Satyricon (Frost)
Un ritorno a dir poco ispirato quello dei Satyricon. Due le date da appuntare per i fan: l'uscita del nuovo album il 22 settembre e il concerto del 7 ottobre a Bologna. Adesso non resta che immergervi nell'abisso...
Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 16/09/17

Ciao Frost e benvenuto su SpazioRock. Dato che il 22 settembre uscirà il vostro nuovo album "Deep Calleth Upon Deep", inizio chiedendoti di raccontarci del processo di registrazione...

 

Lavoriamo su questo album da almeno un anno. È stato un periodo particolarmente intenso di scrittura e registrazione: produttivo, motivante e molto impegnativo per i Satyricon. Inoltre si à trattato di un processo abbastanza divertente e gratificante. Siamo molto soddisfatti del risultato finale. Quindi adesso aspettiamo la release dell'album e confidiamo che tutto andrà bene. Fondamentalmente è un disco che contiene elementi diversi che sono stati parte della band durante la nostra storia. Abbiamo sviluppato dinamiche eterogenee all'interno del lavoro.

 

Qualche cambiamento quindi?

 

Sì, in un certo momento abbiamo sentito di voler operare alcuni cambiamenti importanti, scavare ulteriormente nel passato e aggiungere qualcosa a cui stavamo pensando da tempo. Nell'album precedente erano presenti sezioni piuttosto groovy che mostravano il lato più rock dei Satyricon. Il nuovo lavoro è invece più basato sulle strutture atmosferiche ed emotive. Abbiamo dovuto lavorare parecchio su ogni pezzo, sia singolarmente che studiando il piano generale, e aggiungere qualcosa che era difficile da inserire: e alla fine abbiamo profuso un grande impegno. Nei primi tempi dei Satyricon, Satyr mi mostrava un sacco di materiale che aveva già scritto, a cui contribuivo con alcune idee.. e anche per questa release abbiamo passato ore a scambiarci idee a ottimizzare il nostro modo di lavorare insieme. Insomma cercare di liberare la creatività nel modo migliore.

 

Ogni canzone sembra un piccolo microcosmo unito da una speciale alchimia: "Blood Cracks Open The Ground" e "Burial Rite" sono esemplari da questo punto di vista. Tale arricchimento del sound è stato progettato con consapevolezza o è nato spontaneamente?

 

Questa è una buona osservazione e una buona domanda. Uno degli elementi chiave del songwriting è che l'album dovrebbe essere visto come un insieme e non come una compilation di canzoni. Una delle cose che avevamo in mente con i brani che hai citato era creare dinamiche inedite all'interno del contesto musicale dell'album; una porzione di aggressività in combinazione con momenti atmosferici e melanconici. Ciò ha permesso di rafforzare le emozioni generali e rendere le cose più palpabili. L'album dovrebbe essere visto e sperimentato come un viaggio; quando si scrivono canzoni, è importante pensare dove ciascuna di essa si inserisca all'interno dell'album nel suo complesso. A volte durante la registrazione delle voci ci si siede la mattina su un divano nella parte posteriore dello studio e si ascolta l'album nella sua interezza come appassionati di musica. Perché siamo strettamente coinvolti in tanti aspetti del processo di registrazione, ci circondiamo di ingegneri del suono qualificati e li incoraggiamo a dare la loro opinione sulle cose. Per essere efficaci bisogna circondarsi di persone che conoscono ciò che stanno facendo e hanno una prospettiva o visione diversa delle cose. Quindi sì, direi che la progettualità nella realizzazione di un buon disco sia fondamentale: nulla deve essere lasciato al caso.

 

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Il grande lavoro che si cela dietro gli strumenti è innegabile, un clangore in grado di produrre melodie oscure e una lenta discesa negli abissi. Invece dell'aggressività e della potenza, viene privilegiato un sound maggiormente atmosferico. "Midnight Serpent" e "Ghost In Rome" sono la sublimazione di quest'approccio. È il vostro album più spirituale?

 

Assolutamente sì, ma in senso musicale oltre che interiore. La mia sensazione è stata questa: volevamo ricreare una sorta di Zeitgeist, una scintilla in modo da connetterci con il passato e con le nostre radici e non perdere mai il contatto con esse. In qualche modo sembra che ai più giovani con cui parlo manchi la connessione a quel particolare spirito. Desiderano portarlo nella propria musica se capita loro di essere musicisti, ma non capiscono in realtà di cosa si tratta. Un modo vitale sarebbe quello di cercare di creare un nuovo tipo di spirito, qualcosa che spinga più avanti il genere e lo porti in un luogo che nessuno della nostra generazione potrebbe prevedere o capire. Il black metal è un genere molto creativo per sua natura e non funziona se ristagna troppo e direi che c'è al momento un eccessivo impaludamento. Dove sono i rivoluzionari? Finito l'ascolto dei vecchi classici ogni volta torno ad ascoltare il black metal delle origini perché non c'è niente che lo batta nella densità dell'atmosfera o della sporcizia.

