Albert Lee (Albert Lee)
In attesa di vederlo in Italia il prossimo 20ottobre nella suggestiva cornice del Teatro Toscanini di Chiari (BS), per un unico appuntamento, Albert Lee ci racconta i suoi progetti futuri, il suo glorioso passato e il suo instancabile presente fatto di fan, Ferrari e chitarre da collezione. 
Articolo a cura di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 10/10/17
Si ringrazia Sergio Mancuso per la collaborazione.
 
 
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Ciao Albert, benvenuto sulle pagine di SpazioRock.it e grazie per quest'intervista. Come va? 

Grazie a te! Sto molto bene, stavo giusto qui seduto a cercare di capire perchè il mio computer non funzioni. Ad ogni modo, sono molto impegnato sai, tanti concerti in ballo... 

Sono passati tre anni dall'uscita di "Highwayman", che, come hai detto tu stesso, è quell'album che hai sempre voluto registrare. Qual è il prossimo obiettivo che ti sei prefissato di raggiungere, sempre se ce ne sia qualcuno...  

Beh sai, alla mia età sono già abbastanza felice di lavorare ancora. Molte persone si sono ritirate dalle scene in tarda età, ma io amo quello che faccio, sono felice di andare in tour e fare album. Entrerò in studio per lavorare ad un nuovo album tra qualche settimana, un altro disco semi acustico, in qualche modo come "Highwayman". Adesso, non vedo davvero l'ora di farlo. Sarà particolare, forse ci sarà un po' di Buddy Holly e i The Everly Brothers. Godo di una storica associazione a questi due artisti. Ho suonato con i The Everly Brothers per tanti anni, e anche con i Crickets dopo la morte di Buddy Holly. Mi piace mischiare, mi piace fare un po' di tutto se posso suonare con diversa gente. Ho una band in Gran Bretagna e anche una in America, e quando loro non riescono riesco sempre a trovare qualcuno... ho un sacco di musicisti tra cui poter scegliere. 

Tornando indietro nel 2014 hai festeggiato il tuo 70esimo compleanno con una fantastica serie di show a Londra. Come ci si sente da musicista pieno di esperienza a condividere un evento così importante con il tuo pubblico? L'hai avvertito come una specie di larga famiglia? 

Tutti gli ospiti di quei concerti erano miei amici, anche vecchi amici. Ho pensato che sarebbe stato carino festeggiare il mio 70esimo in un modo o nell'altro. Un mio caro amico mi ha suggerito l'idea di fare un concerto e magari anche un video dell'evento e devo dire che lui si è impegnato molto per mettere in piedi questa cosa. Sono veramente contento che ce l'abbiamo fatta. Naturalmente mi sarebbe piaciuto che ci fossero stati altri artisti ma non è stato possibile. Tuttavia abbiamo cercato di organizzare la cosa in modo tale da avere video di Clapton e Emmylou Harris e altri. Sono stati anche intervistati... 

Potrebbe essere questo tuo fantastico legame con il tuo pubblico a portarti ancora in tour dopo tutti questi anni? O semplicemente segui ancora un certo bisogno di esprimerti attraverso la tua musica? 

In realtà entrambe le cose. Mi sento davvero fortunato ad avere ancora un pubblico del genere. Molte persone che vengono a vedermi hanno circa la mia stessa età; loro ascoltavano musica negli anni Sessanta e Settanta e quindi è come se si facessero dei viaggi indietro nel tempo mentre sentono me suonare alcuni brani davvero vecchi. Tuttavia c'è anche gente molto giovane. E noto anche come loro siano quasi sorpresi di vedermi cantare e suonare il piano. Tendenzialmente, le persone vanno via davvero felici per lo spettacolo che hanno visto.


Torniamo al presente: il tuo nuovo tour "Alive And Well" toccherà l'Italia il prossimo 20 Ottobre. E' un titolo forte e diretto. Qual è il messaggio che sei più incline a comunicare alle persone che verranno a vederti? 

