Sonata Arctica (Tony Kakko)

Abbiamo avuto la possibilità di incontrare Tony Kakko, voce e mastermind dei Sonata Arctica, per una chiacchierata relativa all’ultima fatica della band finlandese, “Unia”. La lunga intervista ha mostrato un artista estremamente disponibile e senza peli sulla lingua, molto affabile e gentile, ma soprattutto con le idee (condivisibili o meno) chiare. Buona lettura.


Intervista a cura di Marco Ferrari e Gaetano Loffredo

Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 17/05/07

Ciao Tony, innanzitutto volevo darvi il benvenuto: è un piacere incontrarti e oltretutto sono molto ansioso di parlare di Unia, il vostro nuovo lavoro di prossima uscita, che oserei definire atipico.


Grazie a te per il caloroso benvenuto, per quanto queste giornate siano impegnative è sempre piacevole raccontare cosa si cela dietro il lungo lavoro in studio.


Sono passati quasi tre anni dalla pubblicazione di Reckoning Night e ritornate sul mercato con un disco coraggioso, ricco di particolari ed estremamente vario dal punto di vista melodico. Trattasi di evoluzione o di rivoluzione?


band_01 Sinceramente si tratta di entrambe le cose. Abbiamo pubblicato quasi un disco all’anno fino ad oggi ma stavolta ci siamo presi un po’ più di tempo e siamo entrati in studio di registrazione nel momento in cui ci sentivamo pronti e con molte idee. Una volta all’interno dello studio le evoluzioni, come le chiami tu, sono venute spontanee provando e riprovando alcuni passaggi delle canzoni fino a quando non è stata trovata la soluzione che più rispecchiava ciò che oggi vogliamo trasmettere.


Parlavi di rivoluzione, uhm... non posso negare che il cambio di sound sia netto ed è frutto di quello che ci sentivamo di fare. Ho cercato di creare un album ricco di particolari: in tal senso devo dire che ho tratto profonda ispirazione dai Queen, in particolare per ciò riguarda l’articolazione delle strutture dei singoli pezzi. E’ un album molto diverso dai precedenti e sicuramente eterogeneo.


Con “Unia” sembra che abbiate estrapolato la traccia “The Boy Who Wanted To Be A Real Puppet” da Reckoning Night, canzone sofisticata, e costruito su di essa un intero nuovo disco. Cosa ne pensi?


In effetti non hai tutti i torti, “The Boy Who Wanted To Be A Real Puppet” era senza dubbio una canzone sperimentale ed è tutt’ora una delle composizioni che mi ha dato maggior soddisfazione. Questo è segno evidente di come i miei desideri fossero già in evoluzione rispetto a quanto scritto sino ad allora. “Unia” non è altro che la continuazione di quel viaggio.


Sembra che i Sonata Arctica vogliano prendere le distanze dal filone power metal melodico per avvicinarsi ad un genere meno inflazionato. E’ questo il vostro obiettivo?


Sinceramente già prima di questo disco non ero del tutto certo di poter etichettare la nostra musica con il termine power metal, anche se alcuni "cliché" erano presenti nel nostro sound. Il termine power metal, comunque, non lo abbiamo mai sentito nostro e molti detrattori non gradivano questo connubio, questo accostamento. Ecco, con “Unia” andremo tutti d’accordo: non è un album power metal (risata generale ndr).
Parlando seriamente, il cambiamento e, come hai detto tu, l’evoluzione, sono le fondamenta su cui si basa la nuova era dei Sonata Arctica. Sinceramente, se tre anni fa avessi pensato di scrivere un altro album con tutti pezzi veloci, doppia cassa e ritornelli orecchiabili, la band avrebbe cessato di esistere e sarei andato a cercare altrove lo spazio per sperimentare la mia musica.


Le tue parole sembrano drastiche.


Ma ti assicuro che è così, se non riesco a sentirmi completo e realizzato come artista preferisco smettere, mettere da parte la notorietà che gira intorno al nome Sonata Arctica, e provare nuove vie.


Questo discorso è molto interessante, credo che per affrontarlo come si deve ci vorrebbero parecchie ore. Tornando al vostro ultimo nato, cose significa “Unia” e perché, a differenza dei dischi passati avete scelto una copertina scarna e scevra di particolari?


tony La scelta della copertina è nata dall’esigenza di creare un connubio tra musica e arte. Troppo spesso nel passato abbiamo abbinato artwork, belli artisticamente, che nulla avevano a che fare con le musiche ed i testi dell’album. Unia è più introspettivo ed intimo e volevamo trasmettere queste sensazioni sin dalla copertina che è la prima cosa che colpisce chi sta comprando un disco. Finalmente siamo riusciti a far coincidere i temi dell’album con l’immagine dell’artwork e ne sono molto soddisfatto.
Per quanto riguarda il titolo “Unia” non vuol dire altro che “speranza” in Finlandese. Le canzoni parlano proprio di questo, di quelli che sono i nostri sogni e le nostre speranze legate alle cose a noi più care.


Ti stavo proprio per chiedere se i testi di “Unia” hanno a che fare con le vostre esperienze di vita oppure se si sviluppano all’interno di un concept ?


I testi, come detto, sono legati alle nostre speranze e ai nostri valori . Se vai a vedere all’interno del booklet noterai che nelle pagine personali...


