The Clan (Angel Rock)
Ska, punk, folk e Irlanda: ecco cosa troveremo nel prossimo disco dei The Clan "Here To Stay" secondo il frontman Angel Rock. E se leggendo queste righe vi sarà venuta voglia di far festa coi The Clan, il primo appuntamento utile è per venerdì 16 febbraio al Live Club di Trezzo!
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 14/03/18

Ciao ragazzi e bentornati su SpazioRock.it. Innanzitutto come state? Il vostro nuovo album "Here To Stay" uscirà davvero tra pochi giorni!


Stiamo molto bene, siamo molto carichi ed emozionati sia per l'uscita del nuovo disco (per un musicista è come la nascita di un figlio) che per l'inizio del tour con l'introduzione dei nuovi brani.


L'ultima volta che abbiamo avuto il piacere di intervistarvi era novembre, in occasione della pubblicazione di "Rievoluzione". Ce ne parlaste ampiamente allora ma in questi giorni sembra ancora più pertinente, visto l'eco (anche) social che hanno avuto le ultime elezioni, possibilmente più del solito. Cosa pensate della fruibilità di questi canali di comunicazione in un contesto e in una (politica) situazione come questa?

 

Noi tendiamo a stare sempre molto lontani da questioni politiche, non perché non ci interessino, ma non vogliamo che la nostra musica si mischi con qualsiasi orientamento politico. Uno dei poteri della musica è quello di portare dei messaggi al pubblico e crediamo che chiunque stia su un palco debba sfruttare al meglio questa opportunità. Nonostante ciò stiamo alla larga da argomenti palesemente politici. La situazione dei social attuale è diventata ingestibile, soprattutto per la questione delle fake news che hanno avuto un ruolo determinante nell'influenzare politicamente l'opinione pubblica (questo da parte di tutti i partiti, nessuno escluso), questa cosa ci rattrista molto e ci stimola ancora di più ad allontanarci da questo sistema diventato ormai malsano.

 

Ascoltando il disco, mi sono resa conto che "Rievoluzione" è davvero un'esaustiva anteprima di "Here To Stay". Ci sono tantissime cornamuse, come ci avevate anticipato, e un mix davvero variegato di sound, che si presenta sotto forma di ska in diversi episodi. Avete mai pensato di starvi allontanando troppo dal vostro sound primigenio o di stare accostando generi troppo diversi? Cos'è che secondo voi riesce a tenere comunque il tutto insieme?

 

Esattamente! Abbiamo scelto di lanciare "Rievoluzione" prima dell'uscita del disco proprio perché è il brano che sintetizza tutti i generi musicali presenti nelle nuove canzoni. Abbiamo scelto, quindi, come prima traccia dell'album, "Pocket Money Heroes" (la sua versione in inglese) per lo stesso motivo. Nel disco, infatti, oltre ai potenti riff di cornamusa, ci sono brani ska, spezzoni di reggae, brani più pop, un pezzo quasi rock 70's è molto altro ancora. Abbiamo deciso di non darci mai dei limiti e di non fermarci mai ad un genere solo, perché noi siamo fatti così! Non ci piace ascoltare sempre le stesse cose, figuriamoci suonarle. Però c'è un comune denominatore, ovvero, tutti i pezzi sono ballabili e cantabili con forte impatto dal vivo (almeno, secondo la nostra esperienza). Non ci piace essere etichettati come l'ennesima band che fa "Irish Rock", "Celtic Punk" (o come lo si voglia chiamare), ma vogliamo che i nostri fan possano aspettarsi sempre qualcosa di nuovo e diverso da noi e che attendano le nostre nuove produzioni con una certa curiosità, senza mai dare per scontato che il genere che facciamo sarà sempre lo stesso. Potrà anche essere un'arma a doppio taglio, ma ce ne assumiamo il rischio!

 

I brani sono tutti trascinanti e divertenti, con tanto di cori che ci fanno già immaginare braccia al cielo in notti estive senza fine. Era questo ciò a cui stavate pensando anche voi? (Basti pensare all'incipit del disco...)

 

Si, dopo 4 anni di concerti, 3 album e, avendo suonato in contesti molto diversi tra loro, abbiamo sviluppato un certo intuito su quello che può far ballare ed urlare un pubblico. Con questo disco abbiamo deciso di fare una sorta di best of di tutti i generi che contengono le migliori caratteristiche per divertirci e far divertire.

 

A proposito di clima festaiolo, ricordiamo che avete un fitto calendario di appuntamenti non soltanto sul nostro territorio ma anche oltre confine che vi vedranno impegnati fino a fine maggio. Oltre a questi concerti, state già preparando qualche ulteriore data per l'estate oppure i vostri fan faranno meglio a scollarsi dai divani e venire sottopalco adesso?

 

Abbiamo un calendario che prevede concerti fino alla fine del 2019, ci sono ancora molte date in fase di definizione e molte altre già confermate, pubblicheremo a breve anche i prossimi concerti, ma possiamo già dire che raggiungeremo praticamente tutta la nostra penisola e molte città in giro per l'Europa, sopratutto Francia, Germania, Belgio, Olanda e Svizzera.

 

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Vediamo sempre più locali chiudere i battenti di questo tempi... purtroppo... credete sia soltanto colpa del sistema o appunto anche di un certo atteggiamento del pubblico nei confronti di certe realtà non abbastanza blasonate agli occhi dell'ahimè famoso italiano medio?

