Epica (Mark Jansen)
Gli Epica si sono finalmente scrollati di dosso l'ingombrante epiteto di 'new sensation' del symphonic metal olandese. Il loro quarto full length, lo straordinario "Design Your Universe", ci ha infatti consegnato una band in forma smagliante, capace di racchiudere in una sola opera (probabilmente l'album definitivo di quel variegato genere musicale che, al giorno d'oggi, viene chiamato 'female fronted metal') un sound travolgente, caratterizzato da infinite accezioni e sfumature, una grandeur orchestrale degna dei maestri del genere e delle tematiche impressionantemente scottanti ed attuali, affrontate con una sensibilità che non ha eguali. Il nostro interlocutore è il loquace Mark Jansen, con il quale abbiamo intavolato una discussione a tutto tondo sull'universo della band.

Domande a cura di Marco Belafatti e Alessandra Leoni
Articolo a cura di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 19/10/09

Ciao Mark, la prima domanda che voglio porti è questa: siete soddisfatti della nuova line-up? Come sono cambiati i rapporti all’interno del gruppo?

Sì, sono molto contento di questa line-up, credo sia la migliore che abbiamo mai avuto. Non voglio parlare dei nostri ex-membri, perché sono ottimi musicisti e buoni amici, ma col senno di poi credo di poter affermare che la nuova formazione è molto coesa, soprattutto per quanto riguarda le nostre performance dal vivo. Isaac è un vero animale da palco, esattamente quello di cui avevamo bisogno, e credo che Arien sia uno dei migliori batteristi di tutta l’Olanda, quindi sono molto contento di averlo nella squadra.


Il suono delle chitarre e della batteria, per l’appunto, sembra molto più estremo e definito, mentre in “The Divine Conspiracy” appariva molto più assoggettato agli arrangiamenti orchestrali. È stato qualcuno in particolare a suggerire questo cambio di rotta o è nato tutto in maniera spontanea durante la fase compositiva?

Sì, è nato tutto in maniera spontanea. Durante la fase compositiva abbiamo optato, o meglio, siamo stati spinti verso un approccio sempre più pesante, ma credo che la differenza maggiore stia nel modo in cui sono state registrate le chitarre. Abbiamo cercato di incidere il maggior numero di linee possibili, per ottenere lo stesso feeling di un live, quindi anche questo ha portato il nostro sound ad una svolta così marcatamente heavy.


In questo disco l’orchestra suona in maniera straordinariamente epica. Avete usato degli strumenti classici veri e propri?


Al giorno d’oggi i sample hanno una qualità talmente elevata da poter garantire sul disco lo stesso effetto che si potrebbe ottenere con l’ausilio di strumenti classici veri e propri. In effetti si tratta di campionamenti di strumenti reali, quindi per noi è stato come avere a disposizione un’intera orchestra.


Perché avete scelto “Unleashed” come primo singolo?


Abbiamo fatto un sondaggio tra di noi, per capire quale canzone si sarebbe adattata meglio ad un eventuale videoclip. “Unleashed” è stato il brano più votato, quindi si è trattato di una scelta democratica. Inoltre, abbiamo deciso di utilizzare l’intero pezzo per il video, senza tagliare delle parti.


Puoi dirci qualcosa riguardo al video di “Unleashed”?


Certamente! Abbiamo registrato il video nei pressi di Berlino, in Germania. Tutte le riprese sono state effettuate nell’arco di sole 24 ore; è stata una giornata molto lunga per noi, abbiamo iniziato a girare alle 5 di mattina ed abbiamo finito a mezzanotte, ma ne è valsa veramente la pena. Uno degli aspetti migliori di questo video è il non avere utilizzato alcun tipo di tecnologia digitale per la sua realizzazione, quindi tutto ciò che potete vedere nel video è tratto da queste registrazioni, a differenza di quanto era accaduto per “Never Enough”, per il quale molta della grafica era stata realizzata successivamente al computer. Questa volta, invece, tutti gli sfondi che appaiono nel video sono reali.


Cosa puoi dirci riguardo ai brani che avete registrato ma che non siete riusciti ad inserire nel disco? Saranno pubblicate come b-side?


Sì, ci saranno due b-side su questo disco, una per l’edizione giapponese, l’altra per l’edizione limitata in formato digipack; quest’ultima sarà “Incentive”. Abbiamo dovuto scegliere una canzone che non avrebbe fatto parte della tracklist finale dell’album e la scelta è ricaduta su “Incentive” perché è cantata totalmente in grunt.


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“Heaven”, “freedom”, “liberty”: sono parole ricorrenti nei tuoi testi. Puoi dirci qualcosa riguardo ai temi principali affrontati in questo album?


