Sonata Arctica (Tony Kakko)
In occasione dell'uscita del nuovo live DVD della power metal band finlandese, SpazioRock ha il piacere di offrirvi l'intervista con Tony Kakko, voce e mastermind dei Sonata Arctica, che ci ha parlato di "Live In Finland" senza tralasciare il passato della band e - udite udite - qualche anticipazione sul prossimo album. Buona lettura!
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 04/11/11
Domande e intervista a cura di Gaetano Loffredo
Traduzione a cura di Elisa Bonora


Ciao Tony, finalmente dopo dieci anni e dopo aver intervistato più o meno tutti i membri dei Sonata Arctica, riesco a parlare col vero ideatore e leader di un gruppo che continua a emozionare. Benvenuto su SpazioRock.


Grazie mille!

Vorrei partire dalla preistoria dicendoti che il primo concerto dei Sonata Arctica che ho visto è stato quello di supporto a Stratovarius e Rhapsody il 28 aprile del 2000, al Palalido di Milano. Eravate all’esordio con "Ecliptica". Ricordi quel concerto? Cos’è cambiato nella tua mente dagli esordi ad oggi?

Sì, mi ricordo quel concerto, è stata una grande esperienza che abbiamo vissuto tanto tempo fa, è stato un grandissimo concerto, mi ricordo che il posto era enorme. Io ero là a urlare “I’m on the top of the world”, e penso che Timo Kotipelto stesse registrando con la sua videocamera e quindi sono finito nel documentario, il DVD che hanno pubblicato successivamente e che è stato filmato a Milano. Quindi sì, me lo ricordo, è stato un concerto fantastico, ci siamo divertiti sul palco ed è stata un’esperienza meravigliosa. Riguardo a cosa sia cambiato, beh, un po’ la line-up, siamo cresciuti, abbiamo undici anni in più, il mondo è diverso... Quindi molte cose sono cambiate, naturalmente.

Ti senti realizzato nel mondo della musica o c’è qualcosa che ancora ti manca?


Beh, finora non abbiamo venduto 2 milioni di copie di nessuno dei nostri album (ride, ndr). Onestamente, sarebbe bello raggiungere un punto così alto in cui tutti conoscono la band, sarebbe bello ovviamente. Credo che qualunque band, qualunque membro di una band mentirebbe se dicesse il contrario! Tutti quelli che lavorano in questo business lo vorrebbero. Comunque siamo veramente felici di poter fare tutto questo, non siamo miliardari e non vendiamo valanghe di album ma è abbastanza per realizzare le cose, girare il mondo e mantenerci, quindi siamo felici.

Il successo ti ha cambiato come persona?

No... non credo, no. Per quel po’ di successo che abbiamo... direi che saremmo cambiati comunque. Sono passati undici anni e in undici anni tutti cambiano in qualche modo, non si rimane esattamente gli stessi. Si vivono, si vedono e si imparano delle cose e tutto questo forma ciò che sei. Sarebbe terribile se non cambiasse niente in undici anni. Il successo? No, non credo, forse sono più sicuro di me stesso per certi aspetti, ma continuo a essere paranoico e ad avere paura della gente e a pensare che tutti mi stiano guardando (ride, ndr).

Dopo i primi due splendidi dischi power c’è stato un altro capolavoro, "Winterheart’s Guild", che ha mostrato il lato più oscuro dei Sonata Arctica. Sono certo che tu sia particolarmente legato a quel disco, vero?

Sì, decisamente. Penso che contenga alcune delle canzoni migliori dei Sonata Arctica, come "Broken" e gli altri pezzi power del disco, "The Ruins Of My Life" e "Draw Me" sono tra i miei preferiti. È un album che amo, ci ha lavorato anche Jens Johansson che ha suonato alcuni assoli in alcune canzoni, e tutto l’album è stato un’esperienza meravigliosa.

Poi una sorta di cambio di stile che abbiamo cominciato ad interavedere con "Reckoning Night" e ultimato con "Unia". Composizioni molto più ragionate e meno leggere che in passato, la geniale melodia che ti ha sempre contraddistinto è venuta un po’ a mancare con "Unia". Perché quella scelta?

