Evanescence (Amy Lee)
SpazioRock ha incontrato una loquace Amy Lee, la frontwoman degli Evanescence, che ci ha parlato del nuovo omonimo album della band (leggi la nostra recensione). L'intervista si è svolta a Milano presso la sede della EMI Music. Per guardare il video della conferenza segui il link in alto alla pagina oppure collegati direttamente al nostro canale YouTube. Se preferisci leggere la versione integrale, trovi tutto nell'articolo qua sotto!
Articolo a cura di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 11/10/11
Articolo a cura di Marco Belafatti e Alessandra Leoni
Traduzione a cura di Marco Belafatti
NB: Alcune domande sono state chieste da altri media durante la conferenza stampa



Com'è stato lavorare con Steve Lillywhite? Per caso vi ha guidati o influenzati durante il processo creativo o vi ha lasciati liberi di esprimervi?


In realtà il produttore con il quale abbiamo lavorato per questo disco è stato Nick Raskulinecz. Quest'uomo ha prodotto l'ultimo album dei Deftones, i dischi dei Foo Fighters e tante altre belle cose tra cui anche i Rush e gli Alice In Chains. Eccome se l'ha fatto! È un grande appassionato di musica ed è una persona piena di creatività. È stato davvero bello perché in studio l'energia non è mai venuta a mancare. Nick era sempre lì, pronto ad andare avanti, a scatenarsi, ad esaltarsi e a suonare air guitar. Ha anche proposto un sacco di idee molto buone. Lavorerei con lui ogni qual volta mi fosse possibile!

In che modo “Evanescence” è diverso dai suoi predecessori e cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo album?

Credo che sia diverso, sì. Penso che la cosa interessante sia il suo groove. Per questo album volevo veramente staccarmi un po' dal passato e sperimentare un sacco di cose diverse. Quando mi sono trovata a scrivere il nuovo disco, ho attraversato diverse fasi prima di trovare il giusto sound per questa nuova creatura. Ma alla fine, soprattutto per il fatto che è passato così tanto tempo, ho avuto modo di ricordare, di apprezzare e di ritrovare la mia casa all'interno della band di cui ho sempre fatto parte. Penso dunque che questo disco sia l'inizio di una nuova fase leggermente diversa, con una nuova attitudine; è un disco uptempo, è rock e vi farà il culo (risate, ndr), ma allo stesso tempo è sicuramente un disco alla Evanescence. Credo che non sarebbe stato giusto, per i nostri fan, chiamarlo “Evanescence”, se non fosse stato un vero disco della band.

Credo che il nuovo album sia più orientato al groove e che il ritmo sia uno dei suoi elementi-chiave. Come hai detto tu stessa, è un album alla Evanescence, ma allo stesso tempo è completamente diverso rispetto a “The Open Door” e “Fallen”.

So che non hai veramente chiesto una domanda, ma credo proprio che tu abbia ragione! Uno dei motivi per cui il ritmo e la batteria sono uno degli elementi principali di questo disco è il fatto di avere un batterista incredibile. Questo è stato il nostro primo album registrato con Will; in realtà fa parte della band già da un po' di tempo, da quando siamo andati in tour insieme, ma questa è la primissima volta che suona su un nostro disco. È un batterista incredibile, ma molte delle canzoni sono nate grazie a tutta la band. Sai, lavorare tutti insieme con il batterista, il chitarrista e il bassista per creare il feel di una canzone anziché, ad esempio, scrivere una progressione di accordi al pianoforte con l'aggiunta di tastiere o quant'altro, è stato un vero lavoro di squadra. Quindi, sì, hai ragione tu, grazie!

evanescence_intervista_2011_03_600I tuoi video e la tua musica sono sempre molto oscuri... Nulla da dire riguarda alla potenza della musica, ma da cosa nasce tutta questa oscurità? Dalla tristezza, per caso?

Beh, gli Evanescence sono il luogo in cui ripongo i miei sentimenti più puri, sono il mio diario personale. Non è tutto così triste, ovviamente, e non vorrei mai mostrarmi in questo modo. Tuttavia capita che sentimenti come questo siano quelli che incontri nei periodi più duri, e nella nostra musica se ne possono ritrovare molti. La nostra musica è stata l'epicentro, lo sfogo delle mie emozioni, qualcosa di veramente intenso... Non sono una persona triste, sono una persona felice, vivo una vita serena e voglio che la nostra musica continui ad emanare speranza e spero che anche questo possa essere percepito.

Hai affermato che il singolo “What You Want” è diverso dagli altri. Di quale tipo di libertà vuoi parlare, se il testo parla effettivamente di questo?


Sì, per quanto mi riguarda, direi che parla esattamente di come superare la paura. Non bisogna temere di andare avanti, ma vivere la propria vita, perché questa non dura in eterno e non dovremmo perdere tempo senza provarci per paura di provare dei sentimenti! Quindi “do what you what you want!” (risate, ndr).

È vero che hai composto alcune delle nuove canzoni all'arpa? Quali sono?

