Vision Divine (Olaf Thorsen)
Lunghissima ma bella chiacchierata con la mente ed il creatore dei Vision Divine Olaf Thorsen, durante la quale abbiamo toccato svariati argomenti, dall'abbandono amichevole del bassista Cristiano e del successivo rientro di Torricini, alla serenità assoluta che ha pervaso le registrazioni del nuovo album "Destination Set To Nowhere". E non si è tirato indietro dal levarsi qualche proverbiale sassolino dalla scarpa.

Basta anticipare, godetevi l'intervista!
Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 18/09/12

Ciao Olaf, benvenuto si SpazioRock! Anzitutto, come stai?


Benissimo, grazie, spero altrettanto! A parte il caldo, si sta bene! Poi per me ora sono proprio i primi giorni di vacanza dopo mesi. Tra registrare il disco, poi appena finito ci hanno ributtato in studio per fare un "Best Of" che non era programmato... È come se ti dicessero di fare 100 metri, poi quando arrivi al novantanovesimo ti dicono "Ne devi fare altri 100" (ride, ndr)! Non è proprio salutare a livello di energie, però ce ne fossero più spesso di problemi così! Ora ho un po' di vacanza, quindi qualche giorno me lo godo.


Riguardo le registrazioni di "Destination Set To Nowhere", come sono andate, e dove sono avvenute?


Sono andate benissimo perché è stato sicuramente l'album più sereno della nostra storia, a livello di clima che c'era in studio. Le registrazioni sono avvenute in diversi studi, sia per motivi logistici che per motivi pratici. Le batterie per esempio sono state registrate a Brescia, dove ormai il nostro batterista si è creato uno studio proprio. Non è uno studio che normalmente dedica ad altre band, ma è una sala regia che si è creato proprio per registrare le proprie parti di batteria nei suoi tempi, nei suoi orari... quando ne ha voglia! Il resto è stato fatto a Pisa, nello studio del nostro tastierista Alessio Lucatti che ormai ha uno studio sufficientemente adeguato per ciò che concerne la registrazione, e poi abbiamo mixato e masterizzato il tutto a San Marino, ai Domination Studio. È un disco un po' zingaro, ahah! Oggi c'è la tecnologia che dà la possibilità di spostare il lavoro, quindi non si vedono più le scene come quelle nel DVD del Black Album dei Metallica dove per spostare un assolo si muovevano camion di robe. Oggi per fortuna basta portarsi dietro un hard disk, ed è uno dei pochi vantaggi che oggi ci dà la tecnologia, e l'abbiamo sfruttato. Ah, mi ero dimenticato di dire che il bassista ha registrato negli studi di Firenze, e questo per motivi proprio pratici perché il cambio di bassista è avvenuto proprio a fondo corsa, ed è stato un lavoro quasi di "coppia", perché mentre Fabio registrava le voci a Lucca, il Tower (Andrea Torricini, ndr.) registrava il suo basso a Firenze.


Avevi accennato riguardo l'atmosfera serena durante le registrazioni...


visiondivine_intervista_2012_02bisSi, forse le più serene di tutta la mia carriera. Non perchè altre volte non fossimo stati sereni, a livello di band ne abbiamo avuti diversi di momenti di serenità, però c'era sempre qualche piccolo problema legato o a scelte di produzione che non dipendevano da noi, o a problemi in studio dove magari tu suoni, registri, ma sai che quello che sta uscendo non è quello che avevi im mente, quindi non avevi il pieno controllo. A questo giro, invece, tutto corrisponde a ciò che noi volevamo sia dal punto di vista di scelta di suoni, di arrangiamenti, di brani, sia per la scelta di separarci negli studi in base alle proprie convenienze, tenendo sempre come punto fermo la qualità del sound. Il fatto di essere stati completamente liberi ci ha dato la massima serenità ed azzerato completamente lo stress. Sicuramente questo è l'album che ricordo in maniera più serena in assoluto. Non vorrei che qualcuno si sentisse escluso: non mi sto riferendo tanto alla serenità tra i musicisti, perché l'amicizia c'è con chiunque io abbia suonato e con chi sto suonando attualmente. È proprio una questione di clima: spesso gli studi appesantiscono l'atmosfera, questa volta tutto ciò non c'è stato, e quindi ci siamo goduti completamente registrazioni per la prima volta.


A proposito del repentino cambio di bassista, puoi dirci qualcosa di più a riguardo?


