Annihilator (Jeff Waters)
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jeff Waters, chitarrista, mastermind e fondatore della storica band thrash metal Annihilator, in occasione dell'uscita del loro nuovo album " For the Demented". E il buon Jeff si è lasciato sfuggire qualche interessante indiscrezione su cosa dobbiamo aspettarci dall'imminente tour in compagnia di Testament e Death Angel, ma anche su un certo supergruppo ancora top-secret...
Articolo a cura di Icilio Bellanima - Pubblicata in data: 27/10/17
Ciao Jeff, bentornato sulle pagine di SpazioRock.it e grazie per il tempo che ci stai dedicando. L'ultima volta che ci siamo sentiti avevate appena pubblicato il maestoso "Triple Threat". Come è stata la reazione del pubblico al "regalo" che gli avete fatto, ha soddisfatto le vostre aspettative?
 

Era qualcosa pensato appositamente per i fan: "Suicide Society" del 2015 era andato bene, quindi la label decise di dargli in pasto qualcosa in attesa del nuovo album. Decidemmo dunque  di prendere alcune precauzioni e prestare molta attenzione alla qualità del prodotto, anche perché lo scopo non era tanto quello di conquistare nuovi fan: sapevamo perfettamente che ad acquistare "Triple Threat" sarebbero stati principalmente i vecchi sostenitori. Ci siamo quindi sincerati del fatto che fosse un buon prodotto, con un occhio di riguardo però anche al budget, perché è molto costoso realizzare un package simile di questi tempi. Devo dire che la label ci è riuscita alla grande: abbiamo pubblicato tre diversi DVD, contenenti mini-documentari, un concerto acustico e il live al Bang Your Head!!! Festival, in Germania. Ai fan è piaciuta molto l'operazione, e alcuni di loro non si erano mai resi conto di quante ballad e pezzi più melodici avessimo in repertorio, (tratti perlopiù dai primissimi album). È stato bello poter lavorare ad un concerto in acustico, ci siamo divertiti a realizzarlo e ai fan sono piaciuti i brani suonati in quel modo, ma probabilmente sarà un singolo esperimento e non ce ne saranno altri in futuro.

 

Spostiamoci adesso sul vostro ultimo album, "For The Demented". Abbiamo avuto la fortuna di ascoltarlo in anteprima e ci è piaciuto, e ha confermato l'ottimo stato di salute della band dopo il già citato "Triple Threat". Ma qual è il messaggio che si nasconde dietro l'album? Chi sono i "Demented"?

 

In inglese "Demented" si riferisce alla malattia mentale, alla "demenza" che tende a colpire, purtroppo, le persone più anziane. Ma nel dizionario si trovano anche altre definizioni, come "pazzo", nel senso di folle, e selvaggio, o "anormale", "al di fuori della società", "strano", "diverso", ma anche "eccentrico", "stravagante" e così via. Avevo in mente quello quando ho scelto il titolo, un po' in riferimento alla commistione di generi presente nell'album, tra parti più melodiche, parti più puramente thrash (durante la fase di composizione ci siamo detti più volte che si trattava di un album un po' folle!), ma anche ai testi che ho scritto, che parlano proprio di quelle persone che vengono considerate diverse e anormali dalla società, per via dei loro capelli, dell'abbigliamento, ma anche delle malattie di cui soffrono, delle dipendenze, delle ossessioni compulsive, dei disturbi da deficit di attenzione, o anche di quelle più gravi. La title track nello specifico dice che il fatto che la società ti consideri diverso e anormale non è necessariamente un male, e non importa che tu abbia problemi nella tua vita o di salute, puoi comunque essere utile all'umanità: molti artisti, poeti, musicisti, scienziati, uomini di spettacolo, presidenti, primi ministri, soffrivano di malattie e avevano non pochi problemi, o erano "diversi", ma questo non gli ha impedito di realizzare alcune tra le imprese più importanti tra quelle compiute dal genere umano. Essere "diversi" non deve essere per forza qualcosa di negativo, per qualcuno potrebbe persino essere un punto di forza, e ciò è un bene.