Sì, l'arpa non è presente in tutto il disco, ma in piccola parte. Nella deluxe edition, che comprenderà sedici brani in totale, ne troverete tre suonate con questo strumento, ma nell'edizione standard sarà solamente una. C'è una canzone, “My Heart Is Broken” (avete sentito il disco, vero?), in cui la parte di piano è stata scritta all'arpa, infatti la canzone era molto più lenta la prima volta che l'ho composta. Terry e Tim erano seduti vicino a me mentre suonavo l'arpa. È stato divertente comporre in questo modo, perché è una cosa totalmente nuova per me e mi permette di creare musica in un modo completamente diverso! Ecco com'è nata quella parte. Tuttavia, quando è stato il momento di registrare l'album e lavorare ai brani con l'aiuto di tutta la band, con il batterista e gli altri, la canzone è diventata sempre più veloce, veloce, veloce e una volta entrati in studio mi son detto “Ok, facciamolo! Ecco l'arpa, sono pronta!”... ma era tutto così veloce! È stato troppo difficile suonarla, quasi impossibile per me, quindi ho finito per suonarla al pianoforte (risate, ndr). Sì, credo che se non avessi composto quella parte con l'arpa non sarebbe stata com'è adesso, perché non avrei mai fatto salire le note così in alto.

Nel 1998 avete pubblicato un EP intitolato “Evanescence” ed ora un album con lo stesso nome. Significa qualcosa? È forse un ritorno alle origini?

Credo che ciò di cui stai parlando sia stato confezionato dai fan. Ci sono tanti CD e altre cose là fuori che in realtà sono soltanto compilation sulle quali i fan hanno messo una copertina. In realtà sono soltanto demo risalenti ai nostri esordi, quindi penso sia soltanto una coincidenza in questo caso.

Hai cominciato a scrivere il nuovo materiale non da poco tempo, ma già da un po' di anni, nonostante l'album stia per uscire solamente adesso. Cosa hai fatto nel frattempo, cosa è successo?

Intendi tra un tour e l'altro o...?

No, dal momento in cui hai cominciato a scrivere fino ad oggi...

Ho composto per tutto il tempo, quasi ogni singolo giorno. Non mi prendo una vacanza da anni (risate, ndr)! Sinceramente, c'è stato un momento in cui ho sentito di avere una missione da portare a termine, in cui sapevo di volere fare un disco di un certo tipo. Mi sono concentrata su questo e non ho fatto altre che scrivere. Abbiamo lavorato alle canzoni di questo album per due anni (risate, ndr). Molte delle canzoni del disco risalgano a quel periodo, e penso che questa sia una bella cosa, perché lo rende molto dinamico. In due o tre anni possono accadere un sacco di cose nella vita di una persona, quindi ci sono molte cose delle quali parlare e un sacco di sperimentazioni diverse alle quali ricorrere.

E come nasce un album degli Evanescence? Da cosa iniziate?

evanescence_intervista_2011_02bOgni volta è diverso. A volte mi siedo al pianoforte e comincio a scrivere. Da qui nascono molte delle mie idee più grezze che poi propongo alla band per creare la canzone intera con loro; ma mi piace cominciare da sola e avere l'idea di un brano. Altre volte tutto inizia da una parte di chitarra scritta da qualcun altro, a volte addirittura solamente dalla batteria, se devo essere sincera. Per alcune delle canzoni di questo album ci siamo trovati dicendoci “Chi ha un'idea? Ok, sentite un po' qua! Cosa ne pensate?”, poi, sai, tutto prende la forma attuale perché ognuno di noi ci mette qualche input. Penso che lavorare in questo modo, a stretto contatto l'uno con l'altro, sia qualcosa di nuovo per questa band. Questa è una delle ragioni per cui il disco porta il nostro nome, essendo un album collettivo. Credo che sia una cosa veramente bella e che dia un sacco di energia. In ogni caso compongo spesso anche per conto mio, soprattutto i testi. I testi arrivano sempre alla fine, quando sono da sola. Quindi, dopo aver scritto la musica e le melodie “Ok, ciao!”. Mi chiudo in una stanza e mi concentro su questo.

C'è una canzone nell'album, “Swimming Home”, che mi ha ricordato Björk...


Grazie!

Ecco, mi sembra anche che tu sia un'appassionata di musica elettronica. Questo genere ti ha forse ispirato per quest'album?

