Django Django (David Maclean, Tommy Grace)

Se non avete ancora presente i Django Django, ve li riassumiamo in due parole. Vengono da Londra, nel loro sound c'è di tutto, ma tutto è perfettamente al proprio posto.Qualche tempo fa li abbiamo sentiti dal vivo e si sono confermati una freschissima novità psych-indie-pop. Ma prima che salissero sul palco abbiamo scambiato con loro due chiacchiere: ed ecco a voi l'intervista.

Articolo a cura di Alberto Battaglia - Pubblicata in data: 02/02/13

Benvenuti in Italia e benvenuti su SpazioRock! Innanzitutto complimenti per il vostro album, comincerei chiedendovi della canzone "Default", così dannatamente catchy. Quel tipo d'arrangiamento com'è venuto fuori?


Dave: E' una sorta di mix fra un sound post-punk e rock and roll anni Cinquanta... volevamo suonasse un po' come John Kongos, come i Rolling Stones degli anni Sessanta, ma anche giravolte elettroniche. Di base volevamo fare qualcosa alla White Stripes di "Doorbell" o giù di lì... ci sono anche armonie surf pop... insomma è un misto di idee

 

Le influenze sixties sono molto chiare in voi, ma se do un'occhiata alla vostra pagina Facebook vedo che gli album che consigliate in bacheca sono di ogni genere. Dunque, qual è l'aspetto che unisce i vostri gusti musicali?

 

Dave: Non ne sono sicuro, tu mi chiedi cosa unisca techno, jazz, rock and roll, hip hop... mi piacciono le cose più disparate, non mi domando il denominatore comune, semplicemente ascolto e istantaneamente capisco se mi piace oppure no, se m'interessa o no. Però siamo davvero aperti ad ogni genere musicale, se ci piace qualcosa entriamo nel suo spirito a prescindere da dove provenga.. hip hop, 60s, eccetera.
 

La mia impressione infatti, sentendo il vostro album, è che siate davvero di mentalità aperta musicalmente parlando...

 

Tommy: Sì. Un po' di tempo fa c'erano solo musicassette per fare compilation, fare missaggi, condividerli (ho sempre ascoltato un'ampia gamma di generi, mai uno solo), ma da quando c'è Internet si è tutto spalmato a livello globale: si può ascoltare immediatamente della musica veramente di nicchia; forse è anche per questo che ci siamo dati un ampio spettro musicale.  Un tempo c'erano ben distinti quelli che ascoltavano musica da rave, i punk, o quelli che ascoltavano la disco, penso che oggigiorno le cose siano meno bianche o nere.

 

Penso che voi potreste essere apprezzati infatti sia da nostalgici del surf, come dagli amanti dell'elettronica. Unire vecchio e nuovo sembra essere un terreno fertile, siete d'accordo?

 

Dave: Non vedo spazi temporali cosi distanti tra gli anni Cinquanta e oggi perché se tu pensi al tempo complessivo della nostra civiltà, dai sumeri e dagli egizi per esempio, beh, il tempo che ci divide dagli anni Cinquanta è una piccolissima percentuale. Un disco uscito negli 50s suona fresco alle mie orecchie quanto uno di oggi. Non è in termini temporali che noi pensiamo la musica...

 

Interessante ragionamento, forse si ritengono lontani gli albori del rock perché è una cosa giovane, in fin dei conti; se lo paragoniamo a tutta la storia umana è un'altra cosa! Parliamo ora però dei vostri inizi: quando iniziaste a pensare il vostro progetto che tipo di sound avevate in mente?

 

Dave:Avevamo in mente un po' di band che ci piacevano e che pensavamo sarebbero anche piaciute alla gente, i nomi chiave sono: Aphrodite's Child, Joe Meek, i Beach Boys, Hot Chip, Phil Spector, Brian Wilson. Cose differenti da mescolare per vedere che consistenza avrebbero preso.




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