 

Il titolo richiama un verso del Salmo 42. C'è una ragione particolare dietro questa scelta?

 

Sì. È l'abisso in cui ci siamo immersi per comporre. Possiamo considerarlo come un cammino interiore verso la profondità del nostro essere, pensarlo come quel livello della nostra vita dove si compiono le esperienze più profonde dell'esistenza: un affacciarsi a una realtà che trapassa la nostra stessa morte. Il vero senso dei brani è questo.

 

L'artwork è un omaggio a un dipinto di Edvard Munch del 1898. Si può dire che il disco è fascinosamente ambiguo come il bacio della morte?

 

Beh sì, del resto lo abbiamo scelto non a caso. Innanzitutto è un omaggio alla nostra terra, dal momento che Munch è stato un grande pittore norvegese dell'inquietudine e dell'angoscia. Ma è stata anche una scelta determinata dal bianco e nero che domina il dipinto e dalla morbosità stessa del soggetto: elementi che si sposano alla perfezione al mood generale dell'album. Ecco, la definirei una preferenza coloristica.

 

Dopo undici anni siete tornati a lavorare in studio con Mike Fraser: Il feeling, già evidente in "Now, Diabolical", è rimasto lo stesso?

 

Sì con Mike abbiamo sempre avuto una grande consonanza. Volevamo avere strutture aritmiche molto definite e chiare e che il nostro album fosse organico ed energico. E quindi abbiamo scelto di renderlo più complesso nelle strutture rispetto agli ultimi lavori. Desideravamo che l'oscurità fluisse direttamente verso l'ascoltatore. Penso che siamo riusciti molto bene in questo. È un organismo vivente, unico in qualche modo. La maggior parte delle canzoni sono state create con alcune strutture stabili sin dall'inizio, avevamo in testa alcuni temi, cercando di combinarli tra loro per vedere cosa funzionava e cosa no... Avevamo molte idee diverse nella sala prove, abbiamo registrato, le abbiamo ascoltate. E Mike ci è stato di grandissimo aiuto.

 

Eccetto che agli inizi di carriera, l'intervallo tra un album e l'altro è stato di circa quattro anni. Credi che questa scelta sia una condizione essenziale per produrre buoni dischi?

 

Ci sono molte ragioni per queste pause, ma la cosa più importante è che siamo arrivati a un punto come band in cui cominciamo a chiederci cosa effettivamente è meglio fare. Mi è piaciuto realizzare musica e, come band, siamo privi di compromessi: nessuno osava mai dirci cosa fare musicalmente, ma per un periodo l'unica cosa che eseguivamo era viaggiare da un aereo all'altro. Non abbiamo mai voluto farlo in realtà. Certo, ci piace suonare live e i concerti sono una parte importante, ma non ho mai sognato di passare la mia vita sul retro di un tour bus. Fondammo inizialmente la band perché volevamo solo scrivere canzoni. Altre cose che abbiamo cominciato a notare erano che piccole cose che sarebbero normalmente piccoli disaccordi diventavano grandi discussioni. Era l'usura delle persone. Come band abbiamo deciso di prendere delle pause anche in studio, prima che arrivassimo a un momento in cui saremmo stati costretti improvvisamente a bloccarci. Ed è proprio durante queste pause che preferiamo comporre, avere il tempo, riflettere, altrimenti diventeremmo la nostra fotocopia.

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I Satyricon da sempre hanno cercato di sperimentare. Pensi che la definizione di band black metal sia ormai limitante?