 

Non è un fatto nascosto che la musica live stia morendo. Molti locali, ormai da anni, hanno rinunciato a programmare musica originale a discapito di cover e tribute band. Ci rendiamo conto che sia una strada più comoda, e in effetti, più "sicura", per il bilancio di un locale, ma ad un certo punto, il mercato si satura anche in quel senso, il pubblico inizia ad annoiarsi e a snobbare anche queste programmazioni troppo scontate. Non sappiamo quale possa essere una vera soluzione per ripopolare i locali di un pubblico interessato ai concerti, però, possiamo dire che noi, fin dall'inizio, abbiamo sempre ottenuto risultati soddisfacenti con il nostro pubblico e quindi, forse, è solo questione di individuare il giusto genere ed il giusto contesto.

 

Tornando al disco, "Here To Stay" può vantare la partecipazione di diversi artisti come Folkstone, Punkreas, Vallanzaska, i grandi Modena City Ramblers e Shandon. Come mai così tanti nomi coinvolti stavolta? E quale collaborazione è stata la più determinante?

 

Abbiamo avuto l'enorme privilegio, in questi anni, di farci degli amici importanti nel settore musicale! Da perfetti sconosciuti, siamo riusciti ad attirare la simpatia di professionisti che sono finiti addirittura per collaborare con noi in tutti e tre i dischi, ancora di più in quest'ultimo; questa cosa ci emoziona sempre! Non possiamo parlare di una collaborazione più determinante rispetto ad un' altra, perchè sono tutte molto importante e di grandissimo livello! Però, personalmente, posso dire di essere estremamente onorato di avere la voce di Olly Riva nel mio disco, in quanto è praticamente grazie al fatto di aver ascoltato per anni i suoi Shandon e The Fire che ho iniziato a cantare.

 

Ad un certo punto ci imbattiamo in "Wayfaring Stranger", un brano realizzato da un artista dell'Ottocento. Come l'avete recuperato e come mai avete scelto di inserirlo proprio in questo disco già così ricco di rivoluzione sonora, guardando alla vostra storia discografica?

 

Casualmente mi sono imbattuto in una puntata della serie TV "Nashville" intitolata proprio "Wayfaring Stranger" e iniziava con un vecchio cowboy che suonava il brano con un mandolino, seduto sulla classica sedia a dondolo. Ho deciso subito che quel pezzo doveva entrare nel disco nella versione più punk che potessi mai immaginare, anche perchè ripetere l'ennesima versione alla "Johnny Cash" sarebbe stato troppo banale per noi. Inoltre, grazie a questo brano, abbiamo realizzato uno dei sogni che ci trasciniamo fin dall'infanzia: fare i cowboy in un film western (con l'uscita del prossimo video, capirete il perché)!

 

Segue quindi un bellissimo brano strumentale che, a mio avviso, vi mette in una luce davvero piacevole e pura. Anche il titolo è interessante, "Vesuvius". Come è nato questo pezzo e perché non avete pensato di inserire altri momenti strumentali nel disco? Che sensazioni vi dà suonarlo?

 

Ormai è diventato un classico mettere dei brani strumentali nei nostri dischi; in questo abbiamo deciso di inserirne solo uno in quanto c'era già abbastanza materiale. Questo brano è un mix tra una giga tradizionale irlandese, la Morrison's Jig, e una composizione inedita del nostro violinista Francesco Ricci, il tutto arrangiato da Maurizio Cardullo dei Folkstone. Abbiamo deciso di chiamarlo "Vesuvius" per ironizzare sulle origini partenopee di Francesco.

 

Alla fine del disco troviamo gli unici due brani cantati in italiano. Considerando le loro tematiche, è corretto pensare che la scelta della lingua non sia casuale, ma che magari tenevate al fatto che il (bellissimo) testo di "Johnny Non Parla" fosse compreso in modo diretto e immediato?

 

Esattamente! Abbiamo deciso di tradurre in italiano i due pezzi dei quali volevamo che il concetto arrivasse più chiaramente possibile al pubblico del nostro paese. Sono le traduzioni esatte del testo in inglese ma, con l'italiano, alcuni concetti si sono potuti esprimere meglio! In "Johnny Non Parla" ci tenevamo molto a raccontare di fatti drammatici, come i recenti attentati nelle piazze, che fanno strage di civili, perchè la questione ci sta molto a cuore. Soprattutto tra noi musicisti e appassionati di concerti, quindi abituati ad avere a che fare con contesti molto affollati, è inevitabile percepire una certa paura che una volta non c'era. Non possiamo, quindi, non ammettere che qualcosa sia cambiato.

 

Per chiudere, "Here To Stay", come se aveste una missione, un qualcosa in serbo da realizzare. Qual è la "missione" dei The Clan?

 

Noi The Clan siamo nati quasi per gioco, ma ora ci abbiamo preso gusto e siamo "qui per restare", non sarà semplice farci smettere. La nostra missione è continuare a divertirci e fare sempre cose nuove e stimolanti, poi  se anche i nostri fans si divertono, è ancora meglio.

 

E oltre a questo, avete anche un messaggio che vorreste condividere con i vostri fan e con i lettori di SpazioRock?

 

Ci piacerebbe che i nostri "vecchi" fan apprezzassero ogni brano del nuovo disco senza distinzione di genere e che comprendessero completamente le nostre intenzioni e la nostra "policy", ovvero quella di non ritagliarsi mai delle etichette ma di riuscire sempre a divertirsi comunque. E ci auguriamo che questo disco ci porti alla luce di "nuovi" fan che si aggreghino alla nostra grande famiglia, nel nostro "clan".

 

Grazie!


A voi!




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