Children Of Bodom (Janne Wirman)
Poco prima della recente data italiana dei Children Of Bodom al Live Club di Trezzo, abbiamo passato qualche minuto con Janne che ci ha raccontato in prima persona il 20 Years Down And Dirty Tour e i futuri progetti discografici della band.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 02/04/17

Ciao Janne, è un grande piacere avere i Children Of Bodom ancora una volta su SpazioRock, bentornati. Come stai? Come sta andando il tour?

 

È un piacere anche per me. Sto bene, davvero molto bene e il tour sta andando alla grande, siamo davvero soddisfatti.

 

Si tratta di un tour molto speciale, celebrate il ventesimo anniversario di Something Wild. Come vi sentite a suonare quel materiale ormai piuttosto datato, ma che è ancora così amato dai vostri fan?

 

All'inizio pensavo che sarebbe stato strano, un po' imbarazzante anche, suonare quelle vecchie canzoni, quel disco. Ma in realtà è diventato qualcosa di davvero incredibile, ci stiamo divertendo tantissimo e i fan sembrano apprezzare tantissimo, o almeno, quelli che sono affezionati a quella parte della nostra carriera. Loro sì che si godono lo show appieno, e anche noi sul palco ovviamente. È davvero molto bello.

 

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Come dicevamo, è passato un po' di tempo dalla pubblicazione di quel disco. Come lo vedete oggi, dopo tutti questi anni?

 

Be', quando abbiamo registrato quel disco avevamo 17 o 18 anni, eravamo davvero dei pischelli, ancora ignoravamo tantissimi aspetti di questo mestiere. Ci sono delle cose che cambierei, a dire il vero, ma non potrei mai farlo, quel disco non sarebbe più lo stesso, altrimenti. È quello che è, ed è giusto che sia così e che lo riproponiamo nel modo originale. È anche ciò che i fan desiderano, riascoltare live quei brani, così come sono nati.

 

Dalla pubblicazione di  "I Worship Chaos"  siete stati in tour praticamente senza sosta. Com'è stato passare dal materiale nuovo a quello vecchio in così poco tempo, anche dal punto di vista tecnico, musicale? Che differenze avete percepito, se ne avete percepite?

 

Come dicevo, non è stato poi così traumatico o strano alla fine. È più una cosa emotiva e psicologica che tecnica, in realtà, non ci sono così tante differenze. Pensavo che sarebbe stato molto diverso effettivamente, ma in realtà è stato più semplice di quanto immaginassi. Si tratta di suonare canzoni diverse, non "canzoni nuove" e "canzoni vecchie", non è così diverso alla fine.

 

Circolano voci insistenti sulla vostra imminente entrata in studio. Prima di tutto, è vero? E questo "guardare al vostro passato" sta influenzando il processo di composizione del nuovo album?

 

Questo ancora non lo so a dire la verità, posso dirti che, sì, entreremo in studio tra pochissimo, questo posso dirtelo. Registreremo un disco quest'anno e speriamo di pubblicarlo entro la fine dell'anno prossimo. Al momento non stiamo ancora lavorando a tutti gli effetti sul nuovo materiale, inizieremo alla fine di questo tour. Avremo tre mesi di pausa prima dei festival estivi, quindi inizieremo in quel periodo a scrivere i nuovi brani.


Come sempre quando si tratta di anniversari, è anche tempo di bilanci. 20 anni, 9 dischi, innumerevoli concerti. Come avete vissuto voi questo viaggio?

 

È fantastico pensare in quanti Paesi abbiamo avuto la possibilità di suonare. Ho smesso di contarli quando eravamo a 60, ora penso siano circa 65. Siamo stati in India, in Indonesia, in un sacco di altre nazioni in cui non tutte le band hanno la fortuna di andare. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto, è reale, abbiamo fatto tutto questo per vent'anni. È un bel po' di tempo. A me non sembrano per niente vent'anni, ma poi ti rendi conto che, cazzo, l'abbiamo fatto davvero per vent'anni. Ci si sente davvero strani. (ride NdR)

 

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Com'è cambiata la composizione dei brani nel corso degli anni, soprattutto dopo "Blooddrunk"? C'è stato un cambiamento abbastanza importante a livello di sound. È stata una questione di seguire nuove tendenze o è stato semplicemente il risultato della vostra personale ricerca?

 

Non penso che il processo di scrittura dei brani in sé sia cambiato tanto. Non seguiamo mai le mode, semplicemente facciamo quello che ci sentiamo di fare ogni volta, album dopo album. Ogni disco è l'immagine esatta di ciò che accade nelle nostre teste in quel preciso momento, cerchiamo di progredire, migliorarci, fare cose nuove ogni volta, cerchiamo con tutte le nostre forze di staccarci da formule precostituite, ci imponiamo proprio di non farlo. Se pensiamo a "Are You Dead Yet?", il nostro album di maggior successo, comunque non abbiamo mai più fatto nulla di simile, nonostante fosse andato alla grande. Non è quello che vogliamo. Vogliamo rinnovarci, migliorarci ogni volta. È per questo che i brani cambiano e ci sono cambiamenti anche individuali a livello di strumento e di sound. Ci piace lavorare così.


I Children Of Bodom hanno avuto un'influenza importantissima sulla scena death metal, e siete diventati un riferimento per molte band. Questo non vi ha mai impedito di perdere il vostro lato più goliardico, e le cover che avete registrato sono la dimostrazione perfetta di questo. Qual è stata la più divertente da fare?

 

Sono state tutte piuttosto esilaranti da suonare, ma ovviamente, quella di Britney è stata la migliore, ha davvero sconvolto alcune persone, e questo mi ha fatto molto ridere. Ma in generale ci divertiamo davvero un sacco a fare le cover, ci piace lavorare su tanti generi diversi, da Britney agli Slayer. È sempre bellissimo trasformare questi brani nella versione C.O.B.

 

Come ha influito la Finlandia sul vostro stile?

 

Ovviamente tutto quello che riguarda la Finlandia ci ha influenzati, veniamo da lì. Non penso, però, che abbiamo portato la cultura finlandese nella nostra musica. Per quanto riguarda il panorama musicale, quando abbiamo iniziato c'erano gli Amorphis, i Sentenced, gli Stratovarius. Sicuramente siamo stati influenzati dalla musica metal finlandese, ma non penso che la cultura vera e propria sia penetrata nella nostra arte. A parte forse tutta la questione degli omicidi del Bodom. Ma è tutto lì.

 

Come dicevamo prima, il live è sempre stata una parte importante della vostra carriera. Che tipo di rapporto avete con il vostro pubblico live? Quanto vi rispecchiate nello stereotipo che vede una persona del nord molto spesso fredda e distaccata?

 

Ti dirò, a questo proposito, che proprio durante questo tour sono riuscito davvero a percepire quanto i nostri fan amino la nostra musica, soprattutto il vecchio materiale. Si crea sempre un'interazione incredibile tra noi e il pubblico. Ogni serata è speciale a modo proprio. Ovviamente c'è differenza da nazione a nazione, oppure se è un freddo lunedì sera o un caldo e folle pomeriggio estivo a qualche festival. Ma durante questo tour abbiamo davvero ricevuto una risposta incredibile.

 

È tutto. Vuoi dire qualcosa ai vostri fan italiani e ai nostri lettori?

 

Voglio ringraziare di cuore tutti quelli che stanno venendo a sentirci. Non si fa più di comprare i dischi ormai (ride NdR), quindi non lo dico neanche, ma sì, semplicemente voglio ringraziare per l'enorme supporto che ci avete dato per tutti questi anni.




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