Creeper (Will Gould)
Emergenti, ma con davvero tutto in regola per farsi spazio e dire la loro. Dai bassifondi di Southampton, ecco la nuova proposta del gothic punk made in UK.
Articolo a cura di Matteo Galdi - Pubblicata in data: 26/02/16

Ciao Will, benvenuto sulle pagine di Spaziorock! Grazie per il tempo concesso. Dove ti trovi in questo momento? So che avete da poco suonato a Birmingham, per il debutto della nuova line up.

 

Ciao Spaziorock, un piacere. Al momento mi trovo finalmente a casa mia a Southampton e si, abbiamo suonato ad inizio mese a Birmingham insieme ai Neck Deep. E' stato uno show molto fico, soprattutto divertente, abbiamo già suonato in occasione di un paio di date con la band, ci muoviamo in pullman e passiamo bei momenti insieme. Durante gli show abbiamo avuto modo di mostrare le nostre qualità, ci siamo fatti conoscere anche vendendo il merchandising della band. Il pubblico è stato molto recettivo in questo senso, ci ha supportati molto.

 

Tutto questo è stato quindi produttivo per la band, per il marchio: avete incrementato la vostra popolarità.

 

Decisamente stiamo vivendo un ottimo periodo, facendo esperienza e mettendoci alla prova. Sai, al nostro punto della carriera l'unica cosa a cui si aspira è suonare, ovunque, il più possibile! E' tutto ciò di cui ci preoccupiamo al momento, e ciò che ci rende realmente felici.

 

Parliamo della vostra musica: proponete un punk rock con contaminazioni oscure, gotiche. Si dice in giro che siete i nuovi "The Misfits". Quali le vostre influenze?

 

Bene, si, i Creeper suonano punk rock ma con contaminazioni da molte band differenti. Gli Strike Anywhere ad esempio sono tra i nostri gruppi preferiti, così come gli storici Bouncing Souls che propongono un punk rock alternativo e moderno, denominato appunto "revival". Ma non ci fermiamo a questo, io personalmente ad esempio ascolto David Bowie da sempre, la cui passione mi è stata tramandata da mio padre, suo grandissimo fan. O ancora i Metallica: chi non cresce ascoltando i Metallica? Ecco, i Creeper cercano di prendere varie sfumature da molti generi ed artisti differenti. Cerchiamo di carpire e trasporre le emozioni da noi provate ascoltandoli.

 

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Avete pubblicato due EP nel giro di un anno, come mai la scelta di non fare uscire tutto il materiale contemporaneamente in un unico LP?

 

Beh, quando si forma una band, ufficialmente intendo, si iniziano a buttar giù parecchie idee: alcune vengono scartate, altre prese in considerazione. Durante il processo di composizione si impara tantissimo e c'è molto tempo da dedicare alla pratica. Quello che abbiamo fatto durante l'anno passato è stato proprio dedicarci ad una manciata di pezzi nuovi, preoccupandoci di registrarli subito pubblicando il primo EP "The Callous Heart", per vedere che l'effetto che faceva suonare le canzoni durante i live, non avevamo la benchè minima idea del riscontro che avrebbero potuto avere...
C'è tanto da imparare, sia dal punto individuale che collettivo, stiamo cercando di migliorarci volta dopo volta, a piccoli ma concreti passi, fare esperienza ed incrementando la qualità del sound e delle prestazioni.

 

Certamente non si smette mai di imparare, soprattutto nel mondo della musica. Molte persone comunque sono pronte a scommettere su voi! Ci sono molti occhi puntati su di voi attualmente: non siete sotto pressione?

 

Sicuramente abbiamo un'opportunità. Ora stiamo crescendo in popolarità, ma non possiamo concederci il lusso di sederci davanti ai riflettori. I Creeper non sono il genere di persone che prestano troppa attenzione a queste cose: Siamo stati impegnati molto negli ultimi mesi a registrare i pezzi nuovi, non abbiamo fatto caso a ciò che stava accadendo al di fuori. Io personalmente cerco di non farmi influenzare dal successo o da ciò che la gente pensa di me, mi sento a mio agio sul palco, mi diverto a scrivere testi, vederli trasformati in canzoni e cantare ai concerti.
Penso che qualunque artista, nel momento in cui sta componendo una canzone non debba pensare: "E se questo non piacesse? Che penseranno di me i fan?". Intendo, non fregarsene, ma andare avanti ecco...

 

Beh sicuramente continuare per la propria strada e saper rimanere coerenti sono sempre qualità apprezzate. Come gestite il fatto che siete sotto un'etichetta come la Roadrunner Records?

 

Beh, prima di tutto siamo onorati: la Roadrunner è un'etichetta importantissima. E' imparazzante ciò che è successo ai Creeper, dopotutto eravamo solamente sei bimbi alle prime armi che suonavano nei pub si Southampton! (Ride, ndr.) Come tutti i ragazzi che suonano anche noi avevamo i nostri idoli, e di tanto in tanto ci divertivamo a suonare nella nostra piccola città in qualche locale, non avevamo idea di come andassero le cose! Il mondo della musica è un business, un mondo molto intricato. Non avevamo assolutamente idea di come funzionassero ad esempio i contratti con le band, dell'importante ruolo che ricoprono le etichette discografiche, di tutto ciò che riguarda la produzione, registrazione. Siamo orgogliosi di poter crescere quindi sotto tale label, che gestisce molte band celebri con cui siamo cresciuti. Ci stanno dando un'opportunità enorme, stiamo lavorando alle riprese dei video, sanno esattamente tutto ciò che abbiamo in testa ed interpretano tutto quello che abbiamo in mente! L'importante infatti è che sia compreso il messaggio che una band vuole trasmettere, e non travisato.

