Brian May (Brian May)
Un musicista leggendario racconta la storia della sua chitarra.
Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 04/12/15

Ci sono persone ed immagini che hanno la forza di trascendere il mondo di cui fanno parte; ne divengono base fondante, indiscutibile, solidi da non essere scalfiti da giudizio alcuno.

 

Nei primi anni '60 un giovane inglese, pieno di passione e con le tasche vuote, costruiva una chitarra con il legno tarlato di un caminetto, insieme a suo padre Harold. Ai tempi delle grandi Fender e delle Gibson, un adolescente inglese passava ore nell'officina della sua scuola per progettare un ponte mobile, meccanismo complesso e a tutt'oggi affrontato in molteplici maniere. Quello che andò a finire su quella tavola di mogano centenario era fatto con le molle di una moto e con la leva di metallo di un sellino. Decisamente niente di professionale.


Quell'adolescente inglese chiedeva i bottoni a sua madre per segnare i tasti sul manico, comprava i magneti per modificarli a suo piacimento, copriva i buchi sulla tavola con lo stucco.

 

E non era solo il fatto che Brian -così si chiamava il ragazzo- non poteva permettersi una chitarra "vera", che lo spingeva a spendere tempo e sudore su una chitarra artigianale. E nemmeno solo il fatto di costruire uno strumento gomito a gomito con suo padre. Brian cercava un suono.

 

Per farla breve, quello strumento, l'unico che Brian potè permettersi ma anche, forse, l'unico che alla fine voleva, risultò, sopra ogni aspettativa, funzionante e solido...Ma ancora insoddisfacente.

 

Le provò tutte, Brian, perché il suono "non lo appagava"; le provò tutte fino ad usare una monetina come plettro, il che si rivelò l'ultimo tassello di un puzzle che avrebbe formato una leggenda.

 

Con quale tracotanza un ragazzo si permette di questionare il suono della chitarra, con quale ingenuità può pensare di sostituire una Stratocaster fiammante con un accrocco pieno di pezzi di ricambio e stucco?

 

La risposta, come al solito, l'ha data il tempo, e quel ragazzo, dopo cinquant'anni, è ora ed ancora sul tetto del mondo: una volta in possesso dello strumento che desiderava, non ci è voluto molto per trovare dei ragazzi come lui e formare un gruppo. Un gruppo che in quella chitarra ha trovato una base, uno sfogo; in quelle mani il rombo del rock o la dolcezza di una poesia sussurrata.

 

Quello strumento continua a portare le medesime emozioni, anche forte della sua storia, sui palchi di tutto il mondo, di fronte a decine di migliaia di persone, anche cinquant'anni dopo.

 

Quelle mani non hanno perso, e non perderanno mai, la capacità di aggredire, o sfiorare, ciò che un tempo hanno costruito, plasmandone il suono a proprio piacimento così come fecero con il legno.

 

Quelle mani sono quelle di Brian May.

 

brianmay_01

 

Il chitarrista dei Queen ha deciso ora di parlare della sua più fedele compagna, e di scrivere un libro riguardo alla sua personalissima chitarra, "La Red Special di Brian May" (scritto con Simon Bradley, Tsunami Edizioni 2015), pubblicato e tradotto in Italiano lo scorso Ottobre. Dal 4 all'8 dicembre potrete trovare il libro in Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria ad Eur, Palazzo dei Congressi - Roma.

 

Per questa occasione ed alla vigilia di un tour italiano con Kerry Ellis, SpazioRock ha avuto l'onore di avere ai suoi microfoni una delle personalità più importanti della musica mondiale.

 

Salve Brian. E' da poco uscito qui in Italia il tuo libro sulla Red Special, decisamente uno degli strumenti più affascinanti e misteriosi della storia della musica. Perché hai deciso che fosse il momento di parlarne con un libro?

 

In realtà è stato un libro piuttosto facile da scrivere -forse il più facile. Semplicemente ho sentito che fosse il momento, la situazione era giusta ed eravamo tutti galvanizzati. Allora col mio team ci siamo messi al lavoro ed abbiamo organizzato una situazione di simil-intervista, hanno perfino ricreato l'ambientazione in cui io costruii la chitarra con mio padre. In verità c'è stato un momento dove ho potuto lasciar fluire il progetto mentre io ero semplicemente quasi uno spettatore; ho dovuto però perderci molto tempo alla fine. In ogni caso, il libro era pronto prima che potessi rendermene conto.

 

Hai costruito la tua Red Special insieme a tuo padre, e lo strumento non ti ha mai abbandonato per cinquant'anni di tour. Quanto è forte il legame con tuo padre che risiede nella chitarra?

 

Molto forte. Io e mio padre ci siamo divertiti molto, siamo stati benissimo insieme. Ci sono stati anche periodi difficili ma li abbiamo sempre superati.

Ora... Lui non è più con me, dunque sì, la chitarra è effettivamente un legame fortissimo con lui e col mio affetto nei suoi confronti.

 

brianitw201502Dopo la recente apparizione all'Arena di Verona, tornerai con Kerry Ellis in Italia in un tour che comincerà nel febbraio 2016. Quali sono le tue impressioni a riguardo, e cosa ci sarà di differente rispetto agli spettacoli precedenti?

