Finley (Pedro)

Tra i ricordi del passato ed un nuovo inizio, sancito dalle numerose date in arrivo dell' "Armstrong Live Tour", che toccherà tra Novembre e Dicembre Roma, Padova, Firenze e la loro casa, Legnano, i Finley dimostrano ai nuovi ed ai vecchi fan tutta la loro voglia di migliorarsi e voltare pagina. A fare loro da guida nel nuovo album, come ci ha raccontato Pedro, storica voce della band, è la figura dell'astronauta statunitense a cui è dedicato il tutto: "Armstrong", come il segno di un futuro che ritorna".

Articolo a cura di Paolo Spera - Pubblicata in data: 21/10/17
Ciao Pedro! Benvenuto ai microfoni di SpazioRock! Immagino che siate belli carichi per questo ritorno sulle scene... cosa vi aspettate da questa nuova fase della vostra comune avventura?

 

Non ci aspettiamo niente e ci aspettiamo tutto, è semplice! Abbiamo deciso di non prefissarci degli obiettivi. Quello che volevamo fare era qualcosa di onesto: mostrare quello che siamo noi oggi, quello che sono diventati i nostri gusti musicali e tradurli in un'idea interessante e inedita cercando di riproporci dopo diversi anni con un upgrade diverso. "Sempre Solo Noi" ha chiuso la prima decade del nostro percorso musicale, mentre con "Armstrong" inizia un nuovo percorso con un disco non di transizione ma in cui il cambiamento è avvenuto in maniera consapevole, netta e decisa.

 

Iniziamo subito con la domanda che ha a lungo tormentato tutti i ventenni di oggi: dove caspita eravate finiti?!

 

Dovrei chiederlo io se tutti continuano a farci questa domanda! (Ride, ndr.). Tramite i social, adesso, un fan può essere tranquillamente aggiornato su ogni aspetto della vita di ogni membro della band! Ad ogni modo, in questi anni ci siamo dati molto da fare non solo per quanto riguarda la lunga produzione di questo disco ma anche in radio e in TV. Abbiamo iniziato una vera e propria carriera radiofonica come speaker, per 3 anni con radio Kiss Kiss ed adesso con Radio Monte Carlo nel weekend con il nostro nuovo programma, "Complimenti per la Trasmissione". In televisione abbiamo invece lavorato per TV8 e Sky Sport. Contrariamente ad anni in cui eravamo sotto tutti i riflettori, oggi abbiamo una visibilità diversa che va a generare questa tipologia di domande da parte dei nostri vecchi fan.

 

E come ci si sente ad avere cresciuto una generazione, cioè la mia, con la vostra musica?

 

E' una sensazione bellissima, perché vuol dire aver rappresentato la colonna sonora dell'adolescenza di chiunque che non è solamente il periodo che più rimane nel cuore ma anche quello in cui i primi approcci con la musica si legano a dei ricordi straordinari ed irripetibili. Credo sia qualcosa di veramente incredibile che però spesso sottovalutiamo perché non pensiamo a quanto la musica possa avere un valore fondamentale nelle nostre vite.

 

Per tutto il 2000 avete dominato le classifiche nazionali, sperimentando addirittura un genere che in Italia probabilmente non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato per voi. C'è qualcosa che vi preoccupa nel mondo musicale odierno? Intendo qualcosa di diverso da quello del vostro debutto...

 

Beh, sono cambiate veramente tantissime cose. Sono passati 11 anni, ma ne sembrano passati 20, 30 per quanto riguarda la discografia. Rimpiango sicuramente la scomparsa dei dischi fisici dei vari singoli che uscivano e che rappresentavano una bella ed importante fetta della discografia e delle vendite. Oggi il digitale ha sicuramente un ruolo importante, soprattutto grazie alle piattaforme di streaming, ma ritengo che comprare un CD resti un segno importante nei confronti di una band perché significherebbe supportarla concretamente. Sicuramente però ciò che fa riflettere è il fatto che Internet oggi sia dominato da fenomeni che con la musica hanno ben poco a che fare, sconfinando nel trash a causa della loro tendenza verso l'esagerazione per cercare di attirare a sé qualche clic. Questa è una cosa che mi lascia abbastanza perplesso, perché si punta soltanto all'obiettivo e non alla qualità.

 

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Concentriamoci ora sul presente: il nuovo album, "Armstrong", si propone come "il segno di un futuro che ritorna". Quale è stato l'input principale alla radice della sua creazione?

 

Per noi, quella di Neil Armstrong è stata una figura molto importante per la realizzazione del nuovo album perché rappresenta un nuovo e diverso modo di guardare al futuro e quindi una rivoluzione nel nostro sound e nei testi. "Armstrong" è un album che si muove lungo due fili conduttori, quello dello Spazio, elemento presente in ogni traccia e quello dell'elettronica e dei sintetizzatori che costituiscono il tappeto sonoro su cui si muove il nostro album. Mentre prima l'elettronica era soltanto una parte d'arredo e quasi strutturale del nostro sound, adesso invece è quasi protagonista, esaltando a sua volta ogni singolo strumento.

 

Avete subito un forte cambio di genere. Da cosa deriva e quanto è stata condivisa e/o discussa tra voi questa scelta?

