DGM (Andrea Arcangeli)
I DGM si presentano ai nostri microfoni in occasione dell'uscita del cofanetto live "Passing Stages: Live in Milan and Atlanta", prezioso doppio disco per due esperienze indimenticabili, una tutta italiana e una nella sognata  America. Il bassista Andrea Arcangeli ci aiuta a fare il punto su una carriera ormai in volo, quella dei prog metaller più famosi d'Italia.
Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 08/06/17

Hey DGM, bentornati su SpazioRock!
E' stato un piacere ed un onore poter ascoltare il vostro ultimo disco "The Passage" e il cofanetto live "Passing Stages" che contiene ben due dischi da altrettanti concerti molto importanti. Potete raccontarci quali sono i punti principali di questa vostra ultima release? Quali sono i vostri obiettivi quando siete sul palco e quando pubblicate un lavoro di questo tipo?

 

Ciao Valerio, grazie e bentrovato a te.
Siamo lieti che ti sia piaciuto il doppio live è un prodotto del quale andiamo molto fieri, solitamente il nostro obiettivo sul palco è di offrire un qualcosa di unico alla folla, uno spettacolo fatto al 100% delle nostre capacità che possa riportare fedelmente quanto proposto sui dischi, il tutto divertendosi e facendo divertire.
Una pubblicazione di questo tipo vuole essere un modo di far vedere a chi magari ancora non ci conosce cosa può aspettarsi ai nostri live e, per chi è stato presente, offrirgli un bel ricordo di quelle serate.

 

I due concerti che formano "Passing Stages" sono entrambi punti molto rilevanti della vostra carriera per motivi differenti: il CD1 rappresenta la gloria della patria, al Frontier Festival a Trezzo Sull'Adda (MI) mentre il CD2 è forse il lancio verso la fama internazionale, verso l'ampio respiro, l'american dream a cui tutte le band metal aspirano. Quali sono state le vostre emozioni e i vostri pensieri in queste due occasioni, e come li avete affrontati?

 

Partiamo dal dire che entrambe le situazioni sono state vissute con una grandissima emozione da parte di tutti noi, proprio per l'importanza da te sottolineata che questi festival hanno rappresentato per i DGM. Ad Atlanta è stata la seconda partecipazione al Prog Power USA, mentre la prima volta la gente non ci aveva mai visto e non sapeva cosa aspettarsi in quella occasione il pubblico era lì anche per noi, voleva vedere il nostro spettacolo ed erano tutti entusiasti di "Momentum" (ultimo disco di quel periodo), abbiamo ritrovato fans ed amici che non vedevano l'ora di stare un po con noi. Il Frontiers Metal Festival è stata una consacrazione a livello nazionale, un palco fantastico in un club eccellente per un'occasione per noi unica, uno show che è stato anche un modo per per ringraziare tutte le persone che ci hanno supportato nel tempo, i fan e tutti i ragazzi di Frontiers.

 dgm_andrea_arcangeli


Nonostante i due concerti si siano svolti a ben due anni di distanza l'uno dall'altro, sia la perizia esecutiva che il mix risultano incredibilmente consistenti. Qual è il segreto e l'approccio per una performance live così precisa, per un campo sonoro così pieno e per un insieme così pulito?

 

Fondamentalmente il fatto che il tutto risulti così consistente è perchè rappresenta noi al 100%. Chi ci ha visti dal vivo sa che quello che ascolta sul DVD è quello che ha ascoltato live ed è una cosa del quale andiamo molto fieri. La nostra fortuna è che ognuno di noi si conosce e conosce gli altri del gruppo molto bene, sappiamo cosa e quanto dare in sede live, tutto ciò fa in modo che il palco si trasformi in un ambiente confortevole nel quale ogni membro del gruppo riceve fiducia e sicurezza da tutti gli altri e questo è ciò che rende il tutto molto compatto. Ovviamente il prodotto finale è stato arricchito dal mix curato da Simone nei suoi Domination Studio e chi meglio di lui poteva far risaltare al 100% il sound DGM?

 

All'ingresso di entrambi i concerti si sente un unico coro: "DGM, DGM"; sia che siamo a Milano che ad Atlanta. E non siamo riusciti a contare le volte in cui Mark dice "su le mani!", e il pubblico TUONA! Qual è il vostro rapporto col pubblico, come avete deciso di impostarlo sul palco e fuori?

