Folkstone (Edo Sala)
Intervista fiume con Edo Sala, batterista dei Folkstone. Gli esordi, la passione per la musica, l'attività da maestro e un monito: "Se non hai più fame di novità, sei finito."
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 11/07/15

Si ringraziano Giulia Franceschini e Andrea Mariano per la collaborazione.

 

Ciao Edo, bentornato su SpazioRock. Com'è iniziato il tuo percorso di musicista? E perché proprio la batteria?


Perché il mio amico faceva il chitarrista, mio cugino faceva il tastierista quindi rimaneva il cantante o il batterista, e a cantare facevo cagare...

Età?

14 anni, era il 1993 ed era appena uscito “A Real Live One” degli Iron Maiden. Avevo comprato la cassettina solo per la copertina, manco sapevo chi fossero. Partiva con  “Be Quick Or Be Dead”, con la rullata: ho disfatto tutte le sedie a mia mamma per cercare di farla. Ho iniziato così!

Raccontami qualche aneddoto della tua infanzia, quando magari facevi casino nei garage dei genitori dei tuoi amici o in oratorio. Qualche aneddoto simpatico che ti ricordi. Qualcosa che ti è rimasto per cui dici “Ho fatto quella cazzata, ma non me ne pento”.

La polizia, ovvio! Quando ci cacciarono dall'oratorio perché non volevamo suonare alle loro feste, prendemmo una saletta. Mettemmo il cartone delle uova alle pareti pensando che insonorizzasse, “Ma sì, tanto fuori non si sente niente”. Dopo 2 ore arrivò la polizia con i vicini. Alla fine accordammo degli orari, ma fu invasa dalle cavallette. Realizzammo un'altra saletta a casa di mia zia. Santa donna, mi sopporta ancora. Un’altra cosa divertente è accaduta l’estate scorsa: per imparare in tempo le mie parti per Oltre L'Abisso ho dovuto suonare a casa 8 ore al giorno per 15 giorni. Un giorno bussa alla porta il vicino e mi fa “Non ti sopporto più!”. Non c'è mai stato, ma è andato in pensione proprio la scorsa estate! Ho dovuto insonorizzare tutto in maniera efficace.

Scrivi tu le linee di batteria nei pezzi dei Folkstone?

Quando arriva il provino iniziale c'è già un'idea generale. Da lì propongo delle idee per le mie parti, poi proviamo insieme i pezzi e vediamo. Tutti proponiamo qualcosa, proviamo arrangiamenti diversi. Non c'è dittatura, ecco, ma a livello compositivo generale, comunque, non partecipo attivamente.

 

 

Per un batterista un concerto non è mai uguale ad un altro. Nel senso, anche se hai delle parti prefissate anche su disco, non riuscirai mai a fare esattamente quella parte e rifarla esattamente uguale al concerto successivo. È vero?

Dipende dal genere: per i Pantera, ad esempio, c'è scritto tutto, anche la rullata. Con i Folkstone chitarra basso e batteria sono molto in quella direzione, non cerco di fare per forza qualcosa di diverso. Se uno di noi esce, rovina il lavoro degli altri. Le rullate possono essere libere, ma tutto il resto è studiato, Fede e Luca  hanno i loro spartiti e li studiamo al millimetro. Io e Fede abbiamo sempre lavorato così, sia con il tributo ai Pantera che con altre cose.

Questo mi fa pensare a quanto i Folkstone negli anni, già da prima che arrivassi tu, abbiano improntato il loro stile in una direzione molto professionale.

Hai ragione. Dal 2010 ad oggi, ovvero da quando sono entrato io, è cambiato un abisso. Nel 2010 era ancora alla volemose bene. Parrocchiale nel senso non stra preciso.

Insomma, quando avete capito che la vostra direzione poteva anche richiedere un certo caché, e mi sembra normalissimo, anche lì devi dare qualcosa di più.

La svolta è arrivata quando è arrivato Elia: pretendeva che tutto fosse perfetto, ti diceva in faccia le cose che non andavano senza problemi. A quel punto o diventi professionale, o smetti. Bisogna fare il salto di qualità. È ovvio che perdi della spontaneità.
A tal proposito, penso che i concerti del 2014 siano migliori rispetto a quelli del 2010, a livello tecnico e di proposta musicale. C'è sempre chi dice “Era meglio quando eravate degli scaccioni”, ma io ci credo poco: Lore cantava male rispetto ad adesso, Fede e Luca  non c'erano ancora, Roby, Teo e Maurizio erano ancora acerbi... Tutti ci siamo dovuti fare il culo, loro per primi. Io e Fede lo facevamo già di professione da anni, loro no.