Hai ragione. La linea rossa che collega tutte le tracce dell’album è il tema della libertà. Abbiamo scelto questo argomento per un semplice motivo: viviamo in un mondo in cui questo concetto viene sempre più bistrattato, tutto ciò che facciamo nelle nostre vite è sottoposto ad una lunga serie di leggi e restrizioni, siamo tutti costretti a seguire un copione che è già stato scritto. Inconsciamente, siamo tutti spinti a vivere nello stesso modo, perché la nostra libertà ci viene costantemente negata. Tanto per fare un esempio, quando dobbiamo prendere un aereo per viaggiare verso un altro paese, non possiamo portare con noi molte delle nostre cose. Queste imposizioni, stando a quanto ci viene detto, sono dovute alle misure di sicurezza contro il terrorismo di massa, ma credo che si tratti, piuttosto, di una scusa per limitare in qualsiasi modo possibile la nostra libertà individuale. Il nostro album, da una parte, parla di tutto questo, ma dall’altra vuole anche trasmettere un altro messaggio: ognuno di noi è responsabile della propria vita e può viverla nel modo che ritiene più opportuno. Non c’è alcun bisogno di seguire alla lettera ciò che gli altri ci impongono, possiamo prendere delle decisioni con la nostra testa. Credo che vi siano molte persone in questo mondo costrette a svolgere un lavoro che non amano particolarmente, sentendosi frustrate per questo, ed il solo motivo per cui rimangono aggrappate ad esso è la necessità di guadagnare abbastanza soldi per arrivare alla fine del mese. Gli affitti sono talmente alti al giorno d’oggi, tanto che la maggior parte di questi lavoratori si ritrova a vestire i panni di uno schiavo della società. Credo che dovremmo fare un grosso passo in avanti per risolvere questo problema, perché sta diventando sempre più grande col passare del tempo, mentre un manipolo di persone detiene i soldi ed il potere. La struttura economica mondiale, a mio avviso, conduce soltanto alla tirannia. Quindi “disegnare il proprio universo” significa scegliere da soli il proprio destino, seguire i propri desideri ed ideali, senza essere sottomessi ai dettami che ci vengono imposti dall’alto.


Quale tipo di universo disegneresti?


Io ho già disegnato il mio universo personale. Sto vivendo il mio sogno più grande: ho una band con la quale posso viaggiare attraverso il mondo ed incontrare un sacco di persone interessanti, sono soddisfatto del mio lavoro, ho una ragazza adorabile quindi ho praticamente tutto ciò che ho sempre desiderato.


“Design Your Universe” segna la fine della saga “A New Age Dawns”. Quale concept si cela dietro a questo titolo? È forse legato alle numerose teorie inerenti al 2012?


Sì, anche se non confido in gran parte delle teorie finora postulate; la tesi che ritengo più opportuna è quella che sostiene che l’intera umanità possa raggiungere un livello di coscienza superiore. Credo infatti che i Maya avessero previsto proprio questo, quando si riferivano al 2012 ed al grande ciclo vitale che si sarebbe concluso con l’avvento di questa data. Non credo in tutte quelle teorie che profetizzano la fine del mondo o cose simili, ma penso piuttosto che l’umanità si trovi di fronte ad una grande opportunità, quella di compiere un grande passo in avanti e raggiungere una qualità di vita migliore. Ciò che tutti dovremmo cercare di fare è ritrovare l’equilibrio con la natura: ci stiamo incamminando sulla via del non ritorno, ma se vogliamo veramente ritrovare noi stessi, dobbiamo sottometterci alle sue leggi. Ho parlato di questi argomenti in “Consign To Oblivion”: credo che una volta ristabilito l’equilibrio tra l’uomo e la natura, allora potremo compiere questo passo successivo.


C’è stato un libro o un film in particolare che ti ha dato l’ispirazione per i testi di “Design Your Universe”?


Sì, ho letto parecchi libri. Uno di questi è la biografia di Jose Arguelles, il primo a portare alla luce le teorie dei Maya negli anni '80, grazie ad un libro intitolato “The Mayan Factor”. Inoltre, mi sono informato parecchio sulla fisica quantistica, così come sulle cosiddette NDE (acronimo per “Near Death Experience”, ndm) e sui metodi scientifici attraverso i quali queste sono state analizzate nel tempo. Molti medici non credono in questo tipo di esperienze e per questo si rifiutano di effettuare delle ricerche, quindi, se uno scienziato decide di scoprire qualcosa in più, non solo non ottiene alcun supporto, ma viene anche deriso ed il suo progetto viene sabotato dall’alto per mancanza di fondi. Molti di questi temi vengono riflessi nelle mie liriche e credo che ci sia davvero bisogno di ricerche che si muovano in questa direzione, perché questi comportamenti scorretti fanno pensare alla gente che quello in cui crede non esiste. Ogni grande scoperta nel campo della scienza è dovuta a grandi personaggi che hanno provato ed osato andare oltre tutto ciò che già era stato detto, quindi anche i grandi intellettuali di oggi dovrebbero essere supportati allo stesso modo.


Vorrei sapere qualcosa riguardo all’artwork di “Design Your Universe”: chi ha realizzato la copertina e qual è il significato che essa vuole veicolare?


