Foredawn (Irene Franco, Mattia Stilo, Riccardo Picchi, Ivan Franco)
Esce oggi l'omonimo album di debutto dei Foredawn, giovane band italiana. Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare la band, che ci ha raccontato com'è nato il progetto, le aspettative per il release party di domani al Legend Club di Milano e molto altro.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 23/03/18

Ciao ragazzi! Benvenuti su SpazioRock!

 

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Iniziamo con una domanda basilare: quali sono per voi le caratteristiche che deve avere la band metal perfetta? E voi pensate di averle?

 

Irene: Non sappiamo bene quali possano essere le caratteristiche in grado di rendere "perfetto" qualcosa, soprattutto se vogliamo partire dal presupposto che la perfezione è un'utopia! Di solito ci affidiamo al cuore... Di qualunque genere si parli, una band deve avere principalmente passione, fiducia nelle proprie capacità, obbiettivi comuni, buone idee di partenza e voglia di fare, crescere e migliorare. Non siamo perfetti, sappiamo di dover lavorare ancora tanto, per poter dare il meglio di noi stessi, ma queste caratteristiche ci rappresentano in pieno, il che può essere considerato un buon punto di partenza.

 

Potete raccontarci come e quando è nato questo progetto?

 

Irene: La nostra storia è alquanto travagliata... Per farla breve, nasciamo un anno fa e possiamo considerarci un'evoluzione di un progetto precedente. Ivan suonava con noi come turnista, noi altri stavamo lavorando all'album, ma, per motivi che non dipendevano da noi, le cose non andarono bene; eravamo scoraggiati e stavamo per mollare. Quando arrivò il momento di decidere cosa fare, decidemmo di proseguire con Ivan come membro effettivo, ricominciando da zero. Fu così che nacquero i Foredawn.

 

In precedenza avete suonato tutti in altri progetti. Quanto e come hanno contribuito le passate esperienze al sound dei "Foredawn"?

 

Irene: Per quanto riguarda me, ho sempre vissuto esperienze diversissime da questa, che mi hanno permesso di fare esperienza e maturare ma che non hanno influito particolarmente nel mio lavoro con i Foredawn. Penso di essere cresciuta maggiormente con lo studio individuale, ho ascoltato e cantato tante cose diverse e ho cercato sempre di assorbire il più possibile! Forse, le influenze date dai progetti precedenti sono maggiormente percettibili nel suono delle chitarre ma, in ogni caso, sappiamo di essere musicisti diversissimi, motivo per il quale probabilmente il sound è dato più dal mix di generi che abbiamo creato.

 

Ci sono invece altre band a cui vi siete ispirati per raggiungere questo risultato?

 

Irene: Scrivendo le nostre canzoni, non abbiamo mai pensato molto a quanto siano state di ispirazione altre band o artisti, anche se ci siamo resi conto che, inevitabilmente, i nostri ascolti influenzano ciò che facciamo. Giusto per citarne qualcuno, posso dirti Killswitch Engage, Alter Bridge, In This Moment, Godsmack, Disturbed... E ce ne sarebbero ancora tanti altri!

 

Come avete dichiarato in precedenza, nelle vostre canzoni è molto importante il dualismo luce-buio all'interno di ognuno di noi. Questi temi sono autobiografici o siete stati ispirati anche da altro?

 

Irene: Quando scrivo, sono molto condizionata dalle esperienze che mi coinvolgono in prima persona. Allo stesso tempo, sono un'ottima osservatrice e cerco di cogliere tutti gli spunti possibili. Il dualismo di cui parli è il tema fondamentale che si ripropone in ogni canzone; esiste luce e ombra in ognuno di noi, in ogni esperienza che viviamo e potenzialmente in ogni situazione o cosa che ci circonda. Quello che mi chiedo ogni giorno è: cosa decidi di vedere? Come intendi affrontare tutto questo?
Sarebbe bello se chi ascolta, riuscisse a porsi le stesse domande per poi dire a se stesso: "Fai del tuo meglio e ottieni ciò che vuoi".

 

foredawnband 

 

A proposito di questo, secondo voi quanto è importante la musica per ritrovare la luce in fondo al tunnel?

 

Mattia: Personalmente, credo che la musica sia fonte di vita e salvezza. Mi ha aiutato in svariati momenti, dandomi coraggio e voglia di affrontare le difficoltà. Sta ad ognuno di noi capire il momento esatto in cui è utile ma credo non ci sia un tempo preciso. Sempre, ovunque e di qualsiasi natura sia il problema.

 

L'ultimo brano dell'album è una cover di "You Spin Me Round" dei Dead Or Alive. Come mai avete deciso di chiudere il disco in questo modo? Come è nata l'idea?