Ho sempre amato venire in Italia e non ho mai l'opportunità di venire spesso quanto vorrei. Amo il Paese, il cibo, il vino e amo anche le auto! Ho una vecchia Ferrari, un modello del 1961 che ho comprato molto tempo fa, quando non erano così costose. Ma adesso, come tutte le macchine d'epoca, è abbastanza dispendiosa da mantenere. Sono felice di riuscire ancora a mantenerla in funzione da me, non sono un esperto, ma ci provo. Quindi sì, amo l'Italia e mi rattrista che mia moglie non possa raggiungermi stavolta perchè anche lei è innamorata del vostro Paese. Spero di ottenere una buona risposta dal pubblico italiano, com'è sempre stato. Ho un sacco di fan che vengono a vedermi. Spero di vederli tutti e spero che saranno soddisfatti di quello che vedranno. 
 
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Mi è piaciuto molto il tuo show al Crossoroad Festival, dove hai suonato con l'elite dei chitarristi. Cosa ti è piaciuto di più di questa grande esperienza? 

E' stato entusiasmante suonare con tanti artisti come loro perchè abbiamo raramente l'occasione di vederci. E essere parte di uno show del genere è molto soddisfacente anche perchè sei incluso tra la cerchia di questi grandi musicisti. Suonare con questo genere di chitarristi è molto gratificante. Alla mia età è bello non essere dimenticati, perché i gusti cambiano così rapidamente e le persone continuano a  cercare qualcos'altro di nuovo, quindi è bello che il pubblico continui a venire. 


Hai suonato con Eric Clapton in "Just One Night", che è considerato uno dei migliori live di sempre. Mi chiedo: quando suoni in concerti come quello hai la sensazione che qualcosa di grande e diverso stia succedendo o non senti alcuna differenza rispetto agli altri concerti? 

Beh, penso che puoi sicuramente apprezzare l'attimo e l'importanza di concerti del genere. E' stato nei miei primi anni di collaborazione con Eric ed è stato davvero entusiasmante, sono davvero grato di aver avuto questa occasione. E' semplicemente incredibile ritrovarsi in una band così grande e fare musica altrettanto grande in onore di qualcuno che ha dato così tanto alla musica stessa. 

Sulla base della tua esperienza, com'è cambiata negli ultimi decenni l'arte di esibirsi in pubblico? 

Penso di non essere molto cambiato in quello che faccio. Suono sempre lo stesso tipo di musica e mantengo il mio stesso stile. Ho avuto l'opportunità di trovarmi in grandi gruppi e grosse arene, ma la mia vita è sempre stata relativamente semplice. Viaggio con una band di quattro o cinque persone, con uno o due veicoli, non abbiamo una grande crew... Cerchiamo di renderlo più economico e semplice possibile, ma ci divertiamo parecchio comunque e le persone che vengono a vederci si divertono altrettanto. Penso che tu possa avere un migliore contatto con il pubblico quando sei in una piccola venue. Quando sono andato, un paio di sere fa, a vedere Clapton a Los Angeles, ha suonato in una grande arena ed è sembrato abbastanza impersonale. Immagino tu debba farlo, se sei consapevole che puoi vendere tanti biglietti... 

So che possiedi un'invidiabile collezione di chitarre... c'è uno strumento in particolare a cui sei più legato e perché? 

Più di uno, in realtà. Ho la mia chitarra signature, una Music Man, artigianale... una Albert Lee guitar, quindi è senza dubbio la mia chitarra preferita da portare sul palco. Ne ho un po'. Non mi sono mai definito un collezionista, ma ho suonato per 60 anni e hai una sorta di necessità quando vai in giro a suonare e, ovviamente, nei primi tempi era difficile avere più di una chitarra. Molti musicisti ci sono passati: se volevi comprare una nuova chitarra, dovevi per forza venderne una vecchia. Fortunatamente non devo più farlo, quindi finisco per accumularne un po'. Ne ho un paio che mi sono state regalate e che custodisco molto gelosamente: Eric Clapton mi ha dato la sua Les Paul Custom che ha usato con Delaney and Bonnie e con i Cream; Don Everly mi ha dato una delle sue Gibson J-200, che è una chitarra abbastanza iconica. Ho anche comprato una chitarra che Elvis Presley ha usato in un paio d'occasioni. 