 

Questo è vero: stiamo pensando da un po' di tempo a noi stessi. È vero quello che stai dicendo, e io stesso ho dichiarato ciò in alcune interviste. Era tanto importante per noi allontanarsi durante gli esordi da una linea eccessivamente melodica e armonica e credo che sia stato molto corretto fare quello che abbiamo fatto con i nostri primi album, portando nel genere musicale una nuova dimensione, tra melodie medievali e atmosfera nordica. È stato interessante e ha contribuito a sviluppare la scena. Ma abbiamo sempre mantenuto la nostra musica su un livello ancora molto oscuro. Quando abbiamo incorporato ulteriori melodie e aggiunto sintetizzatori e strumenti tradizionali lo abbiamo sempre fatto perché volevamo raggiungere qualcosa di specifico, coscientemente e  con cura e non ci siamo mai lasciati dominare completamente dalla nostra musica. Purtroppo molti hanno preso da noi gli aspetti non tradizionali di quello che abbiamo costruito e si sono concentrati solo su questo, più o meno dimenticandosi di trascinare le tenebre che erano a fondamento del genere. Quindi, molte delle band all'epoca hanno creato la propria musica su ciò che non appartiene alla sostanza principale. Perso l'elemento centrale, tutto suonava molto artificiale, mancava di sostanza, la materia era divenuta troppo leggera, troppo morbida, troppo pomposa e troppo melodica: una direzione sbagliata. Quindi ci è sembrato giusto cercare di condurre le cose su un percorso diverso. Se avessero continuato con quell'approccio, i Satyricon sarebbero più o meno finiti, era giunto il momento per noi di cercare nuovi territori musicali: certo rimaniamo sempre black metal nello spirito e negli aspetti principali, tuttavia sperimentare penso sia fondamentale per rimanere in vita.

 

Uno sguardo al passato. Il black metal è stato una rivoluzione non solo nella scena estrema, ma anche nella musica in generale. Come ti senti a esserne stato uno dei protagonisti?

 

Beh è stata una sorta di missione. Soprattutto ha a che fare con il nostro gusto musicale. Sia a Satyr che a me piace il classico black metal degli anni '80 e siamo grandi fan di quelle band che hanno creato e definito il genere: sto parlando di Venom, Bathory e Celtic Frost. Hanno creato il black metal e gli hanno dato una definizione e una forma musicale. E hanno basato la loro musica su una versione molto sporca ed estrema della musica rock 'n' roll. D'altra parte, c'è anche il fatto che il black metal si è spostato così tanto dalle radici negli elementi che sono stati inseriti - come sintetizzatori, voci femminili, armonie, melodie, tutto questa roba pomposa - che ciò ha più o meno iniziato a dominare l'intero genere black metal. Tutto ciò che è collegato all'espressione musicale originale e alla sua sostanza nera che lo rende effettivamente ciò che è, più o meno è stato spinto sullo sfondo. E questo non a ragione. Volevamo quindi tracciare una strada, guidare, dare un ricordo, evidenziare da dove siamo venuti e mostrare una direzione più sana per tutta la scena. Il nostro black metal è più vicino alla filosofia di Bathory e Celtic Frost che a determinate band più importanti della seconda metà degli anni '90. Ci consideriamo un appendice creativa delle origini.

 

Progetti futuri con i 1349?

 

Stiamo lavorando sul prossimo album: ovviamente è tutto top secret, ma posso dire che sarà carico e intenso, nel classico stile 1349.

 

Quali sono le differenze tra i 1349 e i Satyricon per quanto concerne il modo di lavorare?

 

Sono due mondi diversi: opero in modi differenti nelle due band. Forse faccio un lavoro più creativo nei 1349. Nei Satyricon, non sono realmente parte del processo di scrittura delle canzoni perché abbiamo Satyr che si dà molto da fare. Credo sia un modello diverso di lavoro di squadra nei 1349, in cui c'è piena intensità con costanti eruzioni vulcaniche. È davvero un caos musicale che mi piace molto. D'altra parte, i Satyricon hanno un approccio molto diverso alla scrittura e all'esecuzione della musica. Analizziamo e valutiamo tutto il tempo, cerchiamo di avere un livello di coscienza molto elevato e di sfidarci per ottenere i migliori risultati, andare un po' più avanti e imparare qualcosa di nuovo e questo è fantastico.

 

Sarete protagonisti di un lungo tour mondiale in cui toccherete anche l'Italia il 7 ottobre a Bologna. Cosa ti aspetti da questa lunga serie di date? Un affetto immutato?

 

Sì inizieremo da Amburgo, toccando le principali città europee e mondiali, compresa l'Italia. Ci aspettiamo ovviamente ottime risposte, e da voi altrettanto: calerà una magica ombra quella sera sulle vostre terre.

 

Grazie mille per l'intervista. Un messaggio ai vostri fan e ai nostri lettori?

 

Un grande saluto a tutti e ringrazio SpazioRock per lo spazio concesso ai Satyricon. Ci vediamo on stage!




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