Axel Rudi Pell (Axel Rudi Pell)

Icona dell'hard&heavy anni '80, baluardo del rock melodico e atmosferico, nostalgico ma grintoso, ancora oggi pieno di voglia e di musica da urlare, Axel Rudi Pell è molto più di un semplice chitarrista glam. Proveniente dall'era degli eccessi, si è ritagliato un importante ruolo di compositore e arrangiatore prima di essere un guitar hero, continuando a produrre dischi ad una velocità impressionante. In occasione della quinta compilation della serie Ballads, dove l'artista tedesco ripropone i suoi brani più melodici, aggiungendo gustosi inediti, il chitarrista si è presentato ai nostri microfoni.


Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 21/04/17

Ciao Axel, è un onore poter parlare con te!

Cominciamo dall'inizio: la tua ultima fatica discografica uscirà il 21 Aprile, ed è il nuovo capitolo della compilation Ballads. Cosa dovranno aspettarsi i fan?

Beh, come dice il nome, "Ballads V", aspettatevi le ballads (ride, ndr)! Canzoni molto emozionanti, prese dai miei album di inediti successivi a Ballads IV. Ci sono, poi, anche tre nuovi brani, compresa una canzone suonata live e mai rilasciata.


Non hai mai nascosto il fatto di essere un appassionato del sound più melodico ed atmosferico tipico della ballad, dicendo che quelli con le chitarre più aggressive sono i più sensibili. Tu sei un chitarrista hard rock: qual è allora il tuo approccio alla ballad?

In realtà è un sentimento e un modo di pensare la musica che mi viene naturale mentre scrivo. Niente di speciale, semplicemente non posso non includere un aspetto emozionale quando scrivo le canzoni, non dipende da me!


Questa è la prima volta, dopo quasi venti album in studio, in cui includi un ospite internazionale, e di altissima caratura. Puoi dirci di più?

Beh, direi che era ora! Si tratta di Bonnie Tyler.

Volevamo una donna, come partner per Johnny (Gioeli, storico cantante della band, ndr), sia a livello morale che vocale: il timbro sarebbe dovuto essere coerente. E lei è eccezionale! Mi sono messo in contatto col suo manager, che mi ha detto che Bonnie, sebbene disponibile alle collaborazioni, avrebbe cantato solo brani di suo gradimento. Dunque, credo che fosse novembre dell'anno passato, ho portato a Bonnie la demo del brano (Love's Holding On, ndr), su un CD... E il giorno dopo il manager mi ha scritto che lei era già pronta a registrare, e che aveva apprezzato molto!
Inutile dire che sono stato veramente contento.

 

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Le ultime due tracce di Ballads V sono live, una delle quali è inedita. Quanto è importante l'aspetto del concerto dal vivo per la band Axel Rudi Pell?

Molto importante. A volte mi chiedono se preferisco live o studio; io rispondo che è un 50-50. In studio hai tempo per registrare e rivedere le cose, in generale è come un bambino che cresce, la tua creatura... Ma dal vivo c'è la spinta del pubblico che è irrinunciabile.


L'hard rock anni '80 è una componente fondamentale della tua musica, e nonostante i tempi siano decisamente cambiati, non sembra che tu abbia paura di continuare con quel rock potente, ma con le melodie vibranti, quelle atmosfere soffuse tipiche degli anni passati. Qual è la tua direzione musicale?

Io sono cresciuto negli anni '70: Rainbow, Michael Shenker, gli Scorpions: ho SEMPRE voluto fare rock atmosferico. Poi, negli anni '80, uscì la famosa New Wave Of British Heavy Metal, per esempio con gli Iron Maiden. Ecco, direi che il nostro stile è una combinazione delle influenze degli anni '70 e della musica ottantiana. E non ho intenzione di smettere!


Uno dei nuovi brani in Ballads V è "I See Fire", cover di Ed Sheeran, che è un artista decisamente moderno, un'icona pop, se vogliamo. Il tuo scopo principale quando affronti una cover, è farla suonare "Pell": come hai affrontato questo brano?

L'ho sentito dai film di "Lo Hobbit". In realtà, mi piaceva prima che Ed Sheeran salisse così in alto alla fama, ed avevo già pensato che sarebbe stato bello rifarla. Però la canzone, che è una ballad, è già voce e chitarra, per cui di certo non avrei potuto lasciarla uguale; ho cercato di renderla ancora più confacente alla mia direzione sostituendo la chitarra acustica con un pianoforte, ed includendo le chitarre distorte, tipico stile Pell!