Dico sempre che quando avviene un cambio all'interno di una formazione, va da sé che volenti o nolenti c'è stato qualcosa, altrimenti non si spiegherebbe il motivo di cambiare. Io per esempio non capisco quando delle coppie si separano, divorziano, e poi sono più amici di prima, e questo per me è un pochino incomprensibile, eheh. Nel caso di Cristiano l'aspetto dell'amicizia non ha assolutamente intaccato i rapporti. C'era piuttosto l'aspetto professionale: non siamo vecchi, però iniziamo ad avere un'età per cui alcuni hanno altre mire, ed in questo caso Cristiano si era concentrato su altre cose, su altri progetti, soprattutto su un altro tipo di attività, sulla produzione, sulla figura del turnista, e noi più che mai avevamo invece bisogno di compattare la band in maniera definitiva. Dopo la ripartenza di "9 Degrees West Of The Moon" per noi questo album era proprio un capitolo dal quale non potevamo esimerci nel ripresentarci come band vera completa al 100%. È stato un processo un po' doloroso, come sempre è in questi casi. Noi non abbiamo litigato, c'è stata semplicemente una riunione: ne abbiamo parlato, abbiamo realizzato quali erano gli obiettivi di ciascuno di noi... Poi queste sono cose che all'interno di una band maturano nel corso tempo, non è che ci siamo svegliati una mattina e di colpo è successo il terremoto. C'era una situazione che ormai latitava, strisciava all'interno della band, e al momento di dover registrare questi bassi abbiamo ritenuto un po' tutti opportuno affrontare questa situazione ed è venuto fuori questa decisione. Questo album era il momento giusto per affrontare il problema e provvedere di conseguenza, non avrebbe avuto senso portarlo in fondo in qualche maniera. Avremmo anche potuto farlo, ma in questo caso abbiamo ritenuto di ripresentare di nuovo la line-up giusta che insomma andrà avanti e che è tuttora attiva, perché altrimenti sarebbe stato un terremoto ancor più traumatico sia per chi ci segue, sia per la band stessa.


È stata quindi una separazione serena, in virtù anche del discorso sull'atmosfera serena di prima.


Si si, ssolutamente! Ripeto, è chiaro che nel momento in cui ti separi, nelle 24 ore precedenti e successive alla separazione c'è un momento di tensione e nervosismo. Diciamo che quando è il momento di tagliare una corda fa sempre dispiacere a tutti. Poi le cose passano, la tensione nel tempo si affievolisce e rimane la stima per una persona che io personalmente conosco da vent'anni, e rimane anche la comprensione per alcuni problemi che una persona può vivere nel proprio privato che vanno poi a disturbare quella che è l'attività all'interno di una band composta da 6 elementi. Non dobbiamo dimenticare che quando si comincia a suonare spesso si hanno diciotto, vent'anni, e quando l'età supera i trenta subentrano anche problemi familiari, economici... Ora non mi sto riferendo in particolare a Cristiano, sto facendo un'analisi generale. È quindi comprensibile che dopo tanti anni le persone crescono, gli obiettivi e le necessità all'interno della vita quotidiana cambino, così come la mentalità. Chiunque umanamente può aver bisogno di fare qualcosaltro, senza fare torti a nessuno. È tutta una questione di equilibri che devono combaciare: bisogna vedere se quando una persona fa tante cose, quello che rimane da dedicare alla band può bastare anche agli altri 5. È un po' complicato!

Per come è nato e per il tempo che abbiamo investito su questo album, che ci è costato davvero un anno intero della nostra vita durante il quale siamo volutamente spariti dalle scene live, volevamo davvero ricompattare il tutto, assolutamente. Forse è stata la band stessa a forzare un po' la mano sotto questo punto, e Cristiano ha semplicemente realizzato che la soluzione migliore per tutti era appunto lasciare la band. Meglio ora che non tre, quattro, cinque mesi dopo.


