H.E.A.T (Jona; Crash)
In una gelida domenica di novembre, prima dell'unica data Italiana del tour Europeo di una delle più apprezzate band svedesi in circolazione, SpazioRock ha incontrato per voi gli H.E.A.T a bordo di un tour bus flagellato dalla pioggia e dal vento. Ecco svelati molti dei segreti del loro ritorno; imbarcatevi con noi in un bellissimo viaggio into the great unknown.
Articolo a cura di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 11/11/17

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Il filo conduttore e il concetto principale di questo nuovo album è il viaggio verso l'ignoto ("The Great Unknown"). Immagino rappresenti anche una sorta di sperimentazione musicale, state esplorando nuovi orizzonti con la vostra musica?
 
CRASH: la vera incognita con "The Great Unknown" era il "piano". Avevamo pianificato di non suonare più dal vivo finchè il nuovo album non fosse stato pronto, per focalizzarci al meglio sul songwriting. E' stata durissima: tutti noi abbiamo sempre vissuto sui palchi e suonato dal vivo da quando eravamo ragazzini, a volte capitava di suonare più di cento date all'anno, immagina passare due anni o più senza vivere questa normalità. Questo per quanto mi riguarda è stato davvero un salto nell'ignoto.
 
JONA: Stiamo anche come dici tu sperimentando e incorporando nuovi elementi nella nostra musica, e anche questo è tutto da scoprire.  
 
Quale pensate che sia la differenza più evidente tra questo album e i precedenti? I commenti in rete non si sono fatti aspettare. 
 
CRASH: Credo che nessuno degli album degli H.E.A.T sia paragonabile al precedente o al successivo, sono tutti molto diversi tra loro. "Tearing Down The Walls" per esempio aveva quel mood molto "live" ed era altrettanto hard rock...

JONA: Esatto, proprio perchè in quel periodo suonavamo moltissimo dal vivo.
 
CRASH: E aveva senso che fosse così. E' stato un processo molto diretto, tra la scrittura, la registrazione, e il provare le canzoni dal vivo.
 
JONA: Pensa che quando mi sono arrivati i mix del "LIVE in London" la prima cosa che ho pensato è stata: "suona proprio come l'album!" Diciamo che quest'ultimo invece è più "prodotto", più elegante per certi versi. E' anche un album che richiede più ascolti per essere assaporato, per scoprirne le molte sfaccettature. Prendi la title track, è un pezzo molto lungo rispetto alla media della altre canzoni, solo per quella ci vogliono un paio di ascolti in più perchè è come se fosse un avventura, un viaggio. 
 
CRASH: Vero, è come se avessimo sovrapposto molti strati e potete scoprirli ascoltando i pezzi ancora e ancora. 
 
JONA: Io sono un grandissimo fan del progressive metal, i Symphony X sono la mia band preferita. Ogni volta che sento un loro nuovo album penso: "ok, non rimarrò sconvolto al primo ascolto, ma tra qualche mese questo diventerà il miglior album del mondo"
 
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Ho avuto occasione non solo di ascoltare l'album più volte ma di notare anche delle grosse differenze negli arrangiamenti tra le versioni originali e quelle eseguite dal vivo.
 
JONA: Si, è vero, le abbiamo modificate un po', specialmente "We Rule" e "Time On Our Side". Volevamo che nella scaletta ci fossero dei momenti con più respiro...
 
CRASH: Anche il batterista deve respirare! (ride, ndr.)
 
La canzone "Best Of The Broken" è già diventata una sorta di inno per chi ne ha colto il significato più profondo. Qual era per voi il messaggio originale? 
 
JONA: Il pezzo parla del music business e del conflitto interiore perenne che genera... un artista deve ragionare come un'azienda, ma allo stesso tempo in una band bisogna anche essere amici. La citazione originale che l'ha ispirata è quella di Hunter Thompson.
 
CRASH: "The music business is a cruel and shallow money trench, a long plastic hallway where thieves and pimps run free, and good men die like dogs. There's also a negative side."
 
Parlando di crescere, cambiare, evolvere, quali sono state le lezioni più importanti che ciascun album vi ha insegnato?
 
JONA: Che tutto ciò che vogliamo davvero è ascoltare quel che piace a noi, ed è ciò che faremo sempre, seguendo il nostro cuore.
 
