Rage (Victor Smolski)
In vista dell'imminente pubblicazione di "21" abbiamo raggiunto telefonicamente Victor Smolski per farci raccontare tutti i segreti del nuovo album dei Rage. Buona lettura.
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 20/02/12

Ciao Victor, nel darti il benvenuto sulle pagine di SpazioRock, inizio subito a ringraziarti per il tempo che ci dedicherai, è un piacere parlare con te del vostro nuovo album "21".

 

Grazie a te per il caloroso benvenuto.

 

Come da tradizione vorrei iniziare l’intervista parlando del nuovo disco che è probabilmente il disco più pesante della vostra discografia. Come mai questa scelta dopo un periodo in cui le sperimentazioni prog sembravano essere il futuro della band?

 

Perché era più facile da scrivere e produrre (risata generale, ndm). No a parte gli scherzi era un obbiettivo che ci siamo dati in sede di songwriting, o meglio è quanto è venuto fuori dalle primissime sessioni. Noi generalmente creiamo musica improvvisando e visto che l’ispirazione condivisa era quella di fare musica molto più diretta ed heavy rispetto al recente passato abbiamo intrapreso con convinzione questa via. Oltretutto la scelta, se così la vogliamo chiamare, nasce anche dall’idea di concentrarci a fare nel migliori dei modi uno stile per volta. Dopo album dai ricchi arrangiamenti sinfonici abbiamo pensato fosse il momento giusto per tornare un po’ al lato più heavy metal della band e il risultato mi ha entusiasmato. E’ moltoo più facile curare gli arrangiamenti e la produzione se fai un disco del genere, cosa ben più complessa se provi a mettere nello stesso album sia brani heavy che pezzi orchestrali.

 

Il primo brano del disco, la titletrack, rappresenta al meglio il trademark dei Rage, grandi riff di chitarra, una sezione ritmica molto aggressiva, ma senza perdere il gusto per la melodia. Quanto è difficile trovare il giusto equilibrio tra questi elementi.

 

Beh sai per noi è tutto molto naturale. Sia i Rage come band che noi come singoli musicisti abbiamo nel sangue la melodia, ma allo stesso tempo siamo follemente innamorati dell’heavy metal in tutte le sue sfaccettature. Nel disco suoniamo thrash, suoniamo heavy classico, hard’n heavy ma sempre con lo stesso spirito e la stessa voglia di creare un qualcosa che prima di tutto piaccia ai fan e che ci diverta suonare.

 

Il disco in generale sembra decisamente pensato per essere suonato in sede live, anche in termini di produzione. Come mai questa scelta?

 

Volevamo fare un disco heavy, tu conosci una situazione migliore del live per goderti i brani (risata generale, ndm)?

 

No in effetti la dimensione live è quella che esalta maggiormente queste sonorità.


Esatto, sono contento che lo abbia detto tu in quanto la pensiamo allo stesso modo. Visto il tipo di materiale che avevamo scritto l’idea di registrare in diretta e di apportare il minor numero di correzioni possibili in post produzione ci è sembrata la scelta più logica, quella che poteva meglio esaltare l’essenza dei brani.

 

 

intervista_rage_victor_2012_01


A proposito di lavoro in studio, io ti considero uno dei migliori chitarristi al mondo ed è evidente come il tuo arrivo nei Rage abbia ulteriormente caratterizzato il suono della band. Da quando sei arrivato come è cambiato il vostro modo di comporre?

 

Direi che non è molto cambiato, o meglio è mutato, ma semplicemente per il fatto che con il tempo siamo entrati in maggiore sintonia. I nostri brani nascono in maniera molto istintiva, ma piano piano abbiamo capito quali idee potevano essere vincenti per i Rage. Il mio primo approccio con la band era stato quasi da consulente, ovvero seguivo gli arrangiamenti per i brani orchestrali, poi abbiamo imparato a scrivere in sintonia, eh si.. oggi è più facile.

 

Il brano che mi ha maggiormente colpito di "21" è "Psyco Terror", puoi raccontarci qualcosa di questo pezzo e soprattutto del suo finale un po’ folle?

