Judas Priest (Ian Hill)
Quando si inizia un'intervista a un membro dei Judas Priest ci si rende immediatamente conto di avere, dall'altra parte della cornetta, una figura non comune, ma un vero e proprio monumento della storia della nostra musica preferita. Se poi questa persona è simpatica e disponibile come Ian Hill gli spunti interessanti si mescolano a momenti divertenti con la stessa naturalezza con la quale fa oscilare, come un metronomo, il suo basso sui palchi di tutto il mondo da oltre quarant'anni! Raggiunto telefonicamente, ecco cosa ci ha raccontato del nuovo "Reedemer of Souls". 
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 15/07/14
Buongiorno Mr. Hill, benventuto sulle pagine di Spaziorock. Per noi è un vero onore, oltre che un piacere, poter parlare con te.
 
Grazie a te.
 
Ho avuto la possibilità di ascoltare in anteprima “Redeemer of Souls” e sono rimasto pietrificato: assolutamente fantastico e a dir poco granitico. Il disco è un mix perfetto di violenza ed epicità, con un occhio di riguardo ai dettagli ed alla produzione. Ci puoi raccontare come è nato l’album?
 
judaspriest_intervista_2014_02Intanto grazie per i complimenti e per la tua opinione. Se non fosse stato per la presenza di un nuovo membro della band ti direi che il disco è nato nella maniera tradizionale… e in realtà è così, anche se l’apporto di Richie è stato importante. Siamo partiti da alcuni riff che venivano proposti. Una volta che abbiamo deciso tutti assieme che erano quelli giusti per il nuovo album abbiamo iniziato a svilupparci intorno la canzone. Rispetto al solito quindi non è cambiamo molto in termini di processo, ma di certo è cambiato qualcosa in termini di entusiasmo e di idee.
 
Stavo giusto per chiederti quale fosse stato il contributo di Richie Faulkner, visto anche lo stupendo lavoro di chitarre che è presente nel disco… 
 
Richie è un bravissimo chitarrista e un ottima persona con una personalità molto spiccata e molte idee. Ovviamente ha dovuto limare la sua creatività per adattarla al nostro stile, ma in generale direi che il suo contributo è stato ottimo, in particolare per quanto riguarda la sua intesa con Glenn (Tipton, ndm). Comunque ti posso confermare che Richie è un vero membro dei Judas Priest e ha dato un contributo importante: è per questo che lo abbiamo scelto.
 
Parlando dei brani devo dire che mi hanno molto colpito praticamente tutti ed è molto difficile eleggere un brano a migliore del disco. Quale consideri il brano più rappresentativo?
 
Aiuto… questa è proprio difficile come domanda… Forse ti direi proprio “Reedemer of Souls”, però anche “Dragonaut”… sono entrambi pezzi che mi piacciono molto ed è difficile scegliere. 
 
Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario del vostro disco d’esordio. Avete in mente di festeggiare questo traguardo con qualcosa di speciale?
 
Mio Dio come siamo vecchi (risata generale, ndm). Onestamente non abbiamo pensato a qualcosa di speciale, anche se pensare che siano passati quarant’anni fa una certa impressione. Comunque è bello riascoltare oggi quel disco e pensare a come si sia evoluto l’Heavy Metal in tutti questi anni. Fare parte di questo mondo da così tanto tempo è un qualcosa di veramente incredibile e che mi riempie di orgoglio. Poi chissà magari organizziamo qualcosa per celebrare con i fan questo momento.
 
Tornando a parlare un attimo di “Reedemer of Souls” una delle sue grandi qualità risiede nella produzione. Ce ne puoi parlare? 
 
judaspriest_intervista_2014_01Era un aspetto che consideravamo molto importante. La produzione è stata seguita da Mike Exeter e da Glenn. Il lavoro è stato incredibile perché volevamo un suono molto variabile che esaltasse i passaggi più heavy, ma che si aprisse nei ritornelli e nei passaggi di maggior pathos e devo dire che Mike è riuscito a fare un lavoro incredibile. E’ sempre emozionante sentire il disco dopo la fase di produzione e devo dire che questa volta siamo pienamente soddisfatti di come suona. E’ una cosa su cui abbiamo investito molto tempo e molta attenzione.
 
