Black Stone Cherry (Chris Robertson; John Fred Young)

Lasciatevi alle spalle i ricercati arrangiamenti di "Kentucky", perché il nuovissimo "Family Tree" è l'album con cui i Black Stone Cherry, la band blues rock per eccellenza del ventunesimo secolo, intende cambiare pagina ed affidarsi alla semplicità, fra tocchi soul e riff vecchia maniera. Ne abbiamo parlato con Chris Robertson e John Fred Young, rispettivamente frontman e batterista del gruppo. Se non vedete l'ora di rivederli dal vivo, segnatevi sul calendario i segenti appuntamenti: 23 giugno all'Alpen Flair Festival di Natz (BZ) e 27 novembre all'Alcatraz (MI).

Articolo a cura di Paolo Stegani - Pubblicata in data: 19/04/18
Ciao, ragazzi, bentornati su SpazioRock.it! Siete appena tornati in pista con un nuovissimo  album. So che avete forti legami con le vostre origini, quindi il titolo non mi ha sorpreso. Anche "Kentucky" ne è un perfetto esempio. Perché avete scelto "Family Tree" come titolo? Come vivete la distanza dalle vostre famiglie durante i periodi di tour?


C: Abbiamo scelto di dare questo titolo all' album quando è nata la canzone omonima. La nostra famiglia è importantissima per noi, siamo molto legati alle nostre radici. Quando abbiamo cominciato questa carriera sapevamo che sarebbe stato tutto molto diverso, un nuovo inizio, e per questo cerchiamo spesso di ricordarci da dove veniamo. Per quanto sia fantastico andare in tour, il desiderio di tornare a casa c'è sempre.

 

Ascoltando il nuovo album l'ho trovato molto diverso da "Kentucky" ma anche dai vostri album precedenti, una via di mezzo fra il suono molto pesante e gli arrangiamenti più complessi di "Kentucky" e i riff hard rock puri e semplici dei quali siete i re. È vero? Qual era l' idea iniziale sulla quale avete composto queste nuove canzoni?

 

C: Ogni volta il nostro intento è quello di scrivere un grande album rock, e questa volta volevamo farlo partendo da un approccio più semplice e spoglio, senza esagerazioni, creando semplicemente qualcosa di efficace e che ci piacesse. A mio parere ci siamo riusciti.

 

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Sono rimasto molto colpito da "My Last Breath", è una grande canzone con un tocco soul/country con testi molto introspettivi. Come, quando e perchè l'avete scritta? Chris: si riferisce a qualcuno in particolare, immagino.

 

C: Ricordo che l'ho composta a bordo del tour bus. Stavo suonando la chitarra e ad un certo punto è saltata fuori. Quando succede bisogna essere pronti, catturarla prima che scappi. E' dedicata a mio figlio, e nel testo ho voluto aprirgli il mio cuore, dichiarargli tutto l'amore che un padre può provare nei confronti di un figlio: adoro il risultato finale, è una gran bella canzone.

 

Il tredici è un numero fortunato e speciale per voi, giusto? Ecco il perchè di 13 canzoni nell' album...

 

C: Esatto, e lo è sempre stato, tanto che ogni tracklist dei nostri album, tranne una, è composta da 13 canzoni. E' una superstizione trasmessami da mio padre, non ricordo neanche bene il perchè.

 

James Brown è il titolo su cui ho immediatamente posato gli occhi, un nome molto grande da usare come titolo. Quanto vi ha influenzato James in particolare?

 

J: Siamo sempre stati dei grandissimi fan di tutto ciò che è uscito dalla Motown, per cui naturalmente non potevamo non amare Brown. Da giovani abbiamo cominciato a suonare in una casa in mezzo ai boschi tappezzata di poster di autentiche leggende (quella raffigurata sulla copertina di "Kentucky") dove ascoltavamo Sam Cooke e Marvin Gaye... E' già da qualche tempo che cerchiamo di portare un po' di quello stive, di quel groove, all' interno del nostro sound: in "Kentucky", ad esempio, "Soul Machine" è il primo nostro tentativo di fare questa cosa. Abbiamo fatto partecipare cantanti, coristi e musicisti e siamo riusciti a creare le sonorità che volevamo.

 

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Avete avuto due ospiti speciali che hanno suonato in "Family Tree", una leggenda del passato come Warren Haynes della Allman Brothers Band con un grande cameo in "Dancing In The Rain", e forse una leggenda del futuro che ha 5 anni: tuo figlio, Chris, in "You Got The Blues". Parlatemi di questi due cameo e anche se tuo figlio vuole seguire le impronte di suo padre.

 
C: Mio figlio adora la musica, passa le sue giornate a girare per casa canticchiando qualsiasi cosa. Forse vorrà davvero seguire le miei orme, nel caso può star certo che suo padre lo supporterà. Nel brano abbiamo mescolato la mia voce e la sua, la cosa mi ha molto emozionato e devo dire che il prodotto finale è buono. Warren è un'autentica leggenda, che mi ha influenzato moltissimo, oltre ad essere un persona squisita. Era davvero entusiasta di collaborare, e anche quando ha ascoltato il brano al termine delle registrazioni.


Cosa pensate della situazione attuale del blues/country rock, pensate di aver dato il via ad una nuova generazione di musicisti e fan? E inoltre, è difficile mescolare il sound del passato con quello moderno? 

 
C: Quando abbiamo fatto il nostro ingresso nel music business, nel 2006, nulla di quello che ci è stato poi riconosciuto era davvero intenzionale. Semplicemente abbiamo questa musica nel DNA, e nonostante sia spesso sottovalutata ha dimostrato che è qui per restare, non se ne va da nessuna parte. Noi abbiamo certamente fatto la nostra parte, ma ci sono un sacco di altre band come i Blackberry Smoke e i Gov't Mule, che fanno parte del fenomeno.

 

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Due grandi band contemporanee con cui siete stati in tour sono gli Halestorm e gli Shinedown. Come sono nati i vostri rapporti con loro?

 

C: Abbiamo ottimi rapporti con entrambi i gruppi, ci sono davvero un grande rispetto e supporto reciproci. Gli Halestorm sono venuti alla ribalta durante il nostro stesso periodo, quindi questo ha aiutato molto a legare, mentre con gli Shinedown ci conosciamo da ancora prima, per cui abbiamo condiviso un sacco di esperienze. Siamo contenti di conoscere entrambe queste due grandi band.


Tornerete in Italia a giugno per una prima data ad alta quota, se così possiamo dire, all'Alpen Flair Festival, alla quale seguirà un nuovo appunto fissato per novembre. Cosa pensate del pubblico italiano, se ripensate ai vostri concerti precedenti qui in Italia?

 

J: Non lo dico tanto per dire, parlo sul serio: l' Italia è il mio paese preferito. E' grandioso poterci suonare, siamo già venuti molte volte infatti. Il cibo poi è davvero eccezionale!


C: Ho un bellissimo ricordo del pubblico italiano. Durante uno show di qualche tempo fa a Milano, ai Magazzini Generali, ricordo che durante l'ultimo brano cominciai ad avere dei problemi alla voce, l'avevo sforzata troppo. Non ero in grado di cantare al meglio, e il pubblico ha cominciato a cantare al posto mio, parola per parola. E' stato davvero emozionante, conserverò sempre questo ricordo con orgoglio.

 

Volete lasciare un messaggio ai vostri fan italiani che saranno sì ed anche a tutti i lettori di SpazioRock, che adorano voi e la vostra musica?

 

Ragazzi, siete semplicente fantastici: sarà un piacere fare festa con voi!

 

Grazie per il vostro tempo, alla prossima!




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