Europe (Joey Tempest)
Capita a chiunque, una volta nella vita, di trovarsi faccia a faccia con il mito. Il nostro sogno si è concretizzato lunedì 29 ottobre nel backstage dell'Alcatraz di Milano, dove un disponibilissimo Joey Tempest si è raccontato in esclusiva ai microfoni di SpazioRock per un viaggio fra passato e presente di una band che è rimasta nel cuore e nei ricordi di tutti.
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 05/11/12

Ciao Joey,vorrei riportarti per un momento indietro di qualche anno (per rompere il ghiaccio gli mostro il vinile di “Wings Of Tomorrow”, che ho con me; lui lo fissa attentamente, passandoselo fra le mani mentre elabora mentalmente la risposta, ndr)… che ricordi hai di quel periodo?

 

Beh, “Wings Of Tomorrow” è il secondo album degli Europe… e per la prima volta ci avvalemmo di un disegnatore per l’artwork di copertina; prendemmo l’ispirazione da un vecchio libro di fumetti degli anni sessanta o settanta ma non ricordo esattamente quale, non uno di quelli comici, era una trama seria e strutturata; ad ogni modo era il nostro secondo album ed eravamo sicuri di avere fra le mani un disco migliore del precedente, c’erano pezzi come “Scream Of Anger” e “Open Your Heart”, ma anche “Dreamer” continua a piacermi molto, così come “Dance The Night Away” e “Wasted Time”. Registrammo ai Polar Studios di Stoccolma e, dato che non avevamo abbastanza soldi, eravamo costretti a registrare in orari insoliti, di notte o nei weekend.  Il disco fu prodotto da Leif Mases, un ingegnere del suono che si era trasferito a Londra dove aveva lavorato con i Led Zeppelin e allestito alcune prestigiose sale di registrazione; ricordo che passava ore ed ore ad ascoltare i suoi stessi dischi! Ad ogni modo per noi fu un’esperienza entrare in quegli studios. Grazie a questo disco volammo a New York per un provino alla Epic Records e ci guadagnammo un contratto di distribuzione per gli States; la Polydor aveva appena messo sotto contratto una giovane band del New Jersey, i Bon Jovi, e la Epic puntava ad avere in casa una rock band emergente per far loro concorrenza. Avevamo preso contatto anche con la Polydor ma ci risposero che avevano già una band… la CBS/ Epic dopo aver ascoltato le nostre canzoni ci offrì un contratto da un milione di dollari e Kevin Elson come produttore, ma noi aspettavamo una risposta dal produttore degli Scorpions ed eravamo in trattativa anche con Bruce Fairbairn. Dovemmo scegliere Kevin per forza di cose, “The Final Countdown” infatti fu registrato in tutta fretta dato che eravamo continuamente in tour fra Svezia, Finlandia e Giappone per promuovere “Wings Of Tomorrow”.

 

Hai appena citato Bon Jovi, c’era una sorta di antagonismo fra voi all’epoca?

 

Ho incontrato Jon negli anni quattro o cinque volte, c’è sempre stato rispetto reciproco e non abbiamo mai avuto problemi, fra l’altro lui ha un paio d’anni più di me e siamo cresciuti ascoltando le stesse cose, magari loro hanno un sound più “americano” alla Bruce Springsteen, ma ad ogni modo non abbiamo mai avuto problemi. E’ stata la stampa a montare la cosa e in tutta onestà devo dire che i Def Leppard erano arrivati ben prima di entrambi. All’epoca di “The Final Countdown” loro erano in giro già da un po’, erano stati i primi esponenti di un certo genere ad andare in tour e ad avere video in rotazione su MTV, in un certo senso aprirono molte porte, Europe e Bon Jovi arrivarono soltanto dopo. Per “The Final Countdown” la Epic suggerì Kevin Elson, noi lo conoscevamo per i dischi che aveva fatto con i Journey e pensare di lavorare con qualcuno che aveva collaborato con Steve Perry e Neal Schon per noi era un sogno! Tornando a Bon Jovi ci siamo incontrati varie volte, la prima fu a Londra durante “Top Of The Pops”, “The Final Countdown” era numero uno in classifica mentre “Livin’ On A Prayer” era al sette, e lì ci siamo conosciuti. Poi a Milton Keynes per un festival in cui loro erano headliners, c’eravamo noi, gli Skid Row, le Vixen… poi in Giappone dove eravamo giudici in una sorta di contest televisivo,  in quell’occasione suonammo pure un pezzo assieme… ”Get Back” dei Beatles per la precisione, di cui gira pure un video su Youtube. No, non c’è mai stato alcun antagonismo, è solo roba montata dalla stampa.

 

europe_intervista_2012_02A proposito di Journey, con loro ha lavorato anche Kevin Shirley, il produttore del vostro ultimo lavoro “Bag Of Bones”. Come mai avete scelto proprio lui?

 

Semplicemente ascoltando i dischi Joe Bonamassa. Anni fa mi trovavo con John Levèn nei camerini mentre stava ascoltando un disco di Bonamassa; lo trovai fantastico, in particolare il suono di canzoni come “The Ballad Of John and Henry” e “Blue Evil”. Chiesi a John chi fosse il produttore di quel disco e lui mi fece il nome di Kevin, lo conoscevo e aveva la fama di essere un produttore molto prolifico. Così lo abbiamo chiamato e lui ci ha risposto dicendosi molto felice di lavorare con noi e che per lui eravamo una band sottovalutata. E’ un grande produttore, capace di tirare fuori suoni molto “live”.

