Downtown Boys (Joey La Neve DeFrancesco, Victoria Ruiz)
Sono stati definiti "la band punk più eccitante degli Stati Uniti" e uniscono una rivisitazione del genere in chiave personale ad un'accesa critica politica e sociale. Di questo e delle prossime sei date italiane ( dall'1 al 7 giugno) abbiamo parlato con Joey La Neve DeFrancesco e Victoria Ruiz, rispettivamente chitarrista e cantante dei Downtown Boys.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 01/06/18

Ciao ragazzi, benvenuti su SpazioRock! Ho ascoltato il vostro ultimo album "Cost Of Living", che avete pubblicato l'anno scorso e non ho potuto far a meno di notare il grande equilibrio tra tutti gli elementi e gli strumenti diversi che utilizzate. Qual è la vostra idea di musica dalla quale partite quando scrivete nuove canzoni?

 

Joey: Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo album volevamo creare qualcosa di diverso rispetto al precedente "Full Communism", che conteneva principalmente canzoni punk senza molte altre influenze. Credo che "Cost Of Living" abbia più colore e sia più vario, abbiamo cercato di metterci sensazioni diverse. Ovviamente parlando in generale rimane un disco rock, ma ha molti elementi dati anche dalle tastiere e dal sassofono. Contiene melodie più complicate e alcune di queste differenze sono state intenzionali, mentre altre sono venute fuori in modo naturale. Crescendo e maturando è normale voler fare qualcosa di diverso.

 

Per questo album avete avuto come produttore Guy Picciotto dei Fugazi. Com'è stato lavorare con lui? Che ricordi avete del processo di registrazione?

 

Joey: Eravamo convinti di non riuscire a lavorare con lui, ma abbiamo deciso di chiederglielo comunque e fortunatamente ci ha detto di sì. Ricordo che avevamo un po' di paura al pensiero di averlo in studio con noi, io ero molto nervoso perché lui è una leggenda. Prima di iniziare ci siamo incontrati un paio di volte e ci siamo sentiti subito a nostro agio, è una persona molto umile e piacevole. Anche in studio è stato fantastico, ci incoraggiava continuamente e ha fatto un ottimo lavoro. Lavorando per molto tempo tutti insieme a volte può succedere di discutere anche in maniera animata, ma con lui non è mai successo, c'è sempre stata un'atmosfera bellissima. Oltre a questo ci ha anche raccontato un sacco di aneddoti e storie sulla sua carriera e sui Fugazi. Registrare con lui è stato interessante e piacevole sotto molti punti di vista.

 

Parlando invece della musica punk, cosa pensate riguardo alla sua evoluzione nei decenni? Dopo i primi anni il punk ha accolto diverse influenze e negli anni '90 c'è stata l'esplosione del pop punk, con poche band che parlavano di argomenti sociali e politici. Arrivando a oggi, qual è la situazione del punk ai giorni nostri?

 

Joey: Ormai il punk si sta sviluppando in moltissime direzioni diverse. Cerchiamo di non identificarci troppo in un genere perché lo trovo limitando, sia dal punto di vista artistico che da quello lirico. Certamente veniamo principalmente da quel tipo di musica, ma cerchiamo di aggiungere sempre qualcosa di nostro e ormai abbiamo un pubblico ben definito. Credo che anche all'inizio ci fosse una certa divisione tra le prime band punk, ce n'erano anche alcune molto a destra dal punto di vista politico. Oggi come allora ci sono artisti molto diversi tra di loro, che si ispirano a molteplici correnti. Per quanto riguarda noi, cerchiamo di prendere quello che riteniamo migliore dal punk e di utilizzarlo per creare un nostro sound personale.

 

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Nel loro primo album, pubblicato nel 1992, i Rage Against The Machine dicevano "La rabbia è un dono". Come vi rapportate a questa frase nel vostro modo di fare musica e di parlare di certe tematiche?

 

Joey: Amiamo i Rage Against The Machine. Ovviamente la rabbia può essere un grande fonte di ispirazione e questo confluisce naturalmente nella nostra musica. A volte ci piacerebbe non essere così arrabbiati, sarebbe bello non dover scrivere canzoni su Trump che vuole costruire un muro sul confine. Ma purtroppo queste cose succedono e per questo motivo possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Nella nostra canzone "A Wall" diciamo "Un muro è un muro e niente di più". È un qualcosa che un uomo più costruire, ma che allo stesso modo più essere distrutto da altre persone. La rabbia è importante per farci realizzare che possiamo fare qualcosa di concreto per il mondo anche attraverso la musica. È importante non tenersela dentro e usarla per creare qualcosa di importante.