Sei stato chiarissimo! Tornando all'album, quale è stata la "scintilla" che ti ha convinto a scegliere l'argomento principale del concept?


visiondivine_intervista_2012_03Guarda, la scintilla puoi averla anche tu, basta che in una mattina qualsiasi tu vada in un bar ed apra un giornale. Questo è il primo album in assoluto in cui mi occupo di testi in cui non mi ispiro inizialmente a temi... Io non ho mai fatto mistero di aver sempre letto e di essere affascinato dalla filosofia, quindi in passato i Vision Divine erano più conosciuti per affrontare temi più inerenti alle tematiche della vita e della morte, alle tematiche esistenziali, diciamo così, senza voler essere troppo saccenti! Questo è proprio il primo album che forse ha uno spunto di partenza socio-politico. Il mio problema è che non avrei mai voluto trasformare i Vision Divine in una band con un messaggio politico perché ritengo anche che la musica non deve essere politica, quindi inizialmente c'era questo "piccolo" problema. Lo spunto l'ho preso dai giornali: sfido chiunque oggi come oggi a dire che non siamo nella merda, non saprei come dirlo in maniera più poetica (risate, ndr)! Basta guardare i giornali, e chi nella propria vita paga bollette, tasse ed altro penso stia realizzando che siamo in una situazione veramente drammatica. Al di là dei problemi che non saprei risolvere perché grazie a Dio non faccio politica e non farò mai politica, una cosa che ultimamente ha alzato notevolmente il mio tasso di disprezzo è vedere continuamente personaggi politici di Destra e Sinistra che in teoria sono lì per risolvere i nostri problemi, ed in realtà non li abbiamo votati, e quindi non abbiamo neanche più il potere di sceglierli e di toglierli. Questo mi ha fatto schifo, e mi ha portato a ragionare su questo tipo di concept, e mi è piaciuto molto perché tra l'altro il collegamento che ho avuto con la letteratura per me è stato Cecco Angiolieri con le parole "S'i fosse foco arderei 'l mondo", e sono arrivato ad un livello tale di disgusto per la situazione politico sociale non solo italiana, che se io avessi le possibilità economiche, se ci fossero le possibilità tecnologiche, probabilmente io sarei il protagonista di questo concept, me ne andrei veramente e la mia frase sarebbe proprio questa! Ora, senza dire frasi fatte, però è vero che il mondo sta andando a rotoli sia dal punto di vista economico ma anche e soprattutto dal punto di vista climatico-ambientale, perché io penso che temperature come queste comincino ad essere abbastanza preoccupanti! Quindi, avete rovinato questo mondo, l'avete sputtanato? Siamo tutti schiavi dei soldi, costretti a vivere per 1000 euro al mese quando ne paghiamo 700 d'affitto? Benissimo, tenetevelo il mondo...


... Ed io me ne vado.


E noi ce ne andiamo, esatto. Quindi sono partito da questa idea, anche se poi il significato reale di Cecco era un altro, però le prime parole secondo me calzavano perfettamente, e poi ho sviluppato quello che era il tema, cercando però di non farlo diventare un mattone stile manifesto politico, perché assolutamente a me della politica... non me ne pò fregà de meno, insomma!


Beh, ti posso dire che il tuo obiettivo l'hai raggiunto assolutamente, e non mi è parso per nulla pesante.


Ti ringrazio! Questa era la partenza, poi noi normalmente abbiamo sempre puntato su testi un pochino più intimi, e a parte in "The Dream Maker", dove ci sono frasi un po' forti nei confronti della politica, l'album si sposta rapidamente verso quella che è la ricerca della natura umana, fino al finale dove c'è purtroppo il personaggio principale, colui che ha organizzato tutto questo, che apre gli occhi su quella che è la reale natura umana. Io credo che se siamo nella condizione in cui siamo, la colpa non è solo di quelli che stanno a Roma e sui quali noi facilmente, ed anche io stesso, sproloquiamo su facebook, che è diventato un po' il megafono dei nostri pensieri, ma anche di tutti noi. Leggi, politica, polizia e tutto il resto ci sono perché sono una necessità della comunità per tenere a freno quella che è la nostra vera natura, che poi non è così positiva. Io la vedo così. Se fossimo tutte persone altruiste ed oneste credo che il mondo sarebbe migliore, quindi è facile dare la colpa a mille persone che stanno sedute a Roma, ma la verità è che mentre mille a Roma rubano, le altre cinquantanovemilioninovecentonovantanovemila se ne fottono, insomma.


In linea generale possiamo dire che è anche il leitmotiv della storia umana: magari ci sono degli ottimi intenti iniziali, ma alla fine non si raggiungono quasi mai.


Si, che poi è proprio il leitmotiv di questo album. Al di là dell'opinabilità dell'intento, perché per qualcuno può essere un atto sbagliato quello di prendere ed andarsene, io me ne andrei con tutta una serie di persone che la pensa esattamente come me, che aspira alle stesse cose cui io aspiro. Potenzialmente c'è un inizio eccezionale: qualora si avverasse la possibilità di trovare un pianeta nuovo, potremmo davvero creare Utopia, la città perfetta, ma se poi vediamo la storia, vediamo che non andrà così. Fondamentalmente portiamo dentro di noi un "dark side", un aspetto oscuro che forse nemmeno noi conosciamo.


