Sepultura (Andreas Kisser)
I Sepultura di oggi, attraverso tutto ciò che sono stati, raccontati dalle parole di Andreas Kisser. 
Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 15/01/17
Ciao Andreas, benvenuto su SpazioRock. Come stai?
 
Bene, bene! Molto bene!
 
La prossima settimana suonerai in Brasile con i Sepultura. Sei emozionato? Quali sono le sensazioni che provi quando ti esibisci nella tua terra d’origine?
 
È fantastico, specialmente ora che abbiamo la possibilità di suonare in molte città che negli ultimi tre anni di tour estremo sono state fisicamente off-limits. Siamo stati molto impegnati a viaggiare ovunque: svariati luoghi, molti festival… e adesso, avendo completato l’album a cavallo tra maggio e giugno, ma rilasciandolo solamente all'inizio del prossimo anno per questioni di etichetta, abbiamo finalmente un po' di tempo per rimanere qui intorno. Hai detto bene: ci sarà l’ultimo show il prossimo weekend, e poi saremo pronti per il tour dell'anno prossimo. 
 
Il prossimo 21 febbraio sarete in Italia. Trovi che ci sia qualche somiglianza tra il pubblico italiano e quello brasiliano? 
 
Credo proprio di sì! L’Italia influenza una grande fetta di cultura brasiliana, specialmente qui a San Paulo. Il modo in cui parliamo portoghese qui ricorda molto la tua lingua. Per non parlare del cibo… e del calcio! Anche gli italiani, come noi, sono molto passionali, in qualsiasi campo: musica, sport, arte in generale… quindi sì, direi che abbiamo molto in comune, sicuramente!
 
Cosa farai per Natale? Mi sembra di intuire che passerai le feste nella tua terra natia…
 
Saremo qui con le nostre famiglie. Festeggeremo nel tipico stile del sud: le famiglie si riuniscono, mangeremo un sacco… finalmente. Ci voleva proprio. Abbiamo viaggiato così tanto negli ultimi anni! È stato estremamente difficile partecipare ad ogni aspetto della vita familiare recentemente. Per fortuna, in qualche modo, ci assicuriamo sempre di avere un po' di tempo per i nostri cari. Quest’anno avremo Natale, Capodanno e tutto il mese di gennaio prima di partire per l’Europa, per il tour che supporterà il nuovo album...
 
...“Machine Messiah”. A proposito di questo ultimo lavoro dei Sepultura, hai rilasciato dichiarazioni che mi incuriosiscono molto. Hai detto che “Machine Messiah” riguarda la robotizzazione della società contemporanea.  “Il Messia, quando ritornerà, sarà un robot, o un umanoide, o un salvatore biomeccanico”. Puoi spiegare meglio questo concetto? Cosa intendi quando dici che il messia, quando ritornerà, sarà un robot?
 
Ci sono alcune persone che credono che questo mondo sia stato creato da UFO, oppure da macchine. Hanno un concetto strano di dio: lo vedono semplicemente come un essere in possesso di tecnologie più avanzate rispetto a quelle note alla nostra società. Bada bene: non è ciò in  cui noi crediamo, non si tratta della nostra fede, ma è una possibilità. Ed essendo una possibilità, ha un'enorme influenza artistica. Questa digitalizzazione delle credenze è esattamente quello che sta succedendo ai nostri giorni: basta vedere quanta importanza la gente da agli smartphone, alle tecnologie gps, ai Google glasses, computer… si vedono computer ovunque! E si preferisce spendere energie per cose del genere, piuttosto che per cercare una connessione con la natura. Per esempio, parlando di me, io mi identifico in molti animali differenti. L'aquila, che ha una vista molto differente dalla nostra, è una creatura che è in grado di guardare più lontano rispetto ad ogni essere umano. Un altro esempio: quando ci fu lo tzunami in Indonesia, gli animali percepirono preventivamente quello che stava per accadere e ne capirono l’impatto molto prima di noi umani. Noi abbiamo bisogno dell'allarme lanciato da una sirena per renderci conto che sta succedendo qualcosa. Ancora: il cane ha un gran senso dell’olfatto… be’, il succo è che secondo me anche noi, se ci credessimo, potremmo avere una percezione similarmente pura della natura, se prestassimo attenzione solo al nostro cervello e alle nostre risorse intendo. Il fatto è che, invece di scegliere questa strada, abbiamo scelto di puntare sulla tecnologia, sui computer, sui robot. Parlando di robot, considera ora i passi da gigante che sono stati fatti in ambito medico: ci sono persone che possono camminare grazie alla tecnologia. Ma dov’è la linea sottile che separa l’avere la possibilità di correre come gli altri e l’avere la possibilità di andare più veloci degli altri? Questa questione oggigiorno ha raggiunto livelli estremi e penso che possa essere vista come un avvertimento, un segnale d’allarme. 
 