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La band ha attraversato un forte conflitto durante il tour di "Reckoning Night" e pensavo che sarebbe stato molto difficile tenere insieme la band per più dell’album successivo, e se volevamo fare quell’album successivo doveva essere una specie di “catarsi”; Unia in questo senso ha funzionato. Registrare quell’album è stato meraviglioso, è un album che mi piace ancora molto, è più complesso, in un certo senso più oscuro e amaro e ha varie chiavi di lettura... Credo che per certi versi sia uno dei nostri album migliori, ma è comunque un album complesso. Personalmente mi sono sempre piaciuti di più gli album complessi, che si svelano lentamente, e penso che "Unia" per certi versi lo sia. Ma ci ha aperto una strada: le reazioni dei fan ci hanno fatto capire che la gente ci ascolta e ci vuole in tour, ama la nostra musica, quindi è stato abbastanza semplice dopo Unia tornare ad un’espressione più leggera e positiva con "The Days of Grays". Tuomas dei Nightwish, ad esempio, ha detto che "The Days of Grays" per lui è più complesso di "Unia". Detto da lui è strano (ride, ndr), ma le persone hanno le proprie opinioni!

Infine il ritorno in pompa magna con "The Days Of Grays", un album che riprende i migliori elementi del passato e che le unisce con la forza di un’orchestra maestosa. Sono questi i Sonata Arctica del futuro o dovremo aspettarci qualcosa di diverso?

Sentirete qualcosa di un po’ diverso in questo album. L’approccio musicale sarà diverso, ci saranno canzoni più semplici, più immediate e orecchiabili. Penso che la maggior parte dei fan dei Sonata Arctica, specialmente quelli che amano di più i nostri primi dischi, apprezzeranno questo nuovo album, anche se non è un album veloce. Ha invece bellissime melodie, penso che siano molto emozionanti.

Torniamo al presente. Il nuovo live album ha una resa sonora praticamente perfetta e se le riprese che non ho ancora potuto vedere saranno all’altezza, si tratterà di un vero e proprio capolavoro. "Live In Finland" doveva essere "Live In Italy", ma siete stati costretti a rinunciare. Puoi spiegarci nel dettaglio i motivi?

Sono stati principalmente motivi economici. Non eravamo al corrente di alcune spese che avremmo avuto se avessimo girato il DVD in Italia. Una di queste era la spedizione dell’attrezzatura, perché avevamo bisogno di un po’ di materiale extra dalla Finlandia per girare il DVD e spedirlo in Italia ci sarebbe costato una cifra tra 20 e 30 mila euro, ed era semplicemente assurdo. Non avremmo avuto fuochi d’artificio e cose del genere, non aveva proprio senso. Volevamo fare il DVD migliore possibile da vendere in tutto il mondo e saremmo andati in bancarotta se l’avessimo fatto in Italia. È stato davvero brutto annullarlo, ma abbiamo comunque voluto regalare ai fan di Milano un concerto speciale, con la parte acustica, e lo si può rivedere anche nel materiale extra del DVD. È stato girato con una sola videocamera, ma mostra al mondo la qualità dei fan italiani che sono meravigliosi e mi fanno venire i brividi solo a parlarne, sai, la gente che canta a squarciagola tutte le canzoni... È stato semplicemente meraviglioso. Naturalmente non abbiamo trovato quel feeling e quell’atmosfera nei fan in Finlandia, perché i fan italiani sono italiani, e i finlandesi sono... finlandesi! Ma lo show in quanto tale è realizzato molto più in grande, con i fuochi d’artificio e tutto il resto, e l’abbiamo girato in alta definizione. Questo è ciò che abbiamo potuto avere, penso che la cosa principale qui sia lo show e non il pubblico, perché il pubblico sta seduto a guardare.

Ora so che i fan italiani possono capire.

Lo spero.

Per il nuovo live avete previsto anche l’uscita di un Blu-Ray, operazione che economicamente vi sarà costata molto e che non credo garantisca gli introiti necessari per rientrare nella spesa. Hai già avuto modo di vedere il Blu-Ray? Che te ne pare?

È semplicemente sbalorditivo, è fantastico, è in alta definizione ed è meglio che dal vivo! (ride, ndr) Sai quando fai una foto con un’ottima macchina fotografica e il risultato è migliore della realtà? Penso che qui sia la stessa cosa. È fantastico. Il DVD è buono, e il Blu-Ray naturalmente sarà migliore: è come paragonare una VHS a un CD, anzi a un DVD. Credo che valga la pena guardare il Blu-Ray.

E per quanto riguarda i costi?

