Sonata Arctica (Tony Kakko)
Di recente abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere col simpatico frontman dei Sonata Arctica Tony Kakko riguardo il nuovo album "Stones Grow Her Name" e delle svariate influenze musicali che hanno scoperto in questi anni... Buona lettura!
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 17/05/12

Ciao Tony! Dopo l’intervista dello scorso ottobre in occasione dell’uscita dell’album, eccoci qui per un’altra chiacchierata: ne sono molto felice. Questa volta parleremo del nuovo album “Stones Grow Her Name”. Bentornato su SpazioRock.


Grazie mille!


Innanzitutto vorrei confermare quello che mi hai detto sei mesi fa: l’album riprende lo stile semplice dei primi album, è molto più immediato.


Sì, penso che lo sia, ci è venuto così!


Comunque ascoltandolo è chiaro che avete scelto suoni molto moderni, un po’ come in “Unia”.


Sì, naturalmente dobbiamo avere un sound contemporaneo, anche se abbiamo voluto tornare a una scrittura dei pezzi più semplice. Ma il sound deve continuare a essere consistente. Volevamo fare un album che suonasse davvero bene, con canzoni a cui le persone potessero legarsi facilmente senza doverle ascoltare venti volte per capirle. Questo sembrava essere un problema dei nostri primi lavori, specialmente “Unia”: per alcuni è ancora troppo complesso. E naturalmente, quando le persone non capiscono cosa stiamo facendo significa che stiamo sbagliando qualcosa, credo.


sonataarctica_intervista_2012_03Quindi, per riassumere: “Stones Grow Her Name” è un album immediato come i primi, ma suona moderno come “Unia”. Qual è la ragione di questa scelta, quasi opposta a “The Days Of Grays”?


Abbiamo tutti pensato di avere già sfruttato abbastanza questo nostro stile “progressive”, ci sembrava che fosse ora di provare qualcosa di diverso. Abbiamo pensato che sarebbe stato divertente scrivere canzoni in modo che suonarle dal vivo non fosse ogni volta un’impresa. Anzi, le volevamo semplici e divertenti, perché la gente si diverta ad ascoltarle tanto quanto noi a suonarle. Negli scorsi due album ci sono pezzi impossibili da suonare dal vivo, sono pieni di tante cose e noi nella band siamo solo in cinque, quindi è impossibile riprodurli nel modo giusto. Ora con le nuove canzoni possiamo semplicemente imbracciare due chitarre acustiche, sederci in un pub con un bicchiere di whisky, e iniziare a suonare e cantare! L’idea era quella: scrivere canzoni che potessero adattarsi facilmente a un ambiente diverso e per cui non ci fosse nemmeno bisogno della corrente elettrica, ci basta accendere una candela e suonarle in acustico. Secondo me è necessario essere in grado di continuare la propria carriera molto a lungo senza stancarci di suonare questi pezzi, nemmeno quando avremo una sessantina d’anni e saremo anche più vecchi dei Rolling Stones. Sarebbe un sogno per me.


Ho notato che in alcuni punti avete scelto di affidarvi all’elettronica con alcuni suoni futuristici, un po’ come piace fare a Arjen Lucassen nelle sue opere. Perché? Ti piace la serie di Ayreon?


Sì, è qualcosa che non ha niente a che fare con i suoni degli album precedenti. Ho semplicemente composto i pezzi usando questi suoni e il risultato era ottimo. È qualcosa che non abbiamo mai fatto in passato, ad esempio in “I Have A Right” abbiamo fatto qualcosa di nuovo, penso che suoni molto bene e diverso dal solito, e per me è importante.


Ancora una volta devo proprio chiederti cosa significhino i testi... Riguardano sempre una donna... vista come l’origine di tutti i nostri dolori. È così?


[Ride] Scrivo semplicemente dei rapporti personali, sono storie sulla natura umana, su ciò che siamo. Tutti hanno relazioni personali, o comunque dovrebbero averne almeno una importante, e questo dà una prospettiva più profonda alle canzoni, a tutto ciò che leggiamo, ai film che guardiamo. Fin dall’inizio sono stato criticato perché i miei testi non sono metal o rock o qualcosa del genere, e ho iniziato a pensare che forse avrei dovuto cambiare il mio modo di scrivere. Ma allo stesso tempo ho iniziato a ricevere e-mail e lettere da persone che ricevevano molto calore da queste storie personali, e mi dicevano che anche loro avevano vissuto proprio le stesse cose, e questo mi ha spinto a continuare con queste storie immaginarie... E naturalmente leggo e guardo molti film. È ovvio che tutto ciò che accade nella vita ti influenza in qualche modo. E alcune canzoni potrebbero avere elementi che fungono da frasi di diario, nel senso che si ricorda un determinato verso di una determinata canzone. Per me è importante che la gente possa trovare un significato personale nelle canzoni, che può essere completamente diverso da quello che avevo pensato io quando le ho scritte.


Mi incuriosisce molto la canzone “Cinderblox”, perché ha una forte atmosfera country, molto insolita per i Sonata Arctica, e mi incuriosisce anche il titolo stesso. Ci puoi dire qualcosa di questa canzone?


