Long Distance Calling (Dave)
I Long Distance Calling sono una rara realtà di come un album, per quanto possa essere difficile da assimilare ed all’apparenza complesso da apprendere, possa comunque risultare godibile ed accattivante. Abbiamo raggiunto il chitarrista Dave, facciamoci fornire da lui una guida alla comprensione del quadro sonoro firmato Long Ditance Calling.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 04/05/09

Per cominciare Dave, mi piacerebbe sapere in quali circostanze vi siete conosciuti e quando il progetto “Long Distance Calling” è cominciato ad essere una realtà concreta.

Conoscevo Flo (l’altro chitarrista n.d.r.) e Janosch (batterista n.d.r.) attraverso amici di amici, e ci siamo incrociati un paio di volte nella stessa sala prove che casualmente tutti usavamo. A quel tempo stavamo tutti cercando di creare un qualcosa di divertente, come tipo un sideproject rispetto ai principali impegni musicali che avevamo allora, e quindi una sera ci siamo messi d’accordo per una jam-session. Eravamo così in sintonia sin da subito, che abbiamo cominciato ad incontrarci praticamente ogni settimana. Dopo qualche mese, le prime idee assumevano caratteri sempre più concreti, ed abbiamo quindi cominciato a cercare un cantante, anche se non riuscivamo a trovarne uno che volesse restare. Quindi, abbiamo deciso di chiedere a Reimut, anche lui amico di amici, che sapevamo essere coinvolto in un po’ di roba elettronica, e ci sembrava un’ottima occasione per espandere i nostri confini musicali…e così in effetti è stato! Ciononostante, abbiamo continuato per un po’ a cercare un cantante, ma non trovandolo alla fine abbiamo deciso di rimanere una band strumentale.

Parliamo del vostro secondo album: “Avoid the light”. C’è una buona ragione secondo te per cui valga la pena di “Evitare la luce”?

In effetti c’è una buona ragione! La prima volta che leggi il nostro titolo, potresti ragionevolmente pensare “Che titolo macabro!”, ma per noi significa focalizzarsi sulle cose che sono realmente importanti nel presente ed accecarsi nei confronti di tutte le altre che potrebbero bloccarti o limitarti. Per esempio: quando ascolti la musica puoi chiudere gli occhi, la luce non è necessaria e semplicemente ti distrae dal cogliere le più piccole sfumature.

Ci sono un paio di titoli di vostre canzoni su quest’album che trovo davvero interessanti, mi piacerebbe che li commentassi. Per prima cosa vorrei sapere: come mai conoscete Stanley Milgram? Avete per caso un problema con l’autorità?

Hehe…forse…ma il suo esperimento più famoso non è la ragione per cui lo citiamo (Milgram condusse un celebre esperimento della durata di un'ora teso a verificare il livello di aderenza agli ordini impartiti da un'autorità, nel momento in cui tali ordini entrano in conflitto con la coscienza e la dimensione morale dell'individuo – N.d.r.). Milgram nel 1967 fece un esperimento che portò alla nascita del fenomeno “il mondo è piccolo”. Milgram, in pratica, scoprì che tutti conoscono tutti attraverso un network di 6 collegamenti, 6 gradi di parentela/conoscenze. Per una band che si chiama “Long Distance Calling” ciò significa che la chiamata non può essere così distante come potresti immaginare.

 

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Bellissima spiegazione Dave, ora ti prego invece di farmi capire: 359°, perché non 360°?

359° per noi significa che tu non puoi sempre considerare davvero tutti i fattori quando devi prendere una decisione: non puoi semplicemente perché il fatto di considerare tutto da tutte le prospettive ti impedisce alla fine di prendere quella decisione. Alla fine, l’assolutismo porterebbe solo alla staticità.

Parliamo un poco dell’artwork di “Avoid The Light” (perché so che, per una band come la vostra, l’artwork non è per nulla un fattore ininfluente). Dimmi, perché avete scelto una litografia di stampo così biblico?

In contrasto con quanto avevamo fatto sul nostro primo album, “Satellite Bay”, volevamo stavolta qualcosa che sembrasse più “artigianale”. Lo abbiamo detto a Tim (il nostro designer nonché sesto membro non ufficiale della band), e lui è arrivato con quella cover e tutti noi abbiamo pensato: “Porca vacca! Ci siamo!”

