Currents (Brian Wille; Jeff Brown)
Un'uggiosa serata milanese circonda il debutto italiano dei metalcorer Currents. Poco prima di calcare il loro primo palco nel nostro paese, siamo riusciti a carpire il giovane entusiasmo di Brian e Jeff, in una chiacchierata che svela le fondamenta del progetto statunitense dei Currents e il brutto e il bello di essere una band che si affaccia ai propri promettenti esordi.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 27/03/18

Traduzione a cura di Camilla Mazzitelli

 

 

Ciao ragazzi e benvenuti a SpazioRock.it. Prima di tutto, come state e come sta andando il vostro tour?

 

Jeff: Alla grande!

 

Brian: Davvero alla grande. Ci stiamo divertendo molto. Il tour sta andando molto bene e le altre band sono fantastiche. È anche bellissimo viaggiare - è la nostra prima volta in un tour internazionale ed è la nostra prima volta qui in Italia. Fin'ora è stato tutto stupendo.

 

Come avete detto, quello di stasera è il vostro primo spettacolo in Italia, come ci si sente ad affrontare un pubblico nuovo? Poi quello italiano è famoso per essere abbastanza sopra le righe...

 

Jeff, Brian: Sì, è il primo in assoluto.

 

Brian: Siamo eccitati. Siamo davvero curiosi di esibirci per il pubblico italiano, non vediamo l'ora!

 

Jeff: Sono gasato, sì!

 

Dato che questa è la prima volta che parliamo, vorrei conoscervi un po' meglio. Il vostro ultimo disco "The Place I Feel Safest" è uscito a giugno. Come descrivereste questo momento della vostra carriera?

 

Jeff: Beh, è il primo album dell'etichetta discografica quindi per noi è stato molto emozionante e ci ha messo molto alla prova. Abbiamo impiegato molto tempo a scriverlo e abbiamo anche trovato diversi ostacoli che ci hanno rallentato. Ma adesso, è fantastico. Da quando è uscito, sembra sia piaciuto a molte persone e ci ha dato la possibilità di fare tante date incredibili l'anno scorso e portandoci in Europa quest'anno.

 

Brian: Sono molto contento del risultato anche perché questo è il primo album in cui ci siamo io e la mia voce. Diciamo che c'erano molte pressioni da affrontare...

 

Jeff: E' stato come... scalare una montagna.

 

Brian: Quando hai sempre lo stesso cantante, hai un'idea abbastanza chiara di come possano andare le cose. Ma in questo caso, non era così. Sapevamo che le persone questo disco lo avrebbero o amato, o odiato. E pare che piaccia e la gente sembra interessata a vedere cosa faremo in futuro. Siamo riusciti a fare tantissime cose grazie a questo disco, è stato fantastico.

 

Jeff: E' incredibile andare in alcuni paesi e vedere ragazzi che vengono allo show con le nostre magliette comprate online, che urlano i nostri testi... è pazzesco. Specialmente per Brian, perché è stato lui a scrivere i testi. Ma anche solo essere parte della band è davvero una figata.

 

E dunque, qual è il posto dove vi sentite più al sicuro (the place you feel safest)? Anche metaforicamente parlando.

 

Brian: In questo momento è sul quel bus! Però la risposta cambia ogni volta.

 

Jeff: Cambia sempre a seconda del momento che stiamo vivendo, in realtà. Sono stato lontano da casa per molto tempo, in tour. Quindi devi trovare quella cosa che ti fa sentire tranquillo quando sei on the road. E per molti di noi è quando, a fine giornata, si sale in cuccetta e si va a dormire sentendosi al sicuro.

 

Brian: Comunque questa conversazione è diventata decisamente metaforica!

 

Jeff: Sì, hai ragione. (ride NdR)

 

Brian: Ma è la verità.

 

Jeff: Anche il palco è un luogo sicuro.

 

Brian: Assolutamente.

 

Jeff: Ed è anche molto naturale per tutti noi.