A proposito dell'incipit, di "S'i Fossi Foco", mi ha particolarmente colpito il fatto che i versi di Cecco Angiolieri sono molto, molto forti, eppure sono recitati molto serenamente, quasi in maniera serafica. Della serie: "Io vi maledico, ed intanto me ne vado".


Diciamo che in verità è stato fatto anche per rispettare quello che poi è il reale senso della poesia. Cecco ha fatto un'opera d'arte, e noi ne fruiamo. Va anche detto che lui a questa poesia aveva dato un tono che noi a seconda degli stati d'animo possiamo interpretare in una certa maniera, ma la poesia di Cecco Angiolieri, soprattutto nel finale, svela una giullarità un po' tipica anche del Dolce Stil Novo, il periodo in cui è stata composta (a dir la verità Cecco si contrappone al Dolce Stil Novo, pur essendone contemporaneo, ndr.). Parte dicendo che vorrebbe uccidere il padre e la madre, poi alla fine dice che se potesse si prenderebbe tutte le donne fighe, e le brutte le lascerebbe agli altri! C'è proprio un cambio di direzione della poesia, che poi dal mio punto di vista ci fa capire che i problemi enormi si riflettono anche nei problemi più banali della vita quotidiana. Citando Fabio, abbiamo dato una interpretazione non alla Rhapsody, ma una interpretazione un pochino più adeguata a quello che è il significato della poesia! È proprio un voler incastrare questa poesia in un tema molto più drammatico, utilizzando dei versi che in realtà partono drammaticamente ma che poi vanno a finire in qualcosa di un pochino più gioviale, ed è proprio il bello dell'arte: l'arte ha un valore quando nasce, poi gli stati d'animo di chi ne usufruisce possono a volte modificarne la percezione.


Una volta concluse le registrazioni e riascoltato tutto il lavoro, c'è qualche episodio che ti ha sorpreso particolarmente, che magari inizialmente non pensavi potesse uscire così bene?


visiondivine_intervista_2012_02Arrogantemente posso dire che mai come in questo album abbiamo calcolato tutto, compreso le virgole. Noi abbiamo investito un intero anno nella composizione, e nella prima volta in carriera abbiamo realizzato un album che ha undici pezzi, ma ne abbiamo scartati tre o quattro. Potremmo quasi inserirli in un mini-CD a parte.


Beh, non sarebbe male!


Eheh... Questo ha fatto si che quello che è rimasto nell'album fosse quello che volevamo davvero e quello che dava all'album ciò che stavamo cercando. Sono assolutamente soddisfatto di tutti i pezzi. Ti ringrazio per il fatto che per fortuna non mi hai fatto la domanda "C'è qualcosa che cambieresti" perché credo che sempre si cambierebbe (ride, ndr)! Però mi è piaciuta la domanda al contrario! Anzi, diciamo che forse più di tutti mi ha stupito la title track, "Destination Set To Nowhere", perché è stato l'ultimissimo brano che abbiamo composto. Non faceva parte del disco, è nata mentre stavamo terminando di registrare altre cose: ero in una fase con il cervello che era andato in stand-by, avevo trovato un'acustica e stavo strimpellando a caso, e quello che strimpellavo erano quelle note che in realtà si sentono nell'intro. Su queste note Fabio ha iniziato a ridere e a canticchiare qualcosa a caso... Sono i momenti più belli di quando suoni in una band, perché viene fuori quello che non ti aspetti. Insomma, tra quello che canticchiava lui, quello che suonavo io, ci siamo un po' seguiti, Alessio ha acceso una tastiera ed ha iniziato a mettere un pianoforte quà e là, e penso che in un dieci minuti, un quarto d'ora, abbiamo fatto il brano che poi non solo ha cambiato il finale dell'album, ma ha cambiato anche l'intro, perché originariamente ne avevamo composto un altro. Forse è questo il brano che mi stupisce di più perché lo considero forse il miglliore per i valori che ha, da un punto di vista musicale, ed è il pezzo che è nato nella maniera più spontanea, addirittura a giochi già fatti, perché noi pensavamo che l'album fosse già completo. Davvero, stavamo parlando di tutt'altro, ero col cervello staccato ed avevo la chitarra in mano e stavo suonando due o tre accordi veramente a caso, ed ho fatto anche fatica a ritrovarli perché mentre Fabio rideva, io già non mi ricordavo più quello che avevo suonato! Poi l'abbiamo recuperati, anche se non so dirti se erano effettivamente gli stessi, tra quello che cantava lui e quello che suonavo io, ed abbiamo registrato un temino velocissimo, giusto il tempo per scriverci sopra il testo, ed addirittura le primissime note che ho scritto sono quelle che poi, appunto, abbiamo buttato nell'intro di Cecco Angiolieri. È stata proprio una introduzione... last minute!