 

Mattia: L'idea è nata da me. Da ragazzino, ho amato la dance anni '80 (sì, lo so... Non una cosa di cui vantarsi...) e "You Spin Me Round" è sempre stata tra le mie preferite. Quando iniziai ad approcciarmi al mio strumento, la chitarra, mi promisi che un giorno l'avrei riarrangiata. La proposi, ed ora potete ascoltarla nel nostro album.

 

In Italia purtroppo non è facile emergere suonando il vostro genere. C'è stato un momento in cui eravate così delusi da rischiare di mollare il progetto?

 

Riccardo: Ci sono stati molti episodi nei quali abbiamo riscontrato delle difficoltà ma non per colpa del genere che facciamo. Sappiamo che in Italia non ha molta risonanza ma il genere è quello che abbiamo scelto e sarà molto difficile poterci fermare.

 

Ivan: La delusione non c'entra poiché ovunque non è facile emergere; nel mondo della musica, oggi, va avanti quasi sempre solo chi ha le giuste risorse economiche, le band emergenti come la nostra sono facilmente sostituibili. Si è a rischio, in continuazione. Personalmente, non ho mai pensato di mollare il progetto ma, contemporaneamente, sono consapevole del fatto che la musica ha un futuro molto incerto. La vera domanda è: saremo, un giorno, costretti a mollare tutto solo per non avere avuto la possibilità di andare avanti?

 

E invece quando avete capito che c'era speranza?

 

Irene: La speranza l'abbiamo trovata sempre facendoci forza l'un l'altro. Ci vogliamo bene, siamo una famiglia e tutte le difficoltà non hanno fatto altro che renderci un gruppo più forte e unito.

 

Se vi proponessero di salire sul palco con un musicista di vostra scelta chi scegliereste? Per quale motivo?


Ricardo: Surprise: il folle Jerry Lee Lewis! Principalmente perché è uno dei padri del rock'n'roll e poi perché "violentava", letteralmente il suo strumento.

 

Ivan: Dovete sapere che, oltre ad essere batterista, suono e amo particolarmente l'ukulele o, come la chiamo io, la "chitarrina dell'amore". Ebbene, il mio sogno è una collaborazione con Eddie Vedder. Non importa in che modo. Sarebbe la realizzazione di un qualcosa di epico per me, oltre che un'esperienza emozionante ed indimenticabile a livello personale poiché si tratta di una persona, oltre che artista, che ammiro e stimo molto.

 

foredawnirenefranco

 

Personalmente trovo che per una band emergente sia molto importante l'impatto live dei brani e le performance sul palco. Come la pensate a riguardo?

 

Mattia: E' fondamentale, l'impatto live. Sia per il suono che per la performance. In studio si fanno miracoli, a volte, ma se sul palco non sei all'altezza, decade tutto. Le vere band lavorano in studio, ma sudano live!

 

Ivan: Nessun tipo d'impatto trasmette emozioni quanto quello live. Sfortunatamente c'è sempre meno gente interessata a questo tipo di cose. Spesso si preferisce la vecchia scuola, ovvero una tribute band di "pinco pallino" piuttosto che a nuovi sound e in generale nuove band.

 

A proposito di show, sabato 24 suonerete al Legend Club di Milano per il release party di "Foredawn". Siete pronti? Che sensazioni avete a riguardo?

 

Riccardo: Personalmente sono abbastanza agitato anche perché è più di un anno che non calco il palco. Nonostante ciò, non vedo l'ora di riassaporare quell'adrenalina.

 

Ivan: No, non so ancora cosa indossare [ride, NdR]. E ci tengo molto a queste cose! Sensazioni per il momento positive ma preferisco guardare con i miei occhi prima di dire qualsiasi cosa.

 

Irene: Cosa ve lo dico a fare? Ci prepariamo da tanto, per questo attesissimo momento ma io sono l'ansia fatta persona e non sarò tranquilla finché non sarò su quel palco!

 

Cosa potete dirci del futuro? Ci sarà un tour?

 

Irene: Sicuramente, l'intenzione è quella di promuovere al meglio il nostro album. Suoneremo per certo in Italia e stiamo lavorando per delle date all'estero... E poi chissà... Magari un secondo album!

 

Invece qual è il concerto che avete visto da spettatori e che vi ha cambiato la vita?

 

Mattia: Senza alcun dubbio il concerto di Roger Waters. Il tour di The Wall, riportato in giro dopo molti anni. STRATOMEGAIPER... e anche di più.

 

Ivan: Slash e Myles Kennedy nel luglio del 2011, a Roma. Fu il mio primo concerto (da spettatore) in assoluto ed ha cambiato completamente la mia visione della musica e del mio ruolo in essa.

 

Questa era l'ultima domanda, grazie mille per il vostro tempo! Volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?

 

Grazie a tutti, continuate sempre a sostenere l'underground, se volete che la musica abbia un futuro! E... speriamo che vogliate unirvi alla famiglia dei Foredawn!




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