La cover è stata realizzata da Stefan Heilemann (http://www.heilemania.de/), lo stesso artista che ha realizzato l’artwork di “The Classical Conspiracy”. Siamo rimasti parecchio soddisfatti dal suo lavoro, così abbiamo deciso di rivolgerci nuovamente a lui. Gli abbiamo fornito tutti i nostri testi, dicendogli soltanto che avremmo voluto una persona in meditazione al centro della copertina. Tutto il resto è frutto della sua fantasia, ma non voglio svelarti il significato che Stefan ha voluto attribuire a questa immagine, perché credo che sia importante che ognuno arrivi a formulare un’interpretazione personale. In ogni caso, il risultato è stato veramente impressionante e posso ritenermi veramente appagato.


Oggigiorno abbiamo miriadi di band a voce femminile; cosa rende gli Epica così originali all’interno di questa scena?


Credo che gli Epica siano una delle poche band, o forse l’unica, a suonare in maniera così estrema, nonostante la presenza di una voce femminile. Principalmente suoniamo come una death metal band, ma a questa base estrema aggiungiamo parecchie orchestrazioni e la voce di Simone. In passato c’erano band come gli Orphanage, che purtroppo non esistono più, anche loro erano parecchio estremi, mentre ho notato che, al giorno d’oggi, molte di quelle band che un tempo avevano un sound nettamente più pesante, come i Tristania o i Sirenia, hanno virato verso sonorità mainstream. Noi siamo forse l’unico gruppo rimasto a non aver alleggerito il proprio sound, pur mantenendo la peculiarità della voce femminile.


Nel 2009 gli After Forever, il gruppo nel quale la tua carriera musicale ha avuto inizio, si sono sciolti. Cosa hai pensato riguardo a questo avvenimento?


Credo si tratti di una perdita inestimabile per l’intera scena metal olandese, proprio perché gli After Forever sono stati capaci di sviluppare la propria musica in una maniera veramente unica, pubblicando di volta in volta un album sempre diverso dai precedenti. Personalmente, credo che il loro scioglimento rappresenti una vera sfortuna anche per gli stessi Epica; molte persone mi chiedono se sono felice, perché questo split potrebbe rappresentare qualcosa di positivo per la nostra band, ma io sono fermamente convinto che per noi sarebbe stato molto meglio se gli After Forever fossero ancora tra noi. Infatti stavamo progettando di andare in tour insieme, ma tutto questo, purtroppo, non si potrà più fare. Abbiamo veramente perso una grande opportunità.


So che tra i tuoi progetti futuri figura anche un nuovo side-project. Ti andrebbe di parlarcene?


Sì, ho cominciato a scrivere dei pezzi in compagnia di Sander Gommans (ex chitarrista e grunter degli After Forever) e del primo tastierista della stessa band, Jack Driessen. Dopo tutti questi anni di lontananza abbiamo avuto modo di passare tanti bei momenti insieme, durante i quali ci siamo ricordati dei bei vecchi tempi (ride, ndm). Poi, una notte, ci è venuta l’idea di creare qualcosa insieme, per semplice divertimento, e subito dopo ci siamo ritrovati a comporre musica insieme. Il risultato ci è parso buono sin dal principio, perché tutto è nato in maniera spontanea; le idee sono veramente interessanti e per questo motivo abbiamo deciso di dare vita ad un progetto la cui musica deve nascere esclusivamente dai momenti in cui noi tre ci ritroviamo nella stessa stanza per suonare e comporre. Quindi non ci porremmo il problema di decidere se la musica composta dovrà essere usata per un progetto o l’altro, perché la risposta sarà ovvia. Fino ad oggi abbiamo composto cinque pezzi, ma abbiamo deciso di lavorarci sopra nei nostri ritagli di tempo, senza esercitare su di essi alcuna pressione. Spero che col tempo riusciremo a definire ancor meglio questo progetto, fino ad arrivare alla pubblicazione di un album.


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Sembra proprio che l’Italia sia uno dei paesi in cui gli Epica hanno avuto maggior successo. Cosa ne pensi dei vostri fan italiani?


Adoro i fan italiani; sono a dir poco energici e scatenati e questo mi piace molto. Quando andiamo in tour ci piace visitare il sud dell’Europa in modo particolare, perché qui le persone sono molto calorose e passionali e quando mi trovo a ricevere tutta questa passione, quest’energia mentre sto sul palco riesco a suonare molto meglio. Ho notato che in Italia il nostro sound è molto apprezzato, la nostra base di fan è in costante crescita. Non vedo l’ora di suonare all’Alcatraz di Milano il prossimo 27 ottobre!


Ok, ecco l’ultima domanda. Raccontaci qualcosa a proposito dei vostri piani futuri…


Nel futuro più immediato c’è sicuramente un grande tour. Dapprima visiteremo l’Europa, poi ci sposteremo verso il centro dell’America, torneremo in Olanda per un minitour dopo il quale voleremo verso gli Stati Uniti, dove suoneremo in piccoli club. Torneremo a casa per qualche tempo e poi andremo in Sud America (Argentina, Brasile, Cile) fino all’estate del 2010, durante la quale speriamo di suonare il più possibile sui palchi dei grandi festival. Cosà accadrà dopo? Ancora non lo sappiamo, è ancora un po’ presto per dirlo.


Grazie davvero per questa intervista Mark. Speriamo di vederci presto in Italia!


Grazie anche a te, ciao ciao!




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