Dimmu Borgir (Silenoz)
Dopo un lungo silenzio durato sette anni i Dimmu Borgir tornano con il botto: un DVD live in uscita il 28 aprile e un nuovo album. Se della prima release circola ormai qualche assaggio, i dettagli della seconda invece sono ancora un mistero. Sperando di scoprirne di più, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Silenoz e siamo finiti con il parlare di Occulto, di oscurità e di Dio.
Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 11/04/17
Articolo a cura di Marta Scamozzi e Giulia Franceschini
 
 
Ciao Sven, benvenuto su SpazioRock. Come stai?
 
Abbastanza bene, a parte la mia voce e la sinusite... sono abbastanza conciato! (Ride NdR)
 
Oh, mi dispiace! Iniziamo parlando del DVD che rilascerete a fine aprile, “Forces Of The Northen Nights”. Contiene registrazioni come Wacken 2012 e lo show di Oslo con la Norwegian Radio Orchestra. Come mai avete scelto questo materiale?
 
Di base, perché si tratta dei due show più grandi in cui abbiamo mai suonato, davvero. Sia in termini di pubblico, sia in termini di performance. È importante per noi documentarli, e finalmente siamo in grado di rilasciarli in qualità di DVD, avremmo dovuto farlo da tempo.
 
Vi è servito molto tempo prima di portarlo a termine…
 
Sì, è vero, anche io avrei voluto che uscisse molto prima, ma non è andata così per ragioni che potrei dirti… ma forse è meglio di no, potrebbero solo sembrare delle scuse. Ad ogni modo, è fantastico, finalmente, raggiungere questo enorme traguardo per la carriera della band. Certo, parte del materiale è già circolato su YouTube, ma è così che funziona Internet oggigiorno. Ovviamente, la qualità di ciò che circolava era minore, e molte canzoni mancavano, per non parlare di tutto il materiale che racconta la vita nel backstage. Insomma, penso che dopo tutti questi anni di lavoro ne sia valsa la pena. 
 
Com’è stato lavorare con la Norwegian Radio Orchestra? Dev’essere stata un’esperienza magnifica per voi.
 
La cosa incredibile è che è stata la Norwegian Radio Orchestra a chiederci di fare uno show insieme. Di solito succede il contrario. Fortunatamente, c’erano un paio di artisti della band che erano molto motivati a partecipare a questo progetto e hanno insistito molto. Abbiamo utilizzato spesso elementi sinfonici nei nostri album in studio, e una performance live è stata… semplicemente magnifica! Anche considerando che l’orchestra in questione è una delle migliori d’Europa. Mentre registravamo "Abrahabra", ricco di parti orchestrali, ci è venuto in mente quanto sarebbe stato magnifico suonare con un’orchestra. È stato in quel momento che la Norwegian Radio ci ha approcciati, e ci siamo accordati per suonare insieme. Il momento era perfetto.
 
Nel DVD ci sono anche diversi contenuti extra, che mostrano la vostra vita nel backstage. Volevate raccontare anche il lato più “umano” della band, oltre a quello che tutti vedono quando siete sul palcoscenico?
 
Beh, non è il mio modo ideale per ritrarre la band, no. Ma non avrebbe avuto senso limitarsi a documentare solo il nostro lavoro dietro le quinte: come pianifichiamo cose, per esempio. D’altro canto, non direi che quando siamo sul palco vestiamo i panni di un personaggio diverso da quello che siamo normalmente. È semplicemente un’estensione della nostra interiorità. Suona strano, ma è davvero così che lo definirei. Sarebbe stupido da parte mia provare a spiegarlo in qualche altro modo. Questo è quello che siamo. Siamo noi, è un’estensione.  Con la musica… Quando salgo sul palco, semplicemente, non sarebbe corretto chiamarmi Sven, quando cammino con lui. Non sarebbe corretto, sul palco sono Silenoz. E Silenoz, d’altro canto, fa parte della mia vita di tutti i giorni. 
 
Siete norvegesi, avete collaborato con la Norwegian Radio Orchestra e parte dei contenuti nel DVD sono stati registrati ad Oslo. Se si legge tra le righe delle vostre canzoni, inoltre, l'atmosfera della natura norvegese é decisamente percepibile. In che modo la cultura  scandinava influenza la vostra musica?
 
Penso che aiuti essere nato con uno sguardo triste. Questo non vuoi dire che sono una persona depressa o che la mia band fa musica depressa. No, per niente. Ma… non dovrei dirlo. Ma ci piace davvero l’oscurità: se non ci avessimo a che fare come potremmo esplorare noi stessi? Come esploreremmo tutto ciò che è pieno di significato? È facendo questo che investighiamo su chi siamo. Penso che sia una questione che risale a quando siamo bambini, come quando fai una domanda e ricevi un “no”. E non ti danno nessuna spiegazione per quel “no”. E questo è quello che succedeva con tutte quelle stupidaggini religiose che ti ficcavano in testa. Da piccolo inizi a fare domande: “perché succede questo?”, “perché succede quello?” e non ottieni risposte sensate, così cominci ad esplorare te stesso. Penso che c'entri parecchio con questo. 
 
 
dimmu_silenoz_01 
 
Il tuo modo di comporre musica è diventato sempre più complesso negli anni e continuate ad aggiungere elementi nuovi album dopo album. In che direzione state andando?
 
