Folkstone (Lore)
Ci troviamo nel caotico backstage del Fosch Fest poco prima dello show dei Folkstone, che tornano sul palco bergamasco dopo quattro anni di assenza. Lore ci concede qualche minuto per parlarci della sua band. Ecco cosa ci ha raccontato.
Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 14/08/16

Intervista a cura di Giulia Franceschini e Cristina Cannata

 

Com'è tornare al Fosch Fest dopo qualche anno? Avete assistito alla nascita di questo festival e ne siete stati parte attiva anche dal punto di vista organizzativo all'inizio.

 

Praticamente il Fosch è stata un'idea dei Folkstone, è nato proprio da una mia idea. Ai tempi fui io a parlare con Sergio. In questo piazzale facevano una festa della birra con le classiche cover band di Vasco e Ligabue, e non andava tanto. E all'epoca lui mi chiese - ti parlo del 2009 - come si potesse migliorare la festa. La mia risposta è stata di far suonare band che proponevano materiale originale e spingere sull'underground. Chiamando qualche nome, gli dissi, sarebbe venuto fuori un grande festival. All'inizio, essendo nell'organizzazione, eravamo praticamente fissi. Appena abbiamo visto che il festival aveva preso vita propria ci siamo staccati e per quattro anni non siamo venuti. Ci sembrava giusto lasciare spazio alle altre band, non mi sembrava bello essere nell'organizzazione e suonare sempre. Quest'anno Sergio ha insistito perché tornassimo, e noi l'abbiamo fatto con piacere. È sempre bello tornare qua. È diventato un festival della Madonna. Sono contentissimo.
Questo è il posto in cui abbiamo suonato per la prima volta come spalla ad una band che faceva cover. Abbiamo aperto la serata, era il 2008. E guarda ora cosa è diventato.

 

In questo tour vi rivedremo suonare in acustico, situazione di natura davvero diversa dai live a cui siamo più abituati. Cosa vi piace dei set acustici e perché dopo anni ci tenete ancora ad esibirvi anche in questa veste?

 

Ci piace perché è una musica da strada e a noi piace un sacco fare musica così alla cazzo, avere contatto con il pubblico, non avere nessun tipo di filtro, porci sullo stesso piano. È molto diverso. Quando suoni all'angolo della strada la cornamusa e un tamburo e devi far divertire le persone è molto diverso rispetto ad una situazione in cui hai un palco grande, una scenografia, le luci. Lì sei tu e il tuo strumento, e devi comunque coinvolgere le persone. Noi ci divertiamo. Ci piace mantenere il contatto anche con questa dimensione, che è una dimensione che abbiamo esplorato in tutta Italia. Noi siamo nati così, facendo i buffoni sulla strada, poi abbiamo portato questa cosa sopra al palco, ma non è cambiato tanto. Ci piace tanto anche prendere per il culo noi stessi. Quando sei in strada è così, è un gioco. Esce tutta l'autoironia, ci piace questa dimensione. Quando vedo le persone che si prendono troppo sul serio... Non è mai buon senso.

 

Tra le varie influenze della vostra musica c'è anche la musica orientale. Come ci siete arrivati?

 

La musica medievale è piena di riferimenti alla musica mediterranea. Le bombarde, lo stesso davul che usiamo negli spettacoli acustici sono strumenti che arrivano dalla Turchia, dal medioriente, poi sono stati importati con le crociate in Europa. È normale che ci sia un miscuglio. Poi noi siamo italiani, siamo in mezzo un po' a tutte le influenze. Il bouzouki, per esempio, è uno strumento greco, con influenze turche, è usato tantissimo anche in Turchia. Voglio fare una piccola parentesi. Sono stato ad Istanbul l'anno scorso. Ho visto suonare il bouzouki e il rock ad Istanbul. Porca puttana... Lo sentivo che c'era puzza di merda. E mi dispiace. Non c'entra un cazzo con l'intervista, lo so. Ma è una cosa che ho notato. Vedevo i ragazzi in giro con il chiodo, con la birra, con il giubbino con le toppe. È un peccato come sta andando il mondo, non mi piace per un cazzo. Dall'Inghilterra alla Turchia. Tutta questa divisione, frammentazione. Imporre i paletti, i confini, le differenze. Tra l'altro lo sapete che Andromeda risucchierà la Via Lattea? Uniamoci contro Andromeda. Basta dividerci tra di noi.

 

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Quindi state lavorando su nuovo materiale per un nuovo disco?

 

Abbiamo un sacco di idee. A settembre - spero che sia settembre, perché ogni volta che decidiamo un mese poi si riempie di date, quindi slitta al mese dopo... Spero che da ottobre per otto o nove mesi non si suoni più così mettiamo insieme tutte le idee. Ne abbiamo parecchie, ma serve anche il tempo per metterle insieme. Poi lavoriamo tutti, facciamo fatica a lavorare tutta settimana, suonare nel week end, e magari la sera trovarsi per mettere insieme le idee. Ci vuole un attimo di stop.

 

Negli ultimi due album sembra che abbiate un po' accantonato il vostro lato più goliardico. Manca magari una nuova "In Taberna". C'è qualche ragione?

 

Penso che sia stato un percorso naturale. Se non viene non viene. Quando ti metti a fare i pezzi non stai lì a dire "Devo fare un pezzo così". Vengono i pezzi che vengono. Forse il lato goliardico nei Folkstone rimane nell'acustico.

 

È un'attitudine che vi è rimasta anche sul palco.

 

Ma sul palco abbiamo un'attitudine quasi punk-hardcore non indifferente. Siamo un po' degli animali. Siamo stati criticati perché portiamo l'alcool sul palco. Ho sempre pensato che quando invito qualcuno a passare la serata con me, a scambiare quattro chiacchiere, ci si beve sempre una birra. Anche più di una. Ed è uguale ai nostri concerti, ho sempre la birretta. Fa parte della mia cultura.

 

Avete partecipato a due Spaziorock Night. Cosa ne pensate delle produzioni indipendenti?

 

Con me sfondi una porta aperta. Noi siamo completamente indipendenti, dalla A alla Z. Abbiamo la nostra casa discografica che è la Folkstone Records, ci gestiamo in tutto per tutto. Ha i suoi lati negativi. Devi farti un culo non indifferente, è faticoso, e soprattutto non hai i canali aperti che ha chi ha dietro qualcun altro. Anche la musica indipendente rock comunque ha il suo giro, parlo del classico giro indie che c'è in Italia. Noi facciamo metal, ma comunque suoniamo molto in giro per l'Italia. Vedo che comunque è tutto un circuito chiuso. Quindi se fai parte del giro indie, giri tutte le feste indie, se sei sotto le etichette tal dei tali, suoni in altri ambienti. Noi per fortuna siamo riusciti a ritagliarci il nostro spazio trasversale solo ed esclusivamente perché viene gente. Non è per fare lo sborone, è per dire che è difficile cazzo. Ci abbiamo messo dieci anni. Sono dieci anni che suoniamo. Facciamo un genere che magari è appetibile anche per chi non ascolta metal. Per un gruppo che fa solo metal essere indipendente è quasi impossibile, un suicidio. Sono il primo a riconoscerlo. È veramente difficile, ma chi ci riesce... Ben venga.

 

Ultima cosa. Il tradizionale saluto ai fan e ai nostri lettori.

 

Come sempre li ringrazio tantissimo. I ragazzi che ci seguono sono quelli che ci hanno permesso di essere indipendenti.




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