Secondo te qual è stato il punto di svolta della tua carriera, l'evento o semplicemente il momento che ha fatto scattare il tuo successo?

Ne ho avuti un bel po' a dirti il vero. Ho iniziato a suonare la chitarra, un'acustica, negli anni Sessanta, forse nel 1961. Ho comprato una Gibson molto bella e lì ho capito che stavo facendo grossi progressi. Un altro punto di svolta per me è stato iniziare a cantare e quindi mettermi nei panni del frontman. Penso che nel 1987 ho per la prima volta messo assieme una band inglese e poi abbiamo suonato per diversi anni, 25 o qualcosa di più. Adesso ho una band americana e mi diverto molto. Mi dà molte soddisfazioni essere in grado di mettere  piede nei concerti e di cantare e suonare ancora, fare canzoni al pianoforte, cosa che non avrei potuto fare prima. 

Hai mai pensato a come la tua vita sarebbe stata lontana dal palcoscenico? 

Oh Dio, non ho la più pallida idea di cosa avrei potuto fare! Non sono molto qualificato per fare altre cose... 

...Magari collezionare Ferrari? 

Beh, avrei potuto forse imparare a fare il meccanico, ma sarebbe stato difficile perchè tutte le volte che lavoro ad una macchina ho bisogno di alcuni giorni per riposare le mie mani... e quindi non potrei suonare la chitarra! Visto? Non avrei potuto fare altro se non il chitarrista!

Grazie mille per il tuo tempo, a te l'ultima parola...

Voglio ringraziare tutti i miei fan in Italia per il supporto continuo. Ho alcuni amici lì che mi sostengono sempre e spero che continueranno a farlo e che non smetteranno di venire ai miei concerti! 
 
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--- ENGLISH VERSION --- 
 
Hello Albert, welcome to SpazioRock.it and thank you for this interview. How are you doing?
 

You're very welcome. I'm fine thank you, I was sitting here wondering why my computer doesn't work. Anyway, very busy. Lots of different gigs you know...

 

Three years have passed since "Highwayman", which, as you said, is the album you'd always wanted to record. What is the next goal out there you are still dreaming to achieve.. if there is any?

 

You know, at my age I'm happy to be working anyway. A lot of people have long-since retired, but I love what I do, so I'm happy to tour and to record. I'm going to do another album in a few weeks, another semi-acoustic album, somewhat like the "Highwayman" album. Now I'm only just looking forward to that. It'll contain some of the old times vibes, maybe Buddy Holly and the Everly Brothers. You know I had a long association with both of these artists. I played with the Everly Brothers for many years, I also played with the Crickets after Buddy Holly died, of course. I like to mix it up, I like to do a bit of everything if I can and play with different people. I have a UK band and I have an American Band and when they're not available I can get another player to slot in, so I have a lot of musicians to choose from.

 

Still back in 2014 you celebrated your 70th birthday with an amazing series of shows in London. How does is feel, for a life-long performer to share such an important event with your public? Does it feel like a sort of extended family?

 

All of the guests on that shows were friends of mine, old friends. I thought it would be nice to kind of celebrate my 70th in some way or another and a friend of mine, suggested putting together a concert and maybe doing a video of the event and I have to say that he put a lot of work into it, to put that show together. I'm really glad that we got to do it. Of course I would have liked some other artists to be there, but this was impossible, but we managed to get videos of Clapton and Emmylou Harris and the others.. They were also interviewed as part of it.

 

Could be this incredible bond with your audience that still brings you on the road, after all these years? Or perhaps do you still obey to a kind of urge to express yourself through your music?

 

Well, it's both really. I feel very fortunate to still have an audience. A lot of people that come to see me play are from my era; they were listening to music in the 60s and 70s and so they feel like they're having some kind of trip back in memory while they're listening to me playing some really old songs. But I also see younger people that come too. And I can see they're all kind of surprise to learn that I sing and also play the piano. In general, all people leave the show really happy with what they've seen.

 

Back to the present now: your new tour, "Alive And Well" will reach Italy on the 20th of October. It is such a strong and assertive title. What is the message you are the most keen on delivering to the people you will get in touch with thanks to your shows?