Ci assicuriamo di mantenere ben fermo il nostro fulcro, tutti i demoni… non possiamo scappare in nessun modo. Quindi, facciamo del nostro meglio per perfezionare quello stesso suono, album dopo album. Questa volta stiamo impiegando qualche anno in più rispetto a quello che è successo per l’album precedente. Ma penso che sia importante specificare che non si può forzare l’arte, suppongo. In qualche modo, un sacco di band registrano un album solamente perché è nella loro routine; o perché così è stato pianificato. Registra un album – vai in tour – registra un album – vai in tour. Noi non siamo mai stati così. È come tentare di controllare la bestia, e arrivi al punto in cui ti rendi conto che non funzionerebbe, e devi solo seguire il flusso delle cose, seguire la bestia, vedere dove ti porta. Questo è quello che facciamo. 
 
Parlando di complessità crescente, i due album precedenti ne sono sicuramente un esempio. “In Sorte Diaboli” e “Abrahadabra” sono, infatti, i primi due veri concept album della band: il primo offre una visione critica su Dio mentre il secondo contiene diversi riferimenti ad Aleister Crowley. Cos’è l’Occulto, per te?
 
L’Occulto è solamente un termine per definire ciò che voglio esplorare. Un termine per definire cose che sono nascoste. Penso che il Cristianesimo sia occultismo ad un livello assoluto. Tutto ciò che è là fuori, all’aperto, ma allo stesso tempo ha dei segreti: questo, per me, è occultismo. Il Vaticano, specialmente per me, è l'istituzione più occulta in tutto il mondo. So che la parola “Occulto” viene sempre messa in relazione con Satana, ha un’accezione negativa. Ma è una cosa negativa quando sai che c’è qualcosa di nascosto, che tu non dovresti sapere? Per me questo è molto interessante. È come quando apri il passaggio per la tana del coniglio: entri, e non puoi più guardare il cielo. Puoi solo guardare avanti, sempre più lontano. 
 
E cos’è Dio, allora?
 
Dio, in senso religioso, non ha senso. È solamente una parola. Prova a descrivere qualcosa che è illusorio, per me. 
 
Tornando alla band, i Dimmu Borgir hanno visto cambiare la line-up diverse volte negli ultimi anni. Si tratta di un avvenimento comune in ogni band, e non andrò nello specifico. Ma cosa hai imparato da questi cambiamenti continui?
 
Penso che l’unico modo di imparare qualcosa sia attraverso i momenti duri. Certo, puoi imparare qualcosa anche nei momenti felici, ma è dalle difficoltà che impari di più. Non voglio sminuire i membri precedenti della band: penso che ognuno di loro abbia contribuito a costruire la band così com’è adesso, ed erano esattamente quello che serviva alla band nel momento in cui ne facevano parte. Gli album, a questo riguardo, parlano da soli. Capisco perfettamente il vostro punto di vista, quando si dice: “hey, rivogliamo questo! E questo!”, sì, lo capisco perfettamente! Anche io rivoglio K.K. Downing nei Judas Priest! Ma so che il nuovo ragazzo sta facendo un lavoro magnifico, e so anche che K.K aveva l’ambizione di portare avanti la sua carriera solista. Lo capisco perfettamente! Lo capisco perfettamente, e trovo difficile superare la cosa. Sto usando questo come riferimento, perché i Judas Priest sono una delle mie band preferite; quindi veder entrare un nuovo ragazzo come Richie Faulkner è assolutamente incredibile, e si amalgama divinamente con l’immagine della band, ed era probabilmente ciò che serviva ai Judas in quel momento, invece di tenere K.K. che probabilmente non aveva più la spinta per continuare. Questo, per dire che capisco perfettamente il punto di vista dei nostri fans! Se hai membri di una band che, qualsiasi sia la ragione, non funzionano più, devi capire in che modo puoi continuare. Questo è quello che abbiamo fatto. Penso che abbiamo sempre tentato di fare il meglio per la situazione. A volte è difficile. 
 
Mi stavo chiedendo se puoi dirci qualcosa di più riguardo al vostro prossimo album…
 
Beh, al momento sto chiamando dagli studi di registrazione…
 
Davvero?!
 
Sì! Ci troviamo negli ultimi stadi del mixaggio, sono qui con Jens, agli Fascination Street Studios, in Svezia. Stiamo apportando gli ultimi ritocchi di bisturi al cervello selvaggio di questa bestia (Ride, NdR)
 
Un’ultima cosa. Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori, e ai vostri fan?
 
Certo! Prima di tutto, sono molto grato per la passione dei nostri fan italiani, sono sempre molto entusiasti. E non vedevano l’ora del prossimo album. Ci sono voluti anni, ma penso che sia valsa l’attesa. Ci è voluto un po’, ma ci siamo ripromessi di non avere fretta e lasciare andare le cose come dovevano andare. Penso che la maggior parte dei nostri fans lo capirà! 




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