Il concerto del 2014 dove hai fatto più cagate e quello dove sei stato impeccabile?

A Firenze, mai successo in vita mia, mi si è impiantata la mano al settimo pezzo, e secco per altri 10 pezzi. Il fonico di palco è arrivato da me col vaso di ghiaccio, gli dico “Grazie” e ho messo in fresco le birre, pensando fosse per le bottiglie. Poi torna e mi fa “Ma non è per le birre, è perché ti sei fatto male al braccio!”. Ma non mi ero fatto male, mi si era proprio bloccato il nervo. Durante le ultime canzoni mi faceva malissimo, anche gli altri si sono accorti che qualcosa non andava. Il migliore a livello tecnico, invece, è stato quello di capodanno, abbiamo suonato più di 3 ore. Sono arrivato alla fine che avevo ancora la birra nonostante le 3 ore di concerto.

 

 

E se da un giorno all'altro i Folkstone non avessero più quel pubblico davanti e ci fossero poche persone?


Eh, prima o poi capiterà. Tutto ha un'onda, credo... Tutti hanno avuto alti e bassi. La prima volta che sono andato a sentire i Maiden nel '95 eravamo in mille... Eppure sono tornati.

Se continuate a produrre musica di qualità, quella che state facendo, non dovreste avere problemi. Anche perché poi avete da colonizzare un bel pezzo d'Europa: Austria, Germania, Polonia. Tutta gente che sicuramente ascolta la vostra musica.

Quest'anno andiamo a Praga con gli Amorphis. È difficile andare all'estero. Li altri fanno gli operai... non puoi dire “Parto e faccio un mese all'estero”.

Bisogna investire sulla band.

Il problema è che devi riuscire a far quadrare tutto. Io sono quello con meno problemi a stare via un mese d'estate perché le scuole sono chiuse, però capisco gli altri che non possono assentarsi un mese dal lavoro. Stare in giro da maggio a settembre per loro vuol dire prendersi un giorno di ferie tutte le settimane. Se il venerdì suoni nelle Marche devi prenderti tutto il giorno. L'anno scorso decidemmo di fare poche date per tirare un po' il fiato. Lore, Roby e Teo non prendevano ferie da cinque anni. Ferie vuol dire anche solo quattro giorni per staccare un po'.

Parliamo dei tuoi esordi: la tua prima band?

Madrigal. Avevo 18 anni. Facevamo power metal. Il primo album, per essere dei diciottenni, era andato molto bene: aveva venduto 1500 copie, avevamo guadagnato dei soldi veri. Mio cugino aveva 16 anni. Avevamo fatto il disco in casa con le prime robe al computer.

Stile Helloween?

Sì, anche Blind Guardian. Il problema è che poi ci contattò un’etichetta discografica per un contratto. Lì, davanti alla cosa che si faceva più seria, invece di andare avanti ci siamo disgregati. Abbiamo fatto il secondo disco e poi è andato tutto a fanculo.

E una volta chiuso quel progetto?

Ho iniziato a studiare con Pietro Stefanoni, il mio attuale maestro. È stato il braccio destro di De Piscopo, ora ha aperto la sua scuola a Lecco. Prima di iniziare a registrare il secondo disco avevo delle lacune e andai da lui. Alla prima lezione sono entrato con le bacchette al contrario in mano. Mi fa “Suona il ritmo”. E io tu pa tutu pa… Subito mi ha dato un cazzotto. Mi sono detto “Credo che lui mi insegnerà qualcosa”.

Hai fatto matrimoni?

Ho passato 3 o 4 anni a fare queste cose. Ai matrimoni devi saper spaziare da Battisti ai Pink Floyd, Metallica, Dance, Santa Esmeralda. Devi saper fare tutto.

Ma sono cose che non fai più adesso.