 

Noi siamo semplicemente noi stessi, sul palco e fuori. Quando siamo sul palco, oltre a voler dare il massimo vogliamo divertirci e trasmettere il divertimento al pubblico, da qui Mark che non perde occasione per rendere partecipi i fans. Fuori dal palco è la stessa cosa, noi siamo lì per i nostri fans, siamo sempre stati disponibili e sempre lo saremo, si ride si scherza...si beve (ride, ndr.)! Il dopo concerto è sempre una festa e, scusa la ripetizione, chi ci conosce sa di cosa parlo.

 

Suonare dal vivo è fantastico, sentire il proprio nome chiamato dalla folla ancora meglio, i dischi sono bellissimi... Ma non sempre è tutto rose e fiori. E a volte una nota amara fa la differenza: i due dischi del cofanetto sono perfetti, ma immaginiamo che nella vostra lunga carriera abbiate dovuto far fronte a problemi tecnici di varia natura. Come affrontate questo tipo di avvenimenti in generale, qual è la necessaria preparazione? Potreste raccontarci qualche aneddoto particolare?

 

Beh si ovviamente non sempre va tutto per il meglio, ci sono situazioni in cui effettivamente ti trovi piuttosto spiazzato. Dal punto di vista tecnico ti posso dire che anche qui la conoscenza nel settore di molti di noi aiuta parecchio, soprattutto quando si parla di cablaggi palco e mixer... Simone nel suo studio affronta problematiche del genere spesso, Mark ed Emanuele e tutti noi siamo ad oggi piuttosto navigati dal punto di vista di "esperienze da palco" quindi chi più chi meno riusciamo sempre a cavarcela in situazioni critiche. Fondamentale è anche la persona che in quel momento ti fa da fonico, noi abbiamo sempre avuto al nostro seguito amici/professionisti che sapevano moltissimo il fatto loro. Una situazione piuttosto borderline è stata proprio in Italia, in un locale nel quale non era presente nessuno che si occupasse della sala, nessuno che ci potesse dare informazioni utili su come era cablato tutto... alla fine ci siamo messi noi a rifare tutti i collegamenti del palco e dell'impianto della sala! Se ci fosse stato qualcun altro con meno esperienza probabilmente quella serata non sarebbe stata portata al termine.

 dgm_mularoni_2

 

Spaziando su un campo più generale, parliamo della band in sè: DGM è un nome che deriva dalle iniziali dei tre membri fondatori, nessuno dei quali è più nel gruppo. Dunque DGM è diventato il simbolo di certe sonorità, di un certo carattere?

 

A partire dal secondo disco del gruppo, "Wings Of Time", il monicker era già stato privato di una delle lettere dei fondatori e questo ha fatto si che il nome del gruppo diventasse fin da subito il simbolo di un tipo di proposta che con il tempo è diventato un marchio di fabbrica; siamo sempre stati pragonati a gruppi del settore quali Dream Theater, Symphony X e via dicendo... A parer mio i DGM hanno avuto da sempre una propria personalità, anche molto forte se posso permettermi. Nel tempo, affrontando vari cambiamenti, siamo stati capaci di mantenere questo "brand" ed è una cosa che ci rende molto orgogliosi.

 

Nei vostri ultimi lavori avete collaborato con grandi nomi del panorama prog e metal mondiale, in particolare ricordiamo Russell Allen e Michael Romeo dei Symphony X. Ma una band con delle sonorità e delle capacità così evolute devono avere delle influenze che spaziano in un raggio più ampio di ciò che l'occhio profano può vedere: quali artisti hanno ispirato il sound DGM, magari quali non ci aspettiamo di leggere?

 

Beh ovviamente i gruppi e gli artisti che si sentono maggiormente nei nostri brani fanno comunque parte del panorama metal rock che sempre abbiamo seguito, non ti faccio i nomi perché si parla di tutti i gruppi che hanno fatto la storia. Il progressive anni '70/80 è una parte molto forte di tutti noi, in "The Passage" ci sono parti fortemente ispirate da gruppi tipo Kansas; il soul, il funk, il blues... sono sempre state influenze che hanno arricchito i nostri brani. Se torniamo indietro negli anni troverai del jazz qua e là! Di base ascoltiamo di tutto, di qualsiasi genere, quindi diciamo che se qualcosa ci piace potrebbe essere influente in un futuro pezzo.