Un artista definito "ottantiano" che se ne infischia del tempo e suona una cover di un brano recentissimo: che pensi dell'evoluzione della scena musicale di oggi?

In realtà, non mi interessa la questione "moderno" o "vecchio". Io ho il mio stile, e quello è. Quando accendo la radio, magari in macchina, trovo moltissima robaccia, da far venir voglia di spegnere tutto, di lasciar perdere. Poi però, magari, per caso trovo su qualche stazione una canzone che mi intriga, che mi interessa, che mi fa capire che ci sono ancora le belle canzoni, e le belle idee.


Nonostante tu sia un virtuoso della chitarra, e nonostante tu provenga dall'età degli eccessi, cioè gli anni '80, sei uno dei pochi che è riuscito ad evitare uno stile troppo pacchiano, suonando sempre le note che servono per far funzionare la canzone. Credi sia questo stile saggio, unito all'indubbia tecnica, ad alimentare la tua fama anche trent'anni dopo?

Come ti ho detto io vengo dagli anni '70, c'erano assoli di venti minuti! Questo per dirti che lo spettacolo c'è sempre stato, ma ad oggi l'ultimo dei miei problemi è essere il chitarrista più veloce, e in realtà questo non interessa a nessuno. La verità è che la canzone deve funzionare, e per farlo la mia chitarra deve fare nulla più di ciò che serve. Anche a costo di non brillare, se necessario: non tutti i miei brani hanno assoli alla velocità della luce per il solo gusto di farli.


Viaggi al ritmo di quasi un disco l'anno, e affermi di essere in un continuo processo creativo per cui non smetti mai di scrivere. Come riesci a mantenere intatta la voglia e l'ispirazione, componendo brani che resistono al test del tempo?


In realtà non è che mi siedo a tavolino e dico: "Ok, ora dobbiamo scrivere un pezzo". Imbraccio la chitarra a tempo perso, e le idee vengono da sole; registro tutto sul cellulare e poi magari le riascolto. Non è a comando, è semplicemente quello che mi viene da fare tutti i giorni – tranne quando sono in tour! In tal caso devo concentrarmi per le continue serate e non posso permettermi di spendere tempo prezioso alla chitarra per distrarmi con nuove idee. Ma quando ho finito, in ogni momento vengo stuzzicato da idee musicali: anche se non dovessi toccare la chitarra per settimane, magari per i numerosi impegni che il mio lavoro comporta, appena la riprendo in mano mi ritrovo ispirato dalle idee avute nei giorni precedenti!


E a proposito di tour, riesci anche a conciliare il tuo lavoro in studio con il live. Hai dei concerti in programma, e puoi anticiparci cosa vedremo?

Solo quattro concerti quest'estate, perchè fra settembre e ottobre torniamo di nuovo in studio! Grossi festival metal, alcuni headline, soprattutto fra Svizzera e Germania. Diamo il 100% ad ogni concerto: come già detto, non è come lo studio, ma nemmeno pretendiamo di essere una band ridicola che salta a destra e a sinistra dimenticando l'obiettivo principale: la musica. Nei nostri spettacoli cerchiamo semplicemente di proporre la nostra musica nel modo migliore possibile, con la maggior perizia e passione che possiamo.


Qualche chance di vedervi di nuovo qui in Italia?

Purtroppo non quest'anno... Ma ti prometto che l'anno prossimo saremo lì!


Noi fan ne avremmo molti, ma prima di salutarci puoi dirci i motivi più importanti per cui vale davvero la pena di vedere un concerto degli ARP?


Beh, perché non si può scaricare un concerto! Adesso con Internet ognuno è abituato a voler tutto subito e gratis. Per carità, anche i vinili venivano copiati trent'anni fa, ma non è la stessa cosa: oggi chiunque tira fuori roba in streaming, si può veramente cercare tutto... per lo meno non puoi fare un download di uno spettacolo dal vivo. Ho paura, ho paura che fra qualche anno nessuno riuscirà più a fare dischi, perchè le case discografiche moriranno. E' un grosso problema...


Non è un modo allegro di concludere un'intervista...anche se purtroppo è una grande verità. E allora, su una nota più positiva, come affronterà Axel il suo futuro?

Un altro album! Come già detto saremo in studio a breve, e contiamo di farlo uscire a marzo/aprile del 2018. Non abbiamo intenzione di fermarci.  




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