Beh, sono un grande fan del bluegrass, mi piacciono molto questi banjo e violini e tutto ciò che fa parte del bluegrass e della musica country. Per caso stavo suonando la tastiera quando mi sono imbattuto in questo suono di banjo e ho pensato “Ehi, divertente!”, e ho iniziato a suonare finché non mi è venuto questo pezzo. L’ho registrato ed è riuscito benissimo! Ho fatto sentire il demo ai ragazzi, e dopo averlo ascoltato un paio di volte hanno pensato: “Ehi, è grandioso!” Hanno pensato che potesse essere sfruttato come bonus material, poi hanno detto “No, dobbiamo usarlo come singolo, è fantastico, geniale!” [Ride] Ok, a quel punto ho pensato “Ok, lo mettiamo nell’album”. È un pezzo molto bello, abbiamo chiamato una persona che suonasse il banjo e il violino, poi abbiamo anche pensato che sarebbe stato bello avere un rockabilly slap bass e abbiamo trovato un ragazzo che lo suona, addirittura della mia stessa città! È una canzone che mi fa sorridere ogni volta che la ascolto.


Tony, sei anche un fan della musica medievale o rinascimentale?


sonataarctica_intervista_2012_02Sì certo. Mi piacciono un po’ tutti i tipi di musica.


Lo sono anch’io. Fantastico! Come al solito le ballad sono meravigliose: “Don’t Be Mean” è una delle migliori che tu abbia mai scritto. Che ne pensi?


Mi fa davvero piacere sentirlo dire, ti ringrazio moltissimo! Ho scritto diverse ballad e questa è una delle migliori che io abbia scritto recentemente in quello stile. Ti ringrazio.


Di niente! Voglio sentire “Don’t be mean” dal vivo!


Sicuramente la sentirai, perché suoneremo molti di questi pezzi dal vivo, sono tutti adatti a essere suonati in concerto. 


Ora un commento sulla tua voce: ho ascoltato prima “Ecliptica”, poi “Stones Grow Her Name”, e sembra che tu sia cresciuto molto come cantante in questi anni. Continui a studiare per migliorare la tua prestazione vocale?


Direi di sì! Per lo scorso album abbiamo fatto 180 concerti, quindi naturalmente si impara molto. La voce è uno strumento che porti sempre con te. Con il passare degli anni la voce prende più forma e si arricchisce, impari a usarla in modi diversi, e questo naturalmente vale anche per me. Non sono più un ragazzino di 20 anni, sto per compierne 37, e naturalmente il mio strumento si rafforza sempre più a ogni album, e ogni volta che imparo qualcosa cantando dal vivo in tour cerco di sfruttarlo anche nel lavoro in studio, quindi senti le cose nuove che ho imparato anche sull’album.


Ok, grazie Tony. Secondo te oggi, oltre ai Sonata Arctica, quale gruppo power metal è ancora in grado di sorprendere con le proprie idee musicali?


A dire il vero non ascolto più molto power metal, solo qualche canzone qua e là. Mi sto interessando di più ad altri stili musicali...


Ascolti solo musica country, medievale e rinascimentale?


[Ride] Beh, ascolto tutto ciò che mi capita! A volte è divertente perché trovi canzoni su Youtube o su internet, iTunes, in radio o da altre parti. Ascoltando musica a caso a volte trovi cose incredibili. Raramente prendo un singolo album per ascoltarlo tutto. Quest’anno sto ascoltando molto Devin Townsend.


Mi piace un sacco. Per me è un genio!


È un genio, un genio pazzo. Bisogna stare attenti a non esagerare quando si dice di qualcuno o di qualcosa che “è il migliore di tutti”, ma lui è davvero un cantante fantastico! Riesce a gestire cose estreme vocalmente e la sua voce pulita è meravigliosa!


Sono completamente d’accordo Tony!
Quando suonerete il nuovo album su un palco italiano avete in serbo qualcosa di speciale per i fan italiani?


Penso che potremmo inventarci anche stavolta qualcosa di speciale. La scorsa volta in Italia abbiamo suonato un set acustico. Ma questo non sarebbe più così speciale perché l’abbiamo fatto troppe volte. Comunque il concerto italiano è stato il migliore secondo me, nemmeno quello che abbiamo registrato per il live DVD è stato così bello. Ho registrato una parte del concerto italiano con la mia videocamera e la qualità è pessima, ma ti trasmette veramente l’entusiasmo con cui il pubblico italiano canta e questo è uno dei momenti più importanti del DVD secondo me. Penso sia possibile che portiamo la chitarra acustica quando torneremo in Italia, sarebbe divertente fare qualcosa del genere, specialmente con i nuovi pezzi. Dobbiamo pensarci, non posso prometterti niente ma sarebbe splendido!

 

sonataarctica_intervista_2012_04

Fantastico, grazie mille Tony! E grazie per questa intervista. A te la parola per salutare tutti i vostri fan, specialmente quelli di SpazioRock.it.


Ragazzi, spero di rivedervi tutti al più presto! Spero davvero che il nuovo album dei Sonata Arctica che sta per uscire vi piaccia. Ascoltatelo, poi venite a godervi il concerto con noi ancora una volta! Suonare in Italia è sempre stato fantastico! Voi italiani siete i migliori!




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