Emh Tony il disco promozionale non contiene il booklet...


Scusa, dicevo: quando comprerai l’album (risata generale ndr) vedrai che nel booklet c’è una sezione dedicata ad ogni membro della band e una serie di immagini che rappresentano quello in cui ciascuno di noi crede, le cose che ci stanno a cuore e le nostre speranze per il futuro.
Il singolo “Paid In Full” è uno dei brani di punta del nuovo disco.


Quali sono, secondo te, gli altri pezzi più rappresentativi del nuovo lavoro? Mi sbilancio: “In Back And White”, “ For The Sake Of Revenge” e “It Won’t Fade”.


Sarò poco originale ma direi che Unia va apprezzato nel suo insieme senza soffermarsi sui singoli episodi che compongono l’album anche se chiaramente ci sono delle canzoni alle quali sono particolarmente legato come “Paid In Full” e “For The Sake Of Revenge”.


A proposito di “ For The Sake Of Revenge”, avete intitolato così anche il vostro ultimo live album. Avevate già in mente la nuova canzone oppure avete preso spunto dal live per regalare il titolo al nuovo pezzo?


In effetti può sembrare una scelta fatta a tavolino, ma ti assicuro che è stata una decisione molto più istintiva e semplice. All’epoca ci piaceva come titolo per il live album, il problema è che poi, una volta terminata la canzone, ho passato quattro ore in studio a pensare ad un titolo per il nuovo pezzo e non ho trovato nulla di più adatto di “ For The Sake Of Revenge”, titolo che mi è sembrato perfetto per quella canzone. So che potrebbe creare confusione, ma ti assicuro che l’omonimia non è voluta. L’alternativa sarebbe stata quella di cambiarla strutturalmente ma, come puoi vedere, ho fatto la mia scelta e ne sono felice, è un pezzo di cui sono particolarmente orgoglioso.


Un fattore che mi ha colpito è il suono molto moderno delle chitarre, completamente diverso da quello che ha contraddistinto i vostri lavori precedenti. Come mai questa scelta?


tony01 La scelta è stata totalmente nostra grazie alle possibilità, in termini di tempo, che abbiamo avuto in sede di registrazione. Se devo essere sincero una cosa che non mi è mai piaciuta nei nostri precedenti lavori era proprio il suono delle chitarre mentre questa volta abbiamo avuto la possibilità di lavorare con tranquillità e di soffermarci su tutti i dettagli che compongono un album, da quelli più importanti sino alle sfumature. I suoni delle chitarre sono stati scelti, anche in questo caso, quasi casualmente in una delle pause in studio mentre provavamo il nuovo materiale. Jani (Liimatainen ndr) ha iniziato ad improvvisare e a provare suoni un po’ diversi, ad un certo punto ho esclamato: “Ferma ferma, rifallo, è semplicemente perfetto”.


Altra cosa che ho notato nell’acoltare “Unia” è la massiccia presenza delle tastiere.


Si è vero. Tale componente è molto presente nell’intero disco principalmente perché quando scrivo i pezzi li provo direttamente sulla tastiera e parecchi passaggi sono perfetti per quello strumento.


Un'ultima curiosità: non ho mai capito perché alcuni vostri singoli vengono distribuiti e venduti esclusivamente in Finlandia. Sono disponibili solo attraverso l’importazione e, soprattutto, a costi poco accessibili. Ci puoi spiegare meglio la situazione?


Beh la Finlandia dal punto di vista commerciale e promozionale fa mondo a parte. Ogni nuova uscita viene celebrata con eventi di grandi dimensioni, è una situazione veramente unica. Però se mi chiedi il perché non vengano distribuiti altrove sinceramente non lo so, dovremmo chiederlo alla nostra casa discografica.


E’ un vero peccato, credo che anche in Italia molti fans apprezzerebbero questo genere di uscite e sono sicuro che avrebbero un buon mercato.


Ecco questo è un motivo in più per chiedere il perché non vengano distribuiti in Italia alla nostra casa discografica (risata generale ndr).


Il 19 Novembre tornerete live in Italia per supportare il nuovo disco. Avete in mente qualche sorpresa per i numerosi fans italiani che vi attendono fiduciosi?


Forse...


Come forse?


Ovviamente ne abbiamo, ma non te le dico per non rovinare il gusto della sorpresa appunto. L’unico consiglio che posso dare ai nostri fans è quello di venire numerosi al concerto: non ne resterete delusi.


Su dai Tony qualche piccolo particolare potresti anche svelarlo…


Suoneremo molto materiale vecchio e, nonostante ti abbia detto che sono stufo di un certo tipo di musica, i nostri pezzi storici verranno riproposti tutti, affiancati da alcuni estratti del nuovo album, anche se con precisione non so dirti ancora quante canzoni di Unia suoneremo.


Tony siamo giunti alla fine dell’intervista. Nel ringraziarti per la tua disponibilità voglio lasciarti l’ultima parola per lanciare un messaggio ai nostri lettori.


Comprate il nostro disco, non rimarrete delusi a patto che non lo consideriate come un panino del McDonald da mangiare velocemente, sapendo già cosa vi aspetta, ma dandogli tempo e ascoltandolo attentamente per assaporarne tutte le sfumature. Un po’ come quando si assaggia un buon bicchiere di vino.




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