Elvenking (Aydan, Damna)
Abbiamo avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere col chitarrista Aydan ed il cantante Damna della band friulana Elvenking grazie al Fosch Fest dello scorso primo agosto. Vediamo di fare il punto della situazione nella band ascoltando quello che le due menti principali degli Elvenking hanno voluto dirci.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 08/08/09

Allora, siete contenti di essere qui oggi a suonare al Fosch Festival?

(AYDAN) Sì, certo, siamo sempre contenti di suonare in giro!

Sai, te l’ho chiesto perché i gruppi heavy metal italiani non si vedono tanto spesso suonare qui in Italia, perlomeno non così spesso come si potrebbe immaginare. Secondo te, perché e cosa si può fare per migliorare la situazione?

(AYDAN) Crediamo che sia un problema culturale tipicamente italiano, probabilmente c’è poco interesse nella musica proposta dai gruppi italiani anche se, spesso, è qualitativamente migliore di quella di molti gruppi stranieri. Quello che ti posso dire è che noi abbiamo suonato un po’ dappertutto, dall’America a varie parti dell’Europa, e quando suoniamo qua c’è sempre più difficoltà.

(DAMNA) Anche il pubblico stesso fa fatica a supportare la scena, proprio a causa di quel pregiudizio che diceva Aydan del fatto che, spesso, si ritiene il metal italiano in qualche modo peggiore rispetto a quello del resto del mondo.

Stavo, tra l’altro, pensando che siete il gruppo probabilmente più famoso italiano nella scena folk metal, anche a livello europeo siete oramai più che affermati, quindi a chi meglio chiedere una valutazione della situazione! Noti particolari differenze dagli inizi della carriera? Un cambiamento nell’interesse del pubblico, ad esempio?

(AYDAN) In Italia la situazione è sempre stata difficile e continuerà ad esserlo, temo. In Europa, invece, abbiamo avuto numerose opportunità, vari festival importanti che ci hanno sorpreso in termini di risposta del pubblico, ci hanno fatto capire quanto siamo famosi all’estero, quando in Italia magari non sarebbe possibile essere headliner in un concerto, cosa che invece ci è successa, ad esempio, in Olanda.

(DAMNA) Negli ultimi anni comunque le cose stanno migliorando, e lo possiamo vedere in termini di risposta del pubblico ad eventi come quello di oggi. Poi, un po’ è anche scoppiato il fenomeno del folk metal, per cui si è riscoperto un certo interesse…

(AYDAN) Anche se noi propriamente non amiamo definirci folk metal, perché abbiamo molte altre caratteristiche tra cui anche quella folk. Ad esempio, stasera penso che saremo la band più distante da quello che è l’idea e lo spirito del festival! (risate generali).
Comunque sì, le cose cambiano: anni fa avevamo gli Eluveitie a farci da gruppo spalla, oggi probabilmente non sarebbe più possibile grazie a quel fenomeno che si è venuto a creare. Come tutti i fenomeni, comunque, la situazione è destinata a salire e scendere, e sarà così anche per il folk metal.

 

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Un anno dall’uscita di “The Scythe” e poco più di 6 mesi dall’uscita di “Two Tragic Poets”, tempo di bilanci…Come vanno le cose?

(AYDAN) Molto bene direi! “The Scythe” è stato un successo assoluto, e la cosa ci ha aperto numerose porte da molti punti di vista. Poi, siccome noi siamo una band atipica, piuttosto che seguire le tracce lasciateci dal nostro album di maggiore successo, abbiamo ben pensato di fare qualcosa di totalmente differente con “Two Tragic Poets” che, pur essendo un esperimento, pur non avendo ancora dati ufficiali in merito ci hanno detto andare molto bene pure quello, per cui siamo estremamente soddisfatti.
Alla fine tutto questo mi porta a pensare che la qualità della musica che proponi, indipendentemente dall’approccio più heavy piuttosto che maggiormente acustico, viene sempre premiata dal pubblico.

(DAMNA) Anche le reazioni della critica sono state tutto sommato positive. Noi non sapevamo cosa aspettarci realmente, ma tutti questi feedback, anche e soprattutto del pubblico, ci fanno credere che abbiamo fatto la cosa giusta.

C’è anche un nuovo chitarrista in famiglia mi risulta. Ce lo vuoi presentare?

(DAMNA) Certamente! Allora, Rafahel suona con noi oramai da…un bel po’ di tempo direi, no?

(AYDAN) Sì, sicuramente…quasi due anni direi…

(DAMNA) Due anni che ci segue costantemente in tour. Siamo andati un po’ con i piedi di piombo, ce ne rendiamo conto, ma abbiamo avuto diversi cambi di line up in passato, per cui non volevamo annunciare subito un nuovo membro senza assicurarci che fosse quello giusto. Ci troviamo benissimo con lui come musicista ma anche e soprattutto a livello umano, che è fondamentale perché negli Elvenking vogliamo andare d’accordo tra di noi.

elvenking1_2Musicalmente, con “The Scythe” avete prodotto qualcosa di davvero heavy, tant’è che ho letto alcune recensioni che, addirittura, arrivavano a tirare fuori il death metal. In questo senso (l’aumento dell’energia della musica) va visto l’inserimento del nuovo chitarrista?