Beh, in parte siamo riusciti a coprirli con i soldi che avevamo da parte. Ma abbiamo trovato un ottimo accordo con una troupe polacca, questi ragazzi ci tenevano veramente a fare il lavoro e l’hanno ottimizzato al massimo rendendo possibile realizzarlo in alta definizione.

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Passiamo al futuro, Tony: state già lavorando al successore di "The Days Of Grays", cosa ci puoi dire di più?

Al momento stiamo provando i pezzi da più di un mese, e stiamo registrando un demo, per la prima volta probabilmente dagli anni Novanta! Di solito non riusciamo a registrare un demo dei nostri album, andiamo semplicemente in studio e iniziamo a lavorare all’album. Questa volta invece abbiamo anche un demo, e speriamo che ci aiuti a fare l’album ancora meglio. E come ti ho detto sarà in un certo senso più semplice, stiamo riprendendo un po’ della semplicità e dell’immediatezza dei nostri primi lavori. I pezzi non sono ultra-veloci, ma sono più semplici e diretti, e penso che molti fan lo apprezzeranno.

Tony, quanto è difficile restare sempre sul pezzo cercando di garantire composizioni magnifiche al pari di quelle del passato? Ti senti spesso sotto pressione?

In realtà no. Scrivo canzoni che mi piacciono, e se alle persone piace ciò che scrivo, perfetto. Faccio sempre assolutamente del mio meglio in ogni canzone, quindi in realtà mi diverto. Alcuni album li ho scritti in studio, e quello è uno stress. Alzarsi presto la mattina, andare in studio e lavorare con Tommy alla batteria, poi tornare a casa e iniziare a lavorare fino alle 4 del mattino, dormire due o tre ore e poi tornare in studio... Quello è uno stress! Questa volta non sarà così, perché le canzoni ci sono già.

A proposito di composizioni: qual è lo strumento da cui parti per creare il tuo capolavoro? Presumo le tastiere, è così?

Le tastiere, o anche la chitarra. Suono un po’ la chitarra, quel tanto che basta per essere in grado di scrivere qualcosa. A volte con la tastiera rimango bloccato negli stessi schemi, e penso che sia molto utile saper suonare un po’ qualche altro strumento completamente diverso, per trovare accordi e progressioni diversi e cose del genere. Di solito inizio cantando, accenno qualche melodia e la registro, poi ascolto e sento quali idee ne posso ricavare.

Ho una curiosità: da sempre sei un ascoltatore dei Nightwish, band con la quale avete fatto un sacco di concerti in giro per il mondo. Preferisci i Nightwish con Anette oppure preferivi quelli con Tarja Turunen?

Questa è una domanda difficile! Mi piace Tarja come persona e mi piace Anette come persona. Il loro approccio è molto diverso. Ci sono canzoni in cui l’approccio di Tarja è molto migliore, il pezzo richiede di essere cantato con un approccio lirico e Anette non può renderlo, non funziona proprio. Dall’altro lato alcune delle canzoni sono più “rock” e ci vuole una cantante rock e quindi Anette è meglio, ha quel tipo di voce. Non so, mi piacciono entrambe, se si potesse avere una specie di combinazione di queste due cantanti penso che sarebbe perfetto... Insomma sto cercando di essere in qualche modo diplomatico! (ride, ndr)

Molto diplomatico, Tony, ma è giusto così! Quali sono i tuoi ascolti abituali al di fuori dei Sonata Arctica? Da sempre sento l’influenza di Brian May sul tuo modo di comporre… credo che i Queen non manchino mai, è così?

Sì, decisamente. È la prima band che mi ha colpito profondamente da ragazzino ed è qualcosa che non puoi separare da me, sarà sempre parte di me. Qualunque cosa io faccia, finché farò cose che amo veramente ci sarà sempre l’influenza dei Queen. Poi ci sono volte in cui trovo altre fonti di ispirazione, ma quando torno alla mia essenza più profonda i Queen sono sempre presenti.

Bene Tony, per me è tutto. Ti rinnovo i complimenti per il nuovo "Live In Finland" e ti do appuntamento al prossimo concerto: lascia pure un messaggio ai tuoi tantissimi fan italiani che leggerano l’intervista su SpazioRock.

Ciao a tutti gli italiani, qui è Tony dei Sonata Arctica e questo è SpazioRock: visitatelo ogni giorno! Spero di vedervi e ritrovare la vostra simpatia il più presto possibile in occasione del prossimo album. Stay heavy!


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