 

E nel frattempo il vostro amico ed ormai ex chitarrista Sina ha lasciato la band. Vi manca?

 

Si. Ha lasciato la band l'anno scorso, sai, eravamo in tour da tanto tempo, suonare così spesso ogni sera può essere davvero stancante. Siamo ancora molto amici, lui è un bravissimo musicista e ci ha aiutati molto in passato contribuendo alla formazione della band, mettendo a disposizione le sue idee e le sue qualità sempre per il bene collettivo. Rispettiamo la sua decisione, ha deciso di lasciare i Creeper per dedicarsi alla sua carriera di tecnico del suono a Londra, sembra davvero felice di ciò.
Al suo posto è arrivato Oliver, che già conoscevamo poiché da Gennaio dell'anno scorso ci accompagnava in tour, solo che si occupava del merchandising! Lavorava per noi ed era nostro fan. Un giorno parlando mi ha detto: "Sai, suoniamo cover con un mio amico...". Io l'ho spiazzato e gli ho detto: "Beh, suoniamo insieme stasera!". Da quella sera molto divertente il passo successivo è stato entrare a far parte della mia band principale.

 

Ora con la formazione completa partirete per il tour europeo di supporto al nuovo "The Stranger".

 

Beh si siamo prontissimi! Già l'anno scorso avevamo suonato in Europa ed era stata un'esperienza davvero emozionante. Eravamo giovani e spaventati. Sei mesi fa abbiamo suonato durante un pò di date di supporto a molte bands, abbiamo partecipato a vari festival (anche suonando su palchi prestigiosi come il Download Festival, il Vans Warped Tour ed il Camden Rocks, ndr.), ma la nostra proposta erano sempre le cinque o sei canzoni che le persone conoscevano o che erano all'interno dell'EP di debutto "The Callous Heart". Ora abbiamo più pezzi a disposizione, avremo più tempo di conseguenza e suoneremo di supporto ai Neck Deep. E si, siamo davvero in estasi. (suoneranno in Italia il 9 Aprile al Rock Planet di Pinella di Cervia e il 10 Aprile al Legend Club di Milano, ndr.)

 

Per molte persone siete il futuro del punk rock, vi ci immaginate?

 

Beh lo speriamo! Noi stessi da ragazzini siamo cresciuti ascoltando tutti i tipi di punk dei vari periodi storici, assistendo sempre ai concerti di molte band. Eravamo proprio dei "Punk kids", questo genere ha coinvolto le nostre vite, ci stavamo proprio dentro. E' una sorta di cultura, sarebbe bello poter rappresentare il genere, noi che ne abbiamo usufruito per anni.

 

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Pensate che ci siano band giovani ed emergenti che hanno bisogno di supporto?

 

Non so come vadano esattamente le cose negli altri paesi, ma nel regno unito la scenda punk è molto supportata. Ci sono tantissime band e tantissimi locali che ospitano concerti. Gli spettacoli live sono presi molto in considerazione, sono seriamente considerati e se una band ha una valida proposta, beh, sicuramente ha modo di potersi esprimere al meglio.
Noi stessi abbiamo diviso il palco in passato con molte band ed amici, funziona così, ci si supporta a vicenda. Poi ci sono i bambini che assistono agli show che pensano: " Pazzesco, voglio farlo anche io, voglio iniziare a suonare ora!". In questo modo avviene anche un ricambio generazionale.

 

Abbiamo tempo per un'ultima domanda: Qual è la canzone che è divenuta il vostro inno? Quella che è cantata da tutti a pieni polmoni?

 

Inizialmente la gente doveva conoscerci, non erano molte le persone che cantavano le nostre canzoni ai concerti, fondamentalmente perché non avevano idea di chi fossimo. Dopo l'uscita di "The Callous heart" ho notato che molti cantavano e si dimenavano durante "The Honeymoon Suite", anche per il fatto era una traccia registrata e che era stata ascoltata prima del live da più persone, che ne conoscevano la musica ed il testo. Ora invece dopo tutti cantano "Black Mass", il nostro nuovo brano che sta avendo un buon successo. Siamo fortunati in quanto abbiamo una fan base piuttosto variegata ed abbiamo anche diversi tipi di tracce, con differenti sonorità e temi: ognuno in fondo ha la sua preferita, ma cosa divertente è vedere le varie reazioni che scatenano i nostri pezzi nelle varie persone!

 

Un sincero augurio per i prossimi live, ci vediamo in Italia ad Aprile. Grazie Will, è stato un piacere!

 

Fantastico! A presto allora, piacere mio!

 

 

Per saperne di più, leggi la recensione dell'ultimo EP "The Stranger". 

 




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