Sì, in realtà ho attraversato una fase in cui non sapevo se questo sarebbe stato un album degli Evanescence, un lavoro solista, o cosa sarebbe diventato e la canzone di cui parli risale proprio a questo periodo. Sai, mi piace comporre senza seguire alcun tipo di schema. Non voglio pianificare tutto dicendo “Ok, faremo un disco degli Evanescence, dovrà suonare in questo modo e bla bla bla”... Non mi piace pianificare, ma scrivere e vedere cosa succede, cosa mi ispira veramente... Tutti continuavano a chiedermi “Cos'è questo? È un lavoro solista? È un disco degli Evanescence o no?” ed io rispondevo “Non lo so, non mettetemi fretta! Scriverò la musica e lascerò che sia lei a dirmi cosa deve essere”. Quindi per un po' di tempo la nostra musica è rimasta in questa sorta di limbo. Amo molto questo pezzo e ne vado molto orgogliosa. Per un po' ho pensato che non sarebbe stata su questo disco perché non era adatta. Nonostante l'amassi, mi sembrava troppo diversa. Ma una volta che ho familiarizzato di nuovo con la mia idea di ciò che gli Evanescence rappresentano e possono rappresentare, mi sono resa conto che la nostra musica è come una grande tela, che non deve seguire una sola direzione, perché è sempre stata dinamica. Quindi ho pensato che sarebbe stato bello usare questa canzone in chiusura, dato che la traccia precedente, “Never Go Back”, è un finale epico, maestoso. L'abbiamo immaginata alla fine, come per scivolare nella calma dopo la tempesta, come un arrivederci dolceamaro, tranquillo. Penso che il risultato sia grandioso e funzioni molto bene.

In che modo è cambiato il rapporto con i fan negli anni?


Com'è cambiato? Da quando scriviamo dischi o nel corso del tempo?

Da quando sono nati gli Evanescence...

Ricordo ancora i nostri primi tour, il nostro primo album, i nostri primi viaggi all'estero, gli incontri con i fan qua e là per il mondo e, sai, è tutto molto bello perché è una nuova esperienza, ma ancora non li conosci veramente e non hai idea di cosa significhi avere dei fan. Adesso penso che abbiamo imparato cosa significhi avere dei fan e sappiamo che lo saranno per tutta la vita, poiché amano la nostra musica e le nostre idee, anziché perdere la testa per un solo brano e appassionarsi a qualcos'altro dopo un solo anno. Si interessano veramente a tutto ciò che ci riguarda, ci seguono e ci supportano ed è straordinario tornare per la terza volta e sentire di avere una schiera di fan così solida solamente per noi. Non ci giudicano, non ci dicono “Siate all'altezza delle nostre aspettative e dateci il disco che tutti noi vogliamo”. E questo accade in ogni angolo del mondo, ma soprattutto in Italia, dove sento un grande affetto da parte dei fan, che incontrerò alla fine della giornata. Li ricordo come un gruppo di amici che vive oltre oceano e che torno a trovare ogni volta che sono qui. I fan sono una delle ragioni più grandi per cui siamo ancora qui. Quindi penso che il nostro rapporto con loro, almeno per me, non potrebbe essere migliore. Sento di avere un rapporto forte e consolidato con i fan.

Qualcuno ha detto che “What You Want” ha un suono tutto nuovo e penso che questo singolo sia più commerciale rispetto a quanto avete fatto in passato. Cosa ne pensi?


evanescence_intervista_2011_05_600Non saprei, in qualche modo sicuramente, perché le vocals sono, come dire, più sfacciate e pop, ma allo stesso tempo trovo che la musica sia parecchio più pesante. Penso che il passaggio più breve tra questo disco e il precedente sia quello tra “Call Me When You're Sober” e “What You Want”, perché hanno più o meno la stessa atmosfera, ma la differenza sta nel fatto che “What You Want” è molto più dura. No so, da un certo punto di vista direi di sì e da un altro no.

Gli Evanescence hanno subito parecchi cambi di line up. Come va con i nuovi membri e com'è lavorare con loro?

I ragazzi sono fantastici. Per la prima volta abbiamo potuto lavorare come un vero gruppo ed è stato meraviglioso. Questa è la stessa band con la quale sono stata in tour per promuovere “The Open Door” per l'ultima volta. Ricordo, alla fine del tour, di aver avuto la sensazione che questa fosse la nostra migliore formazione live di sempre. Non eravamo mai stati così forti prima di allora, e quando è stato il momento di dare vita al nuovo album degli Evanescence, ho desiderato più di ogni altra persona al mondo che quello stesso gruppo avrebbe partecipato al disco. Sono contenta che le cose siano andate esattamente così, che tutti siano ancora a bordo e che oggi possiamo contare sulla stessa squadra. Penso che sarà spettacolare suonare dal vivo, perché ognuno di questi ragazzi è un musicista che aggiunge qualcosa di nuovo e significativo al tutto. Anche quando ci sediamo tutti insieme in una stanza e lavoriamo insieme, è come se fossimo in grado di capirci... Sai, in passato la composizione chiamava in causa solamente me e un altro membro. Questa volta, invece, abbiamo potuto contare tutti l'uno sull'altro: la batteria, il basso, le chitarre, il pianoforte e la voce... Tutti insieme, come una cosa sola. È un'emozione veramente bella. Ci si sente come una band!

Questo cambiamento ha avuto effetto sulla creatività e sul modo di comporre della band, quindi?

Sì, come ho detto, penso che la differenza sia data dal fatto di aver lavorato come una vera squadra. A volte funziona, a volta no, e va bene così. Quest'album è stato scritto tra me, Tim e Terry. Avere Tim all'interno della squadra mi rende felice, penso che abbia portato una ventata di aria fresca nella nostra musica.

Ok, questa era la nostra ultima domanda. Grazie, Amy!

Grazie a voi!


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