 

Brian: Sì, perché accetti di essere lì per una ragione. Quando suono ho questo momento dove mi fermo e penso "sì ok, questo mi fa sentire bene".

 

Jeff: Anche perché lo facciamo ogni sera.

 

Brian: Sì, ti trovi a tuo agio in quelle cose costanti.

 

Jeff: Scusaci, ci siamo dilungati! (Ridono NdR)

 

No, avete fatto solo bene! Parlando d'altro, questo disco è molto tosto e agitato, sia nella musica che nel testo. Presumo sia collegato alle vostre vite personali.

 

Jeff: Merito suo (parlando di Brian NdR).

 

Brian: Questa è una cosa di cui stiamo parlando molto di più recentemente. Non sapevo come parlare delle nostre esperienze in un modo vero. Sono stato in altre band prima di questa e c'erano cose di cui volevo parlare ma non riuscivo a trovare una forma tutta per loro. E anche se a volte mi sento ancora così, per questo disco mi sono concentrato su quello che sentivo dentro. Mi trovavo in una situazione stabile quando ho cominciato a scrivere, ma ho preferito concentrarmi su quello che mi mancava.

 

Jeff: Un ottimo esempio di questo è il testo di "With It".

 

Brian: Sì, perché parla del blocco dello scrittore. Era la prima canzone dell'album e il primo singolo dove cantavo io e non avevo idea di cosa scrivere. Ho avuto un momento di crisi dove mi dicevo che non sarei riuscito a farcela. Riguardando indietro, so che ce l'ho fatta, ma al tempo non ci credevo. Ho anche preso spunto da tanti momenti di vita degli altri ragazzi - gente che aveva perso il lavoro, la fidanzata, che aveva problemi finanziari, problemi personali... E sai, stando in una band, siamo diventati tutti fratelli. Riusciamo a scrivere cose su cui la gente possa relazionarsi. Ad esempio, facevo vedere i testi agli amici e dicevo "Guarda, ho scritto questo su di te" e rimanevano stupiti.

 

E' anche una grande responsabilità stare su un palco ogni sera e urlare a tutti quelle cose che si hanno dentro. È difficile per voi o fa parte della vostra routine?

 

Brian: A volte sembra una routine. Ad alcune canzoni neanche pensi più, perché le canti ogni sera. Ma quando vedi un ragazzo o dei ragazzi in prima fila, di qualsiasi età, urlarti quelle stesse parole con la stessa passione che avevi la prima volta che le hai scritte, te le rivitalizza completamente.

 

Jeff: E lì capisci che ne vale la pena.

 

Brian: Veramente, e diventa un circolo, perché ti ricordi come ti sentivi quando le scrivevi. Ed è esattamente quello che volevo che accadesse a qualcuno che le sentiva per la prima volta. Molte delle band che ascolto hanno dei testi che mi fanno provare qualcosa. Avere quell'effetto su qualcuno è la conferma che devi fare quello che fai e mettere tutto te stesso nella performance. Questo è quello che facciamo ogni giorno, ma quei ragazzi non ci rivedranno almeno per un altro anno. E quindi ci riportano in vita ad ogni show.

 

Alla fine proviamo cose piuttosto simili, i problemi della vita sono quelli.

 

Jeff: E' un album a cui ti puoi relazionare. La gente interpreta le canzoni come vuole, ma è questo il bello.

 

Brian: Ogni tanto c'è qualche palla curva e qualcuno ti dice "Non avrei mai pensato che ci fosse questo significato", ma prima o poi ci arrivano e questa realizzazione è molto bella. È un po' come quando sei a scuola, analizzando un romanzo in classe e ti chiedi "ma l'autore le avrà veramente pensate queste cose?"

 

Jeff: "Ma l'autore avrebbe mai creduto che la gente si sarebbe messa a scrivere saggi di 50 pagine sul suo libro?"

 

Brian: Sì è veramente pazzesco. È tutto aperto a diverse interpretazioni.

 

Jeff: Noi non saremmo mai in disaccordo con qualcuno riguardo un'interpretazione di un testo. Non diremmo mai "No, non parla di questo la canzone!"