CRASH: La mia lezione più importante dopo "Freedom Rock" è stata che a volte devi anche accettare di darti una calmata, non puoi sempre andare in tour e pretendere di avere il tempo di scrivere... c'è stato un momento in cui l'etichetta ci ha comunicato di aver prenotato lo studio e che in un paio di settimane avremmo dovuto iniziare a registrare. Ci è preso un colpo! Non avevamo uno straccio di canzone pronta! Quindi ci siamo ridotti a scrivere di notte, per poter arrivare in studio il giorno seguente pronti a registrare.
 
JONA: Si, è stato tremendamente stressante, adesso ci dedichiamo alla pre produzione come si deve, preparando i demo per bene di modo da presentarci in studio pronti per concentrarci su come suonarli. La lezione più importante che abbiamo imparato è "più arrivi preparato il primo giorno in studio, meglio verrà il risultato finale!"
 
Come avete preso la pioggia di commenti negativi sul vostro primo singolo "Time On Our Side"? Moltissime persone hanno scritto che non vi riconoscevano più, che avevate cambiato stile...
 
CRASH: Non ce lo aspettavamo... noi abbiamo semplicemente pensato che il ritornello fosse fantastico... ma la gente ne ha parlato moltissimo e quello che ci ha stupito di più, e in modo assolutamente positivo, è il modo in cui i nostri fan hanno cominciato a scabiarsi opinioni, a difendere i propri pezzi preferiti come una comunità, in una famiglia. Sui social non si rivolgevano direttamente a noi, anzi parlavano tra loro scambiandosi pareri, e sapere di aver creato qualcosa del genere ci rende orgogliosi. 
 
23513515_10212095561118920_1639632943_nQuale pensate sia il complimento più bello che potrebbero farvi come musicisti?
 
JONA: Mi emoziona sempre molto sentirmi dire che sono un bravo autore più che un bravo tastierista, perché se con quello che faccio riesco a toccare qualcuno in maniera profonda quella è una sensazione impagabile.... penso alle persone che si tatuano le frasi della canzoni o il logo della band... quelle sono cose pazzesche: ti viene da dire "wow, davvero ho fatto tutto questo ai tuoi sentimenti?". Avvicinare le persone grazie alla propria arte è qualcosa di straordinario, la miglior sensazione al mondo.
 
CRASH: Quando qualcuno ti ringrazia per qualcosa, come quando ti dicono che la tua musica è stata d'aiuto in un periodo difficile... quella è pura magia. 
 
Come vi è venuta l'idea per la copertina dell'album?
 
CRASH: Sei, fortunata, hai davanti i due veri artefici dell'artwork! (ride, ndr.) Avevamo questa immagine che Jona aveva trovato su qualche pagina a tema scientifico online...
 
JONA: Si, fondamentalmente l'idea di un razzo o uno shuttle sarebbe stata perfetta, rappresenta molto bene il concetto di avventurarsi nell'ignoto, perché ha molto a che fare con i viaggi nello Spazio, ed è anche molto attuale, se pensi che ormai i primi pionieri stanno già prenotandosi peer i primi viaggi nel cosmo. Aveva quel nonsoché che mi ricordva lo stile del film "Armageddon", dove l'eroe sa che deve partire da solo e rischiare la sua vita per salvare il mondo. Alla fine è anche il significato della canzone, fare qualcosa di buono ad un prezzo molto alto, rischiando tutto. 
 
CRASH: Ci siamo confrontati con lo stesso artista che ha disegnato la copertina di "Tearing Down The Walls", Vitaly S. Alexius, un ragazzo russo. Come già in quell'occasione, ci siamo presi molto tempo per elaborare le idee, almeno qualche mese dall'idea iniziale al risultato finale. Si comincia sempre con delle immagini di riferimento per l'ispirazione, gliene abbiamo mandate moltissime insieme a delle lyrics, o a delle sensazioni che ci sembravano rappresentare al meglio il concetto. Lui si è lasciato ispirare da questo e ha cominciato a disegnare mandandoci dei bozzetti, e così lo scambio è continuato finché non siamo stati pienamente soddisfatti. 
 
(Crash mostra una foto che è contenuta all'interno del booklet, dove le loro facce sono visibili all'interno di alcune capsule criogeniche, ndr.)
 
Questa immagine è ispirata all'ultimo film di "Alien": adoro giocare con Photoshop e cercare immagini online... se guardi con attenzione ti accorgerai che il vetro di una capsula è rotto e l'interno è vuoto. Nessuno lo nota mai... qualcuno è scappato dal suo posto...
 
Potrebbe trattarsi del posto di Eric Rivers (che ha recentemente lasciato la band, ndr.)?

CRASH: Può darsi...
 
JONA: E' fuggito nel grande ignoto...
 