Cos’è Dio per te, in una parola?
 
Per me… non lo so. È solo una parola, suppongo! (ride, ndr). Una parola molto pericolosa, perché così tante persone danno significati estremamente diversi alla stessa parola. Per questo motivo, la parola “dio” mi spaventa: potrebbe essere interpretata nel modo sbagliato. Penso che noi siamo quello che siamo, e che qualsiasi connessione con la natura ci porterebbe più vicino a qualsiasi tipo di dio noi scegliamo. In questo senso noi siamo Dio; noi siamo la natura. Basta che ti guardi intorno, e vedi una moltitudine di persone con le loro incredibili potenzialità. C’è chi è bravo a comunicare, chi è bravo con i numeri, chi sa scrivere e c’è chi ha svariati, inarrivabili talenti che però non siamo capaci di riconoscere perché siamo così estremamente concentrati sulla tecnologia, sulle sensazioni “esterne”. Siamo più connessi con il mondo virtuale che con quello reale ("in una parola", ndr).  
 
Sono molto curiosa riguardo l’artwork della copertina di “Machine Messiah”, lavoro di Camille De La Rosa. Com'è nato?
 
In questo caso devo ringraziare i robot, perché senza internet, non sarei mai venuto in contatto con Camille! (ride, ndr). È andata così: avevo in mente il nome dell’album da molto, molto tempo. Le idee alla sua base sono cresciute dentro di me con il passare degli anni. Con il concetto di robotizzazione ben inculcato nella mente, ad un certo punto, sono andato su internet per cercare un nuovo artista che rispecchiasse perfettamente quello che avevo in testa. Ci sono moltissimi artisti magnifici in Brasile e nel resto del mondo che hanno collaborato con svariate metal band, ma io volevo assolutamente trovare qualcosa di nuovo. Mi sono imbattuto per caso questo disegno di Camille De La Rosa: “Deus ex machina” … e la cover per il mio futuro album era lì. Sembrava fatta apposta. È incredibile: Camille viene da tutto un altro mondo, le Filippine, un mondo così diverso dal Sud America… eppure, la cover era lì. È stato leggermente difficile entrare in contatto con lei, in seguito. Ho dovuto scomodare un paio di amici che vivono nelle Filippine con cui i Sepultura hanno collaborato durante i tour asiatici. Quando siamo finalmente entrati in contatto con Camille, è esploso l’entusiasmo da entrambe le parti. E sai cos’è meraviglioso? Il fatto che questa è stata la dimostrazione che, quando hai qualcosa di martellante ed ossessivo in testa, le cose cominciano ad accadere davvero. 
 
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In che modo essere brasiliano ha influenzato la tua percezione sulla società?
 
Ogni paese ha le sue particolarità. Abbiamo parlato delle cose che Italia e Brasile hanno in comune… a pensarci bene, una delle caratteristiche principali del Brasile è il suo essere una spugna per diverse culture differenti. Qui ci sono arabi, giapponesi (la più grande comunità di giapponesi nel mondo, a parte quella in Giappone, è qui a San Paulo) e questo fa sì che i Brasiliani rivolgano i loro interessi in ogni direzione, in qualsiasi campo: musica, astronomia, sport, teatro, letteratura. Il Brasile ha inoltre una storia molto povera alle spalle: è stato interessato dalla schiavitù in prima persona, ed in tempi piuttosto recenti. Questo fatto influenza la nostra forte spiritualità: esistono innumerevoli culti diversi, qui in Brasile. Noi Sepultura, con la nostra musica, cerchiamo di riassumere tutti questi aspetti. Abbiamo iniziato utilizzando percussioni brasiliane, melodie brasiliane… sul nuovo album, giusto per restare in tema, sentirete “Iceberg Dances”, una canzone strumentale, in cui abbiamo messo un sacco di elementi che non abbiamo mai usato prima. La chitarra classica, tanto per dirne uno. 
 
