Anathema (Daniel Cavanagh, Vincent Cavanagh)
Due personalità così diverse, due modi di vivere la stessa passione per la musica. Daniel e Vincent Cavanagh si raccontano davanti ai nostri microfoni e ci presentano "Distant Satellites".
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 05/06/14
Domande a cura di Marco Belafatti
Si ringraziano Alessio Sagheddu e Riccardo Coppola per la collaborazione
 
Grazie della disponibilità e bentornati sulle nostre pagine.
 
V: Grazie a te.
 
D: Grazie, grazie (in italiano, ndm) è sempre bello essere qui.
 
Non posso negare che i fan italiani stiano aspettando con ansia un teaser del nuovo album, è previsto a breve?
 
V: Dovresti chiederlo alla nostra casa discografica (ride, ndm). 
 
D: Probabilmente pubblicheremo un singolo, “The Lost Song Part 3”, ma non so ancora la data di uscita… o meglio non me la ricordo.
 
Vorrei parlare un po’ della line-up della band… Chi vedremo sul palco e chi invece si concentra solo in studio?

V: Dal vivo non dovrebbero esserci grosse differenze rispetto al recente lavoro in studio… Forse l’unica differenza sarà la presenza fissa di Jamie Cavanagh al basso. La grande differenza rispetto al passato è la presenza di Daniel Cardoso alla batteria che ha fatto sì che John si concentrasse sulle percussioni, le percussioni elettroniche ed il synth… Direi che questa è una dimensione dove può esprimersi al meglio.
 
A proposito di Cardoso, siete soddisfatti del suo impatto sulla band?
 
anathema_intervista_2014_02V: E’ un grandissimo batterista e ormai è entrato a far parte della famiglia. Forse pochi lo sanno, ma è anche un bravissimo pianista e può essere un grande valore aggiunto per la band in sede live. Sai che suona anche la chitarra? Oltretutto sa suonare anche il basso ed ha una bellissima voce… è uno di quei ragazzi che ha talmente talento da poter fare tutto quello che vuole… Infatti per il prossimo album siamo tentati di mandare solo lui in studio… tanto sa fare tutto! (risata generale, nmd). Comunque lui esprime il suo meglio alla batteria e per noi è un grande valore aggiunto. Permette di espandere il suono della band.
 
D: E’ un grandissimo batterista con una tecnica davvero sopraffina e penso sia arrivato nel momento perfetto, sia per la band che per esaltare le sue qualità. John (Douglas, ndm) ha una capacità incredibile di scrivere canzoni e poi ormai c’è un incredibile feeling. 
 
Ora ho qualche domanda sul nuovo album! Partirei dall’artwork che è dominato dal colore rosso…
 
V: a dire il vero no… Hai visto solo la copertina vero?
 
Beh sì…
 
V: la copertina è rossa, ma il resto del packaging è di colori diversi…
 
Ok rifacciamo… La copertina (rossa) appare molto diversa da quella dei vostri dischi precedenti.
Questa scelta riflette la vostra voglia di cambiare anche la tonalità della vostra musica?
 
V: Direi proprio di sì, soprattutto per quanto riguarda l’importanza della componente elettronica… Sai, i colori possono riflettere i sentimenti e la musica è una traduzione di questi sentimenti e quindi c’è una forte connessione tra i colori e la musica… Se confrontato col nostro passato direi che il nuovo album è decisamente “blu”… o meglio parte dal “blu” per poi arrivare al “verde”. Sentivamo il bisogno di cambiare e penso che questo viaggio tra i colori rappresenti tutto al meglio.
 
D: Io amo molto l’arte e quando abbiamo deciso il titolo del disco, ho cercato le immagini che mi proponeva Google mettendo come chiave di ricerca “Distant Satellites”, e come prima opzione ho visto questa stupenda di una installazione presente a New York e ho pensato rappresentasse al meglio il disco. 
 
La natura ha sempre avuto un ruolo importante nelle vostre copertine, ma questa volta sembra che vogliate guardare lontano, verso l’universo… Chi sono i “Distant Satellites”?  
 
V: La gente! E’ la gente con cui entri in contatto nella tua vita. Ognuno di noi incontra molte persone a cui si lega, ma poi la vita e gli impegni ci portano spesso a stare lontano da queste persone per cui comunque si nutre affetto e di cui ne sentiamo la mancanza e poi quando ti ritrovi è come se il tempo non fosse passato… Quindi ognuno di noi è un “Distant Satellite”.
 
anathema_intervista_2014_03D: E’ una metafora per raccontare la vita della gente, sono lontananze che vive ognuno di noi. Il brano lo ha scritto John e nel testo parla in maniera molto sincera della vita. 

Nel nuovo album avete usato qualche canzone scritta nel periodo di "Weather Systems"?
 
