Elvenking (Aydan)
"Secrets of the Magick Grimoire", uscito con la storica partner di sempre, AFM, è il nuovo studio album degli Elvenking. La band friulana ha ormai varcato da tempo le porte della scena europea e internazionale con una serie di conferme in studio che ne hanno consolidato sound e popolarità. In attesa del loro tour italiano, che partirà il 15 dicembre dal Colony di Brescia, ci siamo fatti una bella chiacchierata con Aydan chitarrista e colonna portante del gruppo.
Articolo a cura di Marco Migliorelli - Pubblicata in data: 17/11/17

Caro Aydan è un piacere ritrovarti ancora una volta e poter parlare della vostra musica.

 

E' un piacere mio.

 

Dai tempi dell'ottimo "Pagan Manifesto", c'è stato un cambio alle pelli. Symohn era un batterista molto tecnico, con formazione jazz, cosa ci racconti di Lancs -già alle prese con delle belle intro di batteria dal suono molto caldo e avvolgente-, non proprio un estraneo visto che proviene dagli Hell in the Club?

 

Symohn è un musicista eccezionale; senza dubbio uno dei migliori batteristi in Italia e non solo. Ma è appunto un grande batterista con moltissime influenze. A noi serviva un qualcuno che sapesse adattarsi alla nostra musica e alla nostra filosofia, dove nessun singolo ha necessità di mettersi in mostra sul suo suonato ma dove tutto è al servizio del nome della band. Non abbiamo nessun interesse a mostrare particolare capacità tecniche o personali. Lancs è stato tirato dentro un vortice terribile, povero lui! Abbiamo preso la decisione del cambio di batterista a sole due settimane dal tour Europeo da headliner che abbiamo fatto in aprile, e Lancs era a nostro avviso uno dei pochi in grado di impararsi un'ora e mezza di scaletta in pochissimo tempo e di essere in grado di affrontarla con una sola prova insieme. Sfortuna voleva che nelle 2 settimane a disposizione lui fosse in tour con i DGM, per cui ha studiato ed imparato le canzoni sul tourbus. Il risultato è comunque stato incredibile. Una volta terminato il tour gli abbiamo comunicato "Bene , concluso questo adesso abbiamo un'altra richiesta per te: fra una settimana dobbiamo entrare in studio per registrare il nuovo album. Te la sentiresti?" La sua risposta è stata "Voi siete pazzi..."

 

Secrets of the Magick Grimoire si presenta in primis con una cover dal forte potere magico-evocativo. Allude ad un elemento fiabesco che ha sempre caratterizzato i vostri album. Raccontami di questa figura ed in che mondo si appresta ad introdurci.

 

E' una figura mistica, una strega, una evocatrice e anche uno spirito divinizzato (Cernunnos) , che maneggia il Grimorio Magico con incise le rune della band.

 

Potremmo dire che la simbologia dell'artwork suggerisce un filo conduttore per l'intero album?

 

Assolutamente si. Cerchiamo sempre di aver un diretto filo conduttore tra quella che è la nostra musica e tutto l'aspetto visuale dell'album, dalla copertina, alle foto, al make up. E' tutto parte dello stesso concept. Quando lavoriamo con un artista per le nostre copertine vogliamo sia in perfetta sintonia con quelli che sono i contenuti degli album e con quello che vogliamo essa rappresenti. Devi capire cosa deve rappresentare visivamente, ben oltre un semplice disegno.

 

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Come è venuto su questo disco, on the road, durante una lunga pausa, in modo frammentario... e a quali momenti è legato?

 

Dopo una lunga lunghissima pausa. La più lunga che abbiamo fatto. Il timore di prendere in mano ed affrontare il songwriting del successore di "The Pagan Manifesto" era tanta e fino al momento in cui ci siamo sentiti realmente pronti per dare un successore a quell'album ci siamo presi tutto il tempo di allontanarci dalla nostra stessa musica.

 

Appena ho iniziato ad ascoltare l'album mi ha colpito immediatamente l'irruenza della opener, "Invoking the Woodland Spirit". Irruenza dovuta non poco alla voce di Damnagoras. C'è dell'altro però: potenti orchestrazioni, sovraincisioni, cori. Direi più che in the "Pagan Manifesto". "The Wolves Will Be Howling Your Name" non ne è l'unico fulgido esempio...

 

Considero "Secrets..." un album molto più orchestrato e stratificato rispetto a "The Pagan Manifesto". Sicuramente il livello di epicità è ancora superiore rispetto all'album precedente.