Voi ragazzi siete praticamente cresciuti insieme e avete appunto affrontato importanti cambi di formazione ma siete soprattutto amici. Qual e' il primo ricordo che conservate come H.E.A.T? 

CRASH: La nostra prima sala prove... c'era perfino uno skate park... quel posto era pieno di roba dei Trading Fate (i Trading Fate e i Dream erano le band originali dei membri degli H.E.A.T con Eric Rivers e Crash, Jimmy al basso e Kenny Leckremo, il precedente cantante. Quando il chitarrista dei Trading Faith lasciò la band, i ragazzi unirono le due formazioni; ndr.)
 
JONA: Dieci anni fa... wow, sono trascorsi più di dieci anni ormai. Ricordo perfettamente quella sera di fine gennaio 2007. Ce ne stavamo seduti intorno a un tavolo proprio come siamo noi ora, e qualcuno disse: "hey, ragazzi, che ne dite, mettiamo su una band?"
 
CRASH: Poi ci vollero uno o due mesi per trovarci un nome... (ride, ndr.) volevamo qualcosa di grande, di epico... sulle prime credo pensammo ad HIGHLIGHTER come a un nome perfetto...(ridono, ndr.
 

Certo che voi ragazzi ne avete passate tante insieme, avete cambiato il cantante, (Kenny Leckremo, ndr.) poi Dave Dalone (il chitarrista, ndr.) se ne è andato e ora è tornato a bordo... 

 

JONA: La parte più difficile è stata l'uscita di Kenny dalla band. Ma guarda come ci è andata bene con Erik! Sai, perdere un cantante è davvero pesante per una band, ed Erik ai tempi in cui lo contattammo aveva appena vinto "Swedish Idol", quindi in Svezia era un nome piuttosto conosciuto. Gli abbiamo chiesto se gli andasse di provare con noi, e guardalo ora!!!

 

E adesso siete finalmente tornati in Italia, per l'unica data al Legend di Milano. I fan italiani vi riservano sempre un'accoglienza speciale, vi ricordate ancora la vostra prima volta qui?
 
JONA: Si, benissimo. Avevamo suonato proprio a Milano con gli Edguy!
 
E pensate di tornare presto a trovarci?
 
CRASH: Sicuramente, sì. Probabilmente l'anno prossimo. Ci speriamo tantissimo.

 

---ENGLISH VERSION---

 

The main concept of this album is going through the Great Unknown. Does it mean you are trying some kind of experiment with your music?

 

CRASH: The main thing about "The Great Unknown" was the plan. We actually made a plan: we decided not to play a live show until the new album would come out to really get a killer record and really focus on the songwriting. That was a very hard thing to do for us. I mean: how do we not play live for two years or more? We have been playing live shows since our early teens, all of us have, some years more than a hundred shows. That was a leap into the great unknown, for real. 

 

JONA: We are also trying to incorporate new elements in our music adding new things, and this is kind of a leap into the great unknown. 
 

Which do you think is the main difference between this one and the previous albums?

 

CRASH: I think none of the H.E.A.T albums can be compared to the previous or the following one. They're all very different. "Tearing Down The Walls" was more like "hard rock vibes"...

 

JONA: Yes, because it was created during a time when we were playing a lot of live shows.

 

CRASH: Yeah and it made sense at that time. We basically wrote it and played it and went straight to the recording studio.

 

JONA: Actually when we got the mixes for "LIVE in London" I was like:"this sounds like the album!" The last one is more produced, more polished in a way. This album takes more time to be tasted, you really have to savor it... a lot of the new songs take a couple of listens to be fully appreciated and discovered, especially the title track which is pretty long, sort of a journey.

 

CRASH: Yes, there are many layers that you can only discover by listening to it over and over again.

 

JONA: I'm a big fan of progressive metal, Symphony X are like my house Gods. Every time I listen to one of their new albums I'm like: "ok, I'm not gonna be blown away, but I can already tell in six months this will be the best album ever!

 

I checked some live version of the songs and they sound very different from the album version.

 

JONA: Yes, we have changed some things for "We Rule" and "Time On Our Side". We wanted to get that vibe and bring it down for a while in the setlist cause you don't wanna go crazy fast all the time...

 

CRASH: The drummer's got to breathe!

 

The song "Best Of The Broken" has already become some kind of an anthem for who understands the concept behind it. What was the original message?

 

JONA: The song is about the music business and the struggle it creates...you have to work hard like a company, and you still have to be friends... the lyrics come from a quote from Hunter Thompson.
 
CRASH : "The music business is a cruel and shallow money trench, a long plastic hallway where thieves and pimps run free, and good men die like dogs. There's also a negative side."
 

