamo una scintilla. L'ultima scintilla per salvare il rock 'n' roll.


Dunque vi vedete come ispirazione per nuove generazioni di rocker...


Speriamo! Ma ora mi chiedo, dove sono finite le rockstar? Non ne riesco a nominare una. È una questione di essere onesti, lasciate perdere quanto sia figo qualcuno. Ci sono delle buone rock band là fuori, delle fantastiche rock band, ma...


Quindi la giusta direzione per una band, nella creazione di un album, è quella che voi avete seguito per "48:13"?


Se hai 15 anni, sì! Se hai appena fondato una band... È un album libero, non ha nessun interesse nell'essere figo e carino. Tutto quello che puoi essere facendo musica è essere te stesso, è la verità.


Non vi sentite molto a vostro agio con la tecnologia (siete voi stessi a dirlo) ma siete costretti a starci a stretto contatto per lavorare sulla vostra musica.


Vero, è una contraddizione. Non so dove si andrà a finire. La cosa paurosa è lasciarsi dominare il cervello. Ma chi può dirlo, magari è una cosa buona... Non lo so. Non ne sono così sicuro. A me piace vedere la gente, mi piace vedere le vostre facce, voglio vedere questo di persona. Ora si registrano i concerti con gli smartphone, è una cosa ancora più pericolosa.

 

 

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Per quanto riguarda Glastonbury? Siete stati scelti prima ancora che l'album uscisse, è una gran cosa.


Sì. Avevamo iniziato 10 anni fa, suonato un venerdì mattina. Ora, 10 anni dopo siamo headliner. Tutto è così perfetto.


Questa è la prima volta che avete messo piccole introduzioni tra un brano e l'altro. Volevate rendere "48:13" un continuo flusso di emozioni?


Sì. È proprio quello il punto. Ogni canzone è esattamente dove deve essere. Sono lì per un motivo, per il reset della mente, per ricominciare nuovamente.


C'è anche un brano acustico, alla fine dell'album.


Sì. Esatto. È il regalo di fine album, se lo ascolti tutto, te lo meriti. La tua mente si rilassa.


Avete detto che "Eez-eh" l'avete scritta in 10 minuti. La composizione è sempre così immediata per voi? Ci sono delle canzoni su quest'album che hanno richiesto molta più rifinitura?


Non è mai così facile, forse per "Treat" ci abbiamo messo 5 mesi.


Adesso siete qua a promuovere l'album, poi tornerete in Italia quest'autunno. Qual è il vostro rapporto con l'Italia?


È molto appassionato. Abbiamo una grande base di fan qua. In qualche anno arriveremo a suonare a San Siro, me lo sento. C'è stata una reazione fantastica, soprattutto quando abbiamo suonato in piazza Duomo, eravamo molto onorati di suonare a Milano. Il concerto è strano, è come suonare a casa, come se ci avessero accolto a casa.


Qual è il vostro rapporto con l'hip hop? C'è una canzone con del parlato, nell'ultimo album.


Siamo sempre stati legati alla sincerità dell'hip hop, l'onestà nei testi. Sono così diretti. E le loro canzoni sono fatte da tre cose: beat, una linea di basso e l'MC, forse un loop... è così potente. È sempre stato così futuristico, per me.


In più di una canzone vedete il mondo sotto le influenze di droghe... vi sembra un mondo migliore?


Sì! Non abbiamo bisogno di prendere narcotici, per rendere il disco più appetibile.


Voi siete fan degli Oasis e loro sono diventati vostri fan. Come avete preso la notizia che potrebbero tornare di nuovo insieme? Ne sareste contenti?


È molto improbabile che tornino insieme adesso, ma ad un certo punto dovranno farlo, sono una famiglia, si scordino la musica. Dovranno arrivare a quel punto ma al momento è ancora lontano, ma spero che ci arrivino.





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