 

Facciamo i nomi: Jonny Maudling, Bal Sagoth. Il riferimento più schietto ad un certo tipo di musica estrema che, seppur estremamente distillato, dona qualche pennellata scura ad alcune vostre canzoni. Come siete arrivati a lui e quanto ha avuto peso il suo contributo?

 

Sia Damna che io siamo fan dei Bal-Sagoth da ragazzini. Tuttavia la scintilla è scattata quando ho ascoltato, e successivamente vissuto in pieno, un album molto particolare dei My Dying Bride chiamato "Evinta" dove Jonny Maulding aveva completamente riscritto e riarrangiato vecchie songs dei maestri del doom in chiave pianistica e orchestrale. Un album molto difficile per il palato medio dell'ascoltatore metal ma a mio avviso assolutamente di una grandezza compositiva superiore e di un gusto eccelso. Ascoltando tutto il romanticismo di quell'album ho pensato che se mai avremmo fatto un altro album come Elvenking avrei voluto che Jonny potesse lavorare sugli arrangiamenti orchestrali e pianistici di alcune canzoni. L'abbiamo contattato e da li una collaborazione per un paio di canzoni si è estesa praticamente a quasi tutto l'album. Il risultato a mio avviso è incredibile.

 

Mi sembra il più chiaro, seppur tenue, filo conduttore fra "The Scythe" e quanto componete oggigiorno.

 

Sicuramente c'è un filo conduttore in tutti i nostri album, anche quelli più sperimentali. Da "The Scythe" sicuramente tutte le influenze death metal possono essere ritrovate su "Secrets of the Magick Grimoire" e credo in maniera ancora più estrema, con alcuni riferimenti a certe sonorità black metal. Di sicuro mentre "The Scythe" era figlio dei primi anni 2000 con alcune influenze elettroniche che oggigiorno vedo un po' stridenti con la nostra musica, tutti i riferimenti di "Secrets..." sono invece ben legati agli anni '90 e ai grandi album di quel periodo.

 

Avete rilasciato due singoli. "Draugen's Maelstrom" è, come "Elvenlegions", un brano diretto, istintivamente da palco, l'equivalente della canzone "da radio" mentre "The Horned Ghost and the Sorcerer" è una canzone già più complessa. Cosa manca ancora e cosa hai scoperto di nuovo (o hai ritrovato) nella musica degli Elvenking con questo nuovo album?

 

Credo che ci sia molto di più di quanto può mostrare una singola canzone. E' impossibile riassumere l'album con una o due canzoni, per cui la scelta dei singoli è stata puramente istintiva. Mi piace valutare l'album come un'unica opera dove ogni canzone ricopra un tassello fondamentale e non come una raccolta di "singoli".

 

Ogni volta che esce un nuovo disco degli Elvenking c'è una parola scandita nella mia mente: "luminescenza". Tappa fissa, è il termine che qualche anno fa hai usato per definire un'idea di canzone che nella realizzazione non tradisse la sostanza, la forza espressiva del brano affinché (troppo lungo o troppo corto) non perdesse la propria luce; quale canzone di "Secrets of the Magick Grimoire" più si avvicina, per te, a questo concetto? Quale brano, intendo dire, trovi in questo disco più compiutamente e intimamente vicino alla tua idea di canzone e perché.

 

Non vorrei nominare una canzone specifica, ma il concetto che hai riportato spero sia ben contenuto all'interno di tutto il disco. Ci sono canzoni che evidentemente hanno forma canzone standard e sono state concepite e scritte per essere così, come per esempio "Draugen's Maelstorm" o "The One we Shall Follow" per esempio. Altre invece hanno una struttura assolutamente anti-commerciale se vogliamo. Al di là delle songs più lunghe anche brani come "3 Ways to Magick" o "The Wolves will be Howling your Name" non seguono nessuna regola scritta nel "grande manuale di come scrivere una canzone di successo".

 

Da parte mia ho apprezzato molto "The Voynich Manuscript", anche perché mantiene in tensione un suo proprio velo di inquietudine, equilibrando luci e ombre che ben sfumano la storia molto ambigua e affascinante del manoscritto. Perché e come è nata questa canzone, forse quella più inquietante dell'album?