 

Questi tour con Kerry sono un continuo divenire, per cui è fisiologico che con il tempo continuino a cambiare. Per me, suonare con lei è motivo d'ispirazione; sai, è un'atmosfera così diversa dai Queen...Ogni concerto mi permette di avere una relazione intima con il pubblico, che è qualcosa che ritengo essere speciale; le canzoni risultano così vere, così sentite. Ed è d'ispirazione anche perché posso suonare canzoni di qualcun altro e non necessariamente il repertorio con i Queen. Stando in una band così importante devo ammettere che ho un po' trascurato la musica al di fuori...Ma ci sono così tanti brani interessanti, brani diversi. E' affascinante, e pensa che mi ha spinto a tornare a scrivere! In effetti, sto scrivendo canzoni ad una certa velocità, ed in un modo che mi fa sentire maturato come compositore.

 

Quali sono stati i fattori determinanti che ti hanno portato a scegliere in Kerry Ellis una partner stabile?

 

In realtà, non ho avuto dubbi appena l'ho vista. Kerry è un'artista particolare nel suo non essere dimostrativa; ha la capacità di rimanere fedele al pezzo che sta cantando, senza snaturarlo.

Per quanto mi riguarda, lei è la miglior voce che possa immaginare. Ha una semplicità ed un'onestà interpretativa che mi fanno davvero sentire fortunato. In effetti SONO fortunato : a volte, mentre sono sul palco a suonare, sono talmente avvolto da Kerry che dimentico quello che sto facendo!

 

A proposito di forti legami, è risaputo che tu sei un convinto animalista, nonché vegetariano.

Piuttosto che farti una domanda specifica, preferirei che tu dicessi liberamente i motivi che ti hanno portato a queste scelte e che reputi che debbano essere diffusi.

 

Mi sono semplicemente reso conto che c'è qualcosa di sbagliato nella relazione che noi uomini abbiamo con gli animali. Voglio dire, anche noi siamo animali, e non c'è dimostrazione che noi dobbiamo essere le creature più importanti. Ed invece è così che molti si comportano, ed io continuo a vedere abusi ed indifferenza, il che mi disgusta.

Sei o sette anni fa, poi, mi sono reso conto che potevo effettivamente fare qualcosa per proteggere gli animali, e così mi sono impegnato e mi impegno per salvaguardare quello che posso, e cioè la fauna selvatica qui in Inghilterra.

Ma in realtà la vedo come una cosa insita nel mio essere umano, noi uomini dovremmo avere il senso del rispetto verso le altre creature; io semplicemente non potrei avere orrori del genere sulla mia coscienza.

E' un argomento che ritengo di vitale importanza, ma sfortunatamente non è neanche facile. Ciò che è tristemente ironico è che poi le persone che vogliono davvero fare qualcosa per gli animali devono assistere alle cose più terribili, e non puoi cancellare certe immagini dalla tua mente e dalla tua coscienza.

 

Guardando invece l'altra faccia della medaglia, ci sono luoghi nel mondo che hai scelto per custodire i tuoi sentimenti e la tua musica. Non hai mai fatto segreto del tuo amore per Tenerife: cosa rende quel posto così speciale?



Per me, è quanto di più vicino al Paradiso possa esistere.

Ci sono stato per la prima volta quando stavo facendo il mio dottorato di ricerca, all'Observatorio del Teide. Sono rimasto per molte settimane, e a quei tempi (1970, ndr) lì non c'erano i telefoni: l'unico modo per comunicare era spedire periodicamente lettere che sarebbero arrivate giorni e giorni dopo. Ero molto solo; il che non vuol dire però che mi sentissi solo.

Alzarsi e vedere l'alba, il sole di Tenerife, è qualcosa che non posso cancellare e di cui non posso fare a meno.

 

E a proposito del tuo dottorato, tu sei anche un Astrofisico di successo. Quali sono attualmente i tuoi interessi principali in materia, e come hai conciliato studi e ricerca con gli impegni, sia logistici che mentali, che una band della caratura dei Queen comporta?

 

Il mio campo è il Sistema Solare, dunque lo spazio relativamente vicino alla Terra; la nostra piccola famiglia di pianeti.

In verità, quello che più mi stimola ultimamente è la polvere. Sì, la polvere: può sembrare un argomento arido, ma se ci pensi è il centro di tutto l'universo. Ashes to ashes ("polvere siamo e polvere ritorneremo", ndr), sai come si dice (ride). E se ci si riflette, è proprio così: quello che siamo, anche in materia fisica, nacque dalla polvere, che è il centro della creazione.

Tutto il mio lavoro di astrofisico è un'altra delle cose da cui continuo ad essere tremendamente affascinato, così come soprattutto lavorare e discuterne con dei "colleghi" come me!

Per quanto riguarda  i Queen, non è stato proprio facile tenere vivo il lavoro di astrofisico, specialmente nei momenti più concitati della band, con i tour e con la musica in testa. Fortunatamente sono riuscito a mantenere sempre uno spazio per questa attività.

 

 

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L'intervista volge quasi al termine, e allora cambiamo argomento e permettimi di porti la domanda a cui rispondi da quarant'anni: quali sono i tuoi progetti musicali a breve termine, e hai intenzione di fare un nuovo album studio?

Ora come ora sto lavorando veramente duro al disco con Kerry; è un processo che è diventato molto interattivo: non si tratta più di me che produco lei, è un album che si può ormai definire veramente realizzato insieme.

Inoltre, andremo in tour con i Queen quest'estate.

E dopodichè...non so che dirti! (ride)

 

Cosa c'è nel futuro di Brian May?

 

Oh, questa è una domanda importante. Per ognuno di noi.

Spero di rimanere produttivo, spero di diventare un uomo migliore, e di essere in pace con me stesso.

E spero di  avere l'opportunità di fare qualcosa di buono per gli animali.

Vorrei essere ricordato per questo.




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