Hell In The Club (Dave)
Gli Hell In The Club sono una delle più frizzanti rivelazioni su suolo italico degli ultimi anni. Con già tre album all'attivo, non sembrano intenzionati a fermarsi, ma solo a diffondere il verbo del rock'n'roll. Una interessante chiacchierata con Davide "Dave" Moras è proprio quello che ci vuole per approfondire la conoscenza con l'ultimo nato della band.
Articolo a cura di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 11/03/16

Ciao Dave, benvenuto su SpazioRock! Per un 2015 di concerti degli Hell In The Club che si chiude, si apre un 2016 che vede la pubblicazione del vostro terzo album, "Shadow Of The Monster". Puoi descriverlo brevemente per i nostri lettori?

 

Ciao ragazzi, è un piacere essere di nuovo su SpazioRock! "Shadow Of The Monster" è un disco molto importante per noi. Come per ogni "terzo disco" che si rispetti sentiamo un po' la pressione di chi ci sta aspettando al varco, per verificare se siamo stati in grado di produrre un buon lavoro o meno. Noi siamo contentissimi di come è uscito! "Shadow Of The Monster" è un disco che riassume come non mai il nostro sound e lo porta senza dubbio ad un livello superiore. Abbiamo aperto le danze nel 2011 con "Let The Games Begin" e di strada ne abbiamo fatta davvero tanta. Nonostante la nostra esperienza precedente, con gli Hell in the Club è stato come iniziare da zero sotto molti punti di vista e quindi oggi sentiamo che questo disco sia un piccolo punto d'arrivo, nel quale siamo riusciti a sintetizzare al meglio le nostre capacità compositive affidandoci poi a un vero professionista per quanto riguarda la produzione ovvero Simone Mularoni dei Domination Studio ormai diventato parte integrante del sound degli Hell In The Club, nonché un caro amico. Insomma sentiamo di aver perfezionato il nostro "tiro" sotto tutti gli aspetti e per questo siamo davvero molto contenti.

 

Come si è svolta la gestazione di questo nuovo album?

 

Si è svolta in maniera molto più veloce e istintiva di "Devil On My Shoulder". Per vari motivi, personali e non, durante la gestazione del disco precedente ci siamo arenati più di una volta ma fortunatamente siamo riusciti nell'intento di realizzare questo nuovo album in tempi molto più brevi. Sia per quanto riguarda la stesura dei pezzi, ma anche per tutto il resto. Fortunatamente stiamo anche avendo un grandissimo supporto da parte di Scarlet Records e questo è stato fondamentale. Forse siamo un po' all'antica, ma ti assicuro che avere accanto una casa discografica che abbia il nostro stesso entusiasmo, è uno stimolo in più, soprattutto in un periodo così fragile per la musica. Ci ha dato la forza di lavorare sodo e di arrivare dove siamo arrivati, pubblicando "Shadow Of The Monster" poco più di un anno dopo il suo predecessore.

 

L'album si chiude con una personalissima cover di "Money Changes Everything", originariamente realizzata dai The Brains ma portata al successo in seguito da Cindy Lauper. Rispetto alle due versioni più famose, la vostra è una struggente ballad che non può non toccare le corde dell'animo dell'ascoltatore. Come mai avete scelto di coverizzare questo brano? E da dove deriva la scelta di renderlo un lento?

 

È tutta colpa di Picco il nostro chitarrista! Una delle sue fissazioni (nonché punto di forza) sono gli arrangiamenti. Picco non è contento se non può esprimere pienamente questo suo grande talento e non molla i brani finché non sono perfetti sotto ogni punto di vista! E per fortuna, aggiungerei! Lui ama anche suonare brani del passato e stravolgerli completamente. Questa volta è stato il caso di una canzone pop con forti influenze rock (parlo della versione di Cyndi Lauper). Tutti si sarebbero aspettati una versione a là Hell in the Club, veloce, rock, e invece no! Picco ha deciso di farla diventare una ballad. A noi l'idea è piaciuta moltissimo e infatti, eccola qui!