 

Sia dal cofanetto che facendo una scorpacciata dei vostri dischi studio, la direzione della band appare chiarissima, senza grosse virate e senza mai un errore. Come affrontate il naturale processo di evoluzione stilistica, musicale ma anche personale che gli anni e l'esperienza donano ad una band?

 

Ad essere sincero è un aspetto che non cerchiamo di curare a tavolino, la cosa sulla quale ci concentriamo e sulla quale stiamo attenti è che il prodotto finito abbia un senso dall'inizio alla fine. Non c'è mai stata una presa di posizione del tipo "questo disco sarà più rock e questo più metal" dipende tutto dall'ispirazione del momento, dal periodo che si vive. Personalmente parlando, ad ogni album della band associo le sensazioni e le esperienze di quel periodo, e non posso prescindere da questo. L'evoluzione stilistica deriva dalla nostra personale evoluzione, evoluzione in termini di maturità, una crescita nella vita che si riflette poi nella musica proposta... E' un processo naturale che alle volte offre dei colori più vivaci e altre volte atmosfere più cupe.


Oltre ad essere una delle poche band prog metal affermate in Italia, siete tutti dei musicisti singolarmente ineccepibili, e per questo protagonisti di numerosi progetti al di fuori dei DGM - io stesso ho intervistato Joe Lynn Turner che era entusiasta del lavoro di Mr. Mularoni alle chitarre per il suo ultimo disco! Parlateci dei vostri progetti personali, e magari illuminateci su come riuscite a far funzionare la vostra collaborazione nei DGM!

 

Grazie per il complimento da parte di tutti noi! Sì effettivamente siamo chi più chi meno tutti coinvolti in molti progetti, fin da subito ti dico che il motivo per il quale la coesistenza con i DGM esiste è perchè siamo tutti consapevoli che i DGM sono la priorità senza discussione alcuna. Di conseguenza il resto viene vissuto con molta armonia. Simone, come hai già detto te, è super impegnato con varie collaborazioni internazionali come per esempio Joe Lynn Turner e poi è in lavorazione un disco con Alessandro Conti e Fabio Lione, Emanuele ha vari progetti di cover band oltre agli Astra. Mark collabora con molti artisti ed ha vari progetti tra cui l'attuale OST ed io attualmente ho i miei progetti (Noveria, Hevidence, Solisia).

 

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Come appena detto, siete fra i più stimati esponenti della realtà metal italiana, pur con un progetto anglofono dall'ampio respiro. L'intervista sta volgendo al termine, e non può che venire alla mente una punta d'orgoglio per i compatrioti che ce l'hanno fatta, che tengono alto il nome del Belpaese con la loro musica... E purtroppo, nello stesso istante in cui si pensa tutto questo, ci si ricorda del fatto che, a dire di molti, la scena italiana è piuttosto deprimente. Siete d'accordo? Come avete fatto a trovare il vostro spazio, ad ampliare il vostro percorso?

 

Ti ringrazio per l'ennesima volta per le tue considerazioni al gruppo...
La scena in Italia a livello di gruppi non è affatto deprimente... ce ne sono tantissimi e altrettanti gruppi sono stra-validi. Il problema generale è il riflesso di un paese non proprio florido sotto tutti i punti di vista... mancano le strutture, manca una volontà di progresso culturale. Non voglio entrare troppo nel dettaglio altrimenti si sfocerebbe nella politica spicciola; diciamo che nel mondo metal/rock non c'è un appoggio e una facilità di riuscita che puoi trovare in altri paesi. Noi fortunatamente abbiamo trovato il nostro spazio, ma dopo più di 20 anni di duro lavoro e di sacrifici. Magari quando siamo usciti noi non c'erano tutti questi gruppi di adesso, magari c'era più spazio per noi. Ma sono certo che lo spazio, piccolo o grande che sia, che abbiamo noi DGM è stato frutto della nostra perseveranza e della nostra volontà di restare sempre in piedi e di andare avanti.




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