Poiché abbiamo parlato sia di jam-session che di studio di registrazione, come prende forma una canzone dei Long Distance Calling, Dave? La preferite costruire nello studio oppure lasciate appunto che scorra dalle vostre jams?

La maggior parte della nostra musica deriva decisamente dalle jam-session nella nostra sala prove: cazzeggiamo un pochino e poi ci prendiamo le parti che ci sembrano interessanti. Quindi ci lavoriamo su questi frammenti, ed occasionalmente la cosa si svolge proprio nella sala prove, altre volte invece ci si lavora ognuno per conto proprio.
In pratica, dobbiamo registrare ogni nostra idea per due ragioni: la prima è che siamo comunque capaci di dimenticarci la roba buona in circa cinque secondi dal momento in cui l’abbiamo suonata, e la seconda è che dobbiamo sempre inviare la musica a Reimut, che vive a circa 400km da Münster (dove viviamo noialtri). Ecco come funzionano le cose da noi!

 

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Un bel po’ di coraggio è necessario per essere strumentali ai giorni nostri. Perché avete scelto questa strada, sicuramente più difficile di altre, per esprimervi in musica?

Sai, non è una cosa che ti scegli: è più che altro un risultato che matura col tempo e che dipende da numerose circostanze…per noi anche per il fatto che, come ti dicevo prima, non siamo stati in grado di trovare un cantante fisso quando abbiamo cominciato. Attualmente, ci piace quello che stiamo facendo e non ci importa se sia più o meno difficile: è il nostro stile!

Sì beh…lo so che ho appena detto che siete una band strumentale, eppure in “The Nearing Grave” c’è la voce di Jonas Renkse dei Katatonia. Com’è cominciata questa cooperazione? Com’è stato lavorare con lui?

Cose come queste spesso cominciano per scherzo. Sai, dici: “Hey! Non sarebbe fottutamente fico se potessimo avere Jonas come ospite sull’album?” “Oh yeah! Ma figurati: sarà sicuramente troppo impegnato per fare una cosa del genere per una piccola band come la nostra!”…ed un paio di settimane dopo ti capita che Jan arrivi dicendo: “Hey ragazzi! Ho chiesto a Jonas via mail se vuole lavorare con noi, ha detto che lo farà!” e tu rimani assolutamente intontito e non sai come reagire.
Per “The Nearing Grave” abbiamo fatto una pre-produzione della canzone a casa mia, e l’abbiamo mandata via mail a Jonas, scrivendogli che poteva farci quello che voleva, quindi non sapevamo assolutamente come sarebbe venuto il pezzo. Quando ci ha restituito la canzone, il risultato è stato oltre ogni nostra aspettativa!

C’è forse qualche altro cantante con cui vi piacerebbe lavorare, magari in futuro?

Hehe…ce ne sono un sacco! Mikael Akkerfeldt, Maynard James Keenan, Steven Wilson, Mike Patton, David Gilmour...hanno tutti delle fottute gran belle voci e sono ragazzi davvero creativi…ma forse sono un po’ troppo fuori portata! Magari chiederemo aiuto a Milgram…

Ahahah…senti: Superball Music si sta dimostrando una casa discografica in grado di scovare un bel po’ di talenti in ambito progressive/post rock. Vi piace come lavorano per voi? Vi trattano bene?

Yeah! Firmare per loro è stata la cosa migliore che ci potesse capitare e lo rifaremmo sicuramente. Loro hanno delle band molto più grosse della nostra, ciononostante fanno davvero molto per noi, quindi ci sentiamo davvero soddisfatti.

Siamo giunti alla fine di questa piacevole chiacchierata Dave! C’è forse la possibilità di vedervi in tour nelle vicinanze dell’Italia?

Sfortunatamente, no per il momento. Non siamo ancora riusciti a trovare un valido booker, quindi non possiamo fare un tour europeo al moment.

Prenditi pure questo spazio per dire quello che vuoi ai nostri lettori.

Ok! Cercate di ascoltare la nostra musica, se vi piace, e cercate di concentrarvi su ciò che è davvero importante per voi! E’ il vostro momento ed è il vostro tempo!

Grazie mille Dave per il tempo concessoci!


Grazie a voi, e grazie infinite del supporto!




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