 

I testi di "Devil On My Shoulder" offrivano due omaggi a Paola Barbato e Daniel Pennac. Anche con il nuovo album dobbiamo aspettarci qualcosa del genere o avete optato per un approccio più "leggero"?

 

Oltre ai due episodi citati, "Devil On My Shoulder" contiene dei testi molto personali, specchio delle nostre vite ed emozioni di quei 2-3 anni. Idem il nuovo, fatta eccezione dei riferimenti letterari. A parte che ci sono meno brani, ma questa volta io e Andy abbiamo comunque preferito dare spazio alle nostre riflessioni, e a testi che ci rispecchiano al 100%. Possiamo dire che nonostante tutto, i testi del nuovo disco sono ancora più profondi e spesso mandano messaggi chiari e forti ai nostri ascoltatori sempre cercando di mantenere un certo equilibrio tra serenità e dramma, tra allegria e tristezza. Come fosse una piccola montagna russa insom, ed esattamente come le nostre vite!

 

Così per esempio (parlando dei testi che ho scritto personalmente), "DANCE!" è un piccolo inno ai "nostri anni" ‘80 e ‘90, una sorta di celebrazione alla spensieratezza e a tutte le cose "fighe" di quel periodo che, grazie al fascino che hanno avuto su di noi e sulla nostra generazione, sono ancora nei nostri cuori. Oppure "Enjoy The ride" è una riflessione personale sul fatto di essere più positivi nella vita, di godersi questo lungo viaggio senza fare caso a chi ci vuole fermare, e di accogliere con un gran sorriso tutto ciò che ci succede. "Shadow Of The Monster" è una metafora oscura di tutte quelle cose che nella vita, giorno per giorno, ci influenzano negativamente, ci fanno comportare in modi che non vorremmo che insomma - citando Andy - "ci rompono le balle". Vedi il lavoro, le persone che ci invidiano, i soldi, insomma tutto ciò che ci rende un po' meno liberi in tutto e per tutto. "The Life & Death Of Mr. Nobody" è una canzone molto profonda che tratta un tema delicato che personalmente sento molto e che ho spesso trattato anche nei testi degli Elvenking. Quello dell'essere diversi e per questo di essere spesso fraintesi ed emarginati. In questo caso il testo è la storia di un ragazzo particolarmente delicato e sensibile che viene sopraffatto da tutto questo. Ma spero che lo leggiate, io mi emoziono ogni volta che lo leggo nonostante sia scritto di mio pugno.

 

"Le Cirque Des Horreurs" è un invece un mio delirio. Ogni tanto mi accorgo di osservare le persone e di rendermi conto che mi trovo di fronte ad individui che ho già visto prima, ma ovviamente non sono le stesse persone, sono semplicemente uguali, come se appartenessero a delle categorie e non avessero un minimo di personalità. E li osservo come fossero dei fenomeni da baraccone. Poi magari l'unico che dovrebbe finire in un circo sono io! Anche nei testi di Andy ci sono molto temi importanti come l'appetito che sentiamo per la musica e per lo stare sul palco ("Appetite"), la celebrazione della scena rock/metal a cui apparteniamo che è ormai diventata una grande famiglia ("Hell Sweet Hell"); c'è una canzone ("Naked") che parla della bellezza del sesso e dell'amore in tutte le sue forme e ancora un testo scanzonato e ironico ("Try Me, Hate Me") che vuole un po' prendere in giro gli haters, tutti quegli individui che preferiscono perdere il proprio tempo a denigrare gli altri piuttosto che godersi le cose che amano.

 

"Shadow Of The Monster" si segnala anche per la presenza di un nuovo batterista in formazione. Via Federico Pennazzato e dentro Marco Lanciotti. Cosa ci puoi raccontare di questo avvicendamento dietro le pelli?

