Folkstone (Roby, Andrea)
Ospiti del Fosch Fest, non abbiamo potuto fare a meno di intervistare coloro che la manifestazione l’hanno ideata, ovvero I briganti di montagna Folkstone! All’intervista si sono sottoposti una terrorizzata Roby (cornamuse, nonché una delle due metà dell’anima uterina del gruppo – parole del percussionista Andrea n.d.r.) ed un disponibilissimo Andrea (percussioni). A loro la parola, avrete modo, leggendo questa intervista, di essere anche voi testimoni della simpatia e della genuinità del gruppo bergamasco.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 14/08/09

Allora ragazzi, com’è nata l’idea del Fosch Fest?

(ANDREA) L’idea del Fosch Fest è nata l’anno scorso, mentre giravamo l’Europa in vari festival. Ci siamo detti: ma perché in Italia non si può fare qualcosa di quantomeno simile? Quindi, ci siamo appoggiati ai ragazzi dell’Arena Fest di Bagnatica ed abbiamo pensato di fare questa manifestazione che raggruppasse un po’ di gruppi che fanno una musica simile alla nostra. Da lì abbiamo deciso di fare questa esperienza che sta andando sinora non bene, ma strabene, quindi speriamo di ripeterla ancora!

Infatti, sì…c’è davvero una grande affluenza di pubblico! E qual è stata la parte più difficile da organizzare?

(ANDREA) Mah…la parte più difficile alla fine solo le pratiche burocratiche…

(ROBY) Esatto, capire se ti danno i permessi, se la gente manterrà davvero la parola data senza tirarti il bidone all’ultimo minuto…

(ANDREA) Poi va beh, c’è da dire che per i Folkstone ogni parte è stata difficile, perché abbiamo una potenza organizzativa che è pari allo zero assoluto! (risate generali)
Per questo ci siamo dovuti necessariamente appoggiare a dei ragazzi esperti in queste cose. Diciamo che la parte meno difficile è stata quella di scegliere i gruppi da portare qui a suonare oggi.

Dai, parliamo invece dei Folkstone come gruppo musicale adesso! Vi ispirano di più le Orobie o la birra?

(risate)

(ANDREA) Bel dilemma!

(ROBY) La birra sulle Orobie! (risate generali)

Siete molto genuini, anche grazie all’uso delle liriche in italiano nelle vostre canzoni. Come mai questa scelta (ancora abbastanza impopolare)?

(ANDREA) Abbiamo fatto questa scelta perché siamo italiani, quindi non vedevamo altra alternativa che cantare nella nostra lingua.

(ROBY) Anche perché il folk richiama la tradizione popolare, tradizioni tue e quindi: siamo italiani, cantiamo in italiano. E poi è più facile! E’ anche una bella lingua, comunicativa, potente a livello espressivo…

…sì, poi il Lore (cantante della band n.d.r.) mi ha detto che non sa l’inglese per cui…

(ANDREA) Esatto, stavo per dirtelo io! (risate generali) Nessuno qui sarebbe stato in grado di cantare in inglese, quindi abbiamo detto: cantiamo nella nostra lingua va’, che è meglio!

 

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C’è una forte senso goliardico nella vostra musica, lo si sente in canzoni come “In Taberna” oppure durante i vostri live e nel vostro pubblico, tuttavia c’è anche un senso di ricercatezza storica che si sente in pezzi come “Avanti” (Roby comincia a guardarmi storto, perché odia le domande sulla storia n.d.r.), piuttosto che l’uso di un testo anche abbastanza impostato come quello de “Lo Stendardo”…

(ANDREA) Ah guarda, hai qui l’autrice del testo, quindi a questa domanda facciamo rispondere lei! (risate)

Volevo chiedere appunto: quel’è il periodo storico che ti attrae di più?

(ROBY) Ovviamente il medioevo in generale, direi tra il 1200 ed il 1500, il periodo da cui attingiamo sicuramente la maggior parte delle nostre sonorità, un periodo che sicuramente sentiamo affine a noi...direi che va bene, basta con la storia! (risate generali)

Una delle “critiche” che sento di più rivolgervi, quando faccio il vostro nome in giro, è: “sono gli In Extremo italiani”. Come vi va di rispondere?

