Fink (Fink)
Un intenso viaggio nei meandri delle emozioni umane e della intima ricerca di se stessi. Fink fa di questo una personale missione. Il cantautore originario di Bristol sarà in Italia il 1 e il 2 novembre per due show unici a Milano e Roma. Due appuntamenti all'insegna della profondità in musica.
Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 30/10/17
Si ringrazia Cristina Cannata per la collaborazione
 
Ciao Fink e benvenuto sulle pagine di SpazioRock! Come stai? Non è passato poi molto dalla tua ultima visita in Italia ma siamo felici di riaverti nel nostro paese. A breve tornerai con un doppio appuntamento, uno a Milano il primo novembre e uno a Roma per il giorno successivo. Che ricordi hai degli show dello scorso anno? 

Tornare in Italia è sempre bellissimo! Hai detto bene, è passato poco da quando ho suonato lì per l'ultima volta. E' da qualche anno che suono nel vostro paese, ho tanti ricordi legati agli eventi promozionali, sessioni musicali su un tetto di Milano, Roma e le sue strade ventose. Il Quirinetta mi piace molto, una specie di seminterrato, molto underground, ed è stato davvero intenso lì. In realtà sono stato a Roma anche l'anno scorso per vedere suonare Bjork ed è stato davvero straordinario. 

Quanto è importante per un'artista come te riuscire a creare un'atmosfera calda ed intima con il proprio pubblico? Ti aiuta a instaurare e mantenere la relazione che cerchi, e vuoi, con i tuoi fan? 

Sì, decisamente. Creare il giusto ambiente, la giusta atmosfera è fondamentale. Sai, penso che sia necessario riuscire in qualche modo a replicare e ricreare l'intima relazione che la gente ha con la musica anche in sede live, quando sei sul palco. Devi semplicemente raggiungere il corretto equilibrio tra fare uno show grandioso per te stesso e farne uno altrettanto grandioso per la gente che ti ha portato lì e che è venuta a vederti. Si mettono in chiaro le cose già dal primo brano della setlist per poi andare avanti in quel modo. Si parte con una lunga e densa canzone in modo tale che ognuno in sala sia consapevole di cosa sta accadendo, di dove sia e di cosa sta vivendo. Si trattano di 90 minuti di musica, non 90 minuti di divertimento...

D'altronde, l'energia e l'adrenalina che scateni durante i tuoi concerti, il tuo modo di vivere l'esibizione sul palco, è qualcosa di unico. Tra quelli fatti finora, quale reputi sia stato il tuo show migliore, quello preferito? Perchè?

Oh mamma, ho fatto così tanti concerti... è una domanda a cui è impossibile rispondere! Ho fatto show davvero piccoli che si sono rivelati molto intensi, e show enormi dove potevi quasi toccare questa specie di spirito condiviso nell'aria. Penso che lo show con l'orchestra sinfonica sia stato molto speciale, ma non più speciale del concerto della scorsa notte... o di quello di domani sera.
 
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Il tuo ultimo lavoro in studio "Resurgam" è uscito giusto il mese scorso. Com'è stato accettato dai tuoi fan e da coloro che ti seguono? Pensi che abbia soddisfatto le loro aspettative? 

Sì, direi che la risposta è stata parecchio positiva ed è una cosa che mi rende davvero felice e fiero del lavoro che è stato fatto. Un sacco di giornalisti e fan si son sentiti quasi sollevati del fatto che non abbiamo preso una piega più pop e che abbiamo creato qualcosa di diverso. L'evoluzione raggiunta con "Resurgam" è uno stadio per il quale ci siamo adoperati parecchio, siamo ben orgogliosi di noi stessi per questo. Non vogliamo davvero fare sempre lo stesso album, lo stesso tipo di lavoro, tutte le volte. Vogliamo piuttosto continuare a fare dischi interessanti per noi e per chi ci ascolta, tappe di un percorso costellato di momenti indimenticabili e intensi. Personalmente, non abbiamo particolari aspettative sui nostri album, semplicemente amiamo farli, amiamo registrarli e portarli in tour. 

