Charlie Barnes (Charlie Barnes)
Una voce e un pianoforte, strumenti che l'artista inglese e turnista dei Bastille Charlie Barnes padroneggia alla perfezione nel suo nuovo album "Oceanography", che glorifica la realizzazione di un sogno nel cassetto: suonare dal vivo e connettersi in modo estremamente intimo e profondo a quante più persone possibili.

 

Articolo a cura di Sophia Melfi - Pubblicata in data: 08/03/18

Ciao Charlie! Benvenuto su SpazioRock.it, iniziamo con qualche domanda... Come ti senti in merito alla pubblicazione del tuo terzo album in studio "Oceanography" che uscirà il prossimo 9 marzo? Quali sono le tue aspettative?

 

Sono super entusiasta all'idea di pubblicare il nuovo album. E' passato tanto tempo dal mio primo album e da allora ho avuto parecchio da fare con i Bastille... Verso la fine dello scorso anno, il mio produttore Steve mi ha dato una mano a concludere questo nuovo progetto, ovviamente non vedo l'ora che sia pubblicato e di raccogliere i frutti del nostro duro e lungo lavoro, a cui abbiamo dedicato tantissimo tempo. Credo che, nonostante alcune canzoni siano un po' datate a livello compositivo, in questo nuovo album possano rappresentare qualcosa di fresco e nuovo. E' un grande passo in avanti rispetto agli album precedenti e spero che piaccia al mio pubblico. La reazione di quest'ultimo all'uscita del primo singolo è stata a dir poco inaspettata e positiva, quindi sono molto entusiasta di questo nuovo lavoro, sarà una figata. 

 

Quali sono le differenze tra "Geek" (2010), "More Stately Mantion" (2015) e Oceanography (2018)?

 

"Geek" era più un progetto universitario che un vero e proprio album, era troppo "accademico" anche se è stata un'ottima occasione per concretizzare il mio grande sogno. "More Stately Mantion" è un album a cui ho lavorato maggiormente e con più attenzione in termini di suoni, ricercando delle musicalità più alternative rock, mantenendo tuttavia un collegamento con "Geek", ben visibile nella sezione di pianoforte. "More Stately Mantion" è più definito e completo musicalmente, anche se le mie intenzioni non hanno mai mirato ad un tipo di sound che fosse troppo piatto e invariato nel tempo. Ho sempre cercato di sperimentare focalizzandomi nel mettere tutto insieme armonicamente rispetto ai precedenti album. 

 

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Ho notato all'interno dell'album delle considerevoli influenze provenienti dall'electro-pop, dall'alternative rock, dall'indie e tanti altri generi... Da dove provengono e quali sono gli artisti e le band che ti hanno ispirato maggiormente durante la composizione di "Oceanography"?

 

Senza dubbio i Bastille con cui ho avuto l'occasione di suonare in grandi festival. Secondariamente mi hanno influenzato generi ed artisti che non avrei mai pensato di ascoltare prima come i Christine and the Queens, Sia e i Lord. L'influenza proveniente dal pop è evidente in questo album, come evidente è anche l'ispirazione che proviene dagli eroi della mia adolescenza tra cui i Biffy Clyro, gli Oceansize, Amplifier ecc. Steve e io abbiamo lavorato al sound di "Oceanography" per renderlo più classico e simile alla musica pop anni ‘50 e ‘60. Ho sempre amato quelle dolci vecchie canzoni pop e l'atmosfera che erano in grado di ricreare attraverso delle melodie davvero emozionanti. In canzoni come "Bruising", abbiamo cercato di rifarci a quei suoni e a quello spirito come una sorta di "pastiche" di melodie pop, leggermente diverse, per via del contesto in cui verranno riproposte. 

 

A proposito della tua recente collaborazione con i Bastille, hai qualche altro progetto con loro? Quali sono gli aspetti positivi e negativi del lavorare con una band così famosa? Quali sono i vostri rapporti?

 

E' stato fantastico stare con loro, sono un gruppo di persone magnifiche, comprese quelle che lavorano costantemente in tour con la band, è come se fossimo tutti un'unica famiglia. Nel loro secondo album in studio, i Bastille hanno lavorato molto di più alla sezione di chitarra e senza un altro musicista non avrebbero potuto suonare dal vivo in maniera ottimale. Li ho conosciuti tramite amici di amici, grazie ai quali sono stato introdotto al manager. Mi hanno fatto un'audizione ed è stato fantastico essere stato reclutato da loro. Prima lavoravo in un bar e quando ho saputo di essere stato preso nei Bastille, anche il mio capo è stato molto entusiasta consigliandomi caldamente di accettare. Il mio primo weekend lavorativo con i Bastille è stato al "Rock Am Ring". Alla fine del festival siamo tornati a casa tutti molto soddisfatti del nostro lavoro. Abbiamo un nuovo tour in aprile e mi hanno chiesto proprio l'altra settimana di partecipare, sarà molto impegnativo, ma incredibile... Ovviamente il lato negativo consiste nello stare sempre in tour e quindi lontano da casa, è difficile stabilire una routine. Mi manca spesso casa e c'è sempre il rischio di restare chiusi nel tour bus a provare riprovare le canzoni del concerto. Nell'ultimo periodo abbiamo cercato di visitare i posti in cui suoniamo e goderci il tempo passato in quei luoghi. Alla fine devo ammettere che i lati positivi sono molto più numerosi di quelli negativi e io mi ritengo un ragazzo molto fortunato (ride, NdR.).