 

Credo sia anche una delle mie tracce preferite del disco. Come dici correttamente è un viaggio musicale tra luci ed ombre. Il manoscritto di Voynich è il Grimorio più misterioso al mondo, completamente indecifrabile nonostante siano stati eseguiti moltissimi studi per comprenderlo. Il tutto senza alcun successo. Ovviamente non essendo possibile comprendere il contenuto del manoscritto la canzone e il suo testo non sono riferite in modo esplicito a questo, bensì in una metafora con la nostra vita, a tutte le azioni che nel corso di un'esistenza facciamo senza una comprensibile spiegazione nemmeno per noi stessi, a tutti gli errori di cui ci pentiamo e non riusciamo a spiegare a noi stessi i motivi delle nostre stesse azioni.

 

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Insieme a "Straight Inside your Winter" condensa uno dei momenti più suggestivi del disco. A proposito di quest'ultimo brano, viene istintivo parlare di ballad ma è termine che mal veste un brano non così facile a definirsi. E' il racconto che determina il tipo di canzone o è un'idea di canzone che forma il racconto?

 

In questo caso il primo caso. E' una canzone che condensa al suo interno un messaggio di pura passione e profondità: il disperato tentativo di risalita e di rinascita di un'arte offuscata. Una canzone forse un po' atipica per noi, dalle reminiscenze doom e gotiche ma che necessitava di essere sviluppata musicalmente seguendo la volontà di esprimersi.

 

"At the Court of the Wild Hunt" chiude il disco con un minutaggio importante. Avvicina canzoni come "King of the Elves" o "Witches Gather". Avete mai pensato di osare qualcosa di veramente più lungo e strutturato sulla scia di una "And There Was Silence" dei Bardi?

 

Credo che la nostra "And Then There Was Silence" al momento rimanga "King of the Elves", ma capisco cosa tu voglia dire...

 

Raggiunta la maturità nella sintesi, paradossalmente, è forse questo il vero punto di partenza per pensare una suite magistrale: ossia di dilatare gli spazi della canzone con maggior consapevolezza, senza "allungare il brodo".

 

Il rischio è proprio quello che dici: allungare il brodo. Fare una lunga suite tanto per la volontà di farla non ha molto senso a mio avviso. Abbiamo già canzoni che hanno virato in passato in questa direzione, da "King of the Elves" a "A poem for the Firmament", da "Seasonspeech" a "Dominhate" o "Romance & Wrath". Se suite deve essere deve esserlo in maniera totale e completa.

 

Una sequenza di brani uno più bello dell'altro! Inizio a sentire nella vostra musica oggi, la mancanza di una suite magistrale. L'approccio corale ed equilibratamente sinfonico di tutto "Secrets of the Magick Grimoire" lascia concretamente spazio proprio a questo tipo di potenziale espressivo...

 

Considero "Secrets..." quasi come un'unica grande suite divisa in capitoli, in pagine da sfogliare. Di sicuro mi piacerebbe fare un album che contenga un'unica grande suite, anche una canzone unica come nel caso dell'ultimo stupendo album degli Insomnium. Ma per fare qualcosa del genere è necessaria una forte ispirazione e coordinamento.

 

I Blind Guardian sono, senza mistero, una parte importante della tua conoscenza musicale. Quanto vi sentite vicino a loro oggi e/o quanto vi siete allontanati?

 

Più che altro quanto si sono allontanati i Blind Guardian stessi. Sai bene che io sono cresciuto con la loro musica. Credo di essere stato uno dei primissimi fruitori in Italia, tanto che appena uscito "Somewhere Far Beyond" l'ho ordinato dalla Germania e fatto arrivare in Italia visto che qui non erano ancora distribuiti. E la cosa divertente è che l'album era disponibile solo in CD mentre io all'epoca andavo ancora con le musicassette (!)... quindi per ascoltare l'album ho dovuto farmelo registrare da CD a cassetta da un amico.

 

...Ho dovuto fare lo stesso con "Nightfall in Middle Earth", copiato su cassetta da un amico, che anni furono!

 

Stessa cosa feci poco dopo con "Tokyo Tales". Se devo essere sincero sono ormai sono tanti-troppi album che i nuovi Blind Guardian non mi dicono molto. Trovo veramente poco di interessante nelle loro ultime proposte. Tuttavia ciò non toglie che quanto anno proposto fino a 20 anni fa è una delle pagine più superbe del metal mondiale e musicalmente rimarranno sempre un punto di riferimento.

 

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E poi ci sono gli Skyclad, tornati in scena con un nuovo album. Per quanto ad oggi meno famosi, sono considerati non a torto i pionieri del folk metal. Non hai mai celato la stima e l'importanza che hanno avuto nella concezione della vostra musica. Che idea di folk vuole trasmettere SOMG ad oggi? Quanto conta il folk ora nella vostra musica, quanto rispetto all'hard rock, o il power?