 

Brian: A volte neanche io so di cosa parla la canzone fino a che non la completo. Scrivo qualcosa e poi mi chiedo come ci sono arrivato; poi magari penso a una cosa a cui non ho pensato da tanto tempo e mi dico "Chissà da dove viene questo pensiero?"

 

E' sempre stato lì, nel tuo cervello!

 

Brian: Sì, qualcosa che è sempre stata lì a mia insaputa.

 

currentsintervista2018int1

 

Siete andati in tour con Miss May I anche negli Stati Uniti. C'è tanta differenza tra il pubblico statunitense e quello europeo?

 

Brian: Sì, tantissima.

 

Jeff: Amiamo andare in tour negli Stati Uniti. L'abbiamo fatto 3 volte l'anno scorso quindi avevamo già un'idea di come sarebbe stato.

 

Brian: Ci sono anche dei posti in cui non vedi l'ora di andare perché sai che andrà bene.

 

Jeff: Come a New York - già lo sai che andrà bene lì.

 

Brian: Anche se dovessimo avere solo 2 spettatori, noi ci gasiamo lo stesso. Anzi, siamo quasi più emozionati quando ci esibiamo davanti un pubblico che non ci conosce. Perché sai che, adesso, almeno 100 persone in più hanno sentito parlare di te, e questo aiuta molto l'autostima.

 

Jeff: Ed è troppo divertente suonare davanti a tutta questa gente. Dobbiamo ringraziare immensamente i Miss May I per averci dato questa opportunità - lo dico ogni sera, non saremmo qui senza di loro.

 

Ritornando al vostro disco, è considerato uno dei migliori dischi metalcore dell'anno scorso. Quali sono stati gli ingredienti vincenti secondo voi?

 

Brian: Credo la miscela strumenti e voce. Band che ci assomigliano strumentalmente non hanno tipicamente un vocalist che approccia la musica nello stesso modo in cui la approccio io. Non intendo in modo arrogante! Solo con tanta emozione. Mi chiedo spesso "Chissà la gente come lo accoglierà? Come reagirà e cosa farà quando sentirà questo pezzo? Cosa posso dire in questo punto per far sì che la gente possa relazionarsi?". Molta musica oggi si concentra solamente sulla melodia e sul suono come comune denominatore del pezzo - anche noi la pensiamo così - ma noi mettiamo molta più enfasi sulla voce e su come questa possa colpire.

 

Jeff: Se ascolti l'album, nessuna canzone è uguale all'altra. Ci sono ritmi veloci, lenti, ambient, roba melodica - ci piace cambiare un po' le cose. Non era mai nostra intenzione scrivere una cosa sola, volevamo che raggiungesse un maggior numero di persone possibili.

 

Brian: Anche per espanderci e uscire fuori dai nostri schemi. Anche se alla fine apparteniamo sempre ad una categoria...

 

Jeff: ... il metalcore! (Ridono NdR)

 

Brian: Sì, vieni assegnato ad un gruppo in cui appartengono altre band - ma penso che sia giusto.

 

Jeff: Noi ce lo dimentichiamo sempre però. Nelle interviste ci chiedono "Qual è la band a cui somigliate di più?"

 

Brian: Oppure ci chiedono di cosa c'entri con noi il djent e noi non sappiamo cosa dire. Ma capisco perché ci categorizzino. Le persone vogliono avere qualcosa da paragonare. A noi ci piace quello che scriviamo perché suona bene.

 

Jeff: E' il modo migliore per tirare fuori il meglio di noi stessi.

 

Brian: Esattamente. Non abbiamo un produttore che scrive la musica per noi. Viene tutto da noi e dalla musica che si adatta meglio in quel momento. Abbiamo 60 canzoni nel nostro Dropbox che non abbiamo usato nell'ultimo disco. Abbiamo una vasta collezione di idee da cui possiamo scegliere la roba più interessante.