 

I've always loved coming to Italy and I'm never able to come as often as I would like. I love the Country, the food, the wine, I love the cars too! I have an old Ferrari, a 1961 Ferrari that I bought a long time ago, when they weren't so expensive. But now, as all the old cars, it's quite expensive to maintain. I'm glad that I'm able to keep it running myself, I'm not an expert, but I manage to keep peit running. So, I love Italy and I'm sad that my wife won't be able to join me because she loves your Country too. I hope the response that I'll get from the audience will be as good as it always is in Italy. I've got a lot of fans that come along. I hope to see a lot of them and I hope they'll be pleased with what we'll give them.

 

I have really enjoyed your show at Crossroad Festival, where you played with the elite of guitar players. What did you enjoy the most of such a great experience?

 

It's always amazing playing with a lot of artists like them, because we rarely get to see each other. And to be on a show like that is really satisfactory, also because you're included with so many great players. Playing with this kind of guitar players is really gratifying. It's nice at my age to not be forgotten, because tastes change and people keep moving on to something else, so it's nice that people still want to come.

 

You played in Eric Clapton's "Just One Night", which is considered one of the 100 best lives ever. I'm wondering: when you play in shows like that, do you have the feeling that something big and different is happening? Or do you just feel no difference from a show to another once you get on stage?

 

Well, I think you certainly appreciate the moment and the importance of gigs like that. That was pretty early on in my time with Eric and it was quite amazing, I am really glad I was able to do that. It's just incredible to be in the middle of that huge band and making such great music in honour of someone who gave so much to music.

 

Based on your experience, how has the art of performing evolved in the last decades?

 

Well, I don't think I've changed much in what I do. I still play the same kind of guitars and stuff... I had the opportunity of playing in big bands and huge arenas, but my life has always been relatively simple. I travel with a four or five piece band, one or two vehicles, we don't have a big crew. We try to do it as economic and simple as we can. We still enjoy it! And the people enjoy it. I think you have a better contact with the audience in a small venue. When I went to see Clapton, a couple nights ago here in Los Angeles, he was performing in a huge arena and it seemed kind of impersonal, you know. I suppose you have to do it if you know that you can sell many tickets.

 

You own a remarkable collection of guitars. Is there one instrument you do feel closer to? If so, why?

 

It's more than one really. I have my signature guitar, a Music Man, manufactured. An Albert Lee guitar, so that's my favourite guitar to play on stage. I have a number of those. I never really called myself as a collector but I have played guitar for 60 years and you seem to manage to require if you're along the way and of course in the early days it was hard to justify having more than one guitar. Most musician went through this, you know. If a wanted to buy I new guitar I had to sold an old one. Fortunately, I don't have to do that anymore, so you end up collecting a few. I have a couple given to me that I really treasure: Eric Clapton gave me his Les Paul Custom, that he used with Delaney and Bonnie and with Cream; Don Everly gave me one of his Gibson J-200, which is quite an iconic guitar. I have also bought a guitar that Elvis Presley had used in a couple of occasions.


In your opinion, what was the turning point on your career, the event, or the moment that triggered your breakthrough?

 

I had a number of them actually. I started playing guitar, it was an acoustic guitar, in the sixties, maybe '61. I acquired a really nice Gibson guitar and then I realized that I was improving very quickly. Another turning point for me was starting to sing in front of the band. I think in 1987 I first put together and English band and toured for many years, 25 years or more. Now I have a US band and I really enjoy it. It gives me a real deal of satisfaction to be able of having my own shows and to sing and play, to do piano songs, which I didn't normally get to do.

 

Have you ever wondered how your life would have been far from the stage?

 

Oh gosh! I don't know what I would have done! I'm not really qualified for anything else.

 

... collecting Ferraris maybe?

 

Well, I suppose I could maybe have learned to be a mechanic. But that's difficult because whenever I work on a car I need a few days for my hands to heal and I can't play guitar! See? I couldn't have done anything else!

 

Thank you so much for your time. Would you like to leave a special message to your Italian fans and to our readers?

 

I want to thank my fans in Italy for the continued support. I have a few friends in Italy that always really support me and I'm hoping they'll continue to do so and continue to come to my shows.




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