Kari Rueslåtten (Kari Rueslåtten)
In occasione dell'uscita del suo nuovo disco, "Time To Tell", e dei suoi venti anni di carriera, SpazioRock ha intervistato la cantante norvegese per tracciare un excursus a 360° sulla sua musica, dagli esordi con i pionieri dell'avantgarde The 3rd And The Mortal fino alla carriera solista.
Articolo a cura di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 09/03/14

Dopo aver pubblicato nel 2005 l’album “Other People's Stories” hai deciso di prenderti una pausa dalla tua carriera artistica. Cosa è successo, a te e alla tua musica, in tutti questi anni di silenzio?

 

Molto semplicemente ho sentito il bisogno di fare qualcos’altro, avere la possibilità di passare del tempo con i miei figli, ottenere un po’ più di stabilità nella mia vita, avere maggiori contatti con la mia famiglia. Questo è uno dei motivi. Inoltre ho sentito il bisogno di stare lontana dalla musica per un po', ho quindi studiato psicologia ed ho anche lavorato per un’organizzazione di psicologi.

 

Da pochi giorni è disponibile il tuo nuovo album “Time To Tell”. Quali sono stati i motivi che ti hanno fatto tornare la voglia di dedicarti alla musica?

 

Molte cose sono accadute nello stesso momento. Finalmente ho avuto l’occasione di riavere a portata di mano il mio piano, che era stato a lungo in deposito, essendomi spostata in una casa più grande. Ed avendo il piano nel mio salotto ho iniziato a suonarlo un po’. E poi mi stavo chiedendo se ero ancora capace di suonare, di cantare, se la mia voce fosse ancora al livello di un tempo, perché era da molto che non praticavo, e sono stata veramente felice di tornare ancora una volta a suonare, a cantare ed a creare melodie. Quando ho deciso di creare un altro album, è stato un anno fa, è stato un processo alquanto continuato ho iniziato a scrivere, scrivere, scrivere, a suonare molto, e tutti i nuovi brani sono stati realizzati molto velocemente perché ero veramente molto pronta, credo, molto ispirata.

 

Il tuo nuovo album è molto minimilastico, molte tracce si basano solo su voce e piano, ed anche quando altri strumenti entrano in gioco la tua voce rimane comunque l'oggetto principale ed il più importante. Che tipo di musica hai voluto creare?

 

Questa volta ho sentito il bisogno di realizzare un album acustico poiché i miei lavori precedenti avevano molta programmazione all’interno. Inoltre non avevo mai fatto prima un disco totalmente acustico e poi si adattava veramente bene al tipo di canzoni che stavo scrivendo. Volevo fare un disco dove potessi solo cantare, con altre persone che si occupassero della produzione, di suonare il piano durante le registrazioni, per potermi concentrare sul cantato, sulla scrittura e queste due cose sono ciò che amo di più fare. Ho avuto dei bei momenti anche durante la registrazione.

 

Da dove sono venute le influenze per questo album? Chi, o cosa, ti ha ispirato?

 

kari_rueslatten_intervista_2014_02Sono sempre stata molto ispirata dalla natura norvegese e dalla musica folk norvegese e dalla musica tradizionale in generale, queste sono sempre state le mie ispirazioni principali. Devo anche dire che non avevo mai realizzato quante persone vi siano là fuori che amano la mia musica. Anche quando ho creato il mio profilo su Facebook, scoprire che così tante persone ancora mi ricordavano, mi ha veramente toccato l’animo ed è stata anche un’esperienza preziosa.

 

Nel 2002, con l’album “Pilot” hai iniziato a produrre da sola i tuoi dischi. Cosa ti ha spinto a voler intraprendere quella strada?

 

In quel momento avevo già fatto due album con etichette di una certa importanza e mi sembrava che ci fossero troppe persone che avevano un qualcosa da dire su come l’album dovesse suonare, e quindi decisi che dovevo fare un album da sola. Quando realizzai “Pilot” lasciai la Norvegia ed andai in Inghilterra, ci rimasi molti anni, quasi come se volessi stare in esilio, per non avere nessun altro di cui potermi fidare se non me stessa. Ho imparato molto, ho veramente imparato molto in quel periodo. Adoro veramente molto lavorare con altre persone e devo dire che quello fu un periodo molto solitario per me, sotto molti aspetti. Quindi, quando ho deciso l’anno scorso di voler fare un altro album, ho sentito il bisogno di avere altre persone attorno a me, di avere un produttore che capisse perfettamente la musica acustica, come gestire l’ambiente e i musicisti, così che non mi dovessi preoccupare di quegli aspetti. Sono veramente molto soddisfatta del lavoro che ha fatto.

 

“Why So Lonely” è il brano che hai scelto per essere il primo singolo estratto da “Time To Tell”, una cover di una canzone presente sull’album “Tears Laid In Earth” dei The 3rd and the Mortal. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a scegliere proprio quel brano?

 

Quando ho iniziato a riprendere confidenza con la musica, ho realizzatto, o mio Dio, sono già passati venti anni dal primo album che ho registrato, e quindi ho pensato che potessi in qualche modo celebrare il traguardo e “Why So Lonely” è sempre stata una canzone veramente molto importante per me, un brano molto personale. Inoltre quando ho realizzato che vi sono persone là fuori che hanno seguito la mia musica fin da quei giorni lontani, ho voluto mostrare quanto importanza abbia per me.

 

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a scegliere Tuomas Holopainen quale ospite sul singolo e come è nata la collaborazione tra voi due?