(AYDAN) Mah, alla fine noi abbiamo suonato con una chitarra sola per un tempo davvero brevissimo, abbiamo sempre avuto secondi chitarristi dal vivo che non sono mai entrati ufficialmente nella band…però sì, ci siamo accorti quasi immediatamente che la nostra musica non poteva sopravvivere con una chitarra sola, perché presenta degli intrecci molto complessi e l’impatto che dici tu. Penso che il prossimo album elettrico avrà ancora più sviluppato questo discorso delle due chitarre, perché sicuramente, ora come ora, sono una necessità per la nostra musica.

Siete ispirati maggiormente dal folklore nordico, quello celtico in particolare. C’è qualche artista il cui ascolto vi ha toccato tanto da decidere di operare l’innesto folk negli Elvenking?

(DAMNA) Sicuramente una delle nostre maggiori influenze è il folklore che proviene da terre come l’Inghilterra e l’Irlanda. Uno dei nomi che ti posso fare adesso, su due piedi, è quello di Loreena McKennitt: è quel tipo di folklore non troppo contestualizzato, un po’ più ricercato, che ci ha sempre affascinato.

Visto che siamo sulle influenze, il vostro amore per la musica dei gloriosi ‘80s si è manifestato ampiamente con la cover di “Heaven is a place on earth”. A parte la Belinda (Carlisle n.d.r.), chi vi piace tra gli “incoffessabili” (e magari potreste un giorno coverizzare in futuro)?

(AYDAN) Dire “La Belinda” è decisamente fantastico! (risate generali)

(DAMNA) Ci sarebbero un milione di nomi….tipo Bryan Adams…

(AYDAN) Diciamo che abbiamo una certa età, per cui la musica che girava quando eravamo giovani era quella, è negli anni ’80 che, alla fine, noi siamo cresciuti.

(DAMNA) Poi noi ascoltiamo davvero di tutto, quindi alla fine non c’è davvero nulla di “inconfessabile” per noi! Tutt’ora ascoltiamo davvero di tutto, tutto quello che riteniamo stimolante.

Mi piacciono molto le copertine di tutti i vostri album, sono sempre molto colorate e ricche di dettagli. Chi è che ci tiene così tanto all’artwork di voi?

(AYDAN) Beh, diciamo che tutti gli artisti con cui abbiamo lavorato oramai ci odiano a morte, perché noi tutti seguiamo in maniera maniacale l’aspetto estetico dei nostri album. Oltretutto, non è che noi diamo delle idee e diciamo loro di svilupparle, ciononostante sappiamo benissimo quando una cosa ci piace, e finché non arriviamo a quel risultato non siamo soddisfatti.
Per dire, per la copertina di “The Scyhte” sono state fatte qualcosa come almeno 50 bozze! Teniamo particolarmente a questo aspetto.

(DAMNA) Sì, perché l’aspetto dell’artwork è fondamentale per presentarti: dà un’idea di quella che è la musica della band, e del modo in cui la band te la vuole proporre. Per le ultime 3 copertine abbiamo lavorato con un artista ungherese che ha lavorato con molte altre band, tra cui anche Grave Digger, e che adesso sta decisamente spopolando nella scena perché davvero molto bravo.

 

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So che state lavorando al nuovo album: come procedono i lavori? Cosa ci potete dire al riguardo?

(DAMNA) Abbiamo giusto giusto appena cominciato a lavorarci! (risate) Siamo in sala prove, stiamo buttando giù delle idee.

(AYDAN) Per questo album l’approccio compositivo è diverso, perché siamo molto in sala prove, cosa che non succedeva molto in passato. E’ che adesso siamo finalmente una band completa con due chitarre. Come ogni nostro album ti posso già dire, sentendo i primi pezzi, che non sarà uguale ad uno dei nostri album precedenti, ma questa è una cosa normale per noi. Siamo sicuri che i marchi distintivi degli Elvenking saranno comunque ben presenti, e per questo non siamo spaventati dalla voglia di cambiare…anche perché io noto questa cosa: ogni nostro album, appena uscito, viene immediatamente criticato per questa differenziazione che possiede con l’album che l’ha preceduto…

(DAMNA)…poi arriva l’album nuovo, e quello prima torna a diventare bellissimo! (risate)

(AYDAN) Esatto! Funziona così perché la gente torna a riascoltare i vecchi lavori, trovandoci delle “nuove” sfumature.

Siamo alla fine dell’intervista! Che messaggio vuoi lasciare ai lettori di SpazioRock?

(AYDAN) Ringraziamo chi ci supporta e chi supporta i gruppi della scena italiana. Spero che la gente comprenda che c’è del reale valore nella musica metal italiana.

(DAMNA) E che la gente venga anche un po’ di più ai concerti, perché non c’è nulla da perdere, ma solo da guadagnare!




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