 

Jeff: Siamo anche stati fortunati. Ci sono tante band che mi piacciono, che sono più piccole di noi, che non hanno avuto la stessa attenzione ma che allo stesso tempo sono fantastiche. Diciamo che io ero nel posto giusto al momento giusto e poi mi sono unito alla band ed è andato tutto bene. E' vero che non sapevamo quello che stavamo facendo, ma ha funzionato!

 

Brian: C'è anche molta organizzazione, molti rischi e ricompense. Ma non è stato assolutamente facile. Ci sono stati tanti ostacoli e tanti dolori, ma alla fine è andato tutto bene.

 

Avete detto che il vostro produttore non scrive i vostri brani, cosa che però capita molto spesso al giorno d'oggi. Quindi che ruolo ha avuto nella lavorazione di questo disco?

 

Jeff: I primi due EP li abbiamo fatti in casa, prima di Brian. Poi siamo andati in uno studio di registrazione a incidere. Con l'ultimo album siamo andati da un produttore, ma lavorava spesso con Ryan e la parte strumentale già era stata completata.

 

Brian: Non ci sono stati molti cambiamenti, solo alcuni piccole parti che ha preferito modificare. Il disco era quasi tutto completo, ma all'incirca il 10% l'abbiamo dovuto fare e disfare finché non era buono.

 

Jeff: E sì, quel 10% era un lavoro collaborativo, ma che comunque derivava dalle nostre idee.

 

Brian: Alcune band vanno dai loro produttori per consigli, altre perché non sanno scrivere. Noi non abbiamo lavorato con un produttore perché non sapevamo scrivere, ma per rendere l'album migliore. Era un buon connubio ed è andata per il meglio.

 

Per quanto mi riguarda, una delle cose più divertenti di far parte di una band è girare i videoclip. Ci potreste dire qualcosa sul dietro le quinte di "Delusion"? Qualche aneddoto divertente?

 

Brian: Ne ho uno, ma non è per "Delusion"!

 

Jeff: Va bene qualsiasi video?

 

Ovvio!


Brian: Okay, allora "Delusion" è stato abbastanza semplice. Lo abbiamo filmato nella stessa zona dove abbiamo girato "Apnea", ma aggiungendoci effetti diversi. Quando abbiamo girato il video per "Withered" eravamo in...

 

Jeff: (interrompe Bryan NdR) Oh, Dio! (Ridono NdR)

 

Brian: Non siamo riusciti a prendere la location che avevamo prenotato...

 

Jeff: No, no - siamo andati nella stanza che avevamo richiesto ma era in ristrutturazione. C'era roba ovunque, attrezzi, legno...

 

Brian: Ci hanno che potevamo usare un'altra stanza... era minuscola, col parquet. Era carina, ma in realtà era uno studio dove giravano film per adulti e ancora avevano le attrezzature da bondage.

 

Jeff: C'erano anche delle catene e ad un tratto il fotografo tira fuori il suo telefono e ci mostra tutte le persone che ha fotografato in quella stanza.

 

Brian: Che cosa sospetta... Ma alla fine è andata bene. Abbiamo messo le nostre luci e ce l'abbiamo fatta. Sì, decisamente un episodio divertente. Ci abbiamo scherzato su per molto tempo.

 

Jeff: La cosa più strana di un videoclip è suonare sopra la traccia. E lui deve mimare il labiale e far finta di cantare. Io sono il batterista, quindi devo suonare ma è tutto molto assordante per me. Non posso neanche indossare le cuffie.

 

Brian: Devi entrare nella parte e dimenticarti che c'è altra gente lì con te.
Jeff: Finché non arriva il cameraman davanti alla tua faccia, urlandoti "Più forte con l'headbanging!"

 

Brian: Il videoclip di "Night Terrors" è stato difficile. Abbiamo fatto uno spettacolo in un luogo nella nostra città di origine e ci abbiamo buttato un sacco di ragazzi. Lì, abbiamo suonato "Night Terrors" live per la prima volta ... e poi per altre 12.