 

È davvero un grande messaggio. Ma non ce n'è nessuno di stampo politico nascosto tra le righe?

 

No, non credo ci sia nulla di politico in quest'album, testi e canzoni hanno a che vedere con la mente umana.

 

Solitamente la canzone di apertura di ogni album degli Annihilator possiede una qualche peculiarità. Nel caso di "Twisted Lobotomy", si tratta probabilmente di una delle vostre canzoni più veloci. Condividi questa impressione? Puoi parlarci di questa canzone e di questa sorta di "tradizione"?

 

Qualche volta abbiamo optato per introduzioni di stampo acustico o classico, come nel caso di "Crystal Ann", mentre in questa occasione abbiamo preferito inserirne una più breve e senza chitarre acustiche, una ventina di secondi per dire agli ascoltatori "Preparatevi!", e poi all'improvviso parte il momento più thrash della canzone vera e propria. L'abbiamo inserita come prima traccia perché ha un sacco di energia, e perché basta premere play per capire che tipo di album sarà.

 

Altra particolarità riguardante l'ultimo album è la presenza di tastiere, come nell'introduzione di "Altering The Altar". Come mai hai deciso di inserirle? Conti di implementarle ulteriormente in futuro, o era solo un esperimento?

 

Era solo una breve introduzione per creare un po' di atmosfera, volevamo dare l'idea all'ascoltatore di trovarsi in una chiesa, o in un castello, o qualcosa del genere. Nel nuovo album sembrano essere presenti delle tastiere, ma in realtà sono effetti della chitarra ed è merito del Line 6 Helix, un fantastico multi-effetto lanciato da Line 6 qualche anno fa. Ci sono dei preset che stravolgono il suono della chitarra, arrivano a farla sembrare un basso, una tastiera, un pianoforte, o le danno un sound "spaziale". Sono anni che si usano effetti del genere, ma il bello dell'Helix è che riesce a convertire il suono in tempo reale, direttamente dalla chitarra stessa, è una tecnologia nuova di zecca e spettacolare, e spesso mi ritrovo a premere i tasti e a sperimentare con i suoni. A volte mi sembra di suonare con una tastiera e dico "Ah! Sembra proprio una tastiera", ma in realtà è una chitarra (ride, ndr)!

 

Com'è stato occuparsi della composizione dell'album con Rich Hinks dopo aver lavorato per anni in solitaria alla scrittura e alla produzione di ogni album degli Annihilator?

 

Questa volta mi sono detto "Voglio che sia un album davvero speciale", ed era inevitabile coinvolgere qualcun altro. Non tanto per quanto riguarda la produzione e la registrazione, che continuo a fare per conto mio; sapevo però che la cosa migliore da fare era comporlo insieme ad un'altra persona. Ho quindi contattato Rich, il nostro bassista, l'ho fatto venire dall'Inghilterra, e ci è voluto poco a stravolgere la mia idea di coinvolgimento, ovvero suonargli un riff e sentire semplicemente un suo "Sì, questo è un buon riff, è originale, è in pieno stile Waters" o un "No, forse ricorda un po' troppo le tue band e i tuoi chitarristi preferiti (Hetfield, Mustaine, Kerry King, Jeff Hanneman, Gary Holt)". In teoria il suo compito era quello di commentare ciò che suonavo io, ma a conti fatti finiva con l'impugnare la chitarra o il basso e ci ritrovavamo a scrivere i riff insieme. È passato dal semplice offrire il suo punto di vista al diventare il co-autore dell'album. Ecco qual è la differenza principale rispetto al passato. E forse è anche il motivo per cui l'album suona così... no, non "old-school", ma alcuni riff e canzoni ricordano il materiale dei primi 8 anni degli Annihilator: non tanto un album in particolare, ma un vero e proprio modo di suonare, quello dei primi demo e dei primi quattro dischi.

 annihilatorintervistajeff2017interno

 

Parliamo di un altro membro della band: siamo un webmagazine italiano, quindi questa domanda era inevit...