 

Per noi conta il sound degli Elvenking. Quando abbiamo cominciato non esisteva nemmeno la denominazione folk metal, e l'unica band che inseriva influenze marcatamente folk, al di là di alcuni inserti in gruppi black metal che comunque adoravamo, erano proprio gli Skyclad; e come sai tutt'ora a mio avviso sono stati i veri iniziatori di questo filone e per me i primi album rimangono dei capolavori del genere. Per quanto riguarda noi credo che la parte folk rimanga sempre solo una delle tante sfumature della nostra musica, ma spesso non è nemmeno la principale. Infatti io non mi definirei mai un gruppo folk-metal. Preferirei una dicitura più ampia, come per esempio Pagan Metal, proprio come erano descritti gli Skyclad degli esordi. Questo non limita la descrizione musicale entro dei confini predefiniti, ma descrive più un concetto e una direzione, cosa che ritengo più adatta alla nostra band. Credo che quanto ho detto si possa facilmente riscontrare in "Secrets of the Magick Grimoire".

 

Più schiettamente, quali generi avverti con decisione in questa vostra ultima fatica di studio?

 

Uno poco citato è un certo black metal degli anni '90. Forse non è chiaro dall'ascolto del disco perché coperto da cascate di melodia ma durante l'intera lavorazione del disco io e Damna abbiamo studiato molti dischi black metal di quel periodo, e se c'è ascoltatore esperto ed attento se ne renderà conto. Poi tanto death metal anni '90 e ovviamente power, hard rock, folk e tutto il resto che ci contraddistingue da tanti anni.

 

Avete preso in considerazione l'idea di inserire, in futuro, nuovi strumenti acustici?

 

Forse la cosa non si nota ma in realtà utilizziamo nei nostri album una grande quantità di strumenti acustici reali (non samples), come low e Irish whistles, bodrhan, cornamuse, pianoforte.... Ce ne sono tantissimi. Oltre naturalmente al violino.

 

Inevitabile pensare a Lethien e al suo violino. Questo è un album meno duro di "Pagan Manifesto". Questo concede al violino decisamente più spazio e autonomia. Avete mai concepito una vostra canzone da un giro di violino? Che ruolo ha Lethien in fase compositiva, che carta ha giocato nell'economia di questo nuovo lavoro?

 

Pensa che io lo ritengo uno degli album più estremi che abbiamo fatto. Mi meraviglia che nessuno pare aver percepito le influenze black metal di questo lavoro. Probabilmente perché molto amalgamato con la parte più melodica del nostro songwriting, come dicevo. Ma ascoltando attentamente ci si può rendere conto di quanta influenza c'è in questo senso. Il violino per noi è sempre uno strumento come tutti gli altri. Nessuno è protagonista se non necessario, nessuno prevarica gli altri. Guarda i soli di chitarra, limitati ai momenti in cui servono veramente, non inseriti in ogni canzone per volontà di mostrare doti tecniche. Stessa cosa il ruolo del violino che per noi è sempre fondamentale anche dove non è perfettamente udibile.

 

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Io l'ho trovato "estremo" nella sua varietà pur mantenendo una sua solida e omogenea identità: è un album dai tratti forti, dal profilo ben definito e questo ne fa ottima opera! Torniamo alla voce. Damna non è mai stato così tanto in compagnia. Sembra una impostazione decisa del disco, è così?

 

Ancora una volta nessun piano preciso e nessuno studio a tavolino. Soprattutto nessuna volontà di avere qualche ospite famoso giusto per averlo scritto sulla copertina del disco nella speranza di vendere 10 copie in più. Solo la necessità dettata dal songwriting dell'album. Dove sentivamo servisse una voce aggressiva è stata messa, dove l'approccio doveva essere ancora più lieve e romantico l'uso di una voce femminile. Dove serviva una voce magica ed evocativa, ad evocare ea guidare il Sabba: Snowy Shaw... chi se non lui?

 

Eh! Cantante poliedrico che fra le tante partecipazioni vanta un notevole apporto vocale nel capolavoro dei Therion "Gothic Kabbalah". Raccontaci di lui e del perchè appare in "At the Court of the Wild Hunt"...

 

Uno dei nostri musicisti preferiti in assoluto. Uno dei batteristi migliori in assoluto della scena ma oltre a questo un grande chitarrista, bassista e cantante (proprio per citare i Therion). Avevamo bisogno di un Sacerdote e guidare un Sabba, e lui era la persona giusta.

 

"A Grain of Truth" è un altro brano di difficile definizione, con una voce femminile in controcanto...

