Praying Mantis (Chris Troy)
Lo scorso settembre, dopo anni ed anni di attesa, i Praying Mantis sono approdati per la prima volta in Italia, in occasione del Play It Loud Revenge a Bologna. Abbiamo avuto l’occasione di avere un piacevole scambio di battute con il bassista e fondatore della band, Chris Troy. Buona lettura!
Articolo a cura di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 16/10/09
Ciao ragazzi, benvenuti su SpazioRock e grazie mille per aver accettato di fare quest’intervista; è un onore ed un piacere.

Anche per me è un piacere fare quest’intervista.

Prima di tutto, mi avete detto che vi è piaciuto il vostro primo concerto in Italia, al Play It Loud Revenge a Bologna. Perché non siete mai riusciti a venire prima in Italia? I fan vi aspettavano da tanto tempo...

E’ una bella domanda, e non lo so proprio il perché. Noi abbiamo sempre voluto venire in Italia per suonare, ma per strane ragioni non siamo mai riusciti a farlo. Probabilmente, c’erano di mezzo ragioni economiche.

A proposito, voi siete molto famosi in Giappone, e là avete un considerevole zoccolo duro di fans. I giapponesi sono fantastici nella loro fedeltà verso alcuni gruppi metal e rock, voi inclusi. Come puoi spiegare la popolarità dei Praying Mantis in quel paese?

E’ vero, sono sempre stati eccezionali, comportandosi in modo straordinario nei nostri confronti, e lo sono tutt’ora, dopo tutti questi anni. Penso che a loro sia sempre piaciuto il rock melodico, e quando hanno sentito il nostro primo album, “Time Tells No Lies” sembrò avere veramente successo. Mi ricordo bene il nostro manager parlare entusiasta di quanto eravamo riusciti a vendere in Giappone, senza aver fatto alcuna promozione.

Parliamo del vostro ultimo album “Sanctuary”: che cosa c’è di diverso in quest’album, rispetto ai vostri dischi precedenti?

Veramente non c’è molto di diverso! Quando ascolto qualcosa dei nostri dischi passati, credo che “Sanctuary” sia piuttosto simile, ma non c’è dubbio che la gente sia stata molto più presa da quest’album che con i nostri lavori precedenti. Alcune recensioni sono state incredibili, chiunque potrebbe pensare che abbiamo pagato pesantemente queste persone (ma non ce lo possiamo permettere!)

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Quale album dei Praying Mantis consiglieresti a qualcuno che vuole iniziare ad ascoltare la vostra musica e perché?

Penso che la maggior parte dei fan direbbe il nostro primo album (“Time Tells No Lies” ndr); personalmente mi piace “Cry For The New World”, che reputo sia una buona rappresentazione della nostra musica.

Questa è una domanda riguardante i vostri testi: siccome li ho letti praticamente tutti, vorrei chiederti che atteggiamento hai nei confronti della vita.

Ahhh! Non pensi che questa sia una bella domanda con un significato profondo? Molti dei miei testi sono piuttosto tristi, e riguardano da vicino la vita e sicuramente la morte. Non è che io sia morboso, ma trovo che sia affascinante pensare al motivo per cui siamo qui, a cosa ci sia realmente dopo la morte, al perché tutti lo pensano, arrivati ad un certo punto! Pensare a cosa ci sia dopo questa vita può farti rabbrividire quando sei a letto, tuttavia è un gran soggetto per i miei testi, quando gli accordi minori evocano melodie che vanno a braccetto con il tema trattato.

Ora, pensa a tutta la tua carriera con i Praying Mantis: pensi di aver realizzato tutti i tuoi sogni, o c’è ancora qualcos’altro che desideri poter fare come musicista?

Ci sono ancora tanti sogni da realizzare, ma non sono ancora sicuro di quali siano. Abbiamo scritto centinaia di canzoni, e trattato quasi tutti i temi per quanto riguarda i testi – incluso il mio tema preferito, ovviamente! – ma c’è ancora la sfida di creare un disco che diventi un classico assoluto… E si farà!

Quando vi ho visto suonare a Bologna, ho notato che tu Chris, con Tino, avevate quasi sempre gli occhi chiusi mentre suonavate, ed un sorriso stampato sulla faccia. E’ un bellissimo modo di stare sul palco. Qualcuno ha detto che “la musica è basata sui sentimenti” e voi ci avete mostrato i vostri mentre suonavate.

Poteva essere perché non avevamo chiuso occhio la notte prima per arrivare all’aeroporto presto! Scherzi a parte, noi ci mettiamo veramente tanto impegno ed emozione, ed è interessante sapere che questo messaggio sia arrivato.

Avete subito molti cambi di formazione, come avete gestito tutto questo? Immagino che abbiate affrontato tempi molto duri per questi cambiamenti.

Penso a tutto questo vasto periodo di tempo in cui hanno vissuto i Praying Mantis e credo che i cambi di formazione ci saranno sempre, è qualcosa che accade nella vita. Se riesci a diventare una band stabile, allora non c’è dubbio che tutto sia più facile, in quanto si avrebbero meno pressioni finanziare, per esempio. Sarebbe bello pensare che questa line-up possa resistere a lungo. Incrociamo le dita!

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Ho letto da qualche parte che all’inizio della vostra carriera vi chiamavate Junction. Beh, era un nome alquanto strano per un band! In seguito, l’avete cambiato in Praying Mantis, e questo è un nome ancora più bizzarro. Come vi è venuto in mente e chi ha avuto l’idea?


Junction!! Si, è vero, che nome infausto. Non direi che fosse un nome “strano”, quanto una vera merda! Ahahahah! E’ stato Tino a saltar fuori con il nome Praying Mantis, qualcosa come trentaquattro anni fa, ed all’inizio abbiamo pensato che fosse carino, ma non un gran nome. Con il tempo, però, ci fece sempre più effetto, ed eccoci qui con lo stesso nome, dopo tutti questi anni.

Chris, ti ringrazio davvero di cuore per il tuo tempo, spero di rivedervi presto in Italia.

E’ stato assolutamente un piacere. Grazie a te!


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