Etruschi From Lakota (Etruschi From Lakota)
"Giù la testa" è il terzo album degli Etruschi From Lakota e rappresenta un'evoluzione sia dal punto di vista delle sonorità, più taglienti e incisive, sia per le liriche, che toccano temi attuali e di forte impatto. La band è attualmente impegnata nel tour promozionale al nuovo album, a proposito del quale siamo curiosi di scoprire alcuni dettagli.
Articolo a cura di Matteo Poli - Pubblicata in data: 12/11/17

Ciao Etruschi e benvenuti su SpazioRock.it. Partiamo dalle novità ovvero il nuovo album "Giù La Testa", quasi tutto in italiano e un po' in inglese con anche incursioni dialettali ("Jimi"). Come si è sviluppato il processo creativo in questo lavoro?


Volevamo uscire dalle tematiche e dalle sonorità più "folk over the hills" per andare a parlare alla gente. Ci siamo ritrovati con l'attualità che ci circonda e l'abbiamo sperimentata in musica.

 

Il nuovo album (e uno dei brani) prende il titolo da un celebre film di Sergio Leone, forse il suo più schierato. Come mai "Giù La Testa"? Provocazione? Messaggio politico? Oppure ha a che fare con il vostro essere a metà tra USA e Toscana?


Il filone cinematografico è un'idea che stiamo portando avanti ormai per questione di semplicità di concetto. Utilizziamo un messaggio già chiaro per ampliarne i significati. Il film "Giù La Testa" parla di "rivoluzione", un concetto che oggi viene interpretato come un'idea all'antica per finti comunisti. Il concetto che volevamo trasmettere noi è un concetto che parte da un'idea di rivoluzione basata sui sentimenti dell'essere umano che tra paura ed incertezza cerca l'amore come spunto per il futuro. Possiamo dire che c'è un messaggio politico ma è evidente che non è il messaggio politico a cui la "nostra politica" vuole farci arrivare.

 

La copertina dell'album è un pugno nello stomaco: sono profughi su un barcone giusto? Come mai avete scelto proprio questa immagine?

 

La copertina del disco è stata fino all'ultimo il "tallone d'Achille" dell'album. Non siamo stati capaci di trovare un'immagine che ci andasse bene.  Abbiamo conosciuto Stefano Allisardi e gli abbiamo detto: prova tu. Alla fine la musica lo ha condotto a questa immagine che richiamo all'attualità di un'emergenza umanitaria che il mondo deve affrontare. Pensavamo che fosse la migliore perché rispecchia il clima del disco.

 

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"Eurocirco", il primo video singolo dell'album, è un pezzo di satira politica. Volete parlarcene? Vi considerate euroscettici?


Il brano scritto da Alessandro Antonacci è stata una sfuriata necessaria per far partire il disco. Su tutte le tematiche che abbiamo affrontato c'è stato un lavoro di analisi e accettazione della realtà. Il brano è forte per le figure che vengono descritte all'interno, delle immagini molto forti che si presentano nel calderone della politica europea. Lo scettico deve per forza migliorare la sua lettura delle cose se vuole evolvere il suo pensiero. Noi accettiamo l'Europa come scelta di "tutti" quando probabilmente di "tutti" non è.  Abbiamo voluto dedicare il video alle vittime del terrorismo, attentatori compresi.

 

Quali sono i vostri punti di riferimento musicali? Avete qualche "faro" in Italia o guardate piuttosto oltreoceano?


In Italia ci sono degli ottimi musicisti che abbiamo avuto modo di ascoltare e conoscere da Adriano Viterbini, ad Enrico Gabrielli, al nostro nuovo armonicista Tom Newton direttamente da Cuneo. Guardiamo ovunque. La musica si fa riconoscere e si fa scoprire quando trova affinità con chi la ascolta e oltreoceano ci sono delle avventure sonore che ci affascinano tanto. Aspettiamo il nuovo disco di Jack White comunque.

 

Ascoltando i vostri testi, mi è parso di percepire una certa sintonia tra il vostro stile e quello di altre band italiane. Una in particolare: gli Zen Circus. Sbaglio?


Il lavoro che facciamo noi è diverso. La nostra è una ricerca continua, abbiamo 5 autori diversi in "Giù la testa" oltre a Dario Canal (Cantante della band) abbiamo: Alessandro Antonacci, Eugenio Rodondi, Alino e Stefano Iozzi.  Le affinità che ci possono essere rendono merito al lavoro che facciamo e il lavoro ormai "storico" di Appino e gli Zen ma crediamo che l'avere "più menti" a lavoro sulle parole possa far nascere quello spirito di partecipazione che rende grandi le idee, vogliamo diversificarci per far provare questa esperienza a chi di parole ne ha spese forse troppe o forse troppo poche.

 

La maggior parte delle vostre canzoni è sarcastica e affronta temi seri. Ma a volte vi permettete un poco di frivolezza, come in "Coito Ergo Sum" e "Jimi". Come si conciliano questi contrasti?


Frivolo è sbagliato, diciamo che la toscanità ci dà questa enorme capacità di mettere un sorriso dove meno te lo aspetti.

 

Dal testo di "Stivale" sembra che voi siate critici verso il materialismo della società attuale. Che rapporto avete con la religione e la spiritualità?


Lo Stivale vuole parlare dell'immigrazione e prendere per il culo quelli che nel 2017 non riescono a concepirla. Il materialismo delle persone sotto casa, spaventa l'uomo bianco che si fa corrompere le idee da chi vuole che tra le persone non ci sia unità e immedesimazione. La religione deve essere una scelta propria, personale. La religione per noi è credere in se stessi per cominciare.

 

Vi sappiamo particolarmente impegnati anche dal vivo fino alla data del 13 gennaio a Trento. Quali sono le due tracce per cui avete riscosso maggior successo in sede live finora?


"Quando vedo te" (dal nuovo disco) fa arrossire un sacco di ragazze, mentre le altre canzoni unite a le nuove stanno trasformando il live in una prova fisica dove il pubblico è il primo ad esserne spettatore e vittima.


Avete qualche aneddoto divertente da raccontarci occorso in tour?


Ti svegli con calma. La serata prima è andata bene, hai bevuto le tue birre, hai conosciuto qualche ragazza ecc... Decidi di andare a pranzo in un posticino consigliato dai ragazzi dell'organizzazione della sera prima e ti ritrovi in questo posto fighissimo dove sai che spenderai ma ci vuoi mangiare lo stesso.Sei alla seconda data di fila. Ne hai un'altra da fare. Ma è come se te ne scordassi. Pensi solo al cibo, alle melanzane fritte, agli agnolotti al ragù e non guardi l'orologio. Poi ci ragioni e qualcuno salta fuori dicendo: Ma a che ora è il soundcheck? Eravamo a due ore di distanza dalla data successiva. Eravamo i primi a provare i suoni. Ma avevamo ordinato gli antipasti. Tutto di corsa, saltiamo sul furgone e siamo già in viaggio. Con noi delle squisite melanzane fritte ed insalata e un vitello tonnè degno della carne Piemontese.

 

Noi di SpazioRock vi facciamo un enorme in bocca al lupo! Prima di salutarci, volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?


La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra.  (citazione dal Libretto Rosso di Mao Tze Tung, N.d.R.)




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