 

Kevin ha influenzato il suono del disco?

 

Ha voluto che registrassimo posizionati attorno alla batteria, senza filtri, proprio come in un live. Per le sessions abbiamo scelto gli Atlantis Studios di Stoccolma, credo che chiunque dovrebbe provare a  registrare in quel posto, è semplicemente fantastico… lo stesso Mike Akerfeldt degli Opeth me li aveva consigliati, li conoscevo già perché ho registrato lì il mio disco solista del ’95, “A Place To Call Home”. La tecnologia a disposizione è davvero “retrò”, perfetta per un certo tipo di sound. Abbiamo passato lì un mese divertendoci come matti. Un mese per noi è davvero poco, non abbiamo mai registrato un disco in così poco tempo prima d’ora! Forse solo il primo disco degli Europe è stato registrato in due settimane. Kevin invece sarebbe capace di registrare un disco in soli cinque giorni!

 

In una recente intervista hai dichiarato che i prossimi due album degli Europe usciranno nel 2013-2014, seguiti dai rispettivi tour… puoi confermarlo?

 

Non ricordo cosa ho detto di preciso, ma ad ogni modo il decimo album degli Europe uscirà nel 2014 e sarà sicuramente seguito da un tour.

 

Hai mai pensato di portare avanti in parallelo la tua carriera solista?

 

Adesso non ho proprio tempo da dedicare alla mia carriera solista, posso solo concentrarmi su una cosa alla volta. Gli Europe mi impegnano dodici ore al giorno anche quando non siamo in tour, inclusa la gestione del sito ufficiale... magari potrà accadere se in futuro ci prenderemo una pausa, ma al momento non è nei miei programmi.

 

Nella discografia degli Europe manca un vero disco live, con l’eccezione di “Almost Unplugged”.

 

Lo abbiamo in programma, faremo uscire un DVD e come ormai è consuetudine sarà abbinato ad esso anche il CD live. Stiamo registrando quasi ogni concerto per questo tour, abbiamo avuto qualche difficoltà in Sud America, ma abbiamo molte date e una bella setlist, insomma, ci sono gli ingredienti giusti per tirare fuori un bel lavoro. Il DVD del “Bag Of Bones Tour” tour sarà pubblicato in tutta probabilità nel 2013.

 

“Bag Of Bones” è certificato disco d’oro in Svezia ed è destinato a diventare il vostro disco di maggior successo dai tempi del vostro comeback. Ve lo aspettavate?

 

Vedi, questo è a tutti gli effetti il disco di una “touring band”. Credo che “Last Look At Eden” abbia in un certo senso aperto una nuova fase della nostra carriera, quell’album è stato molto importante e credo che con “Bag Of Bones” abbiamo raggiunto un livello di espressività ancora più profondo, più blues in un certo senso. “Bag Of Bones” è il disco di una band sempre in tour come i gruppi degli anni settanta che seguivano lo schema disco/ tour, è stato concepito con lo stesso mood. Lo abbiamo registrato molto velocemente e quando Kevin lo ha mixato per la prima volta, ci siamo detti: “Wow, questa roba è davvero roba forte”!  Non abbiamo avuto l’idea esatta di quanto questo disco fosse grande prima di aver sentito il “rough mix”.

 

europe_intervista_2012_03Per fare musica oggi sono disponibili numerosi tools in studio. Per “Bag Of Bones” vi siete avvalsi di quanto offre la tecnologia?

 

Solo in parte… “Bag Of Bones” è un disco “old school” nel senso che è stato concepito in totale condivisione con la band. Ho affittato un posto a Londra, a Shepherd’s Bush, che ho riempito con i miei ampli e le mie chitarre. Per tre settimane ho passato ogni giorno a registrare le idee per il disco sul mio telefonino, poi le ho assemblate e le ho condivise con i ragazzi. Erano demo molto grezzi, loro si sono incontrati a Stoccolma e ci hanno lavorato su, dopodiché mi hanno girato di nuovo il tutto qui a Londra. Non ho usato Pro Tools o cose del genere, anche se il mio studio è ben equipaggiato, ma per “Bag Of Bones” non ne abbiamo fatto uso.

 

Avete raggiunto molti traguardi in carriera. Cosa è rimasto da fare per una band come gli Europe?

 

In un certo senso la band è, musicalmente, ancora in viaggio. Con “Bag Of Bones” abbiamo raggiunto un livello espressivo più profondo che vorremmo esplorare ancora di più nel prossimo album. Ci piacciono i toni maestosi di cose come “Firebox”, siamo una band di rock elettrico e abbiamo ancora voglia di esserlo. Allo stesso tempo questa sera proporremo un breve set acustico, ed è altrettanto bello esplorare questo tipo di sonorità. Vedendo lo show capirai quello che intendo dire… siamo fortunati perché ci siamo conosciuti che eravamo adolescenti e oggi siamo ancora amici, avere un lavoro con i tuoi amici è una cosa fantastica, noi non vogliamo certo perderlo ma neppure darlo per scontato. Vogliamo andare avanti e divertirci ancora il più possibile.




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