Il Brasile è anche una terra caratterizzata da un grande entusiasmo nei confronti della musica metal. D’altro canto, per una band emergente la strada verso il successo è probabilmente più tortuosa di quanto non lo sarebbe in altre parti del mondo; in Europa, ad esempio. Com’è stato crescere musicalmente in questo paese?
 
Noi Sepultura abbiamo iniziato verso la metà degli anni Ottanta, mentre il Brasile usciva da una dittatura militare. Rock in Rio è arrivato in Brasile nel 1985… è stata una rivoluzione, una magnifica rivoluzione. Quel clima di eccitanti novità era determinante per una band neonata, ci ha davvero dato la spinta. Era una sensazione di pura libertà: passi da un regime militare ad un grande festival. I nostri idoli venivano in Brasile a suonare, e potevamo vederli da vicino per la prima volta in vita nostra. Chi aveva la fortuna di suonare in una band era scombussolato da tutta quell’energia positiva. Per il resto… è stato difficile, sì, rispetto ad altre parti del mondo, probabilmente è stato molto difficile. Ma deve essere difficile: se è facile, è noioso. Il motivo per cui i Sepultura sono cresciuti così tanto è la svariata serie di porte che si sono visti sbattere in faccia. Non è facile per una giovane band, certo, ma ci ha resi più forti e ancora più determinati a portare avanti ostinatamente le nostre idee. Siamo una sorta di Bob Marley. Anche lui proveniva da un paese pieno di problemi, ed è riuscito a portare avanti quel messaggio, quella musica… credendo fermamente ad ogni parola che scriveva e cantava. E così, da solo, ha rivoluzionato il mondo: il reggae è stato uno dei generi più importanti della storia, ha influenzato tutti noi. 
 
Una delle difficoltà che avete dovuto affrontare sono stati i numerosi cambi di line-up. Eloy Casagrande è il batterista dei Sepultura dal 2012. Ricordo che, appena entrato nei Sepultura, aveva confessato di sentirsi piuttosto sotto pressione… comprensibilmente, direi. Come si è evoluto il suo rapporto con la band in questi quattro anni?

Eloy è il batterista migliore del mondo. Molto professionale, molto focalizzato. È incredibile quello che riesce a fare con la batteria. Lavorare con lui ha aperto molte nuove possibilità per il mio modo di suonare la chitarra.  Penso che il fatto che sia così giovane e pieno di energia, alla lunga, è un fattore che motiva ancora di più la band sul palco. Il suo ingresso, credimi, è stato una grande spinta motivazionale per tutti noi. La storia dei Sepultura è piena di batteristi grandiosi: Iggor Cavalera è una leggenda: ha contribuito magnificamente a definire lo stile dell’heavy metal, contaminandolo con elementi di musica etnica brasiliana. Jean Dolabella è un musicista magnifico con cui abbiamo registrato due album eccellenti, specialmente Kairos, che è stato uno dei nostri dischi migliori di sempre. E adesso Eloy… che riesce a fare tutto quello che faceva Igor, mettendoci qualcosa in più. Per me è molto importante il suo essere estremamente fantasioso. Improvvisando sulle sue piccole idee sono nate melodie molto interessanti che hanno definito la direzione del nuovo album. Penso che fosse fatto per entrare nei Sepultura, e viceversa. Insomma, è fantastico!
 
Okay Andreas, il nostro tempo è quasi terminato. Prima di salutarci, vorrei sapere qual è il piano più sorprendente che avete per il futuro. 
 
Non penso che sia una sorpresa, perché se ne vocifera da un po’ oramai (no, non é quello a cui state pensando, ndr)… ma finalmente, il nostro film è pronto! Stiamo per rilasciare il primo trailer ufficiale. Questo è per noi un momento molto emozionante perché penso che il film sarà fantastico: il regista sta facendo un lavoro incredibile. Lo scopo del film è raccontare un po’ la nostra storia, ma la cosa principale è dire e mostrare perché siamo qui, oggi. Cosa siamo oggi. Cosa hanno significato per noi realmente le sfide attraverso cui siamo passati: perdere compagni, manager, etichette e tenere comunque la band insieme, nonostante tutti i cambiamenti. Siamo ancora qui, ci stiamo ancora divertendo dopo 32 anni di carriera, dopo i settantasei paesi che abbiamo visitato, dopo molti album con svariate etichette e diverse line-up. Non è un film con cui combattiamo contro Cavalera o contro la Roadrunner. Il nostro scopo non è dimostrare che abbiamo ragione… insomma, queste sono tutte cazzate! Vogliamo mostrare al mondo cosa siamo oggi.



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