 

In realtà non c'è molto da dire. Fede ha deciso di dedicarsi alla sua carriera di fonico e questo gli ha impedito di poter continuare con le sue diverse band, Hell In The Club compresi. Per noi è stato un duro colpo e forse per questo non ne abbiamo parlato molto finora. Fede per noi è come un fratello e, nonostante siamo sempre in contatto, non è facile andare in giro senza di lui. Per fortuna però, grazie ad un suggerimento di Simone Mularoni, è arrivato Marco! Ed è stata subito sintonia. È pazzo tanto quanto noi e il suo drumming è incredibile!

 

L'ingresso di Marco in formazione ha portato qualche nuova influenza o elemento nel sound della band?

 

Al momento la cosa si è limitata al suo drumming visto che Marco è entrato nella band qualche giorno prima di entrare in studio. Anzi sono ancora stupito del lavoro che ha fatto in così poco tempo. Posso dire che il suo entusiasmo e la sua freschezza nel suonare hanno sicuramente portato qualcosa di nuovo e hanno aggiungo un tocco in più al nostro sound. E questa cosa è evidente anche dal vivo. Non vediamo l'ora di iniziare il nuovo tour infatti!

 

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Se per "Devil On My Shoulder" avevate affidato la copertina a Justin Osbourne, per la vostra terza fatica in studio avete invece optato per Nathan Thomas Milliner, sceneggiatore, regista ed illustratore molto dotato. Cosa vi ha portato a questa scelta?

 

Sicuramente il suo portfolio e il fatto che il suo stile si sposa perfettamente con l'idea che avevamo in mente per questa copertina. Ci è sembrato un ottimo modo per celebrare le nostre origini anche visivamente, con una copertina che ricordasse le fantastiche copertine del passato, disegnata a mano, carica di colori e di carattere.

 

Per chi è abituato ad ascoltarti negli abum degli Elvenking, gli Hell In The Club sono alquanto spiazzanti. In "Shadow Of The Monster" la tua voce è completamente diversa, solo in uno o due punti è possibile ascoltare il Damna degli Elvenking. In certi momenti è quasi possibile parlare di mimetismo, vista la somiglianza con Vince Neil. Quanto è cercato e quanto è spontaneità in questo differenziarsi rispetto al tuo solito stile?

 

Per assurdo io nasco con un timbro "sporco" e con un range molto più vicino a questo tipo di sonorità. Infatti ci ho messo qualche anno prima di trovare "una quadra" negli Elvenking ed è arrivata quando ho capito che proprio questa mia particolarità avrebbe dato agli Elvenking un pizzico di personalità in più. Con gli Hell In The Club infatti è stato molto più semplice, e anzi è stato proprio durante le registrazioni di "Let The Games Begin" che ho iniziato ad avere una maggiore consapevolezza delle mie "doti". Infatti ora sono proprio la personalità e la naturalezza le carte che cerco sempre di giocare, dal momento che il mio stile è parecchio lontano da quello dei classici cantanti tecnici e ultra preparati. Parlando di Vince Neil, credimi lo amo, ma non ho mai cercato di assomigliargli!

 

Quattro teste pensanti e quattro divese località non giocano di certo a vostro favore in fase di scrittura, ma essendo arrivati al terzo album con la band ormai il vostro meccanismo sarà perfettamente rodato e funzionale. Come avviene il processo di scrittura di un nuovo album?

 

Al giorno d'oggi è molto facile riuscire a scambiarsi le idee via mail, quindi da quel punto di vista non abbiamo mai avuto problemi. Io mando le mie idee a Andy e Picco che assieme le arrangiano e viceversa. So far, so good!

 

Considerando che per fortuna le vostre altre band di appartenenza non condividono lo stesso genere musicale con gli Hell In The Club, vi risulta comunque problematico pensare per compartimenti stagni al momenti di scrivere un nuovo brano oppure in alcuni casi ti sei trovato indeciso a quale band far suonare un brano?