V: No, da questo punto di vista devo dire che è tutto materiale nuovo… O meglio, abbiamo ripreso alcune idee molto vecchie… In realtà i brani più sperimentali del disco sono tutte idee molto vecchie sulle quali abbiamo lavorato per anni senza mai trovare la giusta formula… ma ora sono perfette. E’ strana come cosa, i brani che sembrano più pionieristici ma in realtà hanno una ventina d’anni.
 
D: Le ultime quattro canzoni del disco sono molto vecchie, di circa 15/16 anni fa, mentre le altre sono state scritte negli ultimi due anni. 
 
Ora giro la precedente domanda… Avete tenuto da parte del materiale di “Distant Satellites” da rispolverare in futuro?
 
V: Sì, certo… Ci sono alcune canzoni che per quanto belle magari non si amalgamano alla perfezione con le altre nella nostra concezione del disco e quindi le teniamo da parte. Però non voglio dire che in un album facciamo dei tagli perché non ci piacciono le canzoni, ma semplicemente che mettiamo da parte alcune idee che magari diventeranno perfette nel futuro, come, in questo caso, è successo proprio per la title-track.
 
Come dicevate in precedenza “Distant Satellites” è ricco di elettronica. Il vostro sound si sposterà sempre più verso questa direzione in futuro?
 
V: No, direi di no. O meglio… Siamo e resteremo sempre un rock band, però l’elettronica è stata un elemento molto importante in questi anni, anche se guardando alla nostra discografia si può notare come le indicazioni di un disco vengano puntualmente disattese nel successivo (risata generale, ndm)… Semplicemente perché non abbiamo la minima idea della strada che seguiremo nel disco successivo.
 
D: L'elettronica è una parte della nostra musica così come il piano e la chitarra. È un colore in più sulla tavolozza e abbiamo pensato che questo fosse l’album giusto per sfruttare maggiormente questo elemento.  

Come mai, nonostante una carriera così lunga, avete deciso solo ora di intitolare una canzone con il nome della band? Credi che riesca a rappresentarvi alla perfezione?
 
V: Sinceramente devo dire che non era prevista e nemmeno pianificata. La canzone era pronta e aveva bisogno di un titolo, così abbiamo pensato che “Anathema” fosse perfetto… Era semplicemente la canzone giusta, ma più per una questione di feeling.
 
D: Per me ha un significato molto importante, ma molto personale. E’ la sola canzone che avremmo mai potuto intitolare “Anathema”, ha un testo così personale… Ma purtroppo non posso spiegarti il perché, non l’ho detto a nessuno.

anathema_intervista_2014_04

Per  quanto riguarda i vostri prossimi live show, vi concentrerete sul materiale più recente o farente un mix con il passato?
 
V: Al momento non abbiamo ancora deciso, ma probabilmente sarà un mix equilibrato tra il passato ed il presente della band. Ovviamente abbiamo voglia di suonare il nuovo materiale dal vivo, ma di certo non mancheranno sorprese dal passato. Ogni brano che abbiamo scritto rappresenta un pezzo della nostra vita e sono queste le emozioni che vogliamo portare sul palco.  
 
D: Il miglior materiale secondo me è quello presente nei nostri ultimi tre dischi, e ogni tanto ci piace anche proporre dal vivo un disco nella sua interezza, però per il prossimo tour non abbiamo ancora deciso.
 
Ho letto che sarete in tour in Italia a Ottobre…
 
V: Sì, il 6 ottobre, se non ricordo male, all’Alcatraz qui a Milano e sarà una serata speciale.
 
E cosa mi racconti delle vostre precedenti esibizioni in Italia?
 
V: Abbiamo uno stupendo rapporto con i fan italiani. Quindi non vediamo l’ora di tornare! E' bellissimo essere qui anche oggi con voi giornalisti, è così bello e “semplice” parlare con voi perché riuscite sempre a metterci a nostro agio.
 
D: Ho tantissimi ricordi stupendi, sia per la passione che per tutto il resto… E' sempre un grande piacere, ho un rapporto particolare con l’Italia.
 
Guardando indietro al vostro passato, come heavy metal band, vi riconoscete…
 
V: Scusa se ti interrompo, ma la risposta è assolutamente si! È ovvio sono passati così tanti anni che siamo persone profondamente diverse… Eravamo dei ragazzi all’epoca del primo disco, ma rappresenta alla perfezione quell’età della nostra vita. Ero un ragazzo molto timido e veramente non mi sarei immaginato come un frontman… Poi ovviamente ho pian piano preso confidenza con questo ruolo, ma soprattutto con me stesso. 
 
Bene, siamo giunti alla fine del tempo a disposizione. Volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?
 
V: Ci vediamo il 6 Ottobre a Milano, sarà una serata speciale!



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