Mah, ogni tanto salta fuori una serata. Tipo l'anno scorso il 14 agosto mi chiama il cantante e mi fa “Domani hai da fare?”, gli faccio “No”, “Andiamo a suonare qua sul lago? Ho trovato una data”. Ho detto “ Che pezzi facciamo?”. E lui “Non lo so”. Sono arrivato, montato la batteria, e ho detto “A che ora iniziamo?” “Dobbiamo iniziare adesso perché è orario aperitivo” e io “Ah, e la scaletta dei pezzi?” “La inventiamo al momento!” “Oook!”. Ma con lui ho fatto concerti anche alle sagre di paese in cui dovevi stare quattro ore a suonare. “Ti ricordi i Pink Floyd?”, “Ma sì dai”, “Ti ricordi Santa Esmeralda?”, “Più o meno!”, a occhio poi. Alla gente bastava ballare e lì prendevi bei soldi. Andavamo a Torino, mangiavamo al ristorante e tornavamo a casa con 180 euro a testa. È durata un anno, un anno e mezzo e poi è crollato tutto.

 

 


Batteristi che hanno influenzato il tuo stile? A parte il buon John, compianto, e presumo anche Jason a questo punto perché è bravissimo. Cosa ne pensi di Jason Bonham?

Ho i due dischi solisti di Bonham, ma non mi fa impazzire la musica. Secondo me non puoi fare il paragone con i suoni di adesso e vedere il John in video di 40 anni fa.

Però ci stava bene nei Led Zeppelin.

Quello sicuro.

Dimmi tre nomi. Non dirmi Lars dei Metallica.

Lars è stato il mio primo idolo. La batteria bianca con le pelli nere era il sogno.

Quindi chi diciamo, oltre Lars...

I tre di sempre: John Bonham, Jeff Porcaro dei Toto e Vinnie Paul, lui è proprio l'idolo assoluto. L'ho incontrato nel 2009. Arrivai con gli spartiti e mi spiegòcome pensava lui le cose. In cinque minuti mi ha aperto un mondo sulla tecnica.

Dimmi chi è il batterista più sopravvalutato della storia del rock.

Secondo me tecnicamente Lars Ulrich è diventato una pippa. Se guardi i video degli anni '80 non era una così scarso.

Eppure tutti dicono il contrario. Ho letto una pila di libri dove si dice che prima era una pippa, poi c'è stato il famoso Bob Rock che l'ha rinchiuso in uno stanzino a studiare e...

 


Io ho presente il Live Shit. Se vedi il concerto di Seattle e il tour di Justice secondo me lì era grande. Lars ha scritto pagine di storia e ha avuto idee avanti anni luce. Ma oggi pagare 80 euro per poi rimanerci male... Ci sono suoi coetanei migliori di lui, tipo Lombardo con cui ho fatto il clinic tour l'anno scorso: lui ha voglia di musica. In macchina ascoltavamo Tony Williams, fusion, di tutto. Lui ha fame di sapere cose. La fame di novità ti porta a creare cose. Lui ideò “Angel Of Death” come una cosa latin, poi è diventata l'apoteosi del metal. Non vedo questo nei Metallica odierni a livello musicale, ma non dimentichiamoci che hanno scritto alcuni tra i pezzi più belli dell'heavy metal.

Ringo Starr?

Ecco, tutti insultano Ringo Starr. nel '63 chi cazzo suonava come lui? Ho fatto questo discorso con Kenny Aranoff, che ora suona con John Fogerty dei Creedence. Mi ha detto: “Analizza le parti di percussioni con quelle di batteria”. Spesso arrangiava la batteria in modo strano per incastrarci tutte le percussioni perfettamente. Ringo Starr è stato il primo ad aver avuto delle idee così. È ovvio che in giro ci fosse gente più brava tecnicamente. Anche Ian Paice era più bravo di John Bonham, ma come John Bonham suona solo lui. Togli John Bonham dai Led Zeppelin... Boh! Di recente, dopo i Pantera non ho trovato altri che abbiano lasciato qualcosa, tranne quello dei System Of A Down e quello dei Tool.

Meshuggah?

I Meshuggah per me sono super, ma non mi lasciano niente. Fanno cose disumane, però  musicalmente non so... A me piace molto la melodia. Ho visto tre volte live i Meshuggah, esci devastato, ma... Ho visto invece Carcass al Live di Trezzo l'anno scorso: sono una manata, e c'è comunque molta più melodia. A me piace di più quello.