 

Diciamo che il segreto è proprio il finale un po’ folle, che in realtà è l’inizio di tutto. Si tratta infatti della registrazione della fase di songwriting in cui, tra una risata e l’altra, ci siamo messi ad improvvisare ed è uscita la melodia portante del pezzo. Da li abbiamo poi sviluppato tutti i passaggi ed il risultato è quello che oggi potete sentire. E’ il nostro modo naturale di comporre.

 

In alcuni brani non senti la mancanza di una seconda chitarra nella band?

 

Direi di no, alla fine in sede di registrazione posso suonare io la seconda chitarra, mentre dal vivo Peavy riesce ad avere un suono di basso molto ricco che sopperisce a questa mancanza.

 

A questo punto della tua carriera di puoi ritenere soddisfatto come musicista?


Senza dubbio, ho la fortuna di fare quello che ho sempre sognato. Amo la musica e poter fare questo di lavoro è incredibile.

 

Mi riaggancio un attimo a "21". Il disco, come detto, è di ottima fattura, ma forse manca della super hit e questa è una mancanza che ha forse sempre caratterizzato i Rage. Vista la vostra storia trentennale non credi che questa lacuna vi abbia un po’ fermati nel raggiungere il successo?

 


intervista_rage_victor_2012_02Se devo essere sincero non ci ho mai pensato, o meglio non l’ho mai considerata una riflessione concreta. Noi scriviamo la nostra musica e siamo felici di poterlo fare. Quando scriviamo non pensiamo mai a fare il pezzo commerciale, ma ci concentriamo semplicemente nel fare buona musica, nel registrare brani che possano rendere felici i nostri fan. Per me è questa la vera essenza della musica scritta con il cuore.

 

Quanto ti ha aiutato, come musicista, la tua conoscenza della musica classica?

 

Rispetto all’heavy metal la musica classica è molto diversa. Il metal è istinto e soprattutto ti permette di imparare con il tempo. Fai una cosa, ti piace, la migliori e pian piano impari ad essere un musicista. Da questo punto di vista il metal è una musica aperta a tutti. La musica classica invece è molto nozionistica e ci vuole molta dedizione e precisione, però devo ammettere che mi ha molto aiutato nel comporre, nel sentire la musica ancor prima di suonarla. Io amo molto comporre seduto a casa con il pianoforte e quindi, come vedi, la mia impostazione è decisamente classica.

 

Questa estate ho visto te e Peavy durante il Wacken Open Air mentre si esibivano gli Avantasia. Ti è piaciuto lo show?

 

E’ stato un concerto interessante, ma alcune canzoni mi hanno entusiasmato più di altre. Poi personalmente non amo molto vedere concerti durante festival così grandi, si perde il contatto tra pubblico e musicisti, cosa che ho sempre trovato fondamentale. Wacken è un festival organizzato alla perfezione, ma lo considero, anche da musicista, troppo grande e dispersivo.

 

A proposito di live show, il prossimo aprile tornerete in Italia….

 

Si, il 2 aprile saremo a Milano, ma ancora non abbiamo pensato alla set list. Generalmente preferisco suonare i brani nuovi per vedere l’effetto che fanno sul pubblico, ma essendo il trentennale della band non so ancora bene cosa faremo. Molto probabilmente suoneremo nei festival estivi per poi fare un nuovo tour europeo in autunno, è quello potrebbe essere il momento per una sorta di concerto celebrativo. So che sembra strano dirlo perché in Italia abbiamo un numero inferiore di fan rispetto ad altri paesi europei, ma non vedo l’ora di arrivare a Milano, siete i più caldi ed entusiastici di tutti. Suonare in Italia mi fa stare bene.


Beh Victor, queste parole mi fanno molto piacere. Purtroppo il tempo a disposizione è finito, vuoi salutare i lettori di SpazioRock?

 

Certo, un saluto a tutti voi e a tutti i fan italiani. Ascoltate il nuovo disco e preparatevi al concerto, non vediamo l’ora di incontrarvi. Ciao (in italiano, ndm).




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