 

Parlando proprio di quella canzone, è quasi ironico pensare al fatto che i Pink Floyd quarant'anni fa parlassero dei muri (fisici e non) che dividono l'umanità e che la vostra "A Wall" tratti dello stesso argomento. Sembra che in tutto questo tempo non sia cambiato nulla. Quanto credi che andrà avanti questa situazione?

 

Joey: Ovviamente, parlando del contesto degli Stati Uniti, quasi tutti quelli che hanno ascoltato "A Wall" hanno pensato che si riferisse al muro che il nostro Presidente vuole costruire sul confine con il Messico, che è una cosa orribile. In realtà abbiamo scritto il brano prima che Trump venisse eletto e può avere un significato più generale. È applicabile a questo, ma anche a tutte le barriere che dividono la nostra società e, da un punto di vista metaforico, parla del muro creato dalla classe dirigente per evitare di farci unire. È un discorso applicabile a molti contesti ed è proprio quello che volevamo fare.

 

Credo che la musica sia utile anche per mandare un messaggio. Quanto è importante per voi questo aspetto? Immagino che le canzoni che suonate siano composte per voi, ma anche per chi vi ascolta.

 

Joey: Sì, assolutamente. Quello che dall'inizio abbiamo voluto comunicare con la nostra musica è il fatto che qualsiasi persona può fare qualcosa per cambiare il mondo. Spesso non lo facciamo neanche intenzionalmente, per noi è naturale parlare di politica e di problemi sociali. A volte parliamo tra di noi sugli argomenti che vogliamo affrontare in un determinato brano, tante altre volte è una cosa automatica, senza viene fuori anche senza il bisogno di discutere. Questo sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi.

 

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A proposito dei testi, quando scrivete vi ispirate maggiormente ad altri autori o preferite basarvi sulla vostra esperienza?

 

Victoria: Ci ispiriamo a entrambe le cose. Ci sono diversi autori che ci piacciono e da cui prendiamo spunto, ma ci basiamo anche sulla nostra vita e sulle esperienze che facciamo, su quello che riteniamo giusto e onesto. Tra i musicisti che mi hanno influenzato maggiormente nel modo di scrivere c'è Bruce Springsteen. In particolare per l'ultimo album mi sono ispirate a Nayyirah Waheed, una poetessa che ha scritto molto sul supportare sempre quello in cui credi e sull'inseguire sempre i tuoi sogni. Le fonti sono molto eterogenee e ci piace anche far riflettere le persone che ci ascoltano su tanti aspetti.

 

Prima abbiamo parlato della situazione negli Stati Uniti. Espandendo un po' il discorso, cosa credete stia succedendo nel mondo dal punto di vista politico e sociale?

 

Victoria: Credo che sia un momento particolarmente infelice sotto tanti punti di vista, ma la cosa importante è non cedere e continuare a combattere per migliorare le cose. È importante guarire dal dolore che stiamo provando a partire da diverse situazioni e combattere gli oppressori.

 

Passando ad argomenti più felici... Tra poco sarete in Italia per ben sei date. Cosa dobbiamo aspettarci da questi show?

 

Joey: Saranno fantastici! Saliamo sempre sul palco come se dovesse essere l'ultima volta e non vediamo l'ora di suonare in Italia. In passato ci siamo stati un paio di volte, quindi è un sogno poter fare addirittura sei date. Anche sul palco, oltre a mettere tanta energia, vogliamo far passare il messaggio di cui parlavo prima ed esortare tutti ad essere parte attiva di un cambiamento. Speriamo di ispirare le persone che verranno a vederci. Noi lo saremo senza dubbio, siamo davvero eccitati al pensiero di questi concerti.

 

Dove trovate l'energia per fare sei date in sei giorni?

 

Victoria: In realtà sotto questo punto di vista per noi sarà un tour meno stancante del solito. In passato abbiamo anche fatto venti show di fila [ride, NdR]. Essendo meno concentreremo ancora più energia in questi concerti! Come ha detto Joey, diamo il massimo ogni singola volta e ovviamente sarà così anche in Italia. Non vediamo l'ora!

 

Ok ragazzi, questa era l'ultima domanda, grazie mille per la vostra disponibilità! Volete lasciare un ulteriore messaggio ai vostri fan italiani?

 

Joey: Come ho già detto siamo molti contenti di suonare lì, quindi venite a vederci, ci sarà da divertirsi!

 

Victoria: Grazie! [in italiano, NdR]




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