 

Pensi di avere un limite oltre al quale non riuscirai ad andare? O pensi di riuscire a raggiungere i tuoi idoli a livello tecnico?

Come lo fanno loro no, ma non ci provo neanche. Li ho imitati per anni e comunque nel momento in cui imiti lo metti sulla batteria in modo diverso.

Da più soddisfazione fare il maestro o il musicista?

Quando hai alcuni allievi che ti mettono in difficoltà tanto da farti dire “Domani devo ristudiarmi questo”, o che ti danno nuove idee, insegnare è bello. Certe volte propongono un’idea e la sviluppiamo insieme, anche se non è studiata la facciamo sul momento. Sono pochi quelli che hanno davvero fame, ma con quei pochi è bellissimo.

Cosa ti manca per sentirti completamente realizzato? Non dirmi i soldi...


No, ormai i soldi non li fa più nessuno. Io sono contento. Realizzato mi sembra qualcosa che ti ferma, che ti blocca.

Non vuoi che sia il tuo punto di arrivo questo.

Per me punto di arrivo vuol dire appendere le bacchette al chiodo

Hai ragione, ma quindici anni fa avresti firmato per essere nella posizione in cui sei oggi.

Però perché secondo me ho la stessa mentalità. Ho avuto un sacco di soddisfazioni, ma se ti fermi, anche psicologicamente, sei finito. Per esempio adesso io, Mauri, Fede e Lore, per non restare fermi facciamo Johnny Cash. Chi ha mai suonato Johnny Cash dei quattro? Nessuno. È una cosa che non ho mai fatto, quindi vuol dire che vado ad ascoltare un genere che non conosco, vuol dire suonare una cosa che non ho mai affrontato. Se non hai fame, sei finito.

E questo lo fate per non stare fermi?

Perché c'è voglia di fare. Fai conto che io un po' di mesi fa ho abbandonato un tributo ai Guns, mi ero rotto le palle.

Ma il tuo tributo classico sono i Vulgar, che non lascerai mai.

I Vulgar sono il tributo in cui ho sempre suonato. Con loro suoniamo poco, l'abbiamo fatto perché ci piace.

Poi ce n'è un altro, i Cowboys for Dimebag, con cui avete fatto un paio di date.

Quello è diverso, è nato spontaneamente. Facciamo una o due date l’anno perché è una cosa per beneficenza, se la inflazioni rompi i coglioni.

 

 


 

Cosa diresti ad un ragazzo che vuole fare il tuo mestiere, e cosa intendi per “avere fame”?

Avere fame vuol dire avere voglia di studiare, imparare tecniche nuove, canzoni nuove. Ho passato anni a fare il primo turno in ditta per poter studiare il pomeriggio, non facevo tardi la sera con gli amici perché dovevo alzarmi alle 8:30 per studiare fino alle 12:30. L'unico momento libero era domenica pomeriggio. Studiavo 4 ore al giorno e il sabato 6 o 7, la sera ero cotto. Serve molto sacrificio. Ho sacrificato gli anni dai 21 ai 25, quando di solito si è in giro a fare baldoria.

Oggi ti sta ripagando. Hai seminato, e ora stai raccogliendo.

Io sono contento di averlo fatto. Io sono sempre partito dal fatto che andavo a suonare nelle band a caso e ti trovavi a dover fare delle cose che non avevi mai fatto e che dovevi studiare. Una volta mi ha chiamato una cover band il martedì per suonare il sabato e mi sono fatto in quattro giorni 60 canzoni, la prima settimana che ero andato a convivere: sono andato a convivere di sabato, siamo andati a fare due giorni di vacanza, son tornato, ho avuto questa proposta, e andando a lavorare al mattino, insegnando al pomeriggio, sera e notte a imparare i pezzi per sabato per essere credibile. Nei due anni successivi mi hanno dato cinque date al mese. Ma mi sono fatto quattro giorni da demonio con quell'altra che “Una settimana a casa e non ci sei mai”.

Dopo 15 anni in questo ambiente, hai ancora fame?

Ho iniziato a suonare Johnny Cash e non l’avevo mai fatto prima, conoscevo due pezzi e non erano neanche suoi. Degli altri pezzi non ne conoscevo neanche uno fino a poco tempo fa.

Questa è un'ottima chiusura.




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