The Frozen Tears Of Angels", i Rhapsody Of Fire sono di nuovo tra noi per consegnare ai posteri un album, "From Chaos To Eternity", che chiuderà l'era delle saghe nella carriera quindicinale della band triestina. SpazioRock ha contattato il tastierista Alex Staropoli per fare insieme a lui il punto della situazione... Buona lettura!" />

Rhapsody Of Fire (Alex Staropoli)
A poco più di un anno di distanza dalla pubblicazione di "The Frozen Tears Of Angels", i Rhapsody Of Fire sono di nuovo tra noi per consegnare ai posteri un album, "From Chaos To Eternity", che chiuderà l'era delle saghe nella carriera quindicinale della band triestina. SpazioRock ha contattato il tastierista Alex Staropoli per fare insieme a lui il punto della situazione... Buona lettura!
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 01/06/11
Ciao Alex, ogni volta che esce un disco dei Rhapsody Of Fire sembra che vogliate urlare al mondo qualcosa del tipo “eccoci qua, siamo tornati e siamo noi gli originali”.

Ciao Gaetano, fortunatamente ci viene naturale e non dobbiamo sforzarci. Il bello è proprio quello: essere noi stessi, fare la musica che ci piace ed essere considerati unici. In effetti nessuno è ancora riuscito ad eguagliarci nel genere, anche se non siamo una band metal tipica visto che partiamo con una visione teatrale, cinematografica del disco. Gli altri partono da un punto di vista assai diverso dal nostro.

Il nuovo disco sorprende per un dato che reputo oggettivo: è il più dinamico della discografia.

Sì, è vero, merito di Luca e delle sue linee di chitarra. Come sai da “The Frozen Tears Of Angels” in avanti abbiamo volutamente diminuito la quantità di orchestrazioni e di strumenti che opprimevano un po’ troppo la band, il mix, dando precedenza alla sezione ritmica. Siamo felici di questa scelta, abbiamo riequilibrato le sonorità. Ora si sente di più questo dinamismo ritmico, prima era tutto un po’ più impastato anche se gli strumenti erano sempre distinguibili, mentre ora si sente di più il tiro e l’approccio è diverso, così come l’ascolto di conseguenza.

Diciamo che tutte quelle orchestrazioni penalizzavano l’attività live rendendola poco credibile a causa dei campionamenti...


Dopo aver rilasciato il "Live In Canada" i nostri fan sono rimasti entusiasti di quella che è la nostra effettiva potenza dal vivo, colpiti positivamente intendo, da lì abbiamo deciso di rendere il nostro suono più vero, più naturale e più potente utilizzando più chitarre.

Una causa del cambiamento, stando a quanto mi ha sempre detto Luca Turilli, è da attribuire ai testi, che si sono incattiviti in modo direttamente proporzionale.

Si, vero anche questo. Ci facciamo influenzare molto da quella che è la storia che si narra in quel preciso brano, si parte sempre da lì. Luca viene da me, ci incontriamo, e per ogni brano mi coinvolge in quello che è il momento della saga.

Avevo altre due ipotesi relative al cambio di rotta. Una è quella del budget inferiore causa andamento del mercato: le orchestrazioni, per quanto belle siano, costano…

Beh, anche se devo dire che abbiamo dischi come “Symphony Of Enchanted Lands Pt. 2” e “Triumph Or Agony” che sono stracarichi orchestra, abbiamo voluto dare una svolta dando un suono più diretto, più metal, diminuendo la pomposità e aumentando in freschezza. Lavorare con Nuclear Blast, nonostante il mercato sia calato, ci dà comunque dei vantaggi. La situazione economica non è più quella di qualche anno fa, ma possiamo ritenerci fortunati, facciamo la musica che ci piace e non vogliamo insistere sulla pomposità a tutti i costi. Questo è il momento in cui prediligiamo lo stile diretto e più potente.

rhapsodyoffire_intervista_2011_02E da qui, però, l’ultima ipotesi: non è che in passato siete stati costretti da Magic Circle Music a produrre un certo tipo di musica?

Assolutamente no, io e Luca siamo stati artefici del nostro destino, componiamo la musica che vogliamo. Da Limb a Magic Circle, fino a Nuclear Blast. Siamo anche diventati produttori. Con “Symphony Of Enchanted Lands Pt. 2” iniziava la saga e volevamo l’orchestra vera e tutto il resto, non c’è mai stata influenza esterna. E’ vero che dopo un po’, insistere può anche stufare.

La cosa innegabile è che indipendentemente da tutti questi discorsi la vera forza dei Rhapsody sono cori e ritornelli no?

La struttura portante di un brano è sempre stata la prima cosa, già dai primi brani composti insieme nel 1993, io e Luca pensavamo al ritornello orecchiabile come la parte fondamentale. Studiavamo ore e ore sul pezzo per trovarci la melodia giusta. La chiave, indipendentemente dal genere, è quella.

E gli ultimi concerti, Italia compresa, pare che abbiano confermato che avete lavorato bene in questo senso in quindici anni di attività: tutti a cantare i ritornelli con voi!