(ROBY) Figo! (risate generali)

(ANDREA) Se questa è una critica! Noi abbiamo iniziato a suonare questo genere di musica proprio perché ascoltavamo gli In Extremo, siamo partiti come loro cover band per cui…a noi questa “critica” non fa altro che piacere! Anche perché, seppur facendo una musica che comunque sentiamo come nostra perché cerchiamo sempre di metterci qualcosa di nostro in tutto quello che facciamo, questo paragone a noi non fa altro che piacere!

Cosa pensate che direbbe Angelo Branduardi se sentisse la vostra versione di “Vanità Di Vanità”?

(ROBY) Per me l’ha sentita!

Davvero?

folkstone_1_2(ANDREA) Sì, siamo in contatti col suo management perché vorremmo inserire quella cover nel nostro prossimo album (sinora, la canzone viene proposta esclusivamente live da parte dei Folkstone n.d.r.). Non abbiamo però ancora avuto modo di parlarci direttamente, siamo ancora al livello che le organizzazioni si parlano tra loro.

(ROBY) Comunque, secondo me, dovrebbe essere abbastanza contento della nostra versione…anche lui si ispira direttamente al medioevo per molte sue canzoni, l’arrangiamento non è stato stravolto…insomma, non gliel’abbiamo storpiata, ne abbiamo solo fatto una versione diversa. Il messaggio della canzone, alla fine, è rimasto inalterato.

La giocoleria che accompagna i vostri live: dov’è che l’avete imparata?

(ROBY) A casa, nella mia cameretta! (risate) E’ nato tutto con Teo, che faceva parte di un gruppo di giocolieri, mi ha affascinato questo mondo di fuochi e di giochi e mi sono detta: dai, proviamo a prendere in mano un attrezzo e vediamo cosa ne salta fuori, visto che tutto questo mi ispira! Poi mi sono fissata di brutto, e leggendo libri e guardando diversi video, pian piano ho perfezionato il tutto.

Siete quindi tutti autodidatti?

(ANDREA) Sì, tutti.

Ma anche nell’imparare a suonare le cornamuse vi siete arrangiati?

(ANDREA) Sì, solo all’inizio c’è stato un insegnamento da parte di chi le cornamuse ce le aveva vendute, giusto le basi per capire dove stavano le note.

(ROBY) Sì, poi per tutto il resto ci siamo arrangiati da soli. Anche se, devo dire, giusto adesso ho appena finito di fare un corso, ma comunque all’inizio mi sono arrangiata.

Vi dividete spesso in live acustici ed elettronici, in quale delle due forme vi sentite maggiormente a vostro agio?

(ROBY) Sono due situazioni molto diverse: col set acustico, hai un contatto diretto col pubblico, coinvolgi la gente per strada in canti e balli.

(ANDREA) Mentre è col set elettronico che credo risalti maggiormente il nostro meglio, anche perché la maggior parte di noi nasce proprio dal contesto metal. Nell’acustico risalta la parte storica, mentre con l’elettronico, siamo pura energia.

Da noi, giocate in casa ed è facile scatenare il nostro orgoglio orobico facendo breccia sulla nostra tradizione. Però andate anche spesso in giro per l’Italia, addirittura l’anno scorso siete stati in giro per l’Europa: com’è il feedback del pubblico estraneo alla tradizione bergamasca?

(ROBY) Ma, sai…si scaldano comunque tutti subito! (risate) Sai, anche con lo studio della scaletta perfezionato rispetto agli inizi, abbiamo imparato a introdurre l’atmosfera con pezzi di minor presa e poi lasciare il meglio verso la fine.

(ANDREA) E comunque la filosofia folk è omnicomprensiva, per cui ci capiamo comunque tutti. Ed è divertente vedere un francese o un tedesco che cerca di cantare le tue canzoni, pur non conoscendo il testo!

 

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Nuovo album in arrivo l’anno prossimo, ditemi tutto quello che potete al riguardo!

(ROBY) Non ti diciamo niente, gnè gnè! (risate generali)

(ANDREA) No dai, siamo generosi. Ti diciamo che siamo nella fase della pre-produzione, stiamo valutando i vari arrangiamenti…

(ROBY) Abbiamo quattro pezzi pronti più due che sono a metà…si sta creando la linea del disco ed è…bella pesante!

(ANDREA) Avrà delle sonorità sempre Folkstone, però diverse, sicuramente più heavy.

Bene, era l’ultima domanda! Se avete qualcosa da dire ai nostri lettori, prego, dite pure tutto quello che volete!

(ANDREA) A tutti i lettori volevo dire che i Folkstone sono sinonimo di alcol e professionalità, non per forza nell’ordine in cui l’ho detto! (risate)




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