Ora ho una domanda personale. I Judas Priest hanno avuto una carriera unica e irripetibile anche se caratterizzata da alcuni momenti difficili con cambi di line up importanti, ma in tutti questi anni una delle poche certezze era la tua presenza….
 
Ognuno di noi ha un carattere e un modo di vivere la musica molto diverso, ma la cosa che ha reso così longevi i Judas Priest penso risieda nell’approccio comune che tutti noi mettiamo nella band. Magari ci piacciono cose diverse che “sfoghiamo” con altri progetti, ma quando si parla della band riusciamo a mettere da parte tutte le nostre differenze e a ragionare come una mente unica. Ero così giovane quando abbiamo iniziato che mi sono subito innamorato della band e non potrei vivere senza di lei.  
 
Dopo quarant’anni di carriera come vedi il futuro dell’Heavy Metal?
 
Penso che sia positivo. Negli anni abbiamo visto come l’Heavy Metal sia stato capace di evolversi e rigenerarsi, inventando nuove sonorità e stili che gli hanno permesso di essere sempre più vario ed al passo con i tempi. Pensa a cosa era l’Heavy Metal negli anni ’70 e poi negli anni ’80 , ’90 e via via fino ad oggi. Sono nati innumerevoli sottogeneri e si sono intraprese direzioni diverse, ma tutto questo non ha cancellato il metal più classico, ma anzi ha arricchito il panorama raggiungendo persone sempre più diverse e penso che questa sia la vera forza di un genere che potrà cambiare ed evolversi, ma mai morire.
 
Durante il vostro ultimo tour avete più volte ribadito che sarebbe stato l’ultimo su scala mondiale, ma ovviamente i fan non aspettano altro che rivedervi dal vivo… State programmando un tour di supporto al nuovo disco?
 
Beh.. forse … (risata generale, ndm). Arriviamo da quello che considero il tour più significativo della nostra carriera per tanti motivi: dalla presenza di Richie, ad un affetto incredibile da parte dei fan e tante altre cose… quindi si, stiamo iniziando a pianificare delle date a partire dall’autunno, ma è ancora troppo presto per poterti dare una risposta precisa.
 
judaspriest_intervista_2014_03
 
Ora ho una domanda un po’ particolare: in un momento della storia del rock c’è stato un momento di particolare fermento con band eccezionali e tantissime idee innovative. Proprio in quegli anni i Judas Priest hanno scritto “Sad Wings of Destiny”, un album destinato ad entrare nella storia della musica e che ha contribuito a definire i canoni dell’Heavy Metal. Oggi vedi qualche altro genere musicale con la stessa vitalità? Se i Judas Priest nascessero oggi, su che genere vi cimentereste?
 
Oddio questa domanda è bellissima, ma anche molto difficile (risata generale, ndm). Devo dire che noi siamo stati fortunati perché quello è stato un periodo fantastico, oggigiorno è difficile trovare un qualcosa che non sia stato fatto. Di certo non mi vedrei a fare hip hop con uno strano cappellino in testa. Probabilmente mi vedrei bene a fare rock, soul o jazz… ma è difficile capire o avere idee nuove da seguire.  
 
Purtroppo il tempo è tiranno e siamo giunti alla fine. Nel ringraziarti per la tua disponibilità vorrei lasciarti le ultime parole per un messaggio ai nostri lettori.
 
Un saluto a tutti da Ian Hill dei Judas Priest. Non finirò mai di ringraziarvi per il vostro affetto e supporto e mi raccomando ascoltate “Reedemer of Souls”: è stato scritto per voi. Ci vediamo presto!







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