Questo mi ha colpito tantissimo, era un po’ un’incognita. Parigi era sold out, e dopo nove anni riuscire a fare duemila persone a Milano l’ho trovato miracoloso. Anche le milletrecento persone dei concerti di Roma e di Bologna sono state fantastiche, trovare tre generazioni di fan che conoscono a memoria tutti i tuoi brani è qualcosa di incredibile!

Beh, a proposito di nuove e vecchie generazioni insomma, potreste regalarci i primi due dischi, i migliori, con la produzione degli ultimi…

Guarda, io sono d’accordo con te! Altri però potrebbero storcere il naso perché affezionati a quelle sonorità. Bisogna essere capaci di proporlo coi suoni giusti, sarebbe qualcosa di clamoroso, un progetto incredibile. Bisogna vedere, ne avevamo già parlato ma poi abbiamo preferito concentrarci su cose nuove. E’ un’idea stuzzicante.

Altro bel progetto sarebbe avere un disco totalmente acustico con lo stile medievaleggiante dei primi due, ma anche questo è una vecchia storia…

Anche questa è un’idea non mi spaventa e quello che dici non mi stupisce perché in effetti la nostra musica si presta a questo tipo di prodotto. Ci abbiamo pensato e ci sono delle cose che vorremmo fare, sarebbe bellissimo, vediamo se ci riusciamo. Sarebbe un sogno se qualche regista prendesse un nostro brano e lo infilasse in un film, purtroppo entrare nel mondo del cinema è molto difficile.

Potreste sempre finire in un video game come successo ai Blind Guardian.

Qualcosina da quel punto di vista si muove, lavorare con Nuclear Blast ci dà delle opportunità che prima non avevamo, cercheremo di sfruttarle nel modo giusto.

Qual è il motivo che vi a portato a scontrarvi con Magic Circle?


L’argomento è intoccabile, abbiamo risolto le posizioni pendenti e abbiamo cambiato vita, abbiamo risolto tutto. Parlare di dettagli è francamente impossibile. Come puoi immaginare non è possibile parlarne apertamente, ci sono state varie cose e a volte che siano colleghi, manager o compagni di lavoro… Ci si può anche scontrare e passare alle vie legali. Nel preciso istante in cui ci siamo liberati avevamo già il disco pronto, peccato che proprio in quel momento il mercato è calato drasticamente e ci ha penalizzati il non aver suonato dal vivo per tenere caldo il pubblico. Non poter nemmeno fare dei comunicati è stato molto brutto, tutto congelato. Ora tutti felici e ognuno per la sua strada.

Dai cambiamo argomento: il famoso Rhapsody in Black oggi si può sintetizzare col brano “Aeons of Raging Darkness” no?

Sì, vero, l’avevamo già fatto con "When Demons Awake". Non faremo mai un album intero con quello stile però.

Senti un po’, ma Fabio Lione nei Kamelot?


La trovo una cosa molto bella, di questi tempi lavorare è sempre la cosa più importante. Mi fa piacere, li ho visti anche qui a Trieste, ho incontrato Fabio e gli altri del gruppo: sono rimasti contenti già dal primo giorno perché sapeva già tutti i testi. Ha la possibilità di tenersi in forma e di guadagnare qualche soldino, abbiamo sempre spinto Fabio a tenersi occupato anche con progetti paralleli, come coi Vision Divine. Non so cosa faranno poi i Kamelot.

Questo non significa che non siete più la band primaria per Fabio giusto?

Beh, no, non è nemmeno da dire. E’ ovvio che quello che ha guadagnato in punteggio con noi non è nemmeno da mettere in discussione.

rhapsodyoffire_intervista_2011_03Piuttosto pensavo al fatto che magari ad un certo punto dovrà dividersi tra Kamelot e Rhapsody se dovessero coincidere i due tour…

Non lo so non credo. Alla fine basta organizzarsi e non so che cosa farà Fabio dopo questo tour coi Kamelot.

Torniamo al disco: col nuovo album si chiude il discorso saghe per i Rhapsody?

Sì, Luca aveva scritto la saga e sapevamo che si sarebbe conclusa con questo disco. E’ inutile andare avanti con le saghe. Non posso anticipare nulla su quello che ci sarà dopo e al momento ci concentreremo soltanto sulla promozione. Un nuovo album uscirà tra due anni ed è chiaro che non parleremo di attualità o di politica, la linea che seguiremo è quella del fantasy, all’immaginario cinematografico.

State già pensando di tornare a fare qualche data in Italia?

Non c’è ancora nulla di scritto al momento ma se ne sta discutendo, vediamo forse a fine estate. Abbiamo cinque festival già fissati e ne parleremo dopo, torneremo sicuramente.

Bene Alex, per me è tutto, vuoi lanciare un messaggio ai lettori e ai fan dei Rhapsody?

Caro Gaetano ti ringrazio per l’intervista, il primo pensiero si rivolge ai nostri fan: non vediamo l’ora di tornare in Italia per suonare i nuovi pezzi dal vivo. Grazie a tutti per il supporto!


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