 

Non so perché ma la associo un po' alla nostra vecchissima "A Regality Dance" altro brano assolutamente particolare e non iscrivibile in nessun genere particolare. Questi sono gli Elvenking.



Touchè! Angus Norder. Altro ospite, altra voce, altra storia che il bardo Aydan potrebbe raccontarci...

 

In questo caso avevamo bisogno di una voce growl di potenza assoluta. Alcuni dei growl che senti, per esempio nella parte finale di "The Voynich Manuscript" sono di Damna. Ma avevamo bisogno di un timbro estremamente death metal e devastante. Eravamo in tour questa primavera e durante una data Damna aveva acquistato l'ultimo album dei Witchery ed in tourbus mi ha fatto ascoltare la voce di Angus.

 

Hai affermato che con questo disco gli Elvenking tornano all'idea originaria del loro sound, riaccostandosi a "Heathenreel". Per citare un nuovo brano dal sapore d'antico, potremmo tirar fuori dal cilindro "3 Ways to Magick". Tu e Damna siete rimasti ma il gruppo è cambiato, tempo ne è trascorso: cosa significa "tornare all'idea originaria del proprio sound" in questo nuovo contesto, cosa rappresenta per il futuro delle vostre composizioni?

 

Non crearci limiti autoimposti. Più volte in passato ci siamo detti "No, non facciamo così perché non andrebbe fatto...". Faccio un esempio proprio ricollegandomi a "3 ways to Magick" altro brano del nuovo album che adoro. In una canzone di poco più di 4 minuti ci sono innumerevoli cambi di tempo. Questa è una cosa che solitamente spiazza l'ascoltatore perché la canzone non ha un ritmo costante e incalzante ma è un costante viaggio sulle montagne russe, accelerando e diminuendo il ritmo continuamente. Dal punto di vista del songwriting solitamente si tende ad evitare questo, per i motivi sopra citati. Qui invece non ci siamo posti limiti proprio perché riascoltando "Heathenreel" o addirittura il nostro precedente demo "To Oak Woods Bestowed" puoi contare più cambi di tempo lì che nell'intera discografia di un normale gruppo metal. Questo tipo di approccio da un lato disorienta l'ascoltatore ma dall'altro rende il tutto più magico e coinvolgente.

 

Questa è la vostra carta vincente, cambi di tempo per il gusto, la passione di raccontare una canzone e non per stupire a tutti i costi... dal canto suo Damna assicura "nessuna sperimentazione". Possiamo parlare di un approfondimento del sound originario allora?

 

Direi proprio di si. Quando con "ERA" prima e soprattutto con "The Pagan Manifesto" abbiamo avuto la chiara visione di ritornare alle origini del nostro sound e del concept della band, il nostro è proprio diventato un viaggio a riscoprire l'essenza della band ed aggiornarla sulla base di tutta l'esperienza fatta in questi anni, sia come musicisti che come persone.

 

Avete da poco annunciato il tour italiano... saranno gli unici appuntamenti sul suolo tricolore?

 

In realtà saranno poche altre le occasioni di vederci su palchi italiani. Per cui venite a trovarci in una delle date del tour.

 

E' cresciuto il riscontro sul suolo italico?


Non te lo so dire. Andremo a sperimentarlo. Ma sai come la penso in proposito...

 

Per finire, parlaci della special edition del disco contenente ben 4 bonus track...

 

Abbiamo scritto 12 canzoni per l'album, un numero anche abbondante. Infatti la AFM ci aveva proposto di utilizzarne due come bonus track. Ma ci siamo rifiutati perchè consideriamo tutte le canzoni come parte integrante dell'album. Toglierne alcune avrebbe significato sarebbe significato dare un album monco. E darlo a quelle pochissime persone che ancora spendono i propri soldi per acquistare un CD. Per questo nelle versioni in vinile e Digipack ci saranno ben 4 bonus track che sono rare canzoni contenute in versioni giapponesi di nostri vecchissimi album. Un bel regalo comunque.

 

Ce ne fosse di più in giro, di integrità, di fedeltà a un'idea precisa di album! Aydan è stato un piacere incontrarci ancora e qui, su SpazioRock, grazie ancora una volta; è sempre interessante ascoltarti e leggerti.

 

E' stato un piacere per me. Grazie infinite per l'intervista e spero che possiate apprezzare il lavoro svolto in "Secrets of the Magick Grimoire". Per chi ha ancora voglia di sedersi ed ascoltare un album dall'inizio alla fine per viverlo fino in fondo.




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