 

Oh, aspetta, ho capito: Fabio! Potevo forse dimenticarmi dell'italianissimo Fabio?

 

Dicevamo: come siete entrati in contatto e perché hai scelto proprio lui? È molto giovane, eppure suona in una band storica come gli Annihilator!

 

Non so cosa stia succedendo, ma più invecchio, più mi accadono cose "particolari". Sono stato adottato: mia madre fu costretta a darmi in affidamento a qualcun altro perché non poteva prendersi cura di me, ma fortunatamente sono stato adottato dai miei attuali genitori, qui ad Ottawa, e ho trovato una nuova famiglia quando ero ancora bambino. Ma tanti anni dopo, nel 2001, ho conosciuto la mia madre naturale (adesso ne ho due!). Parlando con lei, ho scoperto di essere italiano al 25% (e questo spiega perché mi piace così tanto il cibo italiano). Poco dopo, mia sorella ha spostato un italiano trasferitosi in Canada molti anni fa, di Siena. A proposito, ci sono stato, ho fatto delle clinic lì, è bellissima sia la città che la zona circostante, ma a dirla tutta, ogni parte dell'Italia è bella. Questo per dire che anche mio cognato è italiano e insomma, sono circondato da italiani (ride, ndr)! E poi all'improvviso è successa questa cosa: un ragazzo italiano di 22-23 anni di nome Fabio Alessandrini (credo sia di un piccolo paesino vicino Bologna) mi scrive uno o due anni fa un messaggio su Facebook, si presenta dicendo di aver registrato un video in cui suona alcune delle mie canzoni e mi propone di vederlo. Gli dissi che avevo già un batterista, ma che avrei ascoltato con piacere. Poi però vidi il modo in cui aveva suonato quelle canzoni, sprigionava energia, si vedeva che ci metteva davvero passione; inoltre, in quel periodo stavo avendo alcuni problemi con il mio batterista, era appena diventato padre e non voleva prendere parte al DVD acustico di "Triple Threat", non era quindi più coinvolto al 100% nella band. Il messaggio di Fabio, la sua energia, mi fece capire che avevo bisogno proprio di uno come lui. Si unì a noi nel giro di poco tempo, lo incontrai il giorno in cui stavamo completando i lavori sul DVD nel mio studio, ma faceva già parte della band ancora prima di incontrarci di persona.

 

Sei stato spesso invitato come ospite a partecipare ad altri progetti, e ci stavamo chiedendo se hai qualche anticipazione da darci sulle tue collaborazioni future. Ci piacerebbe inoltre sapere (così, per stupire i tuoi fan della prima ora) se c'è qualche artista non metal con cui vorresti collaborare.

 

In realtà tanti anni fa ho collaborato con numerosi musicisti, ma non in ambito metal, tutt'altro: TV, cinema, videogiochi, fino ad arrivare alla musica country. Negli anni '90 ero un musicista heavy metal che però scriveva di nascosto ballad country (ride, ndr). Mi sono divertito, in realtà! L'ho fatto per qualcosa come 10 anni, ma quando la band è cresciuta e ha iniziato a tenermi impegnato a tempo pieno, mi sono dedicato completamente agli Annihilator. Nel 2013, ma soprattutto nel 2015, le cose sono cambiate e in meglio per noi, nel giro di qualche anno siamo passati dal suonare nei festival europei di pomeriggio, al diventare co-headliner, quindi non ho più molto tempo per altri progetti. C'è in realtà una cosa che vorrei fare, ma devo prima metterla in piedi e vedere che succede, e inoltre ci aspettano due anni di tour per il nuovo album, quindi sarò impegnato al 100% con la band. Non è questione di soldi, di diventare famosi, di finire sulle copertine delle riviste, di suonare sui grandi palchi con esplosioni e fuochi d'artificio, si tratta solo di salire sul palco e suonare la mia musica, a cui ho dedicato tutta la mia vita.