Tra l'altro non ti ho fatto la domanda "Cosa avresti voluto cambiare" perché, e lo dico sinceramente, senza voler passare per ruffiano, ascoltando il disco sembra perfetto così com'è.


Grazie Mille! Ti ringrazio! Spero di non sembrare tronfio, ma purtroppo nel corso della carriera ci sono dischi che per ragioni discografiche e per ragioni di produzione sei costretto a chiudere entro tempi definiti, e quelli sono i dischi peggiori perché possono fenire fuori dei capolavori, o delle cose che ti lasciano l'amaro in bocca perché se avessi avuto un po' più tempo... Questo album non è nato così, ci siamo presi veramente tutto il tempo possibile. All'inizio ci siamo detti "Che siano tre mesi, sei mesi, un anno, due anni, il prossimo disco lo faremo uscire solo quando saremo pronti", quindi mi son ritrovato nella situazione per cui se non va bene neanche questo, allora posso chiudere, perché a questo giro non ho veramente scuse per poter dire magari che il disco non è come l'avrei voluto.


Per i precedenti album avete affidato la produzione e Timo Tolkki...


Questa volta no, ed è il motivo per cui "Destination Set To Nowhere" suona completamente diverso da "9 Degreese West Moon". Timo Tolkki in realtà ha iniziato a collaborare con noi su "The Perfect Machine", ma in realtà lì realizzò soltanto le batterie e poi il resto l'ho fatto io come produttore. Poi come al solito per motivi di business fanno suonare lui come produttore, ma "The Perfect Machine" fu un album sul quale avevo ancora il controllo della situazione. Poi su "The 25th Hour" lui ha preso ancor più il controllo della situazione, ma venne realizzato ai New Sin Studio di Ioria dove c'è Luigi Stefanini, che chi ha un po' di esperienza sicuramente conoscerà per essere lo studio dove sono nati i più importanti dischi di fine anni '90 tra cui Athena, molti dischi dei White Skull, Domine... Anche in quel caso comunque c'era una specie di doppio controllo. Su "9 Degrees" c'è stato invece un controllo totale di Timo Tolkki, e non voglio fare il bambino che piange sul latte versato, ma è un dato di fatto che lui ha deturpato completamente il disco. Un esempio su tutti: cercate una chitarra acustica su quel disco, e vedrete che non c'è, perché tutte le tracce acustiche sono state insensatamente cancellate. Invito a chi ascolterà questo album, che magari farà dei facili confronti del tipo "Questo è 10 volte meglio del precedente" di fare questo ragionamento: prendete "Destination Set To Nowhere", togliete tutte le tracce di chitarre acustuche,  fate cantare Fabio non come ha fatto in questo album, ossia in 5 giorni, ma fatelo cantare in 8 ore, non correggete nulla di ciò che è stato fatto al primo tentativo, e poi vediamo se l'album vi darà la stessa impressione d'eccellenza. Io credo di no.


Ti chiedevo della produzione proprio perché sì, si sente lo stacco marcato rispetto al lavoro precedente, ma soprattutto mi ha colpito molto il sound cristallino ma che al tempo stesso non dà quella sensazione di artificiosità che invece altre produzioni simili purtroppo ottengono.


Noi siamo una band che per abitudine tende a registrare solo quello che può suonare, quindi non utilizziamo la tecnologia per andare oltre le nostre possibilità, e questo vale per questo album così come per i precedenti. Forse in "9 Degrees" siamo andati un po' troppo fuori da questi limiti, perché Fabio è stato costretto a cantare tutto il disco in 8 ore, e ci sono punti sull'album in cui effettivamente non ha fatto una prestazione perfetta, però ritengo che nessuno sarebbe in grado di cantare un disco completamente in 8 ore di registrazione, che equivale ad un giorno, parti la mattina e finisci la sera, eheh! Però non ne voglio parlare troppo, ahah!


State già programmando il prossimo tour?