 

Jeff: Sì, l'abbiamo suonata circa 7 o 8 volte. A un certo punto mi ero anche arrabbiato, non ce la facevo più.

 

Brian: E' stata tosta. Abbiamo suonato anche altri pezzi perché il pubblico reagiva meglio alla musica che conosceva. Però sì, l'abbiamo suonata ininterrottamente. Il nostro manager ci diceva "Okay - ancora una!"

 

Jeff: I ragazzi di Hartford erano fantastici. Stavano facendo una marea di cose, dallo stage diving al crowd surfing, tirando bottiglie d'acqua ovunque. È stato davvero entusiasmante ma anche estenuante.

 

Brian: Non riuscivo a muovermi dal letto il giorno dopo.

 

currentsintervista2018int2

 

 

Posso immaginare. Ultima domanda - qual è la parte più difficile di lavorare in questo campo per una band relativamente giovane come la vostra?

 

Jeff: I soldi.

 

Brian: I soldi e la lontananza. Suonare tutti i giorni non è un problema, entri nel ritmo e diventa parte del quotidiano. È tutto ciò al di fuori del suonare, come permettersi da mangiare, che ci preoccupa. In Europa è molto più facile, ma andare in tour negli Stati Uniti è un altro paio di maniche.

 

Jeff: Non abbiamo il catering, a malapena riceviamo l'acquisto dei biglietti del tour. Come hai detto tu prima (Riferendosi a Bryan NdR), tu suoni per la location. Devi sentirti privilegiato a suonare lì.

 

Questo succede a molte band piccole o underground, qui.

 

Brian: Succede molto spesso negli States.

 

Jeff: Ci sono anche promoter poco bravi. Tutti possono essere un promoter, ma aspetta all'incaricato di renderlo il miglior show di sempre. Puoi investire anche $150 in una pubblicità, ma si nota la differenza tra uno show con un promoter e uno senza.

 

Brian: Molta gente però fa un ottimo lavoro!

 

Jeff: Sì ma negli Stati Uniti devi anche tenere conto che ci sono molte band del luogo, circa 3 o 4 che sono opening band. È totalmente diverso.

 

Brian: Non so se è successo solamente con il nostro tour o se capita a tutti, ma sì, è un clima totalmente diverso. Ma ritornando al tuo punto, sei lontano dalle persone a cui tieni. Cerchi di rimanere in contatto - spesso è facile scriversi dei messaggi.

 

Jeff: Qui (in Europa NdR) è più difficile. Problemi di segnale, Wi-Fi ...

 

Brian: La fatica vale la pena però.

 

Jeff: Queste cose le apprezzi molto di più quando ritorni a casa.

 

Anche se è per un breve periodo di tempo?

 

Jeff: Noi andremo a casa 10 giorni e poi siamo di nuovo in tour.

 

Brian: Ammalarsi poi è terribile! Non sono riuscito ad andare da un dottore finché non sono tornato a casa. Me la sono dovuta cavare da solo.

 

Jeff: Prenditi le vitamine tutti i giorni.

 

Brian: O la B12 con tanta acqua.

 

Jeff: Comunque! Abbiamo detto: la malattia, la lontananza e i soldi. Per alcune band, i soldi non sono un problema. Forse non lo sarà neanche per noi un giorno!

 

Chi lo sa, magari fra qualche anno.

 

Jeff: Speriamo!

 

Okay, siamo arrivati al termine dell'intervista. Se volete, potete lasciare un messaggio ai vostri fan qui in Italia.

 

Brian: Grazie a te per averci ascoltato per circa...

 

Jeff: 30 minuti! (Ridono NdR)


Brian: Ma grazie davvero per averci ascoltato e grazie a voi che ci state leggendo. Abbiamo un nuovo album, chiamato "The Place I Feel Safest", uscito a Giugno, ma è per noi ancora molto recente e consigliamo di dargli un'occhiata. Suoniamo un mucchio di queste canzoni nel tour con Miss May I. Ci sono ancora dei biglietti disponibili online! Grazie mille!




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