Talking about growing and changing, evolving, can you tell me what has the making of each album taught you?

 

JONA: We wanna listen to what we like, so we will always write and play what we like, you have to follow your heart.
 
CRASH: My lesson after "Freedom Rock" was that sometimes you need to slow down a bit, because at that time we were touring and touring... and at some point the record label said: "ok, the studio is booked, you're going in in two weeks". And we were like "What?! We got no songs!" So we recorded during daytime and wrote songs during the night.
 

JONA: Yeah, that was so stressful, we do pre-production properly now, preparing proper demos so we have the songs almost ready when we enter the studio and we can focus better on playing. The lesson basically is: "The more prepared you are when you enter the studio the better result you'll get"

 

What about all the negative comments about the first single you released? A lot of people criticized the song "Time On Our Side", saying that this new style was too different from the typical sound of the band...

 

CRASH: We weren't really expecting that... we really thought the chorus was so good but people are still discussing over that we were really surprised in a positive way from the fans reactions in the comments on our social media... people being a community and not talking directly to us but to each other and discussing the albums, the songs, confronting each other with different opinions... so we are pretty happy about that.

 

Which is the best compliment someone could ever write about you as musicians?

 

JONA: Well, I am always happy when people say I'm a good song-writer, more than a keyboard player, cause if I manage to touch someone in a deep way that's a huge feeling... think about people getting tattoos with lyrics or logos... it makes you think "wow, did I do that to your feelings?" I think connecting people is the best thing in the world.

 

CRASH: When someone thanks you for something, maybe for your music being useful in any kind of way in a very hard time in someone else's life... that's magical.

 

How did you come up with the idea of the artwork of the new album?

 

CRASH: You got the right guys in front of you! We were the masterminds of this image. We had some reference picture with a rocket that Jona found on a science themed page online...

 

JONA: Yeah, basically the idea of the space shuttle could have been cool cause the idea of going into the great unknown has a lot to do with travelling into space, kind of "Armageddon-ish" (the movie, Ed.) where there's a hero who has to go alone and risk his own life to save billions of human beings... that's what the song is about: doing something good at your own risk. And it's also a very contemporary topic. Space is the future, people are already paying to book a space travel.

 

CRASH: We confronted ourselves with the artist, who is the same who designed the "Tearing Down The Walls" album cover, Vitaly S. Alexius, from Russia. Same as last time, we took our time to think about it, a few months from the intial idea to the final result. It all starts with reference pictures, we just emailed him a lot of pictures, wrote some lines and feelings and he got inspired and drew something and sent it back to us, and we went on like that until we were fully satisfied.

 

(Crash shows the image inside the booklet with their faces inside some cryo pods, Ed.)

This is actually inspired by the newest "Alien" movie... I love to fool around Photshop and stuff like that... the fun thing is that there's the band and then there's this empty hole like someone has escaped from it... nobody ever notices it but...

 

Could it be Eric Rivers' hole?

 

CRASH: Maybe...

JONA: He escaped into the great unknown...

 

You've been together since you were teens and went through some very important changes like collegues and most importantly like friends: what's the first memory related to H.E.A.T that you have?

 

CRASH: I'd say our first rehearsal room. It was a place where they had this rehearsal space and also a skate park...that room was filled with Trading Fate stuff... me and Dave... (Trading Fate nd Dream were the two bands from which H.E.A.T was born. Eric Rivers and Crash, with Jimmy the bass player and Kenny - the previous singer - who was the singer of both bands. When the guitarist of Trading Faith left, the guys joined forces, Ed.)

 

JONA: Ten years ago... wow, more than ten years ago now. I can remember that night very clearly. It always the end of January 2007, we sat down, pretty much like we are right now and we were like: "hey, you guys...wanna start a band?" 
 
 
CRASH: Then it took one of two months to get the band name... we wanted something big, epic... we thought HIGHLIGHTER was the perfect name.
 

You guys faced so many changes since the beginning, going from changing the main singer (Kenny Leckremo, Ed.) to Dave Dalone leaving and then coming back...

 

JONA: The hardest part was with Kenny leaving and the craziest part was how Erik turned out to be so good for us. You know losing a singer is a big deal. Erik was the Swedish Idol winner, so he was such a big name in Sweden, and we asked him "wanna join the band?" Look at him now!

 

You're here in Italy again now, and Italian fans always show a big love for you, do you still remember your first time in our country?

 

JONA: Yes, it was Milan, we played with Edguy!

 

And are you planning to come back next year?

 

CRASH: Yes, definitely. We hope so and we would love to!




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