 

E' stata una bella guerra! Ci siamo scontrati e confrontati, ma siamo veramente soddisfatti di questa scelta e di questa evoluzione sonora. Inizialmente le idee per il nuovo album erano tutte diverse e contrastanti tra loro: tra chi voleva un cambiamento ancora più radicale chi voleva invece un vero e proprio ritorno alle origini. I feedback ricevuti dalla nostra fanbase ci hanno però confermato che questa è stata sicuramente la strada giusta da prendere. Al nostro fianco abbiamo persone stupende che credono in ciò che facciamo e rendono tutto migliore.

 

Non soltanto title-track ma brano d'apertura dell'album... un tale rilievo implica che ci sia un Armstrong dentro ciascuno di voi, o sbaglio?

 

Si, tutti noi siamo Armstrong! (Ride, ndr.). Ognuno di noi è mosso dalla curiosità di nuove esperienze e subisce inevitabilmente il fascino dell'ignoto che è sicuramente uno dei temi di questo disco, perché Armstrong rappresenta la nostra volontà di spingerci oltre i nostri limiti, portandoci a sviluppare completamente un nuovo tipo di musica.

 

Il vostro nuovo lavoro ha un sound veramente potente e denso e per certi versi è agli antipodi dei precedenti. Volendo entrare nel dettaglio... "La Fine Del Mondo" mi ha ricordato chi siete, mentre "7 Miliardi" mi ha stregato. Siete tornati in grande forma. Qual è il trucco?

 

Ecco il trucco: fare quello che ti piace ed alimentarti ogni giorno di nuova musica, nuovi input, cercando la bellezza in ciò in cui non avresti mai pensato di cercare. Questo ci ha permesso di aprire i nostri orizzonti non solo verso la musica. In "7 Miliardi" abbiamo cercato di mostrare questo! E' un brano che non ha punti deboli ed in ogni suo aspetto riesco a trovare della forza. E' un pezzo che ci emoziona e non vediamo l'ora di portarlo dal vivo.

 

Eppure noto che i testi hanno mantenuto una certa "giovinezza" da un punto di vista dei contenuti. La vostra vita non pare essere particolarmente cambiata tra feste, ragazzate, amori e sofferenze rispetto alla vostra gioventù. Raccontate semplicemente il vostro vissuto o vi ispirate anche al presente?

 

Certamente sono cambiate le modalità di espressioni e le chiavi di lettura dei nostri testi, ma non ciò che rappresentano per noi. Cerchiamo di vivere la nostra vita sempre allo stesso modo con tanta passione e voglia di fare musica, cercando sempre di non pensare negativamente. Ad esempio, "Keep Calm And Carry On", è nato in un periodo in cui abbiamo pensato di non farcela, ma abbiamo subito capito che era proprio in quel momento che dovevamo rimetterci in piedi.

 

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A breve ripartirete con l'attesissimo "Armstrong Live Tour" che toccherà molte città italiane tra cui Roma, Padova, Firenze e la vostra culla, Legnano. Chi vi aspettate di vedere tra il pubblico: i teenager cresciuti con la vostra musica o nuovi volti che possano apprezzare il vostro ritorno?

 

Su questo tour ci stiamo lavorando molto e ci siamo prefissati l'obiettivo di portare ai nostri concerti quante più persone possibili. Abbiamo l'impressione che sarà uno show che nessuno riuscirà a dimenticare facilmente perché i nuovi brani daranno la massima carica ad una scaletta già rodata negli anni. Sicuramente ci saranno tantissimi ragazzi cresciuti con la nostra musica, ma spero soprattutto di vedere quelle persone che hanno vissuto in maniera distratta la nostra carriera, che ricordano soltanto le classiche hit come "Diventerai una Star", "Fumo e Cenere" e "Adrenalina" e che magari resteranno impressionati nell'ascoltare i nuovi brani che sono sicuramente diversi dai precedenti.

 

Tra le tappe del vostro tour c'è anche quella di martedì 31 ottobre in cui, in occasione dell'"Halloween Party" suonerete a Cesena con i Vanilla Sky, altra band che ha contribuito a segnare un grande bel periodo. Che rapporto c'è tra di voi?

 

L'idea di ripartire da lì non è casuale perché rappresenta la nostra seconda casa ed in questi anni ci ha regalato emozioni incredibili. Siamo felici di suonare e dare il via al nostro tour proprio da lì assieme ai Vanilla Sky, che non rappresentano soltanto degli amici, ma anche il nostro punto di riferimento a livello sonoro durante i nostri primi dischi. Sicuramente una band che per noi ha rappresentato l'eccellenza del pop punk italiano.

 

Tornerete in radio alla fine del tour?

 

Certo che sì! Continueremo come stiamo già facendo nei weekend. Praticamente in quei giorni ci trasformiamo in supereroi: la mattina in radio e la sera sui palchi. Non potremmo essere più felici.

 

Prima di lasciarci vi lascio l'opportunità di lasciare un saluto a tutti i lettori di SpazioRock...

 

Beh, che dire: voglio ringraziare soprattutto voi per lo spazio che ci avete dedicato. Noi siamo una realtà indipendente, quindi coloro che possono amplificare il nostro segnale sono non solo degli amici ma anche dei complici per il nostro disco ed il nostro progetto. Quindi ringraziamo voi e soprattutto coloro che hanno letto questa intervista, che l'hanno condivisa e che ne apprezzeranno ogni nostra parola. Un saluto a tutti da Pedro dei Finley. Ciao!




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