Si! Ringrazio la Edel perché sicuramente ci ha dato una esposizione superiore rispetto al passato, e sta facendo un lavoro eccelso perché il nome VIsion Divine sta tornando a girare un po' anche all'estero, e per la prima volta stiamo valutando delle concrete possibilità di fare una tournè in Europa, quindi in questo momento la priorità su cui stiamo lavorando è questa. Ad agosto si rallenta un po' tutto, però finito agosto adesso abbiamo ricominciato tramite le nostre agenzie a valutare eventuali date.


Sempre a proposito di concerti, quale è stato quello che ti è rimasto maggiormente impresso?


Oh, ce ne sono stati tanti, per fortuna, perché abbiamo suonato quasi in tutto il mondo! Ci sono alcuni concerti in Sud America che ci hanno quasi fatto piangere per la commozione. Laggiù abbiamo una base di fan veramente molto forte, e va al di là della sensazione di successo, di sentirsi rockstar. È una sensazione più legata al fatto di fare un concerto dove 2500 persone tutte insieme cantano un ritornello, e questo ti fa sentire speciale. Non rockstar, non famoso, ma speciale. Ti da un attaccamento con le persone che sono tra il pubblico che è chiaramente diverso dal fare un concerto "ordinario" dove magari la gente applaude, si diverte, magari fa anche più casino, ma 2500 persone che tutte insieme cantano un tuo brano, che hai scritto tu, provi delle sensazioni particolari. Ora, non vorrei fare un nome per fare torto ad altri Paesi (ride, ndr), ma sicuramente quelli sono stati dei concerti sicuramente molto importanti.


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Ultima domanda: quale è stata la scintilla che in gioventù ti ha fatto dire "La musica sarà parte integrante della mia vita" e che ti ha fatto iniziare a suonare la chitarra?


Non c'è stata. Non è stata una cosa calcolata e fredda come forse accade oggi a molti ragazzi. Io insegnando vedo ragazzi che già a 16, 17 anni partono dicendo "Io voglio diventare un musicista". Io ero appassionato di musica, suonavo nel garage con gli amici perché non mi piaceva la vita in Versilia, con discoteche, pub... L'ho provata, ma non mi faceva sentire realizzato! Mi divertivo di più suonando con due amici. Il primissimo gruppo si chiamava Vision ed era composto da un batterista, un bassista ed io chitarra e voce, e non avevamo assolutamente mire "artistiche". Poi negli anni, sai, cominci a suonare, fai i tuoi concertini, ti diverti, è una cosa che ti da soddisfazione, si aggiungono membri, si cambia nome alla band perché i Vision esistevano giò, era un gruppo norvegese, lo trasformi quindi in Labyrinth, fai un demo per divertimento... Tra l'altro noi facemmo il demo per scioglierci: vivevamo in città diverse ed i soldi erano pochi, e facemmo un demo per ricordo, lo mandai poi alle riviste così, giusto per avere la soddisfazione di vedere cosa effettivamente avevamo fatto, e di li ci chiamarono le case discografiche, prendemmo voti incredibili, ci offrirono la possibilità di fare il primo disco, il primo tour, tutte cose non calcolate! Io non ho mai deciso da un giorno all'altro di fare il musicista, in realtà c'è stato un giorno in cui mi sono seduto un attimo, ho pensato un po' e mi sono detto: "Bah, sto facendo il musicista... mi piace!", eheheh! Ed è una cosa molto diversa dal calcolarlo freddamente!


Ok, grazie mille per l'intervista Olaf!


Grazie a te! È stata una bella intervista! Tra l'altro stiamo vedendo che "Destination To Nowhere" è il disco dei Vision Divine che ha ricevuto più consensi in assoluto. Abbiamo visto che negli Stati Uniti ed in Inghilterra, che normalmente sono i Paesi più ostici per le band non madrelingua per questo genere, abbiamo avuto tutti voti molto vicini al massimo, quindi siamo veramente... Stiamo andando in giro tronfi, ci stiamo un po' pavoneggiando, ahahah! Dopo un anno e mezzo di lavoro, ce lo meritiamo! Ah, vi saluto dicendovi un'ultima cosa: noi il 19 settembre faremo il release party dell'album all'Hard Rock Cafè di Firenze. Se volete esserci, siete tutti invitati! È una festa, non sarà un concerto vero e proprio, suoneremo due o tre pezzi, faremo una jam con alcuni nostri amici musicisti italiani, sarà insomma una serata fatta per divertirci. Se volete venire, invito te, voi... chi vi pare!




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