Se non sbaglio "Resurgam" è collegato ad un luogo a te caro. In che modo questo ti ha ispirato durante il processo compositivo e creativo dell'album? 

Sì, hai ragione... c'è un luogo particolare dietro questo album. Quando ho visto quella parola sul muro è stato come se mi fosse entrata dentro, per qualche strana ragione. Iniziare un nuovo album, un nuovo progetto, o una relazione o addirittura una giornata... spesso è come se stessi iniziando un nuovo movimento, un nuovo inizio. Ogni album, ad esempio, è decisamente come ricominciare daccapo. Deve essere l'inizio di una nuova arte e non reimpastare quello che tu e gli altri avete fatto prima. Quella parola ha risuonato dentro di me, e quindi anche nelle band, quando abbiamo pensato a che titolo dell'album avesse potuto risuonare le vibrazioni che conteneva l'intero lavoro...

In quest'album hai lavorato con Flood, un produttore veramente talentuoso e di successo. Come ti ha guidato nella creazione dell'album e come ha contribuito alla sua realizzazione? 

Lui è stato davvero molto onesto, ha semplicemente lasciato che noi fossimo genuinamente noi stessi, nient'altro che naturalmente noi, il meglio di noi. Ci ha spinti con tutte le sue forze a fare il miglior album possibile. Si è interessato completamente al lavoro, era pienamente coinvolto in ogni singolo step, in ogni cosa, in ogni nota e noi gli siamo stati e gli saremo sempre eternamente grati per averci dedicato così tanto tempo, aiuto e saggezza. 

Al giorno d'oggi siamo sopraffatti da immagini, suoni, pubblicità, persone e molto altro che ruota attorno alla quotidianeità. Il ruolo del songwriter riveste, così, un ruolo cruciale per riportarci alle nostre priorità, attraverso la musica e le parole. Secondo te, è davvero così? Come ti senti a essere rivestito di questo tipo di ruolo e, perchè no, di responsabilità? 

Sai, tendo a esplorare le diverse aree dello scrivere come se riguardassero le istantanee delle emozioni umane. Se la tua vita emotiva è una parte importante della tua stessa esistenza - e non è così per tutti - allora i songwriter possono trovare con te una connessione. Anche con tutto il background di fondo della vita moderna, ci sarà sempre una reazione e una connessione con le altre persone che sentono le cose nella stessa maniera in cui le senti tu, che le avvertono come le avverti tu. Fondamentalmente credo sia così.
 
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Tu vieni dall'Inghilterra ma vivi anche a Berlino. Due città fondamentali per il mondo della musica. Cosa ti danno, come artista, questi ambienti così diversi? Come influenzano la tua produzione e il tuo modo di essere? 

Certamente mi influenzano. E ciascuno lo fa in maniera totalmente diversa. Bristol, ad esempio, mi ha dato una bellissima scena musicale - Massive Attack, Portishead, Tricky, Roni Size. Sono stato e sono fiero di essere originario di quella città e di esserne stato coinvolto nella sua atmosfera e nel suo ambiente e, quindi, di averne fatto parte. Guarderò sempre a quella scena come fonte di ispirazione. La città ha delle vibrazioni davvero speciali e particolari. Ha una specie di atmosfera rilassata, che è fantastica per il tipo di musica che produco. Dall'altra parte Berlino è molto libera, apertissima a nuove idee e lontana dalla mania di giudicare. Trovo questo ambiente molto fresco di incredibile ispirazione.

C'era un'artista a cui avresti voluto somigliare quando hai iniziato la tua carriera o quando eri più giovane? 

Quando ero giovane no, non proprio. Forse Aphex. Adesso voglio solo essere me stesso, qualsiasi cosa questo voglia dire.

Grazie davvero per il tuo tempo, Fink. Ci vedremo i primi di novembre per i tuoi concerti. Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan e ai nostri lettori? 

Grazie a voi! Sì, ci vediamo in Italia prestissimo! Venite a vederci e, soprattutto, venite a salutarci! Vi aspettiamo! 
 
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