 

Assolutamente no. Elvenking e Hell In The Club sono due realtà talmente diverse che non si pone il minimo dubbio. Oltretutto sono talmente in sintonia con i due diversi lati della mia personalità, che non ci si può proprio sbagliare. Dr. Jekyll si occupa degli Elvenking mentre Mr. Hyde si prende cura degli Hell In The Club!

 

Sempre più spesso è possibile vedere band formate da membri affermati di combo più famosi. Gli Hell In The Club ne sono solo uno degli esempi più recenti. Credi che si sia finalmente riusciti ad accantonare le stupide invidie e gelosie che sono quasi geneticamente radicate nel DNA della musica?

 

Tra le nostre band sicuramente! Collaboriamo fra di noi per mille altri motivi ed è una cosa fantastica. Ma in generale la sensazione è che le invidie e le gelosie non siano scomparse, anzi. Onestamente è una cosa che mi interessa poco. Io nel mio piccolo faccio del mio meglio per stringere degli ottimi rapporti nella scena e di dare un'immagine positiva anche a chi ci segue dall'estero. Chi vuole stare in disparte a parlare male o a denigrare gli altri, faccia pure!

 

Sesso droga e rock'n'roll. Una volta era lo stile di vita delle band hard rock, ora viene solo cantato nei testi delle canzoni. Credi che sia un cambiamento favorevole o negativo?

 

Oddio, sai che non sono proprio sicuro che venga solamente cantato?? Ahahah! (ride, ndr) Almeno nel nostro caso parliamo di noi. Non saremmo capaci di scrivere testi che non fanno parte del nostro vivere (a parte quando specificato, vedi gli episodi letterari). Chiaramente dobbiamo fare i conti con le nostre vite private, i nostri lavori e le scelte che abbiamo fatto - ridimensioniamo pure l'idea di band rock che abbiamo di Motley Crue e simili, e non prendiamo alla lettera la triade sesso droga e rock'n'roll - ma credo che non saremmo mai in grado di condurre delle vite normali. Aggiungiamo sempre un pizzico di disagio anche quando potremmo farne a meno! Ahah! (ride, ndr) La cosa positiva nel discorso che fai tu è una buona via di mezzo. Responsabilità e controllo contro l'autodistruzione delle band rock del passato insomma, ma se nelle nostre vite mancasse quel pizzico di follia, non saremmo riusciti a scrivere nemmeno una delle canzoni degli Hell In The Club!

 

Il sound degli Hell In The Club coniuga in modo ottimale le influenze dell'hard rock degli anni '80 con quelle moderne. Quali di questi due momenti storici ritieni più importante ai fini del processo creativo della band?

 

Entrambi. Ed è inevitabile quando scriviamo canzoni. Partiamo sempre da ciò che ci sta più a cuore, ovvero il sound che ci ha fatto innamorare della musica e poi lo riportiamo in vita negli anni che viviamo. Senza snaturare né l'uno né l'altro aspetto. Spesso sento band che vogliono suonare moderne o attuali a tutti i costi, oppure altre che vogliono apparire e suonare vintage e retro. Noi vogliamo semplicemente suonare la musica che amiamo, così come esce, senza artifici, senza troppi studi.

 

La dimensione del rock'n'roll è quella live. Visti gli impegni anche con le vostre altre band d'appartenenza, siete costretti a sacrificare in parte quest'aspetto della vita degli Hell In The Club o cercate di ritagliarvi quanti più momenti on the road possibili?

 

Finora siamo sempre riusciti ad alternare gli impegni delle rispettive band. Ogni tanto si accavalla qualche impegno ma sono cose gestibilissime. Nella prossima primavera faremo un piccolo tour italiano, saremo in Belgio per un festival e poi vedremo cosa succederà! Ci vediamo "on the road"!




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