 

Quindi non c'è proprio nessun artista in particolare con cui vorresti collaborare?

 

Beh... c'è un piccolo progetto, una sorta di supergruppo, a cui potrei essere interessato. Sto parlando di questa cosa con alcuni artisti da un po' di tempo, ma suonano in band molto conosciute e famose, quindi mi ha fatto piacere parlarne con loro, difficilmente si concretizzerà, siamo troppo impegnati.

 

Beh, speriamo che la cosa diventi realtà! Passiamo al vostro tour imminente: passerete anche in Italia, a Bologna e Milano. Come detto, l'album ci è piaciuto, quindi siamo curiosi di sapere se la setlist che suonerete al concerto sarà maggiormente incentrata sul materiale recente o se opterete per i vostri cavalli di battaglia.

 

Non è un tour da headliner, siamo più uno "special guest", e gireremo l'Europa con due grandi band, i Death Angel e i Testament, che suoneranno il loro pazzesco "The Brotherhood of the Snake". Va più inquadrato come un regalo per i fan del thrash metal, una serata interamente dedicata al genere. Ecco perché tutte e tre le band suoneranno un set lievemente più breve, di conseguenza dovremo scegliere con cura le canzoni da suonare, e saranno quelle preferite dal pubblico, le più celebri, le più amate dal vivo: "King Of The Kill", "Set The World On Fire", "Alison Hell", "No Way Out" una che mi piace suonare davvero molto dal vivo, ma anche pezzi come "Phantasmagoria". In tour del genere, solitamente vengono suonate una o due canzoni dell'ultimo album, ma va bene così, perché non è il tour di "For The Demented", sono tre grandi band che suonano insieme. Torneremo l'anno prossimo con un tour da headliner dedicato al nuovo album, ovviamente.

 

Avete già suonato con Testament e Death Angel in passato? E agli inizi della vostra carriera, ve lo sareste mai immaginato di ritrovarvi 25-30 anni dopo a fare un tour insieme, come una sorta di "Trinità" del thrash metal?

 

Beh, agli inizi non credevo nemmeno di riuscire a pubblicare un secondo album (ride, ndr). All'uscita del primo album ero felicissimo, ma quando uscì il secondo rimasi davvero sorpreso dall'idea di aver sfornato ben 2 dischi. Oggi sono 16 gli album che abbiamo realizzato, ed è incredibile. E, guarda caso, il nostro primo tour negli Stati Uniti fu proprio in compagnia dei Testament, era il 1989. Abbiamo inoltre suonato con loro in numerosi festival, come il Bang Your Head!!! Festival immortalato in "Triple Threat", o il 70000 Tons of Metal, dove ho preso parte alla "All Star Jam" con Eric e soci, e lo stesso vale per i Death Angel. Non è quindi la prima volta che suoniamo con loro, ma non succede tutti i giorni di vedere tre grandi band suonare assieme: siamo tutti davvero elettrizzati, ho parlato proprio qualche giorno fa con Eric (Peterson, ndr) di questo tour e non vede l'ora di partire.

 

Ok, questa era l'ultima domanda! Vuoi lasciare un messaggio ai fan italiani e ai lettori di SpazioRock?

 

Sì, ma devo sfoderare la mia arma segreta: venite al concerto per vedere suonare Fabio, il batterista di Bologna! (ride, ndr) No, seriamente, non vedo l'ora di andare il tour, e voglio lasciare un messaggio ai fan di ogni genere di metal, thrash, heavy e non solo: date una chance al nuovo album. Come in altri nostri lavori, alcune canzoni vi piaceranno, altre meno, altre avranno uno stile differente che forse non vi convincerà pienamente, ma credo sia un prodotto valido, pieno di energia e che vi farà divertire. Ci vedremo sicuramente nel 2018 con il tour di "For The Demented".




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