 

Ho sempre saputo che lui era stato ispirato dai The 3rd and the Mortal quando ha creato i Nightwish. Un anno e mezzo fa i Nightwish hanno tenuto un concerto in Trondhein, la città dove vivo, ed il promoter è un mio amico fin dai tempi dei The 3rd and the Mortal, così il giorno in cui i Nightwish hanno suonato mi ha spedito un SMS dicendomi “sei in città? I Nightwish suonano oggi e Tuomas vorrebbe conoscerti e ti ha invitato a vedere il concerto”. All’inizio ero tipo no, no, no, non posso più farlo, ma poi mi sono detta, aspetta, cosa sto facendo, certo che vado, ed è stato un concerto fantastico, e dopo mi sono vista con Tuomas, ci siamo scambiati i numeri di telefono. Più o meno è così che è iniziato il tutto. A quel tempo non avevo ancora pensato di voler scrivere nuovamente della musica.

 

Cosa ne pensi del fatto che gli album che hai pubblicato con i The 3rd and the Mortal hanno influenzato molti musicisti (per esempio lo stesso Tuomas come hai appena detto) e che molti gruppi, oggi famosi, hanno iniziato le loro carriere dopo aver ascoltato il vostro stile innovativo?

 

È una cosa che mi affascina molto, è bello, ma è anche molto strano perché allora non pensavamo che avremmo avuto un’influenza così grande.

 

Parlando dei The 3rd and the Mortal, dopo aver fondato la band con cinque tuoi amici nel 1993 hai registrato con loro il primo demo, e l’EP “Sorrow”, entrambi del 1993, e l’anno seguente l’album “Tears Laid In Earth”. Poco dopo decidesti di lasciare la band e di iniziare una carriera da solista. Che ricordi hai di quegli anni e del momento in cui decidesti di lasciare la formazione?

 

kari_rueslatten_intervista_2014_03Ho dei bellissimi ricordi del mio periodo con i The 3rd and the Mortal, eravamo tutti amici, avevamo interessi comuni nel campo musicale, stavamo insieme praticamente tutti i giorni, scrivevamo le canzoni tutti assieme ed eravamo proprio dei grandissimi amici, così quando ho deciso di voler lasciare la band è stato perché stavamo nuovamente entrando in studio per registrare dei nuovi brani e mi sembrava che stessimo andando verso differenti direzioni musicali, perché ero molto interessata alla musica folk, alla natura, mentre gli altri ragazzi del gruppo erano più interessati a sperimentare nuovi approcci, così abbiamo deciso di separarci, musicalmente parlando. Questo è il motivo per cui ho deciso di proseguire verso altre direzioni musicali, ma è stata una decisione veramente difficile, perché era come se loro fossero la mia famiglia, una decisione per nulla semplice da prendere, e quando ho detto loro della mia decisione è stato un momento veramente difficile, con lacrime e tutto il resto. Ma devo dire che comunque ancora oggi siamo degli ottimi amici.

 

Successivamente alla tua fuoriuscita dai The 3rd and the Mortal hai collaborato con Satyr e Ferniz, pubblicando nel 1995 l’album “Nordavind” con il monicker Storm. Quindi nel 1997 hai dato alle stampe il tuo album “Spindelsinn”. Parliamo quindi di musica folk norvegese e di cultura norvegese (i vichingi, per la precisione), ed in entrambi hai cantato in norvegese. Cosa ti ha spinto ad effettuare un improvviso cambio di direzione con il successivo album “Mesmerized”?

 

Non saprei proprio dirti il motivo esatto di questo cambio, forse sentivo il bisogno di voltare pagina. Volevo fare un altro genere di musica, ma non sono di sicura di aver scelto all’epoca i giusti produttori per “Mesmerized”. Molti hanno voluto intervenire nel processo di realizzazione dell’album, e questo è stato anche uno dei motivi, come ho detto prima, per i quali ho abbandonato la Norvegia e sono andata in Inghilterra per fare tutto da me, per evitare le troppe persone che volevano influenzarmi.

 

Guardandoti indietro, prendendo in esame la tua carriera da solista, credi che “Time To Tell” sia la naturale evoluzione del viaggio iniziato nel 1995 con “Demo Recordings” oppure ogni singolo album è un discorso a sé?

 

Guardando la strada che ho percorso, credo proprio che “Time To Tell” sia un diretto discendente di “Demo Recordings”, ma sono passata attraverso diversi stadi lungo il percorso, ho sempre avuto la sensazione, ogni volta che stavo scrivendo un nuovo album, di stare facendo un qualcosa di differente, provare qualcosa di nuovo, lavorare con nuove persone, come se fosse un qualcosa che mi spingesse a cambiare ogni volta le carte intavola. Non so se questa sia una cosa buona, però è quello che ho sempre sentito.

 

Hai in programma di tenere un tour a supporto del tuo nuovo album, magari un qualcosa di molto minimale, con la tua voce ed un piano e null’altro?

 

Ho decisamente voglia di fare un tour, come hai detto tu sarebbe ottimo approntarlo in un’ottica minimalistica, perché rispecchia alla perfezione “Time To Tell”. Terrò qualche data in Norvegia ma sarebbe bello spostarsi anche nel resto d’Europa. Stiamo lavorando per concordare alcune date in Maggio ma anche qualcosa il prossimo autunno, ma non vi è ancora nulla di definitivo, ed incrociando le dita, speriamo di riuscire a fare qualcosa, sarebbe fantastico, veramente fantastico.




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