 

Che emozioni provi suonando dal vivo le tue canzoni e qual è il momento o la cosa che apprezzi maggiormente durante l'intimo momento di condivisione della tua musica con il pubblico?

 

Amo cantare dal vivo, quando sei in una stanza, non importa dove, provi un'emozione diversa rispetto a quando sei davanti a mille persone che sono lì per ascoltarti. Ritengo che suonare dal vivo sia molto più emozionante perché sei più connesso alle canzoni e a quello che raccontano, mentre quando registri in studio è come completare una lista di cose. Quando suoni dal vivo ti esprimi al meglio e cerchi di connetterti il più possibile alle persone, è molto più elettrizzante. Se fai un errore, ovviamente, non puoi correggerlo e tornare indietro come durante una registrazione in studio. C'è sempre un elemento di rischio che rende il lavoro maggiormente eccitante e terrificante al tempo stesso, soprattutto in merito all'idea di esibirmi davanti a tutte quelle persone. Non vedo l'ora di suonare le mie canzoni dal vivo con la mia band, abbiamo già un paio di date programmate. E' solo questione di divertirsi e cogliere nel modo più variegato possibile il significato delle canzoni.

 

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Parlando di connessioni tra le persone, ho notato che per le tue canzoni hai scelto degli argomenti piuttosto semplici, probabilmente ispirati alla vita quotidiana e alla gioia e alla bellezza delle piccole cose. Qual é la canzone a cui ti senti più legato?

 

E' una domanda interessante... (ride, NdR.) E' sempre molto personale comporre la musica a cui ho lavorato per molto tempo, le canzoni sono quasi tutte autobiografiche. La mia preferita è l'ultima canzone, "The Weather" alla quale sono molto legato perché siamo solo io e il pianoforte. Tratta del mio periodo in tour, della nostalgia di casa, di mia moglie e del mio cane. Suonarla dal vivo mi fa provare qualcosa di speciale e unico. Mia moglie mi ha detto di non aggiungere altro alla canzone perché era perfetta così com'era e io le ho risposto:"Ok boss" (ride, NdR.) C'è un lato rilassante in quella canzone e nell'intero album, è anche per questo che mi piace. 

 

Possiamo definire come un concept il tuo nuovo album "Oceanography"? C'é un tema che racchiude tutte le idee che compongono questo album?

 

Non propriamente, "Oceanography" non c'entra con lo studio della biologia o degli oceani, ho usato questa parola perché mi piaceva e mi incuriosiva il fatto che avesse a che fare con la dimensione oceanica metaforicamente parlando. Inoltre mi sono ispirato agli Oceansize, la band con la quale sono cresciuto. Ogni giorno cerchi di dare il massimo in tutto, fai mille lavori e potrebbe essere difficile gestire tutto. I social media servono solo a distruggere la propria autodeterminazione e a demoralizzarti, per questo bisogna ignorarli e lasciar scorrere le critiche proprio come una goccia che cade nell'oceano della vita di ognuno. L'album tratta anche di questo, delle mie preoccupazioni, ma anche e soprattutto di cosa è davvero importante nella vita, delle emozioni forti e positive, della connessione speciale che si ha con le persone quando si suona dal vivo. Il resto non conta, il voler essere popolare a tutti i costi è stupido perché quando si inizia una carriera del genere non si pensa di voler diventare famosi, ma semplicemente di fare quello che si ama di più. 

 

"Oceanography" è come una "comfort zone" in una magica dimensione priva di stress, in cui ogni attenzione si focalizza sul semplice e rilassante ritmo delle canzoni. Sei d'accordo con questa interpretazione?

 

Credo sia un'interpretazione fantastica, nulla da aggiungere.

 

Quali artisti hanno collaborato all'arrangiamento musicale di "Oceanography"?

 

E' stato per la maggior parte composto da Steve, da me e dalla mia band. Il progetto è nato con 4 ragazzi che strimpellavano in una stanza, cercando di creare qualcosa di nuovo ed entusiasmante. Io e il mio produttore abbiamo lavorato senza sosta mandandoci i risultati ottenuti separatamente via computer e incontrandoci ogni tanto in studio per consultarci. Il mio batterista ha registrato la sua sezione in 4 giorni, abbiamo concluso il lavoro in un piccolo cottage in Inghilterra. Per la composizione del singolo "Will & Testament" ho convinto il manager dei Bastille a contribuire con l'aggiunta di alcuni cori e devo dire che è stato davvero professionale, Steve ha mixato e ha curato i suoni alla perfezione. Siamo un piccolo team, io ho contribuito solo con chitarra e voce, il resto dell'arrangiamento è opera di Steve e della band.

 

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Hai altri progetti o collaborazioni a parte il lavoro con i Bastille?

 

Ho inaugurato uno dei miei progetti secondari proprio lo scorso anno con il mio amico Ben, a fine università. L'intenzione era quella di creare una band che si ispirasse al genere country-folk americano, ma mi rendo conto che al giorno d'oggi potrebbe essere un genere non di moda e difficile da ascoltare. A parte questo, non ho molti altri progetti perché non avrei proprio il tempo materiale da dedicare ad altro, il tempo che ho lo dedico ai Bastille, al mio lavoro solista e anche a concedermi qualche pausa ogni tanto (ride, NdR.

 

Ti ringrazio Charlie, l'intervista è quasi terminata. Ho un'ultimissima domanda, vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori?

 

Spero vi piaccia la mia musica e il mio